Discussione:Schifano Mario: differenze tra le versioni

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* '''''Umano non umano'' (35 mm e 16 mm, Col, 95': Produzione Mount Street Film), 1969 '''<br>
 
* '''''Umano non umano'' (35 mm e 16 mm, Col, 95': Produzione Mount Street Film), 1969 '''<br>
Lungometraggio sperimentale dove si susseguono scene e immagini apparentemente senza senso accompagnate dal ritmo di un battito cardiaco. ''"Alla “disumanità” della compiaciuta chiacchiera culturale tipica dell’occidente, Schifano contrappone ”l’umanità” della resistenza vietnamita e della rivoluzione cinese"''. Il film rappresenta un quadro che provoca un senso di straniamento in chi lo osserva.  
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Lungometraggio sperimentale dove si susseguono scene e immagini apparentemente senza senso accompagnate dal ritmo di un battito cardiaco. ''"Alla “disumanità” della compiaciuta chiacchiera culturale tipica dell’occidente, Schifano contrappone ”l’umanità” della resistenza vietnamita e della rivoluzione cinese"''. Il film rappresenta un quadro che provoca un senso di straniamento in chi lo osserva.<ref>http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,167/</ref>
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* '''''Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani'' (35 mm e 16 mm, Col e B&W, 120'), 1969'''<br>
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Si può definire un film dadaista perhè mette in discussione varie tematiche rivelandone la loro futilità. Il mondo dello spettacolo viene rappresentato come una ''" insopportabile successione di informazioni, suoni e rumori umani che alla fine ti lasciano più stupido e cattivo di prima."'' La morte corrisponde alla consapevolezza che le cose in cui siamo avvolti ci corrodano lentamente, lasciandoci un senso di vuoto e senza una guida a cui poterci aggrappare.<ref>http://www.filmtv.it/film/23879/trapianto-consunzione-e-morte-di-franco-brocani/recensioni/524982/#rfr:film-23879</ref>
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* '''''Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani'' (35 mm e 16 mm, Col e B&W, 120'), 1969'''
 
 
* '''''Paesaggi'' (Super 8 mm, Col), 1970'''
 
* '''''Paesaggi'' (Super 8 mm, Col), 1970'''
 
* '''''Sigla per "La Magnifica Ossessione"'' (Video, Col, 2': Produzione RAI), 1985'''
 
* '''''Sigla per "La Magnifica Ossessione"'' (Video, Col, 2': Produzione RAI), 1985'''

Revisione 01:10, 21 Mar 2015

Schifano Mario, artista, regista e pittore è uno degli esponenti della pop art italiana ed europea. Lo caratterizza una vita al limite degli eccessi tanto da guadagnarsi la nomina di artista maledetto.

Mario Schifano, photo by Uliano Lucas

Cognome Nome / Pseudonimo / Denominazione:

Schifano Mario

Biografia:

Mario Schifano nasce a Homs in Libia nel 1934, nel dopoguerra si trasferisce con la famiglia a Roma e inizia a lavorare come commesso abbandonando la scuola. Successivamente aiuta il padre archeologo presso il Museo Etrusco di Valle Giulia e così inizia a dedicarsi al restauro e al disegnare planimetrie delle tombe. Abbandona ben presto l'attività per dedicarsi alla pittura e si avvicina così al mondo dell'arte.

Il suo debutto artistico risale al 23 maggio 1959 con la sua prima personale dedicata all'arte informale esposta nella galleria Appia Antica. Però è l'anno successivo con la mostra alla galleria Salita di Roma che la critica inizia ad interessarsi dei suoi lavori, esponendo insieme ad Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini.

