Faust (disco)

Tratto da EduEDA
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Titolo: Faust

Autore: Faust

Anno: 1971

Descrizione: è il primo album dei Faust ed è prodotto dalla casa discografica Polydor; contiene tre lunghe digressioni d'ispirazione del collage dadaista e della musica concreta, con un libero uso di “found sounds�?. L'album è diviso in tre diversi momenti che esplicano diversi punti di vista da cui si può scorgere la tragedia umana, come una ricerca piena di disordine e falsità: la bellezza ormai diventa il suo opposto, un “attimo eccessivo e dirompente�?. Ed in questa visione della realtà ciò che domina maggiormente è l'immaginazione. In questo lavoro i Faust danno al suono la facoltà di mettere in scena la modernità attraverso diversi stati d'animo come l’angoscia, l’alienazione e la follia. Why Don’t You Eat Carrots è il primo dei tre momenti in cui si divide il disco: inizia con un fischio in cui si possono riconoscere due accordi di Satisfaction dei Rolling Stones e di All You Need Is Love dei Beatles, proseguendo in un flusso di gag accompagnato da una cadenza cabarettistica al pianoforte e da una fanfara che insiste sullo stesso motivo, da distorsioni alla Stockhausen, rumori di martelli pneumatici ed un coro goliardico. Il tutto si conclude con echi e frammenti delle frasi che compongono i momenti musicali precedenti e brani di conversazioni. Questa dissoluzione della forma della canzone tipica dei dischi, riporta al Dada e ad un ritmo simile al A Saurceful Of Secrets del Pink Floyd. Meadow Meal è il secondo momento dell’album: inizia con un cupo rimbombo continuando con un blues-rock che lascia la mente in balia di un organo che descrive una preghiera lugubre ed ubriaca. La musica di questo secondo momento dell'album è tutt’altro che dadaista ed i Faust fanno coesistere l’amatorialità tipica dei bambini e la profondità dei filosofi: è una musica da camera che viene degradata al punto di non avere più identità, ma che, in compenso, riesce a comunicare molto bene grazie ad un “segno�? che emerge dal caos: l’eccesso serve per preparare l’ascoltatore alla ricerca di una strada che porti l'umanità fuori dalla solitudine. L’ultimo “momento�? dell’album, ed il capolavoro dei Faust, è Miss Fortune, registrata dal vivo. Questo brano si apre dominato dalla batteria con un ritmo “motorik�? e da distorsioni violente, dalle quali scaturisce un duetto tra lachitarra jazz-rock ed uno strimpello di flamenco. Il tutto si conclude in un silenzio finchè un tenore ubriaco intona una cantilena accompagnato soltanto da un filo di sintetizzatore, da una cadenza di pianoforte e dalla batteria alla velocità del passo di valzer. Alla fine rimane solo questo canto ubriaco scandito da stacchetti di pianoforte da music-hall, cigolii a tutto volume, registrazioni di voci lanciate ad alte velocità ed il nastro stridente di un pezzo d’organo. Il finale consiste in due voci che raccontano una fiaba medievale su impercettibili accordi di chitarra. La filosofia di tutto il brano è racchiusa in una frase che si ripete nel primo e nell’ultimo verso della fiaba, “are we supposed to be or not to be. Nobody knows if it really happened�?. Il questo album i Faust sono riusciti a fondere grottesco, quotidiano e trascendente, all’interno di uno squilibrio che rende la condizione umana in solitudine, impotenza e disperazione.

Webliografia:

http://www.scaruffi.com

http://www.kalporz.com/

http://www.ondarock.it/Faust.html