Anno scolastico 2009/10

Tratto da EduEDA
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Intro

E lode ad Erato e lode a Psidide, andate al di là leggendo 'sti versi. Ascoltate un'anima che mai sarà pura per voracità. Ascoltate l'indulto, vittime gli adolescenti della società che da preconcetti esclude la diversità. Mentre fumo ascolto te che piangi e fiera mandi a quel paese chi vera vittima non è come te. E dunque amore non rinnegare te stessa. E ascolta per davvero come fai il sussurro di giorni stanchi ormai, sei la prediletta al di là del monte del pudore, della cascata illusionistica della morale che inghiotte le nostre oscenità. Sei splendente tra le stelle. Urania maggiore ed estasiata nell'ermetismo, voglio te, ti vuoi, mi vuoi. Eternità! E dice Darwin che è tutto normale, il liberismo capitalista e il corpo spento di ragazze stirate e di una bellezza che puzza di falso e di plastica. Per questo dispero e cerco tra i miei compagni rivoluzioni che sai. Ed improvvisamente ti dico che sei quello del tempo che fu ma carpisco con la mente che la tua rivolta è già la mia. Con disincanto è satira o sei tu satiro ed io ninfa. E ti prego stringi le mie braccia con le tue. Te quiero. Il tuo saluto si spende come sponda selvaggia e voglio solo te, mi respiri come fiato nel ricordo. Ergo non dare importanza ai ministri, ai docenti, agli stornelli giustamente eretti non pensare agli altri, nella disobbedienza distruggi il potere sacrale con orfici misteri depura il marcio istituzionale. Non pensare a ciò che vedi su face o msn, abbraccia chi ti ama veramente e guarda un essere umano negli occhi, getta alla rovina il tuo palmare, calpestalo e bacia la ragazza che ti aspetta, e vivi davvero non solo nel cibernetico spazio culturale a te destinato come concessione, sei tu che comandi e non i politici né il web. I tuoi ricordi sono reali, e la tua percezione è il vero della scienza, l'unica verità è creata dal tuo livello di percezione. Al limite non ascoltare i padroni mascherati da agnelli manda all'aria internet ed i cellulari, abbraccia chi ti guarda e nel disaggio non smuove il palmare con un tocco digitale. Ergo non pensare ad altro che non sia la verità del tuo pensare stesso tra i cimeli dell'essere ricostruisci, ti prego tu, adolescente dell'epoca nostra cambia qualcosa, ti prego plasma una comunità sociale dove potremmo restare in gruppo in un abbraccio universale, dove chi comanda è chi è padrone di se stesso. E sdraiati sull'erba sospirando con una ragazza, ti prego abbracciala. Sei tu e tu solo l'assoluto.

Settembre- primo Novembre

Il sussurro del mare triste Odi il sussurro del mare triste? Non vuoi ridare sorrisi a un volto smorto di lacrime agrodolci e di speranze vane, dal faro lontano e muto risponde al tuo cenno, oramai solo etereo, un'oscurità di silenti addii fossilizzati su stampe col gesso tenue. Ardori tremano tra le mie mani da anni, dimenticati e la tua apparenza agitata è sguardo ormai offuscato da pensieri estranei. L'eco rimbomba in me sopito e fluttuante smorza l'ultima voce melodiosa di sirene esauste. Il destino ha steso il filo della noncuranza. Non vuoi ridare respiro al mio sospiro, tra altre nuvole alberga oggi il tuo desio e i tuoi fuggevoli pensieri, ma un'onda increspata stordisce i miei ricordi, sfuma sabbia tra le dita, tuttavia l'isola nostra si fa più lontana, gli occhi lucidi al tepore della splendente antica luna; ascolto ancora il mare, ma il dipinto divora i tuoi stessi colori e solo l'immaginazione ti ripone in vetta alla collina nostra dove, mano nella mano e senza guardarci, contemplavamo l'abisso irraggiungibili. Rara una parola nel mio spirito in travaglio. Il tuo profumo scorgo, sei qui vicino? Non vuoi tornare ed io a capo chino lancio un sasso contro l'infinito gorgo stanco. Fuga Prendiamoci per mano e chiudendo gli occhi navighiamo traversando correnti di mari lontani, ed anche se più tardi del previsto al fine giungeremo sulle rive calde del nostro mondo. Poi, senza remissioni, ascolterò parlare per davvero il tuo candido cuore che, anche se in silenzio, mi saprà dire cose che tu non hai mai detto. E sarai già brilla, le tue parole fuoco e argento, sole e vento dalle corde vocali. E sarai ancora più bella, il tuo vestito dalle bordature viola, non ti sentirai sola. Dalla sera alla mattina non avremo più paura ed il nostro spirito più vero darà corpo al pensiero che, brulicando tra le rovine, sarà più libero di quanto credi, urleremo sino a tardi. E poi verrà la notte e tu sfinita cadrai sul guanciale con una forza animale. Ed io cogliendo l'attimo carezzerò la pelle, soffici saranno le stelle che dai tuoi fuochi accesi cadranno più cortesi sul mio braccialetto. Illumineremo il cielo con un arcobaleno di diamanti dagli zigomi striscianti che toglieranno il vero, il buono e il giusto dalla nostra mente, zigomi di serpente. E, come dei bohemiens, non ci cureremo del passato o del futuro, vivremo coscienti solo di essere noi stessi. Ma non sarà poi il giorno a svegliarci col suo soffice e sottile filtro di luce, sarà un repentino mutamento della temperatura del nostro corpo. Saremo ancora mano nella mano e i baci, baci, baci investiranno il corpo come sopra come sotto. Però la nostra forza tremante cadrà sconfitta a terra. Il circolo ondulatorio della testa intorno ad un oggetto fisso, che poi è lo stesso, ci renderà più lenti nei movimenti. Il flusso di ricordi sarà annebbiato da dimenticanze a vivide alternanze. Le nostre ali spezzate saranno rinnegate dagli altri ma risorgeranno dal nulla. E la fonte blu cobalto stenderà sul tuo smalto uno strano desiderio. Mi hai scritto una poesia Mi hai scritto una poesia breve, in un lampo l'hai però poi subito cancellata perché avevi paura di sprecare l'inchiostro. Ne valeva la pena? E' rimasto sul foglio un groviglio nero di sogni inestricabili e più inchiostro di quanto speravi. Io ti dico, però, che ho capito tutto lo stesso, d'altronde, dalle mille parole che ci siamo scambiati, tutto era chiaro sin dall'inizio, noi: due specchi riflessi. Poi improvviso ed inaspettato dal nulla s'è diffuso il silenzio e ci siamo guardati incantati e il mondo era ai nostri piedi. Tuttavia non abbiamo mosso un dito, abbiamo proseguito per strade diverse il nostro cammino e tu mi hai scritto la poesia che hai poi cancellato.

Steso al chiaror di luna Vivida appari improvvisa in copertina e il fuoco dei tuoi capelli risplendeva nei miei umidi occhi fragorosi e silenziosi rinchiusi in teneri boccioli amorosi. E un motivo poi non c'è. Vivida leggevi entusiasta dentro me la parola mai pensata dalla tua mente in dimensioni d'ardore astratto sviluppato e il sospiro era per me e la pioggia traversa serata estiva. E poi è vero, volevo stringerti cinta paradisiaca, e poi è vero, volevo scalfire ogni pudore dipingendo il tuo volto carboncino sopra l'asfalto. Vivida sfumante eppure così decisa spogliavi il sopruso di disilluso canto stonato e frastornato, smarrita scandivi scaglie di luce che dalle mani posate appena sul mio corpo creavano la giusta atmosfera. Ed è così, dimentico spesso di me e distratto penso all'infinito irraggiungibile puro amore. Vivida dalla paura alla intrusione dell'anima mia e dei foglietti sparsi ovunque come imbanditi a future memorie oramai sopite, ti prego non dirmi che questo superbo tuo apparente miraggio illusorio svanirà granello al refolo fiato del vento. E sì, è così. Vivida ti penso dopo qualche ora e sento il fiato sul vetro opaco. Non svanirai se quell'attimo inonderà l'atmosfera, se districherà il tutto la tua bellezza intensa. Vivida.

Un giorno qualunque

Di prima mattina sui capelli la brina e tu ancora ad occhi chiusi. Silente sei un po' diversa, sublima intrepida la tua apparenza, silente sbuffo variopinto di quest'oscuro finale che vorrebbe, è vero, la storia non finire, ma non posso, non puoi farmi male. Un giorno qualunque, io spersa tra libri e ricami impegnati di spasmi grechi, versione come bolle di sapone, tu che mi aiuti dici, traduci come Pascoli tra le tamerici. Ti prego guardami piccolo mio amore australe, l'entusiasmo può sbrinare, ho tanta voglia di stringerti ancora, come tra le pagine soffuse e colorate del tuo diario, quelle ancora un poco perse, anno scolastico 2009/10. lo sai bene che anche se scompaio ne soffrirai, il mondo è riluttante con l'universo, non vuol lasciarmi andare, io stupido, inutile, scarto del genere umano tu mi puoi salvare nel mio amore, il mio stesso amore ti può guidare. Ti prego dimmi che resterai, stasera inizierebbe l'estate, ti prego dimmi che mi bacerai, fuggiremo dalla vita dura di questa nostra eccentrica dittatura. Ci rivediamo in sordina, sembra smorto il sentimento, ti voglio adorare, prepara gli altari dei nostri pensieri, strizzando l'occhio ridammi in un soffio la voglia di continuare, il mio cuore smorto solo tu puoi saziare, è quasi inverno. Dammi pure nell'ultimo palpito la risposta, ti prego fallo in fretta, è vero abbiamo riacceso il fuoco della vita, è vero e non lo puoi scordare, ma se anche tu fuggirai lontana non riuscirò la tua ciocca ad acciuffare. Dai dimmi di sì, dai resta con me. Cara se mi cancelli tornerò sperso tra le pagine dei tuoi sogni... ti prego dimmi di restare.

La cartellina, quella viola

Un pensiero assorto come fosse ultimo respiro e tu ansimi tra gli odori, eppure tu non ti fai sentire, una settimana. Forse dovrei chiamarti, ricordo noi insieme a tarda sera. Ti desidero, sei lontano. Ti prego torna, amore che trova sé stesso nelle grandi distanza, i tuoi segreti mentre mi aspetti all'angolo della strada, la nostra. Dove sei? Ti vorrei qui per ripristinare il nostro flusso astrale, e dimmi la verità, se mi ami o mi hai mai amato. È un modo scomposto e allora tu non mi vuoi più. Dove sei? Amore che respiri dei miei palpiti nascosti. Non sei più fuori la villa a scrivermi parole che non posso dire, non sei più lì a rischiare di morire nell'amplesso, amore mio d'età lontana, noi contro ogni convenzione. Amore limpido, puro, sincero, adesso guardami e dimmi se mi hai mai amato da quella sera estiva quando contavamo le stelle e tu fissavi il mio profilo, riportato uguale al mare di tarda mattina, impresso su cartoncino e riposto il tuo foglio che conservo ancora nella cartellina, quella viola.

Distesa nuda Porta imbandita estiva. Attacco ossessivo, prova dell'affannato respiro. Musica, ripetizione. Così passò tra alti e bassi l'estroso connubio di cui sai, voilà, serpente e nuvola, pistola puntata in alto e via, così, la festa il giovedì, l'attesa si fa più affannata, l'usato promosso a nono grado, voilà, frammenti di arroganze, sei già spostata a baricentro inverso, asse del pathos, di là, sei sempre e comunque unica. Poi dici è tardi già oggi, domani sentirò la libertà, le vene sfiorano riposi e dormiveglia, un tempo era stupendo il fruscio del disco sulla punta metallica. Hai ragione è nulla il melodramma inscenato a tratti dall'anima, pietà implora la tazzina da tè, il canto di upupe, non svegliarci, che volti giulivi, sbarazzini, freschi come vendemmie massimo disinteresse e savoir faire. È così, ripetizione, ciò che ormai non c'è, siga consumata nella vendetta degli ok mossi a pietà. Giungerà una mistica ascesa triste, fuori giudizi cosmici adagiati a scuse di potere plateali. Distesa nuda dicevi sì, ora cosa dirai?

Arrangiamento modale Stai pensando a me fisso lo sguardo sopra il mio banco, sopra il pudore delle mie guance immensamente sperse nel candore e dici che l'erba del parco, il tuo fumetto, la storia e l'intreccio sono da buttare, c'è il ritmico accordo materiale domani a scuola, è proprio così, torniamo al bar, tra piante di petali aggrinziti, foglie cadute, briciole sempreverdi e un po' scomposte. Pensiero mio, sei strano sai, stasera è autunno, il tuo sogno è il domani? Ma oggi non ci sei! Oggi è diverso, oggi è quasi lo stesso. Due vale due, nulla lontano, fontana eraclitea, spoglia mortale, stracci il giornale. Il telefono e due gettoni, il pianto atroce, schede magnetiche, le polveriere, le nostre ascese, sono circa le sei. E non ci sei, e siamo qui. Polvere d'angelo e nitrato sul carbonato specchio alla rinfusa, sistemi i capelli, ti scardini il trucco, sarebbe meglio se stessi piangendo ma è solo l'umido del sogno che sbriciola in me, sbriciola in noi. Che fine hai fatto? È da un minuto che ti sto cercando! Domani mattina è l'alba, ci hai mai pensato? E dici che sono diversa, l'angelo nel plenilunio sposta gli accordi, i segni e te, sarai domani ciò che nega sé se cerchi ancora me. E sei già qua, e sei proprio tu, dipinta di spille, sorriso ammiccante. Sei proprio tu, dimmi perché, dammi le risposte ai quesiti universali. Arabeggio armeggio, astratto volteggio, figure emergono alle pareti ed agli scarabocchi su fogli lividi, su lucidi esosi esseni della new age o fantasmagorici fantascientifici degli androidi innamorati, spilla ancora acqua dalla fontana sin al crinale dell'ago teologico.

Notte di novembre

Le tre di notte io sveglia dopo il ritorno, un angelo oscuro guarda me, i miei occhi scintillano di male. Sembra ci sia ancora alcol ed erba in me, sembra voglia scoppiare. Sembra ci sia ancora tu. Amnesia totale. I miei sogni sfumano nel gorgheggio da bipolare, non dormo, maniaca di me stessa, sono onorata agli altari, il mio demonio dice sì, viva Baal, viva la corte di mosche e Beelzebub. Dolce treep, Lsd, popper, benzedrina, perdo l'equilibrio, benzodiazepina. Il tuo volto ed il tuo sguardo sono su di me, i miei poster si animano e il demoniaco promana, si impone. Possiedimi! Possiedimi essenza malata, possiedimi eterna malattia, possiedimi spola londinese, possiedimi riverbero e schifio pomiglianese. Maretta

E' grave

L'equilibrio vibra e nell'aria scivola, l'area intorno delimitata, pantere e mastini, il resto resta appeso allo striscione. La verità ridà pazienza, un po' stonata piazza Garibaldi, corteo da mille forme, figure, post, graffiti all'angolo, cioè, ti prego! È grave! Il rumore si confonde con le onde a intermittenza della plastica sfiorata dalla rivoluzione intasata, noi di seconda classico all'alba della speranza senza conclusioni designate in confusioni obliterate, controlli da rifare, pieguzzata l'anta e schiusa nella macchinetta del welfare da respiro, Gheddafi, il bacio, il rito abissino. È sentimento, sentite quante grida inebriano il palato, brivido dorsale, eppure l'esigenza è proprio quella di frenare tafferugli da imbianchini, marca ancor più forte il manganello come vettore di un potere che si impone. E destiamoci da pallidi dormienti, oltre le barricate, non ci potete fermare! Dopotutto siamo ancora qui, ancora vivi, e dopotutto Napoli è bella anche di sera. Il nostro desiderio è un cono a due piazze steso in rotazione petulante tra le tazze, caffè, gelato, inviluppo deludente progressione del deficiente rimato in proiezione, aule come sale, cinema da universitari sempre pullulanti e sempre più distanti. Ed io stamattina con la testa, guarda, proprio non ci sto, non sarà una novità, ma anche senza sfiorire, come dici, mi sento svenire.

L'occupazione Saltelli traversando i banchi, sulla vetta della flotta antica intrisa Alcesti e l'Arcadia, sette contro Tebe, bianco latte, profughi eretti a spogli cadetti, Rane e topi, da Aristofane alla melodiosa astronomia leopardiana. Passi ancora, più accorti, attenti, passi lenti. Eppure sorge dalle nebbie del fumo, un po' Cusano, un po' l'Atlantide nuova. Il pensiero avverso è strano Giano delle impalcature, le persiane chiuse e stranamente femminili come le fessure, lotte arcaiche, lo ridico, punto accesa contro il nulla il dito. E continuo con le allegorie, pensando all'essere o all'apparire, storico a pugni contro l'ambasciatore fiorentino, sfumature dotte quanto ignoranti, per espressioni magnetiche Prometeo si rode il fegato incatenato, peripli i miei sforzi diagonali. Il pensiero avverso a mo' di capretto è sacrificato dalla somma dell'infausto risultato e la nebbia sale, lotta ritemprata dalle voltaiche espressioni giulive, sono ancora frastuoni i suoni, due in disparte si scambiano effusioni. Tuttavia chi trafigge distrugge anche se stesso e il senso ambiguo è un rimando al canto antico. E nonostante il flauto di Saffo amore perduto dell'altra carminia da Sallustio a Catilina. E l'Ego sale, pensiamo: tutto si può fare! Comunque è veramente fantastico dimenticare del Fato il vero affare, senza scusarsi volan carte, le matite infrangibili sulle lavagne in fischio dorsale fastidioso Masaccio ad esempio come mosca ritratta. In tal modo se ne hai voglia puoi far venir il tramonto alle cinque e immaginarti in spiaggia scolastica d'estiva dicembrina. Pensi a questo punto, faccio un paio di tiri e la rivolta avversa è ancora più lontana, si parla per parlare della culturale rimonta rivoltosa del futuro, prossimo all'incendio venturo. Ecco in media res ciò che ti affligge, mi affligge davvero, la colonna semplice ed achea parossismo dell'esperienza orfica, ermetica e bendata, andando in confusione tra l'aedo, l'oscuro ed il messaggero. E ora la vista si appanna non so se per il fumo più denso o per artefici psichedelici, le palpebre sfiorano, quattro di loro ancora a parlare, la noia mi abbraccia semplice, mortale. Mi sembra debba sbattere più forte l'anta dalle piegature per assurgere scomposta a reale interno godimento da saluto militare. Sembra che ormai risvengo, troppa rivoluzione è come amore, da sindrome del visitatore fiorentino (e diversamente nuovamente dico). Sembra che veda allucinata le Erinni che mi inforcano dal piede alla giuntura verticale. Ma come ascesa a terzo canto l'immago trasla in moto orizzontale, l'aula scompare, le urla e il vocio verticale, dalla folla si dileguano. E tu mi stringi le mani, loro a lato fanno baccano, l'intimità umida sfocia in un bacio sconosciuto. Così mi appare definitivo e chiaro tutto, mi abbracci più forte mio magico romantico cavaliere di amorosa futura ventura.

Vacanze natalizie

Ricordi nostalgici alla vigilia Ecco il primo giorno, riposo tra le tende addobbate, presepi vivi di atmosfere da perdenti felici. Allegri i turisti indigeni e strani, sempre visti. Poi mi assale il tedio, la giornata è assedio, sempre stesse battute, sempre auguri, sempre bacetti, sempre facce di bronzo, enigmatica sfinge la neve. E ritorna il ricordo, nel tramonto di quel pomeriggio a scuola barricata, il bacio dato a collo di bottiglia, sembrava perso il mio padrone, tre anni maggiore. Ma sembra sia passato un anno. E allora era bello, tutto pronto, tutto perfetto. Ok, ma adesso? Spauracchi di cera, andate a quel paese, tetti a spiovente e regali. Ecco, improvviso un pensiero, accettare a sedici anni quell'invito, sognare di baciarti nell'albergo, potrei fingere di uscire per locali la notte del 31, nessuno lo potrà mai sospettare. E a letto poi, ti prego chiederò: che devo fare? Urlerò piangendo: ti prego, non mi fare male! Poi passerà anche quello. E poi, cosa resterà? Vaneggi tra fogli spersi, vaneggi tra i miei arpeggi amore mio, mio primo amore. Passerebbe tempo, domani è Natale, non ti posso ancora vedere. Sei lontano, fuori Pomigliano. E ti prego, mandami un messaggio, ti prego, sono in linea!

Le due meno un quarto

blub blab, bleb, sleep, spleen, scream, reality, sound room, pink mind, sassofono, piano ed altro, batteria, piatto, scacco, basso appena appena, slow, slower.. ecco entra l'ombra, rara, prodigio. Ma è memoria allusiva quella distensiva, piedi a gambe incrociate sulla parete viola, ovvio lo smalto, ovvio l'orgia strumentale, ovvio, dai, si sa, ovvio, c'è altro, intenso hight, frastuono fastidioso, abbassa le percussioni, ok, un altro po', ci siamo quasi, sta scemando, sclera il gruppo, si assopisce, per favore! Per favore! Vorrei iniziare a pensare: qual è la risposta che regge il mio equilibrio? Sussurri: < guarda la luna che si specchia nei tuoi occhi, riflessa ricordati di me, di un nuovo amore passato. Se guardi meglio dissipano e disappaiono fuochi innaturali, solo una luce è lì, in te, fuma! Non vedi le difficoltà celate nella schiuma, la solita fioccata di colore blu. Ascolta gli uccellini che dicon sì, sono giù come te, il cambiamento è il nostro portento, se ti piace trova una specie di stato mentale giusto. Nelle difficoltà afferra le mie spalle, amore, senza pensare alle differenze, uniti nell'arcobaleno, figli della luna!> Sussurra più piano: <c'è lei, è qui al telefono. eheh! Diciamole insieme, nono, meglio se stacchi le casse!>. Fine primo Quadrimestre Interrogazione Ci fossero mosche sarebbe perfetto, l'individuo spappolato, schiacciato, su fondi piatti assurdi, finestre afose del ghiaccio polare, il termosifone a scaldare sottane che ci fossero sarebbe peggio, meglio navigare tra la grandine dischiusa in una pioggia di catrame oscura, è tutta colpa di chi non si sa, non si sa se la letteratura non è mai dignità ma calcolo combinato dal respiro sul collo di questo nuovo artefatto economico rissoso della puerile vigliacca sterilità emotiva o peggio da lacrimuccie a mezza bocca che urlano scontente ad una folla. E c'è un'altra (viaggiano intatte, aironi che girano muti e ariosi di memorie ormai tradite) interrogazione dicevo, mentre sembra quasi autodifesa la putrida offesa d'ignoranza della disciplina ormai stanca, ormai molle ad un palato esausto, orribile la decisione, butto su carta e dico che si muore per amore, la follia la devi provare Ludovico è un servo, io no, io sono la pazza e ho scritto o per lo meno capito quello che il leccaculo ha scritto sulla luna perché non vado a nessuna corte e nella luna la mente è persa da tempo immemore, è un'istanza scandita bene. Per questo prof non ci pensare, alle cazzate premier, giornalisti, interviste, scandali e puttane poi proprio non le definirei chi guadagna quanto una baldracca in quattro mesi sono proprio loro simili ad Ariosto, e non lo tengo in conto lo sconto, il mercato, l'Hello Kitty la sviolinata nostalgica, Gelmini e sesso orale nei cessi o sulle scale. E siamo così, meretrici tutte del web, pigre assuefatte e lei mi tiene in sella come una crociata sponsorizzata, con la carne e col sistema furia per criptare il malcontento, dell'epoca che, badi bene, è la stessa. Quindi lasci stare. Mi lasci impazzire davvero. L'oscuro è solo quello del fumo. I veri discorsi non sono opzionali, non hanno una risposta definitiva e chiara, non sono fatti di crocette occidentali, non sono l'uso né il costume del mantice folle di quel consumo a scadenza. Ecco, bravo, è lo stesso, l'ho detto. È inutile, non continuiamo, lei mi sembra la persona meno adatta a parlare di letteratura, professore torni a casa che è tempo che non ripete la lezione. Ecco, io resto, senza talent show, questo è quello che insegnate burocrati alla moda e ministri del non fare, profeti di un nuovo Zarathustra digitale, del mago dell'armeggio volatile del senso, dai due re che dir buffoni è troppo impegnativo. Io mi dispiace credo ad altro, credo ad un abbraccio e all'infinito dell'amore, stretta tra le sue braccia intense nel respiro di lui. (Intermezzo immaginifico: il sussurro nel sogno) L'incontro Rendi il tempo intenso sfiorando indotta pensieri inerpicati un po' come residui dall'aria cullati in formidabili sistemi scaraventati, in soffici dilemmi riposti in confusione dalle tue mani che disegnano desideri e da trasparizioni il senso diviene corporale. E' l'eterno che vivido mi appare forse perché la tua presenza riempie intensa un vuoto nell'anima mia, fosse reale sarebbe la più intensa furente e ventosa leggiadria. Vuoi parlarne? Ed improvvisa sciogli tutti i nodi della questione in piegature disilluse chiarificate dalla parola, vittima del ricordo pone assunti inabissati, giardini e mandorli appena nati, violazioni sincere del tuo simpatico stupore cristallino potresti dire: partiamo? E così l'infinito sei tu sulla passione svelo il mio cuore nel tuo silenzio cerco il mio altrove. Navighiamo nei nostri ampollosi residui d'assoluto al di là dell'orizzonte solcando terre sconosciute che con un sorriso si posano?, l'eremo del conflitto gesticolio sospeso in curvatura ellittica, nella sua velatura vocale sale e scende tra papille sapore dolciastro. Superiamo ogni convenzione come occulti ultimi eroi, ultimi folli, ultime luccicanti rilegature, nelle posizioni traverse lo sguardo mi rinfranca. Guardando me di lato dicendo l'inverso pensavi e capivi fraintesa gli assiomi nel colore affinché non ti sciupassi e restassi il fuoco acceso in occidente. Non capisci ma lo fai, ti scagli intorpidita e la pagina ingiallita sfila alla deriva. Un futuro dipinto di te, come parole fatte di sole consonanti. Intendimi bene: continua a leggere, da oggi in te cerco ispirazione per narrare l'influsso delle nostre sensazioni. La piegatura dell'Estrella Sembravo stupefatto mentre ti ascolto e l'ombra smuoveva smussando la mia silente sensazione che in veste candida mi raddolciva. Ero un po' come in vortice su precipizio, vertigine, l'armatura d'amore il cielo e le nubi dei tuoi occhi dipinse sbuffi soavi e attese, volteggiamenti opachi e rissosi armamentari, fogli sparsi, inchiostro, cera lacca, rimai. L'assuefazione dalle tue parole mi rendeva distratto talora spiazzato, più spesso incantato astratto e l'intromissione in forma verbale scindeva sillabica a fiato gaudente. Ed ecco che io arrivavo alla fine senza indugiare. Epocali azioni, ti porgo la mano, il rumore lontano è lieto. Tu sei stupenda e l'attenzione di nuovo si smuove. Mi guardi, magari succedesse qualcosa. Nel momento in cui il sentimento schiariva piano piano, senza residui, ti mirai e non ricordo che un'immagine, quella tua sfuggita. Inebrierei i giorni mie di te se fossi qui. Magari indugi Continuo a divagare. Magri faccio sul serio, magari scherzo, ma tu sei sempre tu, conosco l'ignoto che pende dalle tue labbra ondeggianti. Forse mi pongo in assedio, guarda mi siedo. L'entusiasmo da scrittoio lampada mai consumata, traccio il tuo profilo e sogno ad occhi aperti. Magari indugi. Allora un po' mi eclisso. Assorbo sul mio corpo il tuo volto come talismano infinitamente sperso, labirinto il tuo volto e poi ripenso al fiore, candido ardore delle viole in remissione. Forse sorrido. Come sei rimasta, fumo nella stanza trascendentale custode sei come la luna, e forse esagero ancora. Immagini desideri, inondi ciò che hai intorno ed al tuo incedere nascono fiori, tappeti ornamentali, piante germogliate rampicanti. Magari esagero di più, ti guardo, ma mi guarderai tu? Mi sto diramando ancora come fossi allo specchio, fantastico il tuo aspetto. Ti penso ancora il cuore batte, sei speciale, aumenta il desio ora disarmato.

La tua essenza Stringendola al petto come un amuleto si scorge il confine assediato ed intenso nel tuo fraseggio. Quasi maestra d'orchestra dirigi i venti, sposti idee colossali come banchetti mi sussurri in falsetto ciò che ho già detto. Vivi come dea immortale grazie alla bellezza cortese, carina, vibrazione sei del mio sentimento alterno. Ed è indipendente può essere estate, novembre, notte o primavera, resti sincera. Armeggi i tuoi capelli, delizioso il tuo labbro dell'amaro estirpa la radice e lezioso è dell'infinito matrice. E sei come assorta, mi scordi con niente. Senza parlare enunci come da un volume mondi paralleli, mi scarti e mi sollevi l'entroterra del meandro ultimo del mio sentiero, ancora più bella assapori ciò che resta del tuo implicito clamore. Ancori l'essenziale e dalla storia snuclei come inestricabile pellicola il vero e ciò che frulla nel pensiero, precoce avventista della rima trista. Ergo scrivi ancora, sporcami il dito d'inchiostro. ????? Il tuo nome potrei declinarlo lo penso invece soltanto e rido, tu non lo sai. Non sei scoperta ma levigata, ricamata e baciata da te stessa. Assurdo! Ecco i tuoi occhi, santoddio li adoro. Dicendo il tuo nome si scioglie in migrazione la rondine verso oriente. Sorgi come il sole, sei un amore. Se dico il tuo nome coniugo il tutto in uno. E forse ammirando te stessa, intima atmosfera del creato ragione, del mio fiato illusione e mai stanca mia passione. Credo sia questo lo scopo della tua repentina apparenza.


Entusiasmata dalle note La tua mano accarezza ogni mia certezza distruggendo assunti canonici e quasi non vista ti destreggi. Tu sei come sei, mi racconti di te ancora, simpatica ragazzina muovi la lingua e sciorina parole che si avvicinano a una quinta musicale con tratteggi da crinale della realtà, quella che mi appare più certa. Ecco come sei: invariabile eccezione, il tuo timbro di voce risuona soave come melodia, brivido dalla schiena che mi smuove le palpebre e sfinisce, voglio ascoltarti ancora! Cara ricordati come fossimo soli senza delusioni né parole altre che non siano amore, dolcezza e tenerezza. Simpatica, sei tanto simpatica, leggi fingendo nella mente come fossi accerchiata da un manipolo di briganti e paladini fumanti. Ah! Sì! Piccola bestiola dipinte le dita, lo smalto e come dicevo penso ad altro. L'impronta del tuo corpo nell'assoluto, l'espresso, il candore dell'intrecciato discorso dal senso al capello. Dici, c'ero, lo so anch'io e come in giro per il mondo ti posi su un fiore entusiasmata dalle note. Il ballo dello sguardo Fu un attimo e una scossa si impose pallida e splendente come astuta creatura innocente nella meditazione che evidenziava attimi, minutini, secondi, risvolti temporali. Ed il tuo sguardo un po' mi abbandonava un po' si celava. Ciò a dimostrazione della necessità dell'essere oltre ogni sostanza si manifesta la tua presenza velata d'apparenza e la parola è di nuovo muta. Immagina un po' una danza o magari un viaggio e contempla te stessa, io facendolo quasi mi innamoro e non è mica poco! E torna per un istante la sublime spuma marina genealogica di te stessa. E con l'amore si dimentica ogni cosa che non sia verità. I sogni sono l'unico limite al di là di sé, resti in bilico. Epilogo onirico (ovvero il futuro arriverà presto) Una parola, un gesto, una condizione, una delusione, niente da rimpiangere. È il refrigerio di te stessa cui ambisco, quando canto in silenzio, quando mento quando sono lo stesso di prima, quando sogno in sordina. Ecco il vero: l'ho deciso era tempo che non guardavo con questi occhi. E sarò anche precipitoso ma ti penso spesso, i miei pensieri volano sinceri mentre il rimasuglio di me è in escandescenza sbatacchiato energia e magnetica affinità mi invade come spiriti lontani eppure in serie legati, irraggiungibili ma tanto vicini. Nel momento in cui mi rivedrai nelle sensazioni vedrò come disincagliato il tuo profumo, nel momento che ti incontrerò di nuovo. Tendimi, te lo ripeto la mano. Il futuro arriverà presto.


Febbraio Alla rinfusa, dopo esser uscita con te, stasera, su un muretto ancora allucinata, pensieri sparsi. Piano nel silenzio si ascolta il mio lamento. Sembra familiare, un gioco già fatto, è il respiro intenso del delirio inaudito e non mio ma della ridicola gente che passa attorno ai miei residui umani e alle bottiglie di wodka, jack, tennens, alle cartine consumate degli spini, alla paroxetina e al tepore della sera, voglio restare, ancora qui, anche senza te a nutrirmi di te. E tutti i signorini si esaltano nel criticarti, nello sparare sentenze a noi, che credono drogati, ma vibriamo sulle melodie dell'amore, tutto qui, bigotti avete dimenticato la verità, perso la via. Pazzi! A volte, è vero, vago tra la gente indifferente, tanti auguri, sono la buffona del paese, voi siete solo quello che immaginate vaghi e strani ma bigotti, voi siete stanchi e vecchi dal principio, soddisfatti della vostra mediocrità borghese, ipocrita, giudicante, screditante, criticante. Io amo solo chi è come me, amo chi pensa, chi respira, chi vive, amo te, le tue forme geometricamente musicali. E questo basta già. Occultista nichilista della pietà Seguendo ancora col passo il percorso dei tuoi indumenti. Postazione conosciuta: sette di sera dell'inverno chimera. Credimi, mi dici, sei stupenda aggrovigliata e attorcigliata tutta sciolta nella furia, brillante d'avventura. Se vuoi avvicinami, ti accendo la siga, continui. Dimmi di te, ma io non ti rispondo già più, stesa l'anima fin lassù nel giardino delle esperidi marcio e spoglio, come un cesso il paradiso. Tu mi vuoi, dormi già, siamo assiepati subito avvinghiati. Facciamoci del male! Gridando insieme non si può spezzare (e questo è il nostro segreto), esausti questo inverno saremo l'infinito e il per sempre giusto il tempo perverso, quindici minuti, vai di fretta. Come ti chiami e come mi chiamo non lo saprai, sapremo mai. Ma mi brucia il fiato nell'ardire, scaldami e respira a retrogusto di sigaretta alla vaniglia. L'hai già fatto? Quasi mai. Lascia fare, ti ho mentita (almeno credo). Goccia di sangue macchia il polso già incensato e blu d'inchiostro. Non pensiamo più, voglio venire insieme a te, adesso, adesso, ma senza finire mai, in eterno orgasmo estatico. Si è fatto tardi ti ricopri e mi riallacci, non siamo nudi, solo poche vecchie intimità. Credi a me faccia piacere, piacere sempre passato, comunque va bene lo stesso, quasi quindici minuti avrei continuato ciò che facevo un quarto d'ora fa. Occultista nichilista della pietà.

Dark dance under the grin of the stars Mantice odoroso della notte, venatura sublime e scalza di verbi corrotti dallo sguardo. E’ un attimo e la tua immagine riflessa di traverso su carta lucida e sdrucciolata del blunotte tempestoso incute gaudio, somma gloria. Quando il pallore selenico della pelle, del volto, degli zigomi arcuti tendenti ad infiniti rimandi struggenti t’invade, godo, godo e lo spirito mio trova ristoro perso ad ammirare le tue labbra inumidite dall’assenzio. E di sbieco continuo, dai tuoi capelli impressi su velo osservo la storia criptica di cavalieri al passo con i destrieri senza sella in un parapiglia di novelle maledette da un mistico silenzio. E anche tu continui fissa, ossessionata dal candido intrepido avvenire a presagire, a oltraggiare a non arrenderti al tramonto a non ritrarti all’alba. E l’aurora vince e il tramonto degli idoli ci accompagna fluttuanti (stretta sei tra le tue stesse braccia) tra le strade o sul sentiero tracciato dai folli avventori anacronistici del luccicante sogno: presagio dell’oscuro.

Emerge un foglio, la tua scrittura Nella polvere alzata da un vento ed una pioggia appena accennata emerge un foglio, la tua scrittura, forse no, ma mi piace pensarlo, mi ricorda l'ombra di un passato, io fanciulla in transizione e quel ragazzo buffo e un po' imbranato come te, secondo me se continuiamo saremo estasiati dall'incubo che vedremo. Alzi il capo in senso negativo ma allusivamente eludi il discorso per tenermi ancora tra le tue braccia, ma mio caro persino il nostro parere, il nostro sentire, il nostro ardire, le nostre conquiste e la nostra crescita intellettuale vivremo male, fossilizzati nel domandarci se siamo noi due gli esseri più importanti. E forse sarai il pazzo che dondola un po' qui e un po' là e il tuo verbo sarà a metà di alcune canzoni, sarà un rimando eterno al nostro tormento quella musica che accenni appena appena alla chitarra e i musicisti allibiti ad libitum sussurreranno frammenti della nostra vita, io e te, eroi immortali, io e te, eroi indeclinabili. Ed io come te impazzirò negli anni per sempre ti cercherò. Non ti credo, figlio di Hermes mi seduci romantico e decadente ma smarrita se crederti ti dico, non so. Credimi amore, forse, e già adesso, impazzirò. In fase maniacale non dormirò. Meglio finirla qui? Signore dei mie anelli sono pazza perduta di te, come Angelica, furbo o astuto menagramo della filosofia occidentale imbarbarita. Ma noi siamo qui. E adesso sei il mio patatoso, la mia droga e il mio pazzo preferito, il tuo sorriso è il profilo disarmante gotico o l'ingresso di una città, un ponte vertiginoso o il flusso di un fiume arioso, la corrente del mare e il mare stesso all'imbrunire, d'inverno come lo sogno da tempo. Io impazzirò pensando alla tua follia, vorrei averti qui. E in silenzio sarai la ragione della mia vita, sarai tu Nietzsche sperso, pazzo a Torino mentre tra le tue braccia sbrino.

Ti penso avvinghiata tra le coperte Come sto? Ti penso avvinghiata tra le coperte, notte senza te, il tuo respiro è vivissimo, vorrei fumare una pall mall. Eccoti, amore mio, ti cercavo, insieme scarabocchiavamo, tu dicevi arte astratta. Sto capendo di amarti, un po' come l'amnèsia mi entri dentro, e non cercano altro le vene. Vedi quando sono a casa penso solo e intensamente a te e alle tue brame d'assoluto, ai tuoi graffi che conservo intatti sulla pelle. Va tutto bene, tranquillo, ti scrivo su face, ma voglio sangria, nel vento voglio stringerti. Voglio ancora, le tue mani da druido nichilista. Credo che voglio ubriacarmi delle tue parole. Quando ti guardo penso a la canzone, quella che sai. E tu mi fai rigenerare. La tristezza svanisce, te lo dico, ti amo. Vedi, se non ci sei non riesco manco a scrivere. Vorrei che la tua verità sia mia. Ti voglio amore, le tue converse come calzari aerei, vibrano nell'aere e se non so volare come te, ti prego, insegnami.

Memento mori ritmico

L'alcol ti apre la mente deprimendo sovrastrutture protettive, impalcature, fatti male! Memento mori ritmico, ascolta il suono del ticchettio. Porgimi il bicchiere in differita, è lontano, non ci arrivo, attraverso l'alba dei tuoi sogni e in un secondo cado a terra, anzi barcollo. È puro il sentimento, l'hai contrastato, io mi sono persa nei meandri del passato. La verità alberga dove c'è follia intrepida e ripetizione artistica o esistenziale ossessiva della parola, mantra, taranta, succhia il veleno dalla pianta, un po' cura, troppo uccide, non mi serve una cura, non mi serve manco di morire. Guardo le stelle. Siamo al chiuso, nel garage la vodka sa di mela cotta, ha lo stesso effetto, forse solo corretto il comportamento, un po' più allegra, spiga di frumento, comunque sul sapore, ti sbagli, scendi dalla poltrona, scleri da due ore. Batti il tempo! Canto sono entusiasta di morire ogni istante intensamente. Un secondo di annullamento serve e mica poco. Voglia di trinciare le vene. Ah si!!! muoviti, ritmo tribale, profumo deluso, se non bevi e non ti muovi, ci congeliamo vittime del gelo padrone del nostro cobalto. Morire è stupendo tra le tue braccia. Da eroi del nulla e parassiti del tempo e del senso, vi distruggeremo con la nostra stupenda incoerenza, coi vostri orripilanti giochi musicali, gusti di merda manco commerciale.

Primavera

Nel bosco dei grilli

Stesi vicini siamo così per trasalire, tutto il tuo amore è l'unica legge nel mio cuore, queste effusioni sono come spedizioni in solitario intorno al globo, mare perverso dell'invito fumante di botole del sentimento che verso nuovi mondi ci condurranno rompendo ogni frastuono con fragore silenzioso. Non dire neanche a me il segreto che ci illumina e che in bocca nel sussulto immenso soffocherà lasciando solo trasparire il ronzio del movimento e l'eco di libertà. Ti amo anche dovessimo stazionare al sole quaranta ore, vagare nel mare due lustri di appunti, ti stai confondendo! Ma io sono la tua Regina e ho già in mente cosa comandare, le armate risplendenti sul luccichio delle ortensie mai sciupare. I miei ordini provengono dal tuo potere. Ed io sono io e tu sei me. Mi amerai, sai perché? Perché sei ciò che di vero c'è in me, tutte le mie parole prendono forma e l'assurdo è già reale. Il canto dei folletti, mi vestono a festa le fatine, sono allucinate come chi le insegue e poi si ferma stanco sotto un platano ed è tranquillo persino l'abisso trasformato dal vento leggiadro, è tutta una ghirlanda di sapori, un tripudio di odori e su una tavolozza resta inenarrabile il colore. E tu sei quello che dici. Nell'infinito sul petalo grezzo dici, sono come Alice, e come la ragazza stordita allargo le braccia masticando i fiorellini, quelli saporiti, mi sento la tua principessa, è giglio il velo e turbine la resistenza. Foglioline tinte sul mio vestito. Ti credo perché sei sempre più vicino al mio mondo, mi credi perché ciò che dici è vicino a ciò che penso, stesi allunghiamo reciproche ancora le nostre mani perché più ti stringo più ti sento mio.

La fonte del respiro

Schizzi fugaci tra i tuoi occhi, le mie spalle, il mio sorriso per te cos'è? Sei fuggito tra le panchine poi hai accordato il tuo fiato corto all'angolo del viadotto ed il tuo corpo più che contro i filistei è da messaggero che trasmuta tra e trapassa le colonne dell'umano limite, del confine audace dell'umana ragione ed io ti sento da qui, dalla sorgente pura del logos che mi dà esperienza e libertà, i fiumi già li sai, sono quelli del principio, immersa nel latte e nel miele ti percepisco così, tutta nuda e ti rivedo in controluce, tu sei il mio primo ed unico amore, sei proprio tu. E intanto mi assopisco, quasi vorrei bagnarti ancora un po', inumidirti ed abbandonarmi al tuo corpo che mi protegge dalla luce talora accecante. Sei il mio angelo, il sospiro che anch'io ho sognato e il potere che ho sfidato come e con te, potere così ardente che non è verità ma solo aspra sottomissione, illusione. Il tuo sorriso è traslato sul viso mio. Ed io esisto e sono solo perché ho incontrato te, tu sei il mio respiro. Che vita vivrei accanto a te, solo aizzando i più bei fiori che cogli per me! Ammainiamo le vele, mi sono innamorata, se non mi baci morrò. Un soffio di vento ti rende più vicino, l'amore è così è il sentirsi, annusarsi, toccarsi, tastarsi, sciuparsi, consumarsi come fuoco alle ninfe inestinguibile. E tu mi fai tremare mentre parli sottovoce.

Tutta eleusina in classe

Ave, tutta nuda vorrei mostrarmi per onorarti mattina di primavera. Sia sola, sia con voi, sia con lui. È la libertà. Ave al leprotto, alla luna crescente, dai, compagni, stringiamoci intorno alla rosa e balliamo come quando qualcosa in silenzio sull'erba fresca si posa. È la verità. Vai, andiamo così, approfittiamo della confusione per dipingere alle spalle del disciplinatore la voglia di amore. Dai, tutti insiemi, dai. È la frescura. E c'è un raggio di sole che mi scopre l'avambraccio seduttivo e del tuo profilo ambasciatore. Forza amici. È la semplicità. Ave, i nostri giorni, tutti insieme, sempre tutti tra le mani e mai nessuno solo, noi, tutti insieme. È la nostra età. (sarebbe bello conservarvi così). Guardiamo verso l'est, innamoriamoci dell'assoluto, siamo nel giardino di Epicuro. Pan a tutto fiato guida le ninfe e leggere si intonano esaustive liberate dalla corrente diagonale. È l'amore. Canzone va tra le strade, i vicoli e gli incroci a che assorbono la nostra anima se continuiamo col flauto e con la lira, tutto il paese, il mondo, l'universo saprà che siamo immortali. È la nostra vita.

Maggio Pioggia riflessa al sole In estasi io la guardavo, sembrava piovesse fuoco che in scintille scompariva, pioggia riflessa al sole

Magici sogni leziosi

Tra le quattro e le sei del mattino, appaiono vividi talora i magici sogni più leziosi come fiori germogliati asciutti. Se poi è maggio ciò è stupendo, percorre all'inverso il suo cammino il tempo. E appari così, di traverso.

Ultimo giorno di scuola L'ora batteva distratta sul muro, disegni arronzati, i nostri per sempre erano intrecciati col pennarello, quello tuo viola. Eri così dolce, le tue parole ricalcavano nel mio cuore la storia del mondo e davvero mi sentivo importante, l'unica, la più presente, la ragione dell'esistenza dell'intero universo. Ero davvero estasiata e per questo scrivo in ricordo di questa giornata al passato. E mi stringevi, mai avrei immaginato fosse la fine, eppure da subito capii che mai avrei provato un sentimento più profondo, mai sarei stata la luna, mai più la penombra d'oscuro e celava il mio cuore la mia solitudine, ti prego ora dammi ancora un motivo per vivere e per sconfiggere i mostri del nostro presente. Ti prego non voglio restare mai più coi miei castelli di sabbia, la rabbia, voglio ancora te. Ti prego sono ancora la tua fanciulla, la tua fanciulla che danza su specchi al riflesso delle stelle. Quando i prof e la famiglia minacciavano a dito sospeso di farci fuori, dicendo entusiasti la vostra non è cultura, voi siete dei pazzi. A quei tempi, l'ultimo giorno di scuola, scalfivo il mio cuore silente tra le tue braccia, tu vagabondo squattrinato poeta dei sobborghi che invece di piangere mi osserva e mi dà speranza, proprio tu non affondare, non precipitare non mi abbandonare. (A volte, ed era stupendo, mi chiamavi piccina). Allo squillo rivoltoso la cattedra fissa e l'impiego mandammo a puttane. E venne, subito, sera. Noi sulla spiaggia. Volevo stringerti per sempre. Ti baciavo stropicciata tra la sabbia ed era la notte più bella della mia vita, per quest'istante e quest'anno la mia solitudine fu sublimata, e non ero, non fui, spersa.