La pittura di Schifano si evolve e dal 1960 inizia a sperimentare materiali e tecniche industriali nuove producendo monocromi su carta d'imballaggio. Nel 1961 viene premiato per la sezione "Giovane Pittura Internazionale" ed espone una personale alla Galleria Tartaruga di Roma. Nel 1962 parte per gli Stati Uniti dove incontra Andy Warhol che influenzerà notevolmente le sue opere future. Per quello che riguarda la pittura diventa il rappresentante italiano della Pop art e il 31 ottobre del 1962 viene invitato alla mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York che lo consacrerà come fenomeno artistico internazionale. E' ritenuto da molti l'esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano preferiva non essere inquadrato in alcuna corrente artistica), e viene considerato l'erede di Andy Warhol. Lo stesso anno esordisce operando con la macchina da presa e diventa un artista a tutti gli effetti poliedrico capace di fare suoi diversi linguaggi espressivi dalla pittura al cinema, alla fotografia, al video, all'happening e alla musica.

Allestisce mostre personali a Roma, Parigi e Milano e in seguito torna negli States alla fine del 1963. Invitato alla Biennale di Venezia vi partecipa con i suoi paesaggi "anemici" e continua a operare per cicli tematici dedicando una parte anche al Futurismo. Inizia in questo periodo a realizzare i suoi primi cortometraggi in bianco e nero. Ha inizio una collaborazione esclusiva con Giorgio Marconi che manterrà fino alla fine del 1970. Importante poi la partecipazione a collettive internazionali nel 1964 a Carnegie Institute di Pittsburgh, nel 1965 alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile e al National Museum of Modern Art di Tokio.

E' del 1964 il suo primo film "Round Trip" girato tra New York e il Messico con Tano Festa. In seguito attraversa una fase di crisi profonda dovuta alla sua naturale inquietudine che lo porterà a ridurre il lavoro pittorico per dedicarsi di più alla produzione video, lui stesso afferma nel 1967:"La pittura, almeno la mia con i suoi limiti non ha sbocchi. Il cinema offre maggiori possibilità di inventare immagini."[1] Nel cortometraggio "Anna Carini in agosto vista dalle farfalle" del 1967/1969 utilizza un obiettivo particolare che scompone l'immagine in vari frammenti. In seguito dedica sempre un cortometraggio di gusto monografico "Ferreri" al suo amico regista Marco Ferreri e "Jean-Luc cinè" dedicato a Jean Luc Godard.

Dal 1968 al 1969 si dedica alla Trilogia che lo pone come riferimento nel Cinema Underground di cui fanno parte "Satellite", "Umano non Umano" e "Trapianto, consunzione e morte". In seguito partecipa a una mostra collettiva presso la Galleria La Salita dove non espone quadri ma fotogrammi della guerra in Vietnam. Una profonda crisi ideologica e d'identità scaturita da un profondo interesse per la storia e per l'impegno civile lo porterà a dichiarare di voler abbandonare la pittura.

Successivamente si reca per l'ultima volta negli Stati Uniti e scrive due sceneggiature in collaborazione con Tonino Guerra ma non realizzerà mai i film "Per un film muto" e Human Lab". Torna in Italia e inizia la serie Paesaggi Tv dove imprime sulla tela le immagini televisive attraverso la tecnica dell'emulsione fotografica.

Inizia a viaggiare in Laos, Thailandia e in Africa. Nel 1971 partecipa alla mostra di Achille Bonito Oliva "Vitalità del negativo nell’arte italiana" 1960-70, e nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea.

La prima importante retrospettiva di Schifano viene organizzata nel 1974 a Parma nel Palazzo della Pilotta, una mostra che permette di ammirare l'arte di Schifano nella sua completezza. Purtroppo le varie crisi esistenziali lo investono costringendolo a periodi di isolamento tuttavia creativi dove realizza di "d'apres" opere di Magritte, De Chirico, Boccioni, Cezanne e Picabia reinterpretandole.

Nel 1976 partecipa alla mostra Europa/America, l’astrazione determinata 1960-76 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Bologna. Mentre nel 1978 si reca di nuovo alla Biennale di Venezia con le serie “Al mare” e “Quadri equestri”.

Nel 1984 partecipa di nuovo alla Biennale di Venezia e l'anno successivo per la rassegna sugli etruschi dipinge di fronte a seimila persone in Piazza Santissima Annunziata a Firenze "La chimera", un’opera monumentale di quattro metri per dieci. Successivamente si sposa con Monica De Bei da cui ha un figlio, Marco.

Nel 1988 allestisce una sua personale alla Galleria Adrien Maeght di Parigi, "Le secret de la jeunesse éternelle: un Faust dionysiaque".

Partecipa nel 1989 alla rassegna Arte italiana del XX secolo, organizzata dalla Royal Academy di Londra e organizza due personali al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara.

Nel 1990 inaugura la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma con Divulgare dalla “vulgata” di Dante, con riferimenti al linguaggio televisivo, una rassegna di opere di dimensioni eccezionali elaborate con le prime tecnologie digitali sempre con un occhio attento alle problematiche ambientali, alle guerre che lo porta ad impegnarsi a sostegno di Greenpeace, Acnur e molte associazioni di volontariato.

Nel 1991 disegna la scenografia della Norma di Vincenzo Bellini per il Teatro Petruzzelli di Bari. All Biennale di Venezia del 1993 Achille Bonito Oliva gli offre una sala personale nella sezione “Slittamenti”.

Nel 1994 viene invitato al Guggenheim Museum di New York per la rassegna "The Italian Metamorphosis", 1943-1968. Sono del 1996 le mostre in Spagna e in America Latina intitolate Musa ausiliaria.

Nel 1997 partecipa a Minimalia al Palazzo Querini Dubois di Venezia.

Muore a Roma il 26 gennaio 1998.

Sito web:

http://www.marioschifano.it/

Poetica:

Insieme ai "pittori maledetti" (Angeli, Festa ecc.) rappresenta un punto fondamentale dell'arte contemporanea italiana ed europea; restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allievi e appassionati con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici. Moltissimi dei suoi lavori presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela; l’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolate dell’alfabeto, ma nel modo di dipingere di Schifano possono essere rintracciate analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola "no" dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale.

Genio indiscusso della pittura, ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano di incredibile attualità. Tra le opere più importanti vanno ricordate le serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso in primis), ai fiori e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i "Paesaggi anemici", le "Vedute interrotte", "L'albero della vita" e i "Campi di grano"). Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, riuscì ad elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate. La prolificità dell'autore ha portato alla creazione di un numero impressionante di falsi che hanno inondato i mercati soprattutto dopo la sua scomparsa.

Schifano come tutta una serie di artisti della sua generazione viene colpito dal fenomeno della [Pop art]. Il suo avvicinarsi a questa nuova corrente è costante e originale. Dopo un'esperienza informale che all'inizio lo fa passare attraverso i monocromi (grandi carte incollate su tele e ricoperte di un solo colore), la sua arte muta radicalmente e il dipinto diventa "Schifano" uno schermo punto di partenza per far affiorare tutto quello che la civiltà consumistica propone, celebri rimangono quelli con i marchi Coca-Cola e Esso. Proprio questa scelta fa di Schifano un protagonista in Italia della [[Pop art], egli non si limita nelle sue mostre a descrivere la società consumistica moderna, ma con l'uso delle immagini (Televisive, cinematografiche) riesce a spararle addosso a chi osservava le sue opere.

Schifano con la sua pittura è uno dei maggiori protagonisti degli anni '60. Egli dà la sensazione di essere uno scopritore d'arte, riesce a fermarsi e creare dove altri sono passati convinti che lì non ci fosse più nulla da scoprire, pensando magari che un tale filone potesse essere già esaurito. E' così che lui con le sue opere ha studiato, sviscerando e mostrando il grande emporio dell'immaginazione e tutto ciò che di nuovo essa poteva dare all'arte e quindi facendo capire che se una parte di pittoriscismo fosse morto, la "pittura" in se, guradandosi attorno potesse sempre essere viva e attuale.

Oltre all'ambito pittorico Schifano è un artista poliedrico e multimediale che attraversa le varie discipline per diventare un esponente di spicco della cultura sofisticata e underground. Il carattere inquieto e vitale dell'artista, costantemente alternato dai suoi alti e bassi, si proietta specularmente e si manifesta nelle sue opere non solo pittoriche manifestando una propensione per un'estetica multimediale. Infatti negli anni sessanta l'artista si evolve ampliando i suoi orizzonti e le sue ricerche puntando su una comunicazione visiva basata su macchine da presa, fotografiche e sul medium televisivo. I mezzi di comunicazione sono utilizzati come stimoli sensoriali ed espressioni della società contemporanea. E' noto che Schifano lavorasse totalmente immerso dalle immagini tenendo a casa numerosi televisori accesi che permettevano un flusso di informazioni visive continuo.

Da questa ricerca e mantenendo sempre uno stretto rapporto fra pittura e cinema ne derivano immagini emblematiche e potenti simboli del consumismo, della pubblicità e dell'iconografia urbana. Sposta così i linguaggi dell'arte spesso troppo elitari a quelli propri di una cultura di massa tipici della pop art. Col passare degli anni e con la maturazione dell'artista la tela diventa sempre di più uno schermo televisivo dove si susseguono immagini ricostruite.

Nonostante non abbia mai fatto parte della Cooperativa del Cinema Indipendente, le opere cinematografiche di Schifano sono considerate a tutti effetti cinema d'artista. I film indipendenti che realizza fra New York e Roma sono immediatamente riconducibili al suo stile, non elaborato, inquadrature volutamente storte, trabballanti, nessuna narrazione, temi prettamente sociali e politici e l'uso tra l'altro di pellicole scadute che renderanno alcuni lavori irrecuperabili. Soltanto per un film lavora alla sceneggiatura insieme a Tonino Guerra, ma partito per gli Stati Uniti e cercati i luoghi per le riprese tornerà a casa senza realizzare il film. Questo comportamento è tipico di Schifano perchè conservava sempre una sorta di diffidenza nella collaborazione con altre persone.

Inizia la produzione di vari corti d'artista e monografici per arrivare all'opera che lo pone come riferimento del cinema underground, la Trilogia composta da "Satellite", "Umano non umano" e "Trapianto consunzione e morte". Lo stile è frantumato e il montaggio apparentemente insensato. Lo stesso sudio scelto ne esalta la frammentarietà.

Negli anni 70 dipinge icone televisive e fotografiche sulla tela contaminate con rapidi segni di colore ma i periodi di crisi esistenziali lo porteranno ad allontanarsi dalla pittura per avvicinarsi ale riprese video in cui mantiene la sua carica passionale manifestata da un'ossessione per l'inquadratura e da un flusso di immagini continuo.

Opere:

Regia

  • Round Trip (16 mm, B&W), 1964
  • Reflex (16 mm, B&W, 8'), 1964
  • Pittore a Milano (16 mm, B&W), 1966/1967
  • Serata (16 mm, Col), 1967
  • Anna Carini in agosto vista dalle farfalle (16 mm, col: disperso), 1967
  • Vietnam (16 mm, B&W, muto, 3'), 1967
  • Made in USA (16 mm, B&W, muto), 1967
  • Silenzio (16 mm, B&W, muto), 1967
  • Jean-Luc Cinema Godard (16 mm, B&W), 1967
  • Ferreri (16 mm, B&W, muto, 6'), 1967
  • Carol+Bill (16 mm, B&W, 31 min), 1967
  • Souvenir (16 mm, B&W, 11'), 1967
  • Film (16 mm, B&W, 15'), 1967
  • Anna (16 mm, B&W, muto, 12'), 1967
  • Fotografo (16 mm, B&W, muto, 3'), 1967
  • Schifano (16 mm, B&W, muto, 1'), 1967
  • Voce della foresta di plastica (16 mm), 1967
  • Satellite (35 mm, B&W e Col, 82'), 1968
Umano non umano, Mario Schifano
  • Umano non umano (35 mm e 16 mm, Col, 95': Produzione Mount Street Film), 1969

