Chain Workers: differenze tra le versioni

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* [[Legacoop: richiamo disciplinare per bandierine della pace]] (27-03-2003)
 
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* [[CallCenter - Inchiesta di controinformazione]] (27-12-2003)
 
* [[CallCenter - Inchiesta di controinformazione]] (27-12-2003)
* [[Abdel ancora una volta scacco a PizzaHut]] (29-10-2003)
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* [[Abdel ancora una volta da' scacco a PizzaHut]] (29-10-2003)
 
* [[Flessibilita' record: A 31 anni ha cambiato lavoro 37 volte]] (29-10-2003)
 
* [[Flessibilita' record: A 31 anni ha cambiato lavoro 37 volte]] (29-10-2003)
 
* [[Precari francesi dello spettacolo irrompono in direttaTV]] (29-10-2003)
 
* [[Precari francesi dello spettacolo irrompono in direttaTV]] (29-10-2003)

Revisione 20:03, 12 Nov 2012

Chain Workers

Biografia:

Chainworkers è un collettivo nato nel 1999 che si occupa del lavoro precario. Letteralmente il loro nome si traduce con «lavoratori della catena», ovvero coloro i quali sono impiegati nei grandi luoghi di produzione e vendita di beni destinati al consumo di massa. Dalla grande distribuzione alla grande ristorazione, da McDonald’s a Esselunga, in centri commerciali e ipermercati, in call center e cooperative riecheggia l’azione diretta e la sovversione mediatica degli attivisti precari di ChainWorkers. Sono i primi lavoratori davvero globali che in Italia hanno scelto di organizzarsi e mobilitarsi attraverso una rete telematica, la webzine chainworkers.org. Questa webzine mobilita e facilita l’autorganizzazione dei precari italiani. Crea complicità e fa «biosindacato», trasmette informazioni sui conflitti sul lavoro, in Italia e nel mondo, fornisce assistenza legale e materiali di riflessione, accoglie le frustrazioni e cerca le risposte dai ragazzi e ragazze che lavorano. Sforzandosi sempre di essere fruibile e godibile. I ChainCreW del BULK sono gli attivisti che curano la redazione del sito e le azioni sindacali nelle grandi catene. Essi hanno realizzato, nel 2005, una performance – Serpica Naro, anagramma di San Precario – insieme a circa 200 precari che lavorano nel settore della moda. Nel giro di una settimana hanno orchestrato una campagna mediatica che ha creato la griffe «Serpica Naro», con tanto di ufficio stampa, show room, sito Internet nel quale, oltre alle news, si dava conto del passato e della clientela famosa e facoltosa, che è riuscita a farsi ammettere alle sfilate organizzate dalla Camera della Moda di Milano. Al tempo stesso i membri del collettivo hanno dato vita ad una polemica contro la «stilista» ed organizzato manifestazioni di protesta, assicurandosi così la copertura della stampa, intervenuta per assistere alle violenze dei no-global. Nessuno si è accorto dell’inganno fino a quando gli organizzatori, il giorno stesso della sfilata, lo hanno rivelato al pubblico.


Sito web:

www.chainworkers.org

Poetica:

Gli animatori del sito ChainWorkers.org sono convinti che l’unione di gerontocrazia e stagnazione nel settore sociopolitico, e di sfruttamento e non-rappresentanza nel settore socioeconomico, creino in Italia condizioni di conflittualità esplosiva. Le generazioni più giovani hanno il vantaggio di non essere ricattabili come chi ha famiglia, la loro mobilità è agevole, possono cambiare facilmente lavoro. Questa mobilità ha fino adesso frenato il conflitto. Tuttavia, anche in Italia il processo di catenizzazione del consumo e del lavoro è arrivato a un punto tale che i ragazzi hanno iniziato a capire che non c’è fuga possibile dalle subcondizioni di lavoro delle grandi catene. La performance Serpica Naro ha dimostrato che in pochi giorni, e con poche risorse finanziarie, si può ottenere quello che i «veri» stilisti fanno spendendo milioni di euro. Essa è stata un esempio di auto-organizzazione dal basso che, invece di essere soltanto «contro», ha dimostrato chiaramente di come sia possibile costruire un’economia che funzioni secondo logiche diverse, controllata dal «basso», dalla moltitudine di persone che pur disponendo di saperi e capacità, viene ripagata con un lavoro precario ed un salario inadeguato. Serpica Naro, in tal modo, si propone come specchio fedele del mondo del lavoro, sferrando una profonda critica al modello dell’economia del marchio, in nome del quale si giustificano gerarchie e strutture di potere che schiacciano qualsiasi valore umano.

Opere:

Azioni

Precariato sociale

MayDay

San Precario

Bibliografia:

  • 2006, Bazzichelli Tatiana, Networking la rete come arte, costa & nolan editori, Milano

Webliografia: