Copyleft and Tenure: Towards a Network Model: differenze tra le versioni

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'''Jon Ippolito:''' Il possesso, come il diritto d’autore, ha perso di vista il suo originale scopo. C’é un parallelo tra il problema che ha l’università ad adattarsi al mondo digitale e i problemi che il diritto d’autore ha ad adattarsi allo stesso mondo. In entrambi i casi un’ iniziale idea molto utile è stata corrotta trasformandola in un modello di scarsità che mantiene i prodotti della conoscenza in una piccola cerchia di una particolare sottocultura. Attualmente, il processo di rivisitazione del diritto di possesso non tiene conto di collaborazioni, come tu fai notare. La conoscenza è sempre più bloccata, attaccata ai soldi. Nel caso del possesso il livello d’oro [n.d.t. gold standard] sta contribuendo con i giornali universitari, o[[GNU]]no dei quali potrebbe costare annualmente all’università 10,000 dollari in abbonamenti. Questo significa un considerevole numero di abbonamenti a tali riviste possibile solo per Harvard e il MIT, e spesso lasciano i professori di altre scuole incapaci di assegnare agli studenti i loro testi perchè la loro biblioteca non se li può permettere.
 
'''Jon Ippolito:''' Il possesso, come il diritto d’autore, ha perso di vista il suo originale scopo. C’é un parallelo tra il problema che ha l’università ad adattarsi al mondo digitale e i problemi che il diritto d’autore ha ad adattarsi allo stesso mondo. In entrambi i casi un’ iniziale idea molto utile è stata corrotta trasformandola in un modello di scarsità che mantiene i prodotti della conoscenza in una piccola cerchia di una particolare sottocultura. Attualmente, il processo di rivisitazione del diritto di possesso non tiene conto di collaborazioni, come tu fai notare. La conoscenza è sempre più bloccata, attaccata ai soldi. Nel caso del possesso il livello d’oro [n.d.t. gold standard] sta contribuendo con i giornali universitari, o[[GNU]]no dei quali potrebbe costare annualmente all’università 10,000 dollari in abbonamenti. Questo significa un considerevole numero di abbonamenti a tali riviste possibile solo per Harvard e il MIT, e spesso lasciano i professori di altre scuole incapaci di assegnare agli studenti i loro testi perchè la loro biblioteca non se li può permettere.
 
Fino ad ora gli strumenti del diritto di possesso e del [[copyright]] possono essere usati, forse, come un modo per ripensare questi concetti. Le licenze [[copyleft]]/[[GNU]] rispettano un sistema molto più democratico. Come  può il possesso essere usato in un modo simile? Una nuova iniziativa alla quale stiamo lavorando, the Maine Intellectual Commons, sta esplorando questa questione. Uno dei nostri colleghi dell’università del Maine, Harlan Onsrud, ha consigliato di riscrivere i criteri di revisione del diritto di possesso per favorire le pubblicazioni a libero accesso rispetto ai giornali con accesso a pagamento.
 
Fino ad ora gli strumenti del diritto di possesso e del [[copyright]] possono essere usati, forse, come un modo per ripensare questi concetti. Le licenze [[copyleft]]/[[GNU]] rispettano un sistema molto più democratico. Come  può il possesso essere usato in un modo simile? Una nuova iniziativa alla quale stiamo lavorando, the Maine Intellectual Commons, sta esplorando questa questione. Uno dei nostri colleghi dell’università del Maine, Harlan Onsrud, ha consigliato di riscrivere i criteri di revisione del diritto di possesso per favorire le pubblicazioni a libero accesso rispetto ai giornali con accesso a pagamento.
L’idea originale di una pari revisione era fantastica, ma è stata danneggiata da piccoli gruppi egemoni che hanno un investimento pre-impostato nei più vecchi paradigmi intellettuali. Essi spesso hanno una stretta mortale esclusiva su un campo. Se noi allarghiamo la nozione di “pari‿ a ciò che significa nel regno dei networks peer-to-peer come [[GNU]]tella o bitTorrent, improvvisamente il termine significa inclusione piuttosto che esclusione.
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L’idea originale di una pari revisione era fantastica, ma è stata danneggiata da piccoli gruppi egemoni che hanno un investimento pre-impostato nei più vecchi paradigmi intellettuali. Essi spesso hanno una stretta mortale esclusiva su un campo. Se noi allarghiamo la nozione di “pari‿ a ciò che significa nel regno dei networks peer-to-peer come Gnutella o bitTorrent, improvvisamente il termine significa inclusione piuttosto che esclusione.
  
  
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http://en.wikipedia.org/wiki/[[copyleft]]
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In un contesto accademico la possibilità di seguire ogni contributo individuale ad un progetto più vasto può essere interessante. In un modo lo si può gia  fare con  liste come <nettime> ricercando un colloquiale farsi strada nell’archivio. Con il Text Pool potresti apprendere un’ idea simile, forse migliore, della costruzione sociale di un testo invece di leggere solo un articolo che dichiara un autore. In un testo puoi semplicemente cliccare su parti di esso e vedere chi vi ha contribuito – vedi l’intera “serie di autori‿.
 
In un contesto accademico la possibilità di seguire ogni contributo individuale ad un progetto più vasto può essere interessante. In un modo lo si può gia  fare con  liste come <nettime> ricercando un colloquiale farsi strada nell’archivio. Con il Text Pool potresti apprendere un’ idea simile, forse migliore, della costruzione sociale di un testo invece di leggere solo un articolo che dichiara un autore. In un testo puoi semplicemente cliccare su parti di esso e vedere chi vi ha contribuito – vedi l’intera “serie di autori‿.
  
'''TS''': Il sito Open Theory è l’equivalente tedesco di questo. Prende l’idea di [[[[[[software libero]]]]]] per scritti collaborativi di teoria.
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'''TS''': Il sito Open Theory è l’equivalente tedesco di questo. Prende l’idea di [[software libero]] per scritti collaborativi di teoria.
  
  

Revisione 14:05, 11 Giu 2009

Autore:

Joline Blais, Jon Ippolito (intervistati da Trebor Scholz)

Tratto da:

http://www.newmediaeducation.org (As part of WebCamTalk1.0) adjusted by Trebor Scholz in List of the Institute for Distributed Creativity <idc.bbs.thing.net> idc@bbs.thing.net http://mailman.thing.net/cgi-bin/mailman/listinfo/idc

Titolo Originale:

Copyleft and Tenure: Towards a Network Model - Interview with Joline Blais and Jon Ippolito

Traduzione di:

Alessandra Ceriani

Anno:

2005

Copyleft e Diritto di Possesso: verso un modello di rete

Trebor Scholz: La legittimazione accademica dell’ampia varietà delle pratiche di ricerca dei nuovi media è un argomento largamente discusso. Dall’artista che collabora con i media al critico dei media che pubblica online, la condivisione del contenuto non sempre favorisce i processi di diritto di possesso. Più spesso che no, la nozione di libero accesso è in disaccordo con la logica affaristica dell’ università. Possono i dibattiti sul possesso, per esempio, condurre allo sviluppo di modelli che hanno valore anche al di fuori dell’accademia?


Jon Ippolito: Il possesso, come il diritto d’autore, ha perso di vista il suo originale scopo. C’é un parallelo tra il problema che ha l’università ad adattarsi al mondo digitale e i problemi che il diritto d’autore ha ad adattarsi allo stesso mondo. In entrambi i casi un’ iniziale idea molto utile è stata corrotta trasformandola in un modello di scarsità che mantiene i prodotti della conoscenza in una piccola cerchia di una particolare sottocultura. Attualmente, il processo di rivisitazione del diritto di possesso non tiene conto di collaborazioni, come tu fai notare. La conoscenza è sempre più bloccata, attaccata ai soldi. Nel caso del possesso il livello d’oro [n.d.t. gold standard] sta contribuendo con i giornali universitari, oGNUno dei quali potrebbe costare annualmente all’università 10,000 dollari in abbonamenti. Questo significa un considerevole numero di abbonamenti a tali riviste possibile solo per Harvard e il MIT, e spesso lasciano i professori di altre scuole incapaci di assegnare agli studenti i loro testi perchè la loro biblioteca non se li può permettere. Fino ad ora gli strumenti del diritto di possesso e del copyright possono essere usati, forse, come un modo per ripensare questi concetti. Le licenze copyleft/GNU rispettano un sistema molto più democratico. Come può il possesso essere usato in un modo simile? Una nuova iniziativa alla quale stiamo lavorando, the Maine Intellectual Commons, sta esplorando questa questione. Uno dei nostri colleghi dell’università del Maine, Harlan Onsrud, ha consigliato di riscrivere i criteri di revisione del diritto di possesso per favorire le pubblicazioni a libero accesso rispetto ai giornali con accesso a pagamento. L’idea originale di una pari revisione era fantastica, ma è stata danneggiata da piccoli gruppi egemoni che hanno un investimento pre-impostato nei più vecchi paradigmi intellettuali. Essi spesso hanno una stretta mortale esclusiva su un campo. Se noi allarghiamo la nozione di “pari‿ a ciò che significa nel regno dei networks peer-to-peer come Gnutella o bitTorrent, improvvisamente il termine significa inclusione piuttosto che esclusione.


http://commons.umaine.edu/


Dare priorità alle pubblicazioni a libero accesso è una cosa difficile da fare approvare nelle università, comunque, a causa di tutti i cerchi burocratici si deve negoziare, dall’amministrazione al senato di facoltà alle unioni. Così Harlan ha proposto come obiettivo a breve temine di riscrivere semplicemente i moduli sui quali le persone presentano le loro domande di diritto di possesso. I primi spazi andrebbero riempiti con categorie a libero accesso. Essenzialmente, questo non cambierebbe le norme ma farebbe pensare due volte i professori quando realizzano che non hanno nulla in questi primi quattro spazi per libri o articoli a libero accesso. Questa è una mezza misura che funziona in modo simile al copyleft, che è una mezza misura di adattamento al problema del copyright.


http://en.wikipedia.org/wiki/copyleft

http://en.wikipedia.org/wiki/Tenure


Joline Blais: la mia domanda in relazione al processo del possesso è sulla responsabilità. Sono anche io responsabile? Sono responsabile verso la comunità locale o verso una rete dilavoro globale di ricercatori nel mio campo? Hanno nulla con cui contribuire alla mia ricerca le persone che vivono nella mia comunità? Questo semestre ho invitato i membri della comunità locale dei Nativi Americani che vivono a poche miglia dall’università a prendere parte alle lezioni senza pagarle. Essi hanno fatto delle domande, hanno sollevato questioni locali (per esempio in relazione ad un progetto di rivendicazione del fiume per la pulizia di uno dei nostri fiumi). Sono diventati parte del materiale del corso.Relativo alle questioni del possesso è anche il rapporto con le gerarchie. Noi tentiamo di spostare il possesso dalle gerarchie ai networks. Ero preso da un recente saggio di Alex Galloway, "Global Networks and the Effect on Culture", nel quale egli dice che uno non può realmente attaccare direttamente un sistema così come è molto difficile abbatterlo. Ciò che consiglia è una strategia del girare intorno, proprio come in internet. Tra server e client un pacchetto di informazioni trova la via di minore resistenza, a volte anche scomponendo le informazioni. Alex propone di girare intorno ad un sistema o una strutture così che il particolare sistema o struttura diventi irrilevante. Noi pensiamo a questo girare intorno anche come ad un modello di processo di revisione possesso, in modo che più persone si comportino e trovino modi di avere successo utilizzando diverse strategie.

JI: Il saggio di Galloway è emerso durante una battaglia lunga una settimana che abbiamo combattuto Joline ed io sulla quetione se le reti di lavoro della comunità stanno in definitiva avendo potere.

JB: Jon è del parere che i networks sono profondamente in grado ma il commento finale di Alex è che le Powers That Be ora sono al di sopra del valore dei networks lavorano loro stesse nelle strutture dei networks

JI: Bene, Joline ha ragione, noi dobbiamo trovare il modo di prevenire queste strutture dall’essere co-optate. Il possesso originariamente era stato creato per andare oltre le strette reti di persone che si conoscevano l’uno con l’altro così da permettere alle persone franche di essere in qualche modo protette e nel complesso dare un vantaggio alla società.Anche il copyright in origine era stato pensato per tutelare chi voleva un modo per proteggere i propri lavori e finora queste cose hanno contribuito ad un sonoro pubblico dominio. Ma ora l’impallidire delle monografie in confronto a Google colpisce come una certa influenza, mentre un tesoro di musica e filmati resta chiuso fuori dalla pubblica portata perchè i suoi creatori hanno ceduto i loro diritti alla EMI o alla Disney.

TS: Qualcuno dei miei colleghi europei percepisce il sistema del possesso americano come “schiavitù‿. Ma il sistema accademico tedesco della “classe dirigente‿ nel quale professori divini scendono giù dai loro studenti mi sembra altrettanto tragico.

Come puoi immaginare un sistema che uccida la creatività?

JI: Io sono fortemente a favore dei sistemi di hacking come il diritto di possesso per promuovere la libera circolazione delle idee e proteggerei profanatori. L’Accademia l’aveva concepita con in mente quel obiettivo.

JB: Quando il professor UC- Boulder (macigno) Ward Churcill criticò gli Stati Uniti dopo l’11 Settembre, il repubblicano Bill Owens , governatore del Colorado, dovette chiamare per le dimissioni di Churcill. Nota il linguaggio: egli dovette chiamare per le sue dimissioni perchè non c’era un modo semplice per licenziarlo. Senza tener conto di ciò che tu pensi di Churchill o dei suoi programmi, lo considero importante per costruire strutture di dissenso, e nella sua forma originale il diritto di possesso era una di queste.

JI:E’ giusto, in una corporazione avrebbe indossato solo slip rosa--fine della discussione. Così il diritto di possesso, come il copyright, potrebbe essere una leva per far valere te stesso. Nella passata Conferenza di Novembre della Camera degli Intellettuali Neeru Paharia descrisse una proposta che qualcuno fece per una licenza Creative Commons “ad uso non militare‿. Abbiamo bisogno di poter pensare creativamente a proposito di questo tipo di leve.


http://commons.umaine.edu/coic/

http://commons.umaine.edu/coic/coicmovies/CC.mov


JB:Si, ma anche le strutture tradizionali del diritto del possesso sono sotto assalto. Una legge per modificare le protezioni del diritto di possesso è stata appena sottoposta alla legislatura del Maine. Etichettato come “un atto per creare un disegno di legge accademico dei diritti “, è attualmente un primo esempio di doppia lingua. Il nome del disegno di legge è una maschera della sua sostanza con la quale calpestare la libertà accademica sottoponendo l’insegnamento e il programma culturale del campus ad una sorveglianza legislativa in una causa privata. Chiunque considera controverso l’oggetto del problema ed etichetta legittime pratiche educative come “indottrinamento‿ può cercare risarcimenti. Gli avversari hanno identificato questo come parte delle guerre di cultura varate dai nuovi amici di Bush.

LD 1194 "An Act to Create an Academic Bills of Rights"

http://janus.state.me.us/legis/LawMakerWeb/externalsiteframe.asp?ID=28001621 2&LD=1194&Type=2&SessionID=6

http://www.thenation.com/doc.mhtml?i=20050404&c=1&s=jacoby

http://www.insidehighered.com/news/2005/03/25/acfreedom


Quindi secondo il mio parere, invece di potenziare i modelli esistenti, dovremmo creare dei percorsi intorno ad essi. Insieme ad alcuni colleghi e studenti del UMaine, abbiamo costruito una struttura collaborativa chiamata The Pool che offre un gruppo di lavoro di fiducia democratico e indipendente del sistema di equa recensione della Ivory Tower . Fino a qui abbiamo usato questo beta system principalmente per stimolare lavori artistici collaborativi e applicazioni—un Art Pool—ma recentemente ci è venuto in mente che potremmo costruire un Text Pool per fare lo stesso per una critica collaborativa.


http://newmedia.umaine.edu/pool/


In un contesto accademico la possibilità di seguire ogni contributo individuale ad un progetto più vasto può essere interessante. In un modo lo si può gia fare con liste come <nettime> ricercando un colloquiale farsi strada nell’archivio. Con il Text Pool potresti apprendere un’ idea simile, forse migliore, della costruzione sociale di un testo invece di leggere solo un articolo che dichiara un autore. In un testo puoi semplicemente cliccare su parti di esso e vedere chi vi ha contribuito – vedi l’intera “serie di autori‿.

TS: Il sito Open Theory è l’equivalente tedesco di questo. Prende l’idea di software libero per scritti collaborativi di teoria.


http://opentheory.org


JI: Grande, non conoscevo il sito Open Theory. C’è certamente un crescente numero di siti che applicano un’ interfaccia dallo stile Source-Forge a tutto, dalle ricette della cola ai casi di persone scomparse.


http://www.colawp.com/colas/400/cola467_recipe.html

http://doenetwork.org/


Mentre il Pool include version tracking come questi siti, il Pool è basato su un’interfaccia grafica piuttosto che un inventario lineare. Nella principale interfaccia, l’indice d’ascolto della comunità produce uno sciame emergente di progetti intrecciati in accordo con i loro livelli di approvazione e riconoscimento.Un’altra interfaccia del Pool è un diagramma di gruppo di lavoro collaborativo realizzato da uno dei nostri studenti, Jeremy Knope. Come con gli strumenti di network sociali, puoi fare un grafico dei gradi di separazione delle diverse persone, ma in questo caso puoi anche vedere quanto sono collegate attraverso progetti collaborativi.


http://newmedia.umaine.edu/pool/pool_extras.html


Quando mostrammo The Pool a Jim Crutchfield e all’Istututo di santa Fe, una think tank per la teoria del caos e la scienza della complessità, lui pensò che questo poteva essere prezioso nel processo di ricerca perchè puoi non avere alcun articolo in una rivista per la quale sei il principale autore, ma molti lavori per i quali hai giocato dei ruoli nella creazione di prodotti intellettuali di altre persone. Mentre il tuo saggio lo fa nel New Media Reader, sfortunatamente non c’è nessun pulsante che puoi cliccare per vedere la lista di tutte le persone che vi hanno contribuito o l’hanno criticato su <nettime>. Penso che abbiamo davvero bisogno di strutture che permettano questo tipo di storia della versione.

TS: Come usi questi progetti in un contesto educativo? Progetti come The Art Pool o Text Pool come si paragonano a progetti open courseware come l’OpenCourseware del MIT o i progetti Connexions della rice University, il progetto H2O di Harvard, Citeulike, o il nostro Distributed Learning Project? Se la preoccupazione è il libero accesso all’arte, bè, il Rhizome Artbase è libero il venerdì. I creatori di Rhizome enfatizzarono il compito sociale di attrarre la gente ad uno strumento online oltre la sua complessità tecnica. Aprire una stanza non significa che la gente ci entrerà. Devi dare un party con birra gratis perchè la gente entri. Questa era una delle cose che ho imparato dal lavoro collaborativo su Discordia. Inoltre, non sarebbe utile fare dei collegamenti agli archivi dei progetti con popolazioni come l’ArtBase di rhizome, Art Pool, e Neural?


http://h2o.law.harvard.edu/

http://ocw.mit.edu/

http://cnx.rice.edu/

http://dlp.distributedcreativity.org/

http://www.citeulike.org/

http://rhizome.org/artbase/

http://discordia.us (archiviato)

JB: molti dei progetti che hai menzionato riguardano l’open access: l’OpenCourseWare del MIT è sull’accesso al programma del corso di studi. Le persone che non stanno pagando tasse scolastiche, che non stanno frequentando i corsi, possono entrarvi e avere il programma. Lo stesso è vero per Rhizome (i venerdì)—lì puoi avere accesso all’arte. The Pool non è proprio sul mero accesso—è sul processo che porta le persone insieme, non solo un portale a senso unico per avere un progetto o un testo. Nel Pool puoi rivedere i progetti altrui e puoi potenzialmente collegarli. L’obiettivo del progetto è di fare uscire studenti e facoltà dal modello di lavoro competitivo e portarli in un tipo di progetto collaborativo che permetta alla gente di avere credito individuale.

JI: Il movimento dell’Open Access è grande. Ma c’è un enorme scarto tra un professore al MIT che distribuisce il suo programma e lo stesso professore che dice “Voglio iniziare un programma—a qualcuno interessa aiutare?‿. C’è una grande differenza—il movimento dell’open software è un modello di produzione molto migliore.

TS: Sì, la leadership di mercato del MIT è rinforzata dal loro progetto di open courseware mentre il college di una piccola comunità potrebbe non beneficiare molto dall’essere aperto. Axel Bruns si riferì a questo in una precedente intervista.JB: L’apertura del MIT è impostata come una offerta a senso unico. Non posso aggiungere risorse ad un programma. Non posso aggiungere alla loro versione. Baudrillard si riferisce a queste idee di reciprocità e interattività. Dichiara che i media “sono ciò che impedisce sempre una reazione‿, e ci ricorda che nelle società ‘primitive’, “il potere appartiene a chi può dare e non può essere ripagato‿. Questo “disturba lo scambio al tuo profitto‿ e aggiungerei al tuo potere. Questo è precisamente il modello del MIT. Loro possono stabilire il canone della cultura.Quando lavoravo all’Università di New York, Blackboard è stato introdotto per i corsi online. I professori dovevano mettere lì i loro programmi così che l’università poteva venderli dopo che i professori avevano lasciato l’università. Se il mio programma è online e nessuno può contribuirvi, allora non vedo che vantaggio ci sia ad utilizzare questa tecnologia.


http://blackboard.com


TS:Questa idea di condivisione delle risorse e la creazione di un programma collaborativo è anche al cuore /nocciolo della Distributed Language Project (DLP) sul quale lavoro con Tom Leonhardt. (Il progetto)È in via di costruzione/di elaborazione ma è un inizio concettuale che può essere seguito. Si spera che possa funzionare entro metà estate.


http://dlp.distributedcreativity.org


Poi Jon sollevò la questione del dominio pubblico e chiese se i docenti continuassero a parlare di questo.

JB:Si, è molto importante sollevare la questione di come si contribuisce ai diversi tipi di pubblico dominio. Oggi, una persona che vuole prendere posizione ha bisogno di un possesso per proteggersi. Ma 200 anni fa in questa zona un individuo non necessitava di un contratto legale per essere in grado di esprimere le proprie opinioni. I nativi americani tenevano i loro dibattiti dove tutti sono ascoltati allo stesso modo. Due fine settimana fa ho partecipato ad un dibattito tra i Passamaquoddy che stanno lottando per mantenere un impianto di Gas Naturale Liquefatto dalla distruzione delle loro ultime terre. Il modello è quello di ascoltare profondamente, ottenendo l’appoggio dell’intera comunità, e quindi formare un consenso intorno al quale le decisioni politiche vengono prese e ciò fa sentire tutti quanti parte integrante della decisone. Prima che qualcuno parli i problemi non sono nemmeno messi in luce. La pluralità di punti di vista è benvenuta; è vista come un aiuto per espandere la base per la formazione del consenso.

La cultura dei nativi americani ci fornisce anche un modello per i comuni. Dobbiamo andare indietro ai movimenti prima delle enclosures inglesi e nelle altre parti dell’Europa per ottenere un ricordo di come i comuni fossero: un campo da brucare per il bestiame, un pezzo di terra che non apparteneva a tutti e a nessuno dove tutti potevano raccoglierne i frutti e cacciare. Solo fino ad un secolo fa, avevamo ancora esempi di gente che possedevano terreni in comune negli USA. I colonizzatori bianchi che volevano comprare terreni dai nativi americani non potevano farlo perchè i nativi che possedevano i terreni in comune necessitavano il consenso di tutti per essere riappropriato. La causa Dawe del 1887 portò alla luce che i terreni comuni e poi privatizzati erano di 40-100 acri a persona. E durante questo periodo i nativi americani persero quasi due terzi dei loro terreni perchè gli individui erano corrotti, alcuni svendettero i loro terreni perchè troppo poveri,altri territori furono “lasciati li‿ e caddero nelle mani del governo o dei privati.

TS: Naomi Klein indirizzò i comuni a Windows and Fences—“... i comuni si stanno ritrasformando e riarraggiando-- tagliate le spese, privatizzati, deregolarizzati—e tutto in nome della partecipazione e della competizione nel sistema del mercato globale...‿

JB: Si, il punto è quando si privatizza, la comunità perde i suoi possedimenti sul terreno, sull’acqua, sull’aria, sui codici genetici e gli individui diventano molto vulnerabili. Il recente film “Tha corporation‿ di Marck Achbar, Jennifer Abbott & Joel Bakan si riferisce ai drammatici risultati della privatizzazione. I risultati sono ambienti tossici,riscaldamento globale, povertà, dipendenza dai governi e dalle corporazioni, e sistemi politici fascisti. Naomi Klein connette questa privatizzazione alla marca dell’etichetta nel film. La marca è la visione di noi stessi prodotti dalle corporazioni.


http://www.thecorporation.com/


Il movimento per ritornare ai comuni è qualcosa di molto potente per le persone. Mentre la Banca Mondiale e Bechtel provarono a privatizzare il diritto all’acqua.In Cochamba,Bolivia, la gente scendeva nelle strade chiedendo l’accesso all’acqua come un bene pubblico, e alla fine prevalsero. Mi piacerebbe vedere che succede nel Maine. L’acqua che imbottigliavo gratuitamente quando ero bambino sta ora producendo 60 milioni di dollari all’anno per la Poland Spring.Come creiamo o difendiamo gli spazi comuni e i pubblici accessi ai nostri campi e al nostro mondo?

TS: Ci sono molte iniziative che rispondono al commercio for-profit online e non. Bonificare le strade giocosamente e creare zone pubbliche. La città virtuale De Digitale Staad (DDS) offriva prezzi di accesso ragionevoli per tutti alla metà degli anni 90.


http://rts.gn.apc.org/sp'96/sp96.htm


JI: Lo scopo di un circolo di dibattito è piuttosto diverso dalla critica in rete che trovi su <nettime> o la critica d’arte che trovi su Rhizome. Non è una discussione filosofica come Code Zebra. E’ invece utilizzata al fine di un’azione politica. Questo è qualcosa che può essere un po’ più vicino alla comunità dei blog ma i bloggers tendono a correlarsi di note l’un l’altro invece che a scrivere in una maniera veramente collaborativa. Il net artist

Eryk Salvaggio recentemente ha iniziato il progetto “What Do We Stand For?‿ per incanalarequesta dispersa comunità di attivisti in un gruppo decisionale di collaborazione. Lui vuole usare il kit di software di Pool per fare in modo che la gente produca un’affermazione politica Trovo molto interessante il fatti che network originariamente concepiti per artisti o accademici possano essere riproposti per fini politici.


http://whatdowestandfor.org


Riferimenti:

http://en.wikipedia.org/wiki/copyleft

http://www.opencontent.org/

http://cyber.law.harvard.edu/openlaw/

http://www.freeculture.org/

http://wikimediafoundation.org/wiki/Home

http://www.freecycle.org/


Jean Baudrillard, "Requiem for the Media", in The New Media Reader, Noah Wardrip-Fruon & Nick Montfort Eds. Cambridge: MIT Press. 2003 Nikolai Bezroukov, "open source Software Development as a Special Type of Academic Research


http://firstmonday.org/issues/issue4_10/bezroukov/index.html


Jessica Littman, Digital copyright, Prometheus Books 2001 Alex Galloway,"Global Networks and the Effect on Culture", in Digital Production in a Digital Age, Annals of the American Academy of Political and Social Science, Vol 597, Jan 2005.Naomi Klein, "Fences and Windows: Dispatches from the Front Lines of the Globalization Debate", Random House October 2002 James F. Moore, Berkman Center for Internet & Society.

http://cyber.law.harvard.edu/people/jmoore/secondsuperpower.html


Still Water for network art & culture

http://newmedia.umaine.edu/stillwater/


Jon Ippolito è un artista, curatore del Guggenheim, e co-fondatore con Joline Blais del programma Still Water per l’arte e la cultura della rete all’Università del Maine dove è un assistente professore dei New Media.

La scrittrice di narrativa Joline Blais è stata pioniera nello sviluppo del programma MediaStudies in SCPD alla New York University, e attualmente è assistente professore dei New Media all’Università del Maine. Ha una preparazione in storia e letteratura comparata ad Harvard e all’Università della Pennsylvania.