Discussione:Net art

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vecchie schede da integrare nell'articolo:

Italic textNet Art

Secondo Arturo di Corinto:


«Ascii art», «Web art», «Software art», «Form art», «Art on the Net», «Net.art». Nomi, acronimi, sigle per l'arte in rete, dalla rete, per la rete. Parole più o meno comprensibili per i profani della tecnologia Internet, segnali di orientamento per chi la rete la pratica e la vive, categorie di nuove forme espressive fondate sul digitale. Un processo di selezione naturale ha portato il termine «Net.art» ad affermarsi come la sintesi di quelle forme disparate. Parlando di «Net.art« non è casuale che alcuni enfatizzino il primo termine del binomio, per indicarne il carattere interattivo e comunicativo. Chi enfatizza il secondo termine, arte, per sottolinearne il carattere estetico, espressivo, lo fa per dire che esso acquisisce un nuovo significato proprio accanto a quella parola, net, polivalente contrazione linguistica di Internet, ma finisce spesso per trascurare il vero carattere innovativo e i risvolti problematici della definizione. Secondo uno dei rari manifesti del movimento, Introduzione alla Net.art di Alexei Shulgin e Natalie Bookchin (1999) la «Net.art è un termine autoreferenziale creato da un pezzo di software malfunzionante, originariamente utilizzato per descrivere un'attività estetica e comunicativa su Internet». “la Net.art è innanzitutto, ma non solo, arte relazionale costruita a partire dallo scambio paritario dentro la rete, essa è decisamente altro dai cataloghi digitali di quadri e sculture da inserire nel carrello virtuale dei supermercati online dei siti d'arte. La Net.art è una modalità espressiva che antepone la comunicazione alla rappresentazione, la creazione di circuiti e di interazioni ai significati, perchè è il fruitore stesso il suo contenuto�?.


La NetArt è un movimento nato in gran parte al di fuori del sistema dell'arte tradizionale, ha sempre avuto poco a che vedere con gallerie e musei. La net art è l’ arte di fare network, l’l’arte della connessione. I suoi protagonisti sono spesso figure ibride, un po' programmatori, un po' artisti, un po' operatori della comunicazione. Dunque capita spesso che critici d'arte con una formazione di stampo esclusivamente storico-artistico abbiano difficoltà a comprendere le modalità espressive della NetArt. Per comprenderla è infatti indispensabile avere un'esperienza diretta e quotidiana con la Rete, che è un po' l'ecosistema in cui queste opere nascono e crescono. Questo tipo di approccio artistico inizia intorno alla fine degli anni Ottanta attraverso l'esperienza dei BBS -bacheche elettroniche-( un net work informatico attraverso il quale è possibile manipolare e trasformare testi ed immagini che chiunque può inviare). La net.art conduce raramente alla creazione di oggetti chiaramente definiti e rappresentabili, infatti non vogliono essere oggetti estetici ma operazioni culturali. Le opere sono quelle che danno vita a processi culturali, collettivi e cooperativi. La Net art permette scambi di informazioni, azioni collettive, è un nuovo modello di relazione sociale, crea comunità e da vita a reti di relazioni sociali. Ha spesso a che vedere con concetti strutturali; non è arte retinica, lo spettatore è attivo e determina lo svolgimento dell'opera, un individuo o un gruppo di artisti progetta un sistema che può essere espanso da altre persone. L’enfasi si pone sul circuito comunicativo, piuttosto che sui contenuti da esso veicolati. Questa forma d’arte viene associata ad operazioni di controinformazione occupandosi sempre e soprattutto di tematiche di carattere etico-sociale-politico come la difesa della privacy, la ricerca, la sicurezza, la diffusione di software "aperto" (come Linux), il problema del copyright, il rapporto tra arte ed hackeraggio. Funziona solo in rete e prende la rete o il �?mito della Rete�? come tema. La net art gioca sull’ambivalenza tra l’aspetto superficiale dei materiali della rete e i suoi meccanismi meno evidenti e intuitivi.Il primo e più importante tema della net art è internet stessa. La net art si serve della Rete non solo come veicolo di diffusione, ma eleva la comunicazione molti-a-molti, diretta tra l'artista e il suo pubblico attraverso questo nuovo medium come canale a basso costo. Da semplice mezzo di distribuzione delle informazioni, la Rete si fa materiale e strumento di produzione, il mezzo di distribuzione e quello di produzione vengono a coincidere. Se il vero centro di questa forma d'arte è ciò che viene prodotto da un network e a volte viene prodotto per la rete stessa potremmo dire che la prima e la più gigantesca opera di net art sia stata Internet, la rete nella sua interezza. Un'opera in continua evoluzione i cui meccanismi generativi, i cui protocolli, le cui regole vengono definite costantemente attraverso la collaborazione più o meno anarchica di una pluralità di persone sparse in tutto il mondo. Non si serve solo di World wide web, ma appoggia su una gamma assai più vasta di protocolli, canali e strumenti di comunicazione: e-mail, browser, mailing list, Internet Relay, Chat, Moo e Mud, motori di ricerca, sistemi peer-to-peer, satellitari, wirless e altro ancora. La net.art si confronta con la testualità del codice e con la sintassi multipla dei linguaggi di programmazione, è ovvio che i rapporti tradizionali tra autore, opera e fruitore ne escano decisamente mutati.


NET.ART La net.art si avvicina più alla web art. nella Net.art ritroviamo sia l’interazione e la comunicazione già presenti nella net art, l’arte della connessione ma più verso una ricerca estetica e linguistica. Ritroviamo in artisti come jodi e alex shulgin esempi di questa forma d’arte.



ALTRA SCHEDA

Con la nascita della Rete è emersa una nuova forma artistica, una sconosciuta attività creativa a cui è stato dato il nome di net.art. Naturalmente all’inizio non è stata identificata come qualcosa di isolato ma la sua forma venne percepita sullo sfondo di correnti artistiche precedenti. E’ un fenomeno che vede la sua fioritura nel corso dei primi anni Novanta, e si può paragonare al movimento Cyberpunk degli anni Ottanta, entrambi infatti hanno avuto la capacità di catturare l’attenzione di un’area underground di artisti interessati ad esprimersi attraverso l’uso alternativo delle nuove tecnologie, e l’uso antagonista dei media e dei nuovi media producendo pratiche nuove, nuove forme di aggregazione e nuove ricerche. Il termine net.art inizia ad essere usato per la prima volta nel 1995 dall’artista sloveno Vuk Kosic, artista e studioso delle possibilità visuali dei caratteri Ascii, che, affascinato dai codici piuttosto che dai software, definisce l’estetica digitale per le sue possibilità intrinseche, come materia che opportunamente plasmata può diventare elemento di costruzione visiva e stimolare nuove forme di percezione e immaginario. Fino a questo momento i net artisti, avevano lavorato nell’ombra senza troppo preoccuparsi di definire la loro attività, ma nel giugno del 1995, durante un evento sponsorizzato dalla Biennale di Venezia, la net.art venne ufficialmente formalizzata da un gruppo di artisti e intellettuali europei, che invitato a gestire uno spazio per tre giorni, diede origine alla mailing list ‘Nettime’ (www.nettime.org) creando una comunità aperta, per lo scambio di informazioni tra attivisti dell’Europa Orientale con quelli dell’Europa Occidentale. Da questo incontro infatti germogliarono reti di relazioni, progetti collaborativi e momenti di discussione collettiva, che resero possibile lo sviluppo di un discorso critico ed autoriflessivo. I net artisti si chiedevano se fosse possibile elaborare una forma d’arte specifica per la Rete, se esistesse un’estetica propria e quali fossero i canali di distribuzione dei contenuti. Nel maggio del 1996, Vuk Kosic organizzò il primo evento internazionale di net.art intitolato pragmaticamente ‘ Net Art Per Sé ’ (www.ljudmila.org/naps) un appuntamento che volle richiamare l’attenzione di una ristretta cerchia di artisti – di ‘addetti ai lavori ’ - per tracciare uno statuto della net.art e un profilo proprio della comunità emergente. Nel 1997 all’interno delle mailing-list internazionali Nettime e Syndacate, si accese a proposito un’intensa discussione sulla differenza tra net.art (arte di fare rete) e art on the net (arte in rete), per arrivare a definire le caratteristiche peculiari della neo-arte. Questa questione apparentemente terminologica celava una concezione completamente opposta di Rete e per questo coinvolse artisti, critici e appassionati. L’art on the net utilizzava la rete come strumento di documentazione dell’arte e in termini di contenuto non vi stabiliva alcuna relazione, in maniera opposta la net.art non sarebbe esistita al di fuori di essa. Infatti Internet soggetto primo delle ricerche dei net artisti, da sempre utilizzato come semplice mezzo di distribuzione dell’informazione, si trasformò in materia e strumento di produzione e per la prima volta nella storia dell’arte mezzo di distribuzione e mezzo di produzione vennero a coincidere. La net.art ha poco a che vedere infatti con i luoghi tradizionali di esposizione se non il fatto di doversi confrontare con essi per dimostrare la propria distanza. Gallerie e musei hanno scoperto il www per offrire informazioni sui loro artisti, su opere ed eventi, per catturare con maggior efficacia l’attenzione dei possibili acquirenti, e sviluppare ancora di più il mercato dell’arte legato all’idea classica di opera come espressione del genio artistico e