Discussione:Salgado Sebastiao

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Salgado Sebastiao fotografo brasiliano dei popoli diseredati e delle realtà nascoste e celate dall'imperialismo economico delle multinazionali

Sebastiao Salgado

Cognome Nome / Pseudonimo / Denominazione:

Salgado Sebastiao

Biografia:

Sebastiao Salgado nasce ad Aimorès in Brasile l'8 Febbraio del 1944. Unico figlio maschio con sette sorelle, i genitori, proprietari di una grande tenuta nello stato del Minas Gerais, riescono a fare studiare tutta la prole. Così nel 1960 si trasferisce con tutta la famiglia a Vitòria, capitale dello Stato dello Espirito Santo. Li Salgado completa i suoi studi.
In seguito nel 1963 si iscrive alla Facoltà di Economia laureandosi nel 1967. Nello stesso anno si sposa con Leila Deluiz Warnik. Entrambi vanno a vivere a Parigi per approfondire i rispettivi studi. Nel 1971 si spostano a Londra dove Salgado inizia a lavorare come economista. Durante questo periodo i suoi impegni professionali lo portano a viaggiare attraverso parecchi Stati Africani avvicinandosi per la prima volta alla fotografia. Colpito nel profondo dalle situazioni drammatiche in cui si viene a trovare decide nel 1973 di abbandonare il lavoro di economista e di tornare a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo. Dal 1974 al 1975 lavora per l' Agenzia fotografica Sygma. Le sue foto documentano storie ambientate in Portogallo, Angola e Mozambico. Poi dal 1975 al 1977 si concentra di più su Africa, America latina ed Europa. Dal 1977 per sette anni documenta la relativa vita di campagna delle popolazioni indigene dell' America latina e pubblica questo suo lavoro Other Americas.[1]
Collabora con l' Agenzia fotografica Magnum Photos per oltre quindici anni e insieme anche con Medici Senza Frontiere dal 1984 al 1986 viaggia in Africa dove dà testimonianza con le sue fotografie dell' atroce problema della carestia. A riguardo pubblica due libri editi in Francia Sahel, l' Homme en detrésse e in Spagna Sahel, en fin del camino.[2]Diventato fotografo di successo le sue foto vengono esposte in più di sessanta musei al mondo. Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportages sono pubblicati, con regolarità, da molte riviste internazionali. Oggi, questo lavoro è presentato nei volumi In Cammino e Ritratti di bambini in cammino, due opere che accompagnano la mostra omonima edite in Italia da Contrasto. Nel 1994 lascia la Sygma e la Magnum per creare insieme a sua moglie Leila l' Agenzia fotografica "Amazonas Images" basata esclusivamente sul suo lavoro. Sempre nel 1994 è testimone oculare e fotografico del genocidio in Rwanda e dell'esodo massacrante degli Hutu e dei Tutsi.
Nell'aprile del 1998, provato nell'anima dalla visione di tante e tali atrocità fatte dai suoi simili ad altri suoi simili, decide per non soccombere all'angoscia, di fondare insieme a sua moglie "Instituto Terra".[3]
Un progetto di riforestazione di un territorio di circa 17.000 acri di foresta equatoriale a rischio di sparizione. Dal 2000 ad oggi questo territorio destinato alla desertificazione, grazie al trapianto di decine di migliaia di nuovi alberi riacquista e si riappropria di una nuova vita. In questo rinnovato ecosistema nuove sorgenti,nuova flora e nuova fauna ritrovano un sicuro rifugio. E così anche un nuovo progetto fotografico, Genesi, incentrato non più sulla denuncia della Miseria Umana, bensì imperniato e raccolto intorno al tema della bellezza della Natura, vero, unico, e meraviglioso patrimonio del Pianeta Terra.[4]

Sito web:

http://www.amazonasimages.com

Poetica:

"Il sapore del sale" Matteo 5, 13-16 così comincia il Vangelo di Matteo dove per il sale stanno le relazioni fra gli uomini. Quel sapore , quell'attenzione e considerazione e rispetto che si deve verso il nostro simile. Quel gusto che ridà a vivere e nel vivere quell'Amore verso l'Altro che null'altro è se non l'Amore per noi stessi.
Perché null'altro è l'Altro se non una parte di noi. E simile ad un'acqua che si dà al fiore per farlo crescere e fruttificare, così nel rendere e benedire la vita si crea quello che Salgado con le sue foto chiama <<lettere d'amore alla terra>> [5]. E Salgado innamorato della terra e della sua Umanità,la più nascosta, la più miserevole, povera diseredata, quella parte dell'umanità sottomessa, dissanguata da guerre, carestie, massacrata da esodi epocali, migrazioni umane di svariati milioni di persone in cerca di una terra dove vivere dignitosamente quell'umanità resa invisibile ai fini di giochi economici e logiche imperialiste di grandi colossi e multinazionali, a quella Umanità, a quella terra Salgado dedica tutta la sua vita e la sua arte.
<<Io non fotografo i miserabili. Fotografo persone che hanno meno risorse, meno beni materiali. Ho visto spesso la miseria in paesi ricchissimi. Per me miserabile è quello che non fa più parte di una comunità, che è isolato e che ha perso la speranza. Ho incontrato molta gente affamata.Non erano miserabili perché appartenevano a una comunità, credevano in qualcosa. L'unico modo in cui le persone possono resistere, nella situazione difficile in cui si trovano, è credere nella comunità>>,[6].
A tale inaudita ferocia umana Salgado ha dato immagini del mondo al mondo. Le lotte dei lavoratori, i loro diritti calpestati, spirito che li trascende uomini e donne accomunati nel momento del lavoro. Sono i temi trattati nel bellissimo libro Workers [7]. Così come quelli ambientati nel Sahel, quella fascia di territorio dell'Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l'oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Uno Sahel, l'homme en detresse, edito per la casa editrice Prisma Press in Francia nel 1986. L'altro Sahel,El fin del camino sullo stesso tema della carestia e della fame, della disperazione ma anche della sacralità che certe tribù riescono a dare ai loro morti. Nel giro di poche ore uomini e bambini , donne e vecchi decimati dalla dissenteria causata dalla malaria e per la gran parte vittime i bambini con meno difese immunitarie. Immagini crude dettate anche da un forte senso del contrasto bianco/nero. Il grande fotografo testimonia e denuncia le ingiustizie e i soprusi che gli uomini riescono a far subire ai loro simili. L'Uomo è nelle sue fondamenta psicofisiche un animale, ma fra gli animali il più crudele e disumano. Dis-umano, dis-animale. L'Uomo calpesta in nome di un'avidità che quasi lo trascende. Sono inimmaginabili le immagini che ci rimanda l'occhio della macchina fotografica dell'artista. L'invisibile si fa vedere, non si può certo restare indifferenti a queste immagini. La morte è onnipresente, è il deserto, il caos totale di esistenze frantumate e maciullate sempre e soltanto per la sconsiderata logica del profitto. A fronte di un ristretto gruppo di miliardari, di una certa élite che detiene tre quarti della ricchezza mondiale, tre quarti dell'Umanità muore per guerre e carestie e fame. Queste visioni vissute in prima linea ammalano Salgado nell'anima. Ma grazie all'amore della sua dolce moglie Leila , che gli dà l'idea di ripiantare alberi nella sua terra,[8]il fotografo si riprende e con 245 scatti di indicibile bellezza percorre un viaggio attraverso l'unico vero e prezioso patrimonio di cui disponiamo: il nostro pianeta. Genesis, l'opera che ci fa vedere gli usi e costumi dei popoli indigeni dei vari continenti, delle abitudini degli animali e delle terre incontaminate e di rara magnificenza. Dopo aver attraversato l'inferno Salgado dona a tutta l'umanità anche a quella più feroce la fiducia e la speranza che l'utopia in un mondo migliore è possibile. E così come soprascritto, nella sua terra d'origine pianta insieme a sua moglie e ad un team di persone molto competenti e motivate, milioni di alberi. Il deserto si ripopola di foreste , sorgenti e animali.
L'Amore per la vita continua.

Opere:



Donne,fotografia,1985










Iguana,fotografia, 2014

Nell'ultimo suo lavoro "Genesi" Salgado si concentra sulle bellezze del pianeta: le ultime tribù rimaste, i paesaggi incontaminati, i minerali e gli animali.
Questa foto ritrae la zampa di un' iguana.
La bellezza che erompe da questo scatto ci riporta ad un'antica armatura medievale.












Sahel fame, fotografia 1988









dinka cattle camp, sudan,fotografia 2006











Elenco esposizioni (anno, titolo, curatela, luogo, città):

2015

  • ”Genesi”, a cura di Lèlia Wanick Salgado, Museo Oscar Nemeyer, Curitiba
  • ”Genesi”, a cura di Lèlia Wanick Salgado, Center of Photography New York City, New York

2014

  • ”Genesi”, a cura di Amazonas, Sumdaran Tagore Gallery, Singapore
  • ”Genesi”, a cura di Amazonas, Loggia dei Mercanti, Milano
  • ”Genesi”, a cura di Lélia Wanick Salgado, Casa dei Tre Oci, Venezia

2013

  • ”Genesi”, a cura di Lélia Wanick Salgado, Museo dell'Ara Pacis, Roma
  • ”Genesi”, a cura di Amazonas, Natural History Museum, Londra
  • “Genesi”, a cura di Amazonas, Maison Européenne de la Photographie, Parigi

2010

  • ”La mano dell'uomo”, a cura di Amazonas, Palazzo Pardi, Comune di Colonnella
  • ”Terra. Orgoglio e identità in cammino”, a cura di Amazonas, Wall Street Institute, Palermo

File multimediali:

Video:
http://www.mymovies.it/film/2014/thesaltoftheearth/
http://www.ted.com/talks/sebastiao_salgado_the_silent_drama_of_photography?language=it#


Audio:

Altro:

Augmented reality:

Latitudine:

Longitudine:

Link verso portali di augmented reality

Webliografia:

Note:

  1. http://www.amazonasimages.com
  2. http://www.onetag.it/blog/sebastiao-salgado-biografia-e-fotografie/
  3. http://www.institutoterra.org/
  4. link oppure frase della nota
  5. http://www.repubblica.it/cultura/2014/01/30/news/salgado_la_mia_lettera_d_amore_alla_terra_scritta_con_le_foto-77261678/
  6. http://www.citinv.it/associazioni/MST/salginte.htm
  7. Mauro A. (a cura di),Workers, 400 p., ill., rilegato, Editore Contrasto, 1996
  8. http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/11/12/SALGADO-Vedere-l-inferno-riscoprire-la-terra/2/553525/

Tipo di scheda:

InteractiveResource

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Fotografi

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Voci correlate:

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