Fotomontaggio e collage dadaista: differenze tra le versioni

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== Opere ==
 
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J. Heartfield, Adolf l'Onnipotente: ingoia oro e parla acciaio (1940) [http://
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J.Heartfield , Milioni sono dietro di me (1932)
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Revisione 12:46, 23 Feb 2006

Genere o movimento artistico: Il fotomontaggio e il Collage dadaista


Personaggi o Gruppi

Dada, Hausmann, Heartfield

Luogo

Berlino

Storia

Il fotomontaggio di Hausmann e di Heartfield, gli inventori di questa tecnica, nasce e si sviluppa nei fermenti culturali del dada berlinese (1918-1923) che più delle altre fasi Dada (Zurigo, Parigi, New York) respira un clima di forte tensioni sociali. È quindi più con l'esigenza di shockare lo sguardo convenzionale del pubblico che viene sviluppata questa tecnica.

Poetica

Il fotomontaggio e il collage di matrice dadaista, seppur due tecniche distinte tra loro, sono da considerarsi tra le prime forme di riappropriazione e di rovesciamento dei linguaggi della cultura ufficiale. Scrive Hans Richter: "Bisognava escogitare qualcosa di nuovo: le foto venivano ritagliate, incollate insieme in modo provocante, collegate tra loro con disegni i quali pure venivano tagliati e intramezzati con pezzi di giornale o di vecchie lettere o quel che capitava, pur di cacciare nella fauci di un mondo impazzito la sua stessa immagine." (H.Richter, Dada - arte e anti-arte)

L'utilizzo di materiale di scarto (foto, giornali) ed una certa violenza del gesto dadaista si univano in una miscela anti-estetica di grande impatto percettivo: inizialmente fu un «accozzo esplosivo di prospettive e di campi visivi intersecantesi, [...] una immagine visivamente e concettualmente fedele di quel caotico periodo di guerra e rivoluzione»

È soprattutto Hausmann che opera in una direzione decisivamente iconoclasta e visivamente sovversiva: le composizioni del quadro sono una catena di associazioni segniche che non si limita a contrapporsi alla rappresentazione mimetica della realtà (già in questo senso erano stati sperimentati i collages cubisti). La ricombinazione shockante di segni appartenenti ai più diversi contesti li libera dai loro significati convenzionali per arrivare a costituire una nuova alchimia nonsense di liberazione. Non è un caso che la tecnica sarà successivamente adottata anche dai surrealisti che vedevano nelle libere associazioni del pensiero, tipica dei sogni, una via di uscita dal vicolo cieco del razionalismo castrante delle società occidentali. Il fotomontaggio dadaista non fu soltanto un atto di ribellione anti-estetico: fu anche una dimostrazione operativa che i segni del potere potevano essere recuperati, riciclati e sovvertiti. Heartfield fa invece un uso più politico del fotomontaggio, spostando il conflitto e la lotta politica sul piano dell'immagine. L'opera di Heartfield che parte da presupposti diversi rispetto a Hausmann, va collocata in un contesto fortemente influenzato dalle grandi ideologie del periodo: la rivoluzione, il comunismo, il fascismo ed il nazional-socialismo. Le opere prodotte durante l'ascesa del nazismo in Germania, fotomontaggi fortemente politicizzati, sono la risposta creativa ed indipendente ad un regime la cui forza risiedeva indubbiamente nella carica emotiva della propaganda sugli individui. Diremo anzi che il regime di Hitler traeva forza in buona parte dall'immagine maestosa che dava di sé. I dissacranti fotomontaggi di Heartfield non si abbandonano alla critica dei contenