Discussione:Architettura Radicale

Tratto da EduEDA
Versione del 19 Feb 2015 alle 00:45 di Cristina (Discussione | contributi) (Opere:)

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Architettura Radicale è un movimento che racchiude una serie di esperienze avvenute in vari campi disciplinari dalla fine degli anni '60 in poi e che per molto tempo sono state ignorate, poi rivalutate e soltanto intorno alla fine degli anni '80 consacrate ad essere le manifestazioni di una vera e propria avanguardia. Le varie esperienze nascono in luoghi diversi e comprendono atteggiamenti differenti l'uno dall'altro, ma tutte hanno in comune la necessità di rompere con la disciplina progettuale e funzionale portata avanti negli istituti universitari.

Ugo La Pietra, Sistema disequilibrante, Il commutatore, 1967-70

Genere o movimento artistico:

Architettura Radicale

Personaggi o Gruppi:

Archizoom, UFO, Superstudio, Archigram, Utopie Group, Ant Farm, 9999, Gianni Pettena, Ugo La Pietra, Pietro Derossi.

Luogo:

Europa

Storia:

"Superarchitettura", mostra di “Archizoom” e “Superstudio”, 1966
Casa ANAS gonfiabile, UFO, Firenze, Palazzo San Clemente, 1969

Intorno alla metà degli anni '60 in contrapposizione alle convenzioni razionaliste e funzionaliste si sviluppa una nuova corrente artistica basata su una ricerca architettonica d'avanguardia legata a tematiche utopistiche, fantascientifiche e irrazionali che contesta la disciplina progettuale concepita fino ad allora. I promotori di questo cambiamento radicale sperimentano nuovi linguaggi architettonici per esprimere la contemporaneità e per rompere e liberarsi così dal Movimento Moderno.

L'architettura Radicale non si può definire propriamente un movimento ma una serie di atteggiamenti diffusi a livello internazionale che individuano nei concetti di Razionalismo e Funzionalismo una disumanizzazione degli spazi urbani. Difficile quindi tracciarne la mappa del contesto in cui si sviluppa dal momento che non si tratta di una vera e propria corrente ma di un atteggiamento mentale innovativo.

Il merito di aver raccolto questi "atteggiamenti" in un unico fenomeno architettonico e di aver adottato il termine Architettura Radicale nei primi anni 70, lo si deve a Germano Celant. A Firenze i poli di aggregazione sono collegati alla facoltà di Architettura e prendono quindi vita gli Archizoom, i Superstudio, gli UFO, i 9999, i Ziggurat dove operano Remo Buti, Gianni Pettena e il loro mentore Ettore Sottsass a quei tempi direttore artistico dell'azienda Poltronova. A Milano invece si ha la divulgazione dei progetti radicali attraverso Franco Raggi e le riviste "Domus", "Casabella" diretta da Alessandro Mendini dal 1970 al 1976 e "In", "Progettare Inpiù" diretta da Ugo la Pietra. A Napoli si possono trovare il docente universitario Almerico De Angelis e il promotore di laboratori di architettura d’animazione e di design Riccardo Dalisi. A Padova si forma il gruppo Cavart che una volta colonizzata una cava abbandonata ha dato vita ad una serie di seminari e performances.

Nel 1966 viene organizzata la prima mostra di "Superarchitettura" a Pistoia. Da questa mostra si formano due gruppi rappresentativi del movimento, gli Archizoom e i Superstudio. I portavoce dell'avanguardia che si va formando sono le riviste "Domus", "Casabella" e successivamente "In". Grazie al lavoro teorico di Andrea Branzi e editoriale di Alessandro Mendini, Franco Raggi e diversi altri ancora, si possiedono oggi accurate informazioni su questo fenomeno. Infatti nonostante l'intenso lavoro avanti rispetto ai tempi, gli esponenti della corrente radicale non riescono a superare il clima di pregiudizio e ad abbattere la critica ostile presente in Italia.

Il riconoscimento arriva dall'estero nel 1972 quando alla mostra di controdesign "Italy: the New domestic Landscape" organizzata dal MOMA di New York vengono invitati i vari esponenti radicali ad esporre le proprie opere. In seguito escono due pubblicazioni importanti nel 1974 e nel 1977 una "Architettura radicale" di Bruno Orlandoni e Paola Navone, introdotta da Andrea Branzi. L'altra "Dalla città al cucchiaio" sempre di Bruno Orlandoni e Giorgio Vallino.

Con il passare del tempo i vari grupppi si trovano a dover scegliere il percorso da intraprendere che li porta ad attuare dei compromessi con la realtà professionale. Intorno agli anni '90 in Francia viene studiato il fenomeno radicale italiano da Dominique Rouillard che lo inquadra come una vera e propria avanguardia e riconosce la sua influenza nei lavori di Rem Koolhaas e Bernarnd Tschumi. Inizia quindi un dibattito critico purtroppo assente in Italia che mette in risalto finalmente il valore concettuale e progettuale dei radicali. Ne conseguono una serie di mostre e di manifestazioni in territorio francese mentre nel Centro Georges Pompidou il conservatore Alain Guiheux salva diverse opere dalle cantine degli architetti e le inserisce nella collezione permanente.

Nel 1996 alla Biennale di Venezia viene allestita una retrospettiva internazionale da Gianni Pettena sul movimento radicale. Sempre Pettena organizza la mostra Archipelago. Architettura sperimentale 1959-99 a Pistoia presso il palazzo Fabroni. Nonostante il lavoro di recupero francese che conserva le tracce significative dell'evoluzione di design e architettura, purtroppo i radicali hanno perso la battaglia che cercava di ridefinire la disciplina e il potere accademico. Non si è arrivati a una rottura e a una rigenerazione della disciplina. La colpa la si trova nel vuoto della critica che ha accompagnato il movimento all'epoca o forse la colpa si trova già nei presupposti del movimento perchè fin dall'inizio i radicali si pongono come degli eroici perdenti che nonostante tutto hanno lasciato un importante patrimonio storico e artistico. L'architettura radicale non poteva vincere perchè come sostiene Andrea Branzi in "Radical Notes" di Casabella il "fine ultimo dell'architettura è l'eliminazione dell'architettura stessa."

Poetica:

L'Architettura Radicale analogamente ai movimenti artistici come l’Happening & Fluxus, il Nouveau Réalisme, la Pop Art, la Minimal Art, l’Arte Concettuale, l’Arte Povera, la Land Art, segna una grande rivoluzione artistica che consente di uscire dalla progettazione architettonica, paragonabile all'uscita dal quadro o dalla tela atteggiamento tipico delle avanguardie. Il movimento si pone in uno spazio intermedio tra il campo delle tecniche, specifico dell'architettura progettuale e il campo delle arti. Il campo privilegiato dove si esprime la sperimentazione radicale è il foglio da disegno, lo scritto, l'allestimento, l'evento e l'oggetto, manca del tutto il progetto come prodotto professionale. La ricerca è tesa soprattutto verso l'invenzione e verso nuovi linguaggi visuali permettendo così di aprire gli orizzonti al campo architettonico.

E' un movimento che mira al totale cambiamento della disciplina progettuale. Si costituiscono gruppi di giovani architetti che non accettano le convenzioni del Movimento Moderno come basi per l'evoluzione della società. Pur operando in maniera differente e con diversi strumenti operativi si delinea il "comune il rifiuto dello spazio architettonico tradizionalmente progettato e costruito, creatore di disuguaglianze, sostituito da una multidisciplina aperta ai contributi dell’antropologia, delle arti visive, della comunicazione e delle tecnologie."[1]

E' un momento cruciale dove si avvia una sperimentazione di un concetto architettonico che si modella attraverso spazi fisici e mentali anticonformisti alla vita di ogni individuo. I radicali aspirano a un nuovo "umanesimo" che si fonda sul rispetto dell'individuo e della realtà che lo circonda. Per tale fine si analizza il rapporto dell'uomo e la società dei consumi intervenendo in vari contesti disciplinari come la scrittura, i progetti utopici, le installazioni, i video, interagendo quindi in ambiti interdisciplinari.