per questo unica, sacra ed irripetibile. La Rete oltrepassando le concezioni tradizionali, da strumento di diffusione e pubblicizzazione di opere d’arte, diventò un nuovo modello di relazione sociale, un ambiente condiviso allo stesso momento da artisti e utenti. Il punto nodale è quindi che la net.art non funziona più a partire dalla rappresentazione ma spinta dalla necessità di comunicare a distanza attraverso l’uso delle nuove tecnologie, definisce un’estetica della comunicazione in cui lo scambio e l’interazione con il pubblico diventano una necessità. Diventa una pratica che non produce oggetti ma allaccia relazioni. L’artista inglese Roy Ascott è uno dei pochi che negli anni Ottanta orienta le sue ricerche verso una poetica del networking sperimentando dei dispositivi telematici che consentono la realizzazione di testi ad opera di autori dislocati lungo i nodi della rete. Ed è il primo a mettere in chiaro la questione del postindividualismo cioè la formazione di un’ intelligenza connettiva distribuita in un contesto (network) in cui il potenziamento e l’autonomia di ogni singola individualità creativa aveva origine dal livello di cooperazione e di interscambio. In questo senso il fenomeno della net.art rompe gli schemi dell’arte tradizionale riconoscendosi per qualità estetiche e filosofie nei movimenti d’avanguardia del novecento. Capire il suo raggio d’azione da un punto di vista puramente estetico significa metterla in relazione a tre concetti: l’estetica del macchinino, il gioco identitario, e la manipolazione dei flussi informativi. Il principio del macchinico definisce sicuramente questa rottura con le convenzioni classiche, di fatto non è importante il risultato, l’oggetto finale ma piuttosto il processo di trasformazione, l’evoluzione e la dinamica che portano al risultato. La net.art si comporta un po’ come un camaleonte, non utilizza un linguaggio visuale stabile ma si trasforma attraverso un processo continuo, reagisce rapidamente e sensibilmente ai cambi proprio come Internet è in eterno movimento. Se il compito dei software e dei sistemi operativi è di fatto quello di trasformare le istruzioni fornite dal programma alla macchina utilizzando un alfabeto più facilmente intelleggibile dall’essere umano, possiamo dire che la net art si colloca invece nel passaggio d’indeterminazione, si confronta con la testualità del codice e con la sintassi multipla dei linguaggi di programmazione in cui sistemi di segni sovrapposti si rovesciano gli uni negli altri dando luogo spesso ad errori, ambiguità e paradossi. La net art non va messa dunque in relazione ad alcuna applicazione, perché essa conduce raramente alla creazione di oggetti. Un’idea alchemica propria anche dei movimenti d’avanguardia che sostituirono la creazione di opere d’arte con spostamenti concettuali, happening, processi dinamici, spedizioni postali, e interventi sul territorio, performance. Il gioco identitario, è un’idea che appartiene all’etica del fare collettivo che ritiene importante ciò che l’opera produce a livello sociale piuttosto che glorificare l’identità dell’autore. In realtà tutti i progetti hanno un punto di partenza, un’idea, un autore ma ciò che la collaborazione di molte persone può sviluppare è smisurato rispetto all’opera di un singolo e l’utilizzo di Internet come strumento di produzione artistica ha reso possibile queste forme di partecipazione e lo sviluppo di progetti collettivi. La manipolazione dei flussi informativi, è un idea che sta alla base della filosofia di assalto ai motori di ricerca ed equivale alla capacità di manipolare la routine dell’utente intercettando i suoi flussi di navigazione per dirottarli su un altro sito dimostrando che la Rete può essere manipolata. Questa pratica presuppone un analisi lucida dei meccanismi di funzionamento della Rete e un alto grado di interazione fra uomo, codice e macchina. Il plagiarismo, che di base utilizza le semplici funzioni del copia incolla, è un'altra strategia in cui l’artista dichiara di appropriarsi di materiali altrui quindi chiusi, protetti da copyright per reinterpretarli, manipolarli spesso per giocare vere e proprie beffe mediatiche. In base a questi principi si possono individuare le caratteristiche estetiche proprie della net.art : dinamicità, processualità, non rappresentatività, non oggettualità, instabilità, comunicazione, azione e gioco. I net artisti credono nel progresso prodotto della techno cultura e attraverso i loro progetti pongono domande sulla verità e la credibilità delle informazioni diffuse in una società dominata dai media. La combinazione delle strategie fin ora descritte è al centro dell’opera di una misteriosa multiartista conosciuta come Netochka Nezvanova (nome ripreso dall’omonimo personaggio di Dostojevski che significa ‘ anonimo nessuno ’), la sua attività di ricerca attraversa a 360° tutto lo spettro della net.art : e-mail, spam art, plagiarismo, gioco sovra-identitario, simulazione, software art, fino ad arrivare nei territori della performance totale e del teatro guerriglia. Se la net.art è principalmente ‘ l’arte di fare rete ’, NN si dedica piuttosto che alla creazione di reti, allo sfruttamento di quelle già esistenti per rendersi visibile e sopravvivere all’interno dell’art system. Poco si conosce sulla vera identità celata dietro a questa sigla, si pensa che potrebbe trattarsi di una singola artista danese, o di un collettivo di artisti e programmatori la cosa certa è che di volta in volta nelle apparizioni pubbliche NN è impersonata da persone di sesso femminile. Attraverso la costruzione di molteplici identità immaginarie, multiple, vuole confondere qualsiasi tentativo di identificazione rendendosi incomprensibile e avvolta da un alone di ambiguità. Se a questo tratto distintivo si aggiunge la radicale negazione dei discorsi, la distruzione del senso, e l’ossessiva affermazione del se che la rende molto vicina alle bizzarrie del Dada si può facilmente capire la radicale definizione da della sua opera come ‘ arte della macchina ’, per mezzo dell’abolizione dell’io narrante, dell’antinarrazione totale, spersonalizzata e macchinica una strategia paradossale dell’affermare negando e dell’apparire scomparendo. Le prime comparse in di NN in Rete avvennero nel 1998, con la sigla Antiorp e svolgeva azioni di disturbo all’interno di alcune mailinglist musicali mandando una serie di enigmatici messaggi frutto di un mix fra diverse lingue e caratteri Ascii, ridicolizzando i suoi interlocutori. Utilizzando le e-mail come mezzo espressivo delle sue azioni estetiche, attuava un’operazione concettuale che mirava alla pura auto-rappresentazione. Successivamente la sigla cambiò in integer e la sua attività si spostò proprio su mailinglist internazionali di discussione come Nettime, Syndacate, Rhizome inondando le caselle di posta con messaggi privi di senso e accusando gli iscritti di essere una ‘ corporazione di fascisti internazionali ’, naturalmente NN finiva sempre per essere esclusa dalle liste. Da un punto di vista sintattico, il linguaggio utilizzato in questi messaggi frutto di simboli, lettere, e numeri diventa un vero e proprio codice ibrido, che diventa esso stesso il contenuto dell’opera, dal punto di vista semantico invece sembra che la ricombinazione di questi caratteri apparentemente insensata, faccia emergere un altro tipo di lettura degli stessi e un altro genere di senso. Nato.0+55 è il nome di un software prodotto da NN, e non è altro che un plug-in del conosciutissimo Max (un software per grafica multimediale utilizzato da molti artisti in tutto il mondo), solo che NN lo vende con delle singolari clausole che le danno la possibilità di revocare la licenza in qualsiasi momento o di negare aggiornamenti solo per il gusto di farlo. Questo tipo di azione mira ad evidenziare il rapporto di potere che nasce tra proprietario e utente e da un altro punto di vista è un'altra sua eccentrica formula di sovra-identificazione. Nebula.M81 è un'altra applicazione che ha prodotto e per la quale nel 2000 le è stato riconosciuto il premio ex-equo Transmediale per la categoria software. Questo software è un ‘ processore estetico ’ di codice html che recupera casualmente pagine web e le accorda creando accumulazioni di immagini, testo e suoni.





ALTRA SCHEDA DI TEO PIRISI

L'utilizzo dei nuovi strumenti da parte degli artisti, com'è possibile vedere riflettendo attorno alla storia dell'arte, è sempre esistito; come afferma L. Anderson, direttore del Whitney Museum (www.whitney.org), " dove si chiudono queste virgolette? [...] gli artisti hanno sempre lavorato all'avanguardia dell'evoluzione tecnologica [...], e hanno quindi via via sperimentato la fotografia, il film, il video, ... e oggi Internet! Probabilmente niente, dall'invenzione della fotografia, ha avuto sull'arte un maggior impatto delle tecnologie digitali. L'uso della Rete per la creazione artistica, sfruttando quelle che sono le potenzialità specifiche della Rete stessa, è un aspetto del mondo dell'arte che forse pochi conoscono o accettano di riconoscere come tale, ma che oggi non è più possibile ignorare.

La cultura contemporanea, la cultura della comunicazione e dell'informazione, è entrata a pieno regime nel periodo infoware, dove la principale moneta di scambio è l'informazione stessa; è impensabile che l'universo artistico possa rimanere insensibile a tutto questo. L'arte, in quanto specchio della società che la produce, prende possesso dei nuovi mezzi di comunicazione, influenzandone l'evoluzione e lasciandosi influenzare.

Oggi la Rete ha raggiunto una fase di sviluppo in cui un numero significativo d'artisti produce lavori attraverso questo medium, scardinando il circuito artistico tradizionale nei suoi punti fondamentali, dalla natura stessa dell'opera ai ruoli dell'artista e dello spettatore, dalle modalità di fruizione ai contesti espositivi.

La Net.Art si è confrontata soprattutto con la testualità del codice e con la sintassi dei linguaggi di programmazione, mutando decisamente i rapporti tra autore, opera e fruitore-lettore. Il suo fulcro - comunque - è sempre stata l'azione attiva del lettore-spettatore di fronte al messaggio, rendendo il web mezzo d'interazione reale, in grado di sviluppare una co-autorialità diffusa.

La Net.Art, nata in Europa e in Russia all'inizio degli anni novanta, si è sviluppata grazie ad un network di mailing list, di web ring e d'incontri veri e propri; come evidenzia Tilman Baumgartel, uno dei migliori teorici in questo settore (http://www.thing.de/tilman), questo è il primo fenomeno artistico dalla fine della seconda Guerra Mondiale che vede come protagonisti non solo artisti americani e dell'Europa dell'Ovest ma anche artisti provenienti da quei Paesi un tempo compresi nel Patto di Varsavia.

Come Dada, pare che anche questo termine sia stato scelto dal destino; la leggenda narra che, nel Dicembre del 1995, Vuk Cosic, uno dei pionieri della net.culture europea (http://www-vukcosic.org), abbia ricevuto da un mittente anonimo un messaggio, indecifrabile a causa dell'incompatibilità del software. L'unico frammento che pareva avere un senso era : [...] J8~g # | \;Net.Art{ -^s1 [...]. La rete stessa sembrava così offrire a Cosic il nome per l'attività che da tempo svolgeva ed egli, stupito ed entusiasta, iniziò ad usare il nuovo termine. Dopo alcuni mesi, Cosic inviò il messaggio a Igor Markovic che riuscì a decifrarlo correttamente; il testo era una sorta di vago "manifesto" in cui l'autore accusava le tradizionali istituzioni artistiche, dichiarando la libertà d'espressione individuale e l'indipendenza degli artisti sulla Rete e, a dire il vero, non era poi così interessante. Tuttavia, il termine Net.Art, involontariamente coniato, era ormai comunemente accettato e usato! Questo misterioso "manifesto", che è andato perso nella tragica distruzione dell'hardisk di Markovic nel 1996, probabilmente rappresenta solamente l'ennesima leggenda metropolitana circolante su Internet; magari però, tra qualche tempo, ritroveremo proprio questa leggenda in tutti i manuali d'arte che ci "racconteranno" di questa nuova forma artistica con tanto di nomi, cognomi e generazioni degli artisti e così via, inscatolando in tal modo la Net.Art nella storia dell'arte (e sarà questo un bene o un male per la Net.Art?).


POSSIBILI FRAINTENDIMENTI

Per capire cos'è la Net.Art è necessario innanzitutto evitare alcuni fraintendimenti che possono nascere dalla difficoltà di distinguere tra semplici digitalizzazioni d'opere preesistenti e vere e proprie oper.net.

Quando si parla di Net.Art non si sta parlando di quel filone che si può far rientrare sotto il concetto di "art on the net", in altre parole la trasposizione in Rete d'opere d'arte senza valorizzare le caratteristiche specifiche del mezzo stesso; non si sta parlando quindi di siti museali, riviste d'arte, gallerie virtuali, siti di autopresentazione, webprojects o quant'altro.

La Net.Art non si manifesta dunque in prodotti artistici come dipinti, sculture, fotografie, ... (tutte quelle opere che rientrano nei meccanismi dell'arte tradizionale) trasferiti in Rete.


NET.ART: L'ARTE NELL'ERA DI INTERNET

Chiarito cosa non è la Net.art, cerchiamo di delinearne i tratti specifici. La Net.Art è una forma d'arte fonovisuale che non può nascere se non sul computer, che si manifesta in siti web e che mediante il web viene diffusa e fruita; il world wibe web diviene quindi il mezzo, la tecnica e il luogo di presentazione delle opere.net, le migliori delle quali sono figlie della net.culture e non del sistema d'arte tradizionale. La Net.Art è perciò tutto ciò che non può essere trasferito su un altro supporto che non sia la Rete e che non sfrutti le possibilità manipolatorie, rizomatiche e processuali della Rete stessa, dando vita a processi culturali, collettivi e cooperativi. (Perlomeno questo è quanto è stata la Net.Art fino ad ora, poichè si stanno già sviluppando altre forme off-line, anche se sono ancora in fase embrionale).

Le opere.net rispondono al celebre appello di M. Duchamp per un'arte non retinica e non sono, anzi, non vogliono essere oggetti estetici, bensì operazioni culturali (vedi ad esempio, le operazioni di 01.org [www.0100101110101101.org], di Jodi [www.jodi.org], di Etoy [www.etoy.com]); lo specifico di questi lavori è quindi un contenuto concettuale con motivazioni etiche portanti che offre la possibilità di riflettere e di far riflettere sugli eventi della contemporaneità, attraverso una loro certificazione e progressione. Un'opera di Net.Art è un evento comunicativo fin dal suo albore, in quanto già alla sua nascita prevede un coinvolgimento di diverse persone e attitudini; si sviluppa poi decentrandosi e dunque moltiplicandosi.

Probabilmente con il nascere e lo svilupparsi di questo fenomeno artistico, tipico frutto dell'incontro tra l'arte e la tecnologia di oggi, il termine "opera d'arte", definito all'interno dei canoni tradizionali, è divenuto insufficiente per descrivere a pieno queste operazioni-azioni culturali. Infatti, diversamente dai prodotti artistici tradizionali, che richiedono "solamente" la nostra contemplazione e che rimangono morfostrutturalmente sempre uguali a se stessi, le opere.net si caratterizzano in quanto opere aperte, non finite, non solo semanticamente ma in quanto richiedono, per produrre senso, l'intervento dell'utente in prima persona; e questo lavoro successivo all'evento iniziale costituisce una parte dell'opera imprevedibile anche per l'artista stesso. Le opere.net divengono perciò un progetto evolutivo ed interattivo che ha nella partecipazione attiva del fruitore la sua ragion d'essere. Nasce una nuova figura d'artista poichè il net.artista è innanzitutto un operatore culturale, un attivatore di processi che inaugura inoltre un nuovo prototipo di spettatore, in quanto assiste all'uso imprevedibile del suo lavoro operato dall'utente; e lo spettatore diviene coautore, concettualmente e realmente una "spett-attore" che, interagendo con l'opera,ne rende possibile la manifestazione e l'evoluzione. La Net.Art, potenzialmente fruibile da chiunque poiché naviga in Rete, si sottrae in tal modo ai tradizionali schemi e parametri critici, focalizzando l'attenzione non tanto su cosa l'opera rappresenta bensì su come l'opera interagisce. Le opere.net possono occuparsi di tutto ciò che è concettualmente connesso con l'opera dell'uomo, con la sola condizione che ogni evento diventi e agisca in quanto fatto comunicativo; le tecniche e gli strumenti idonei al net sono molteplici (dalle animazioni ai labirinti interattivi, dalla realtà virtuale a ipertesti fiume, dalla grafica ad attitudini hacker-anarchiche, etc) e la scelta operata dal net.artista su come usare artisticamente la Rete dipende in gran parte dallo stile che egli vuole sperimentare e dal tipo di comunicazione che vuole portare a termine.

La Net.Art sembra assumere come suoi elementi specifici l'interattività, che prevede nell'intervento in prima persona dell'utente la condizione per lo svilupparsi dell'opera stessa, e la multimedialità, che con la coniugazione di musiche, filmati, animazioni e quant'altro consente un esteso campo d'espressione, oltre i confini della nostra vista, sucuisiconcentrainvecel'artetradizionale. Questa forma d'arte viene inoltre associata ad operazioni di controinformazione e di attivismo legate al web. La Net.Art è la prima forma d'arte che può essere riprodotta all'infinito senza perderne in originalità, dove la copia è perfettamente identica all'originale e dove il "copy-paste", il download e l'upload possono divenire atti creativi e artistici. Un'arte manipolabile e riproducibile, sempre più immateriale; un'arte che ha reso realtà la profezia di Benjamin: "In linea di principio l'arte è sempre stata riproducibile. Una cosa fatta dagli uomini ha sempre potuto essere rifatta dagli uomini". In definitiva, la Net.Art elabora una nuova grammatica artistica che tende alla sinestesia, scardinando lo statuto dell'opera d'arte tradizionale nei suoi poli fondamentali e aprendo le porte ad un profondo processo di rinnovamento del panorama artistico; inaugurata una nuova arte?


Caratteristiche specifiche della net.art

1. Formazione di comunità di artisti attraverso le nazioni e le discipline.


2. Investimento senza interesse materiale.


3. Collaborazione senza premure per l’appropriazione di idee.


4. Privilegiare la comunicazione sulla rappresentazione.


5. Immediatezza.


6. Immaterialità.


7. Temporalità.


8. Azione basata sul processo.


9. Gioco e performance senza preoccupazione o timore per le conseguenze storiche.


10. Parassitismo come Strategia

a. Movimento dal terreno di coltura iniziale della rete.

b. Espansione nelle infrastrutture a rete della vita reale.


11. Cancellare i confini tra pubblico e privato.


12. Tutto in uno:

a. Internet come mezzo di produzione, pubblicazione, distribuzione,promozione,dialogo,consumo e critica.

b. Disintegrazione e trasformazione dell’artista, del curatore, dell’amico di penna, del pubblico, della galleria, del teorico, del collezionista e del museo."


Nel 1997 l’artista sloveno Vuk Cosic affermava che, prima della telematica, l’arte era “solo un sostituto della Rete�?, e la storia dell’arte, quindi, era la storia dell’avvicinamento al Web. Quest’idea, come tutti i paradossi, nasconde una percentuale di attendibilità. Se è vero che ogni nuovo medium rappresenta la materializzazione dei sogni delle generazioni precedenti, come affermava Walter Benjamin negli anni Trenta a proposito del cinema, l’avvento di Internet sembrò incarnare molti dei desideri degli artisti dell’ultimo trentennio.

La codifica binaria dell’informazione, che rende possibile il suo trasferimento istantaneo in qualunque punto del globo attraverso le linee telefoniche, ha improvvisamente offerto la possibilità di divulgare il proprio lavoro, superando ogni barriera spazio-temporale e by-passando le istituzioni; un’arte svincolavata non solo da qualunque supporto, ma anche dai luoghi deputati, ubiqua, pronta a manifestarsi su milioni di schermi sparsi in giro per il mondo. Aggirare il sistema dell’arte, smaterializzare l’opera e innescare un processo comunicativo interattivo, abbattendo la barriera tra artista e pubblico sono utopie che la Net Art sembrava realizzare. L’immersione nella nuova dimensione virtuale informatica e la presa di coscienza delle sue implicazioni culturali, psicologiche e sociali sono stati fenomeni simultanei. Insieme ai molti web-projects incentrati sull’interazione tra artista e fruitore, strutturati come piattaforme per la creazione collettiva e celebranti le meraviglie dell’ipertestualità, nacque, infatti, anche un filone basato sulla decostruzione del medium con un approccio critico verso la tendenza omologante e standardizzante dei mezzi di comunicazione un approccio che sfidava il Pensiero Unico da cultura aziendale.

Software art

Auto-illustrator può sembrare, a un primo sguardo, un comune software di grafica. In realtà è stato programmato dal suo autore, l’inglese Adrian Ward, per reagire in maniera semi-autonoma alle scelte dell’utente, generando elaborati finali che sono frutto di un mix bilanciato di controllo e caso, di scelta e auto-generazione macchinica. Auto-illustrator devìa i percorsi, modifica le opzioni, decide addirittura di terminare la sessione di lavoro in corso perché, si giustifica, non è ispirato dagli input che gli forniamo.

Una continua sperimentazione sul software è anche la missione del misterioso Meta.am, che riunisce sul suo sito una miriade di ipnotiche tavole digitali, in infinite combinazioni. Ma i software d’artista sono di ogni tipo: browser, word processor e, addirittura virus, come dimostrano i lavori di [epidemiC].


Paranoie e sorveglianza

La rivoluzione digitale, aumentando in maniera esponenziale le possibilità di raccolta, scambio e reperimento delle informazioni, ha reso la questione della sorveglianza molto scottante, sollevando il problema della privacy ed evidenziando le implicazioni politiche del “monitoraggio�? sociale. Nel 1988 lo studioso australiano Roger Clarke, per indicare il nuovo tipo di sorveglianza, coniò il termine “dataveillance�? (data surveillance) definendo un controllo non più visivo ma basato sulle tracce lasciate dall’uso di strumenti come carte di credito, telefoni cellulari e reti telematiche.

La questione, tema della mostra “Ctrl Space�? inaugurata nel 2001 allo ZKM di Karlsruhe, è molto sentita dagli artisti del Web, come dimostra l’opera Glasnost degli italiani 0100101110101101.ORG, che consiste nel monitorare e rendere pubblico, in tempo reale, la maggior quantità di dati reperibili su un individuo nella società attuale. Ma accanto ai progetti di dichiarato stampo critico c’è anche chi utilizza il flusso grezzo dei dati “spiati�? per produrne visualizzazioni esteticamente elaborate.

Carnivore, vincitore della Golden Nica all’ultima edizione di Ars Electronica, è un progetto del collettivo americano RSG (Radical Software Group), fondato nel 2000 da Alex Galloway. L’opera è un sistema per intercettare le informazioni trasmesse via computer. Il software “spia�? s’ispira al famoso DCS1000, usato dall’FBI e ribattezzato appunto, Carnivore. I dati “sniffati�? dal programma, disponibile in una edizione liberamente scaricabile, sono stati poi messi a disposizione. Un’operazione di riciclo creativo che evidenzia la possibilità di tradurre l’informazione binaria da un formato all’altro, ad esempio trasformando i testi in suoni e immagini con un semplice programma “filtro�?.

Nato come divertimento popolare sulla Rete, il fenomeno delle “game patch�? è divenuto terreno di sperimentazione artistica. Tecnicamente, le patch sono delle aggiunte al codice che modificano in modo più o meno evidente la superficie dei videogiochi. Nel 1996 il collettivo belga-olandese Jodi.org realizzava il pionieristico SOD, che trasformava le cupe ambientazioni del videogame Castle Wolfenstein — popolato di soldati nazisti — in minimali schermate in bianco e nero. Da allora il videogame non ha smesso di ispirarli: la loro ultima produzione si chiama Untitled Game e consiste in un pacchetto di quattordici patch differenti che smontano e scarnificano l’estetica dei giochi di partenza, trasformando raffinati scenari 3D in ambienti bidimensionali vagamente optical.

L’artista newyorchese Cory Arcangel non limita i suoi interventi al software, ma manomette anche i componenti fisici dei computer, privilegiando dispositivi obsoleti e fuori moda, questo perché la loro maggiore semplicità di concezione ne facilita un uso personale e imprevisto. “Le configurazioni del software e dell’hardware moderni spesso guidano il processo creativo�? dichiara, “cancellando ogni bisogno di invenzione�?. Il suo ultimo lavoro si chiama I Shot Andy Warhol ed è un intervento su una cartuccia di un gioco Nintendo, visibile collegando una consolle a un semplice monitor televisivo. Nella versione modificata lo scopo del gioco è quello di sparare a diverse raffigurazioni dell’artista pop evitando altri personaggi che scorrono sulla schermata tra cui il Papa e alcuni musicisti rapper.

Let’s get physical

Tsunamii.net è un duo di Singapore, presente all’ultima Documenta, con l’opera Alpha 3.4. I due hanno percorso a piedi circa 500 km, la distanza che separa il Binding Brauerei a Kassel dall’edificio che ospita il server del suo sito, a Kiel. Durante la loro “passeggiata�?, che si è conclusa il 4 luglio, un sistema GPS (Global Positioning System) e un software scritto per l’occasione effettuavano una navigazione sul Web che seguiva gli spostamenti fisici dei due, IP per IP. Alpha 3.4 riporta il virtuale al materiale trasformando il metaforico Internet Explorer in un reale “esploratore�? e estendendo una navigazione che normalmente dura un secondo (il tempo di un click) in un’esperienza lunga un mese.

Che il viaggio nello spazio digitale e in quello fisico rimangano due esperienze diverse ce lo dice anche l’inglese Heath Bunting, autore di Borderxing Guide, commissionato quest’anno dalla Tate Gallery. Il sito contiene la documentazione di attraversamenti di frontiere avvenuti senza interruzioni da parte della polizia. Il delicato tema dell’immigrazione e della libertà di spostamento viene affrontato anche attraverso la scelta di rendere il sito web accessibile solo da una limitata lista di client autorizzati, situati in luoghi da raggiungere fisicamente (tra cui, naturalmente, alcune postazioni nella Tate), sfidando così la consueta visione di Internet come luogo senza barriere.