Lungometraggio sperimentale dove si susseguono scene e immagini apparentemente senza senso accompagnate dal ritmo di un battito cardiaco. "Alla “disumanità” della compiaciuta chiacchiera culturale tipica dell’occidente, Schifano contrappone ”l’umanità” della resistenza vietnamita e della rivoluzione cinese". Il film rappresenta un quadro che provoca un senso di straniamento in chi lo osserva.[2]









Fotogramma del film Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani, regia Mario Schifano
  • Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani (35 mm e 16 mm, Col e B&W, 120'), 1969

Si può definire un film dadaista perhè mette in discussione varie tematiche rivelandone la loro futilità. Il mondo dello spettacolo viene rappresentato come una " insopportabile successione di informazioni, suoni e rumori umani che alla fine ti lasciano più stupido e cattivo di prima." La morte corrisponde alla consapevolezza che le cose in cui siamo avvolti ci corrodano lentamente, lasciandoci un senso di vuoto e senza una guida a cui poterci aggrappare.[3]









  • Paesaggi (Super 8 mm, Col), 1970
  • Sigla per "La Magnifica Ossessione" (Video, Col, 2': Produzione RAI), 1985
  • Absolut Vodka (Video, Col, 20': Corealizzazione con Roberto Lucca Taroni) ,1994

Elenco esposizioni (anno, titolo, curatela, luogo, città):

Mostre personali

  • 1959: Mario Schifano, Galleria Appia Antica, Roma
  • 1961: Mario Schifano, Galleria La Tartaruga, Roma
  • 1963: Schifano. Tutto, Galleria Odyssia, Roma
  • 1964: Mario Schifano, Galleria L'Ariete, Milano
  • 1967: Tuttestelle, Studio Marconi, Milano
  • 1974: Mario Schifano, Salone delle scuderie in Pilotta, Parma
  • 1978: Mario Schifano, ampio insoluto, A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma.
  • 1982: Mario Schifano, Pinacoteca Comunale di Ravenna Loggetta Lombardesca, Ravenna
  • 1994: Mario Schifano, Yurakucho Art Forum, Tokyo

Mostre collettive

  • 1960: 5 pittori: Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano Uncini, Galleria la Salita, Roma
  • 1964: XXXII Biennale Internazionale d'Arte, Venezia
  • 1964: Carnegie lnstitute, Pittsburgh
  • 1965: Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Aspetti dell'arte contemporanea, Roma
  • 1967: Gemeentemuseum, Arte italiana contemporanea, L'Aja
  • 1970: Palazzo delle Esposizioni, Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-70, Roma
  • 1973: X Quadriennale nazionale d'arte, Roma
  • 1978: XXXVIII Biennale Internazionale d'Arte, Venezia
  • 1981: Centre Georges Pompidou, Identité italienne. L'art en ltalie depuis 1959, Parigi
  • 1994: Solomon R. Guggenheim Museum, The Italian Metamorphosis 1943-1968, New York

File multimediali:

Video:

Audio:

Altro:

Augmented reality:

Latitudine:

Longitudine:

Link verso portali di augmented reality

Bibliografia:

Webliografia:

Note:

  1. Dizionario dei registi del cinema mondiale volume terzo, Einaudi, Torino, 2006
  2. http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,167/
  3. http://www.filmtv.it/film/23879/trapianto-consunzione-e-morte-di-franco-brocani/recensioni/524982/#rfr:film-23879

Tipo di scheda:

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