Ma oltre che a operare un cambiamento della disciplina progettuale opera un atto di critica sociale, un affronto al potere borghese, all'eredità razionalista e convenzionale a cui Firenze è profondamente legata. Si forma quindi "una ludica, tagliente, provocatoria ribellione, ironica quanto sistematica, dai tratti persino dada, che cercava di ridefinire - con mezzi allegramente eterodossi, allora di largo e trasversale impiego: performance, azioni di strada, manifesti, oggetti disutili, materiali inediti - l’architettura come sovversione scagliata in faccia all’estabilishment."[2]

A distanza di qualche decennio risulta evidente che il movimento radicale è stato fondamentale e rivoluzionario su due fronti: per lo sviluppo del design dove le componenti qualitative dell'oggetto hanno prevalso rispetto alla sua funzionalità e per la generazione di architetti come Arata Isozaki, Rem Koolhaas, Bernard Tschumi che nei loro progetti hanno reso tributo ai radicali fiorentini.

Opere:

Archizoom

Divano componibile “Superonda”, 1967, Produzione Poltronova
  • Divano componibile “Superonda”, 1967, Produzione Poltronova, Agliana

E' uno dei primi mobili senza una struttura portante e costruito interamente in poliuretano. L'opera è stata realizzata in seguito all'incontro tra Archizoom e Ettore Sottsass e rappresenta uno stile più libero di abitare superando le convenzioni borghesi. Infatti la struttura leggera e componibile ne permette utilizzi diversi, da letto, a divano, a chaise longue.













  • Divano componibile “Safari”, 1967, Produzione Poltronova, Agliana
  • Coperta “Ubi Maior”, 1967, Produzione Poltronova, Agliana
  • Coperta “Ubi Maior”, 1967, Produzione Poltronova, Agliana
  • Dream Bed “Naufragio di rose”, 1967
  • Dream Bed “Presagio di rose”, 1967
  • Dressing design, 1973 (è grazie a Dario e Lucia Bartolini che i prototipi di ”Dressing design” amplificano la “prima scala” di ricerca e progetto)
  • Stanza neutra, 1972, Moma, New York

Gianni Pettena

  • Dialogo Pettena–Arnolfo, 1968, San Giovanni Valdarno
  • Carabinieri, 1968, Novara, Palazzo comunale
  • Grazia&Giustizia, 1968, Palermo, VI Festival di Musica d’Avanguardia
  • Milite ignoto, 1968, Ferrara, Palazzo dei Diaman
  • Wearable chairs, 1971, Minneapolis, Minnesota
"Paper / Midwestern Ocean", Gianni Pettena, Minneapolis, College of Art and Design, Minnesota, 1971
  • Paper / Midwestern Ocean, 1971, Minneapolis, College of Art and Design, Minnesota

Una delle prime installazioni di Gianni Pettena in occasione di una conferenza in una università americana. Pettena riempie la sala conferenze con strisce di carta che il pubblico è obbligato a tagliare per farsi strada. La funzione di spettatore non è passiva ma attiva e partecipe e il processo del taglio simboleggia il liberarsi dalle forme architettonice tradizionali.














  • Ice house I, 1971, Minneapolis, Minnesota
  • Ice house II Casa cubo, 1972, Minneapolis, Minnesota
  • Clay house I, 1972, Salt Lake City, Utah
  • Clay house II, 1972, Salt Lake City, Utah
  • Tumbleweeds Catcher, 1972, Salt Lake City, Utah
  • Red line, 1972, Salt Lake City, Utah
  • About non conscious architecture, 1972/73, USA

Superstudio

  • Viaggio nelle regioni della ragione1966/68
  • Bazaar-Giovanetti, 1968
  • Bazaar-GiovanettI, 1968
  • Falling Star, 1968
  • Il Monumento continuo, 1969
  • Golden Gate, 1970
  • Istogrammi, 1969
  • Istogrammi d’architettura, 1969
  • La serie misura, 1969/71
  • La superficie neutra, 1971

UFO

  • Effimero urbano n. 6, 1968, Firenze, Piazza Duomo
  • Superhappening, 1968, San Giovanni Valdarno
  • Effimero urbano n. 3, 1968, Firenze, Piazza della Signoria
  • Rebus gonfiabili, 1968, Firenze, Isolotto
  • Casa ANAS gonfiabile, 1969, Firenze, Palazzo San Clemente
  • Sherwood, 1969, Firenze
  • Interno “Re di Puglia”, 1969, Firenze
  • Lampada “Dollaro”, 1969
  • Lampada “Paramount”, 1969/73
  • Il Mago di Oz, 1969, Viareggio
  • Tempio dorico, 1971, Milano, Salone del Mobile
  • 6. Giro d’Italia allo “Space–Electronic”/”Nuovo uomo di Leonardo” – Lavoro sul lavoro, 1970/76
  • Bamba Issa n. 1, 1970, Forte dei Marmi – Viareggio
  • Bamba Issa n. 2, 1972, Forte dei Marmi – Viareggio
  • “La Cina è vicina”, copertina della rivista Casabella, 1973
  • “Casa ANAS”, Laboratorio di Nuovo Artigianato, 1975, Firenze
  • Casa ANAS portata in barca, 1978, Venezia, XXXVIII Biennale
  • Casa ANAS concettuale (Casa Classica), 1970

Archigram

  • Plug-In City, Peter Cook, 1964
  • Walking City, Ron Herron, 1964
  • Instant City, Peter Cook, 1968
  • Seaside Bubbles, Ron Herron, 1964
  • Living Pod, David Greene, 1967
  • Tuned Suburb, Ron Heron, 1968
  • Electronic Tomato, Warren Chalk, David Greene, 1969
  • Cushicle and Suitaloon, Michael Web, 1966

Ugo La Pietra

  • Sistema disequilibrante, Interventi urbani, “La conquista dello spazio”, Milano, 1971
  • Sistema disequilibrante, Interventi urbani,“Campo urbano”, 1969
  • Sistema disequilibrante, Verso il centro, Milano, 1969
  • Sistema disequilibrante, Elemento segnale, 1970
  • Architettura Radicale e Sistema disequilibrante, “I gradi di libertà”
  • Architettura Radicale e Sistema disequilibrante, tracce da “I gradi di libertà”, ricerca condotta con Livio Marzot nella periferia di Baggio, Galleria Toselli, 1969
  • “I gradi di libertà”, recupero e reinvenzione, analisi, tracce, opere, percorsi nella periferia urbana

Bibliografia:

  • "Radical Rules 1965-1976", Mauro Panzera e Gianni Pettena, edizioni "Il ponte", Firenze, 2009

Webliografia:

Note:

  1. http://www.turindamsreview.unito.it/link/Radicals_Maraone.pdf
  2. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/06/30/news/architettura_radicale_il_racconto_di_una_grande_stagione-90386405/

Tipo di scheda:

InteractiveResource

Soggetto (categoria) da Thesaurus Pico Cultura Italia:

Architetti, Designer, Designer di arredi, Designer di interni e allestimenti, Design di arredi, Progettazione di interni, Artisti, Installazioni (arte), Performance (performance art), Età contemporanea, sec.XX

Soggetto (categoria, tags) a testo libero:

arte d'avanguardia, arte concettuale, arte coontemporanea,

Voci correlate:

Arte concettuale, Happening & Fluxus, Nouveau Réalisme, Pop art, Minimal art, Arte povera, Land art, Archizoom, UFO, Superstudio, Archigram, Gianni Pettena, Galleria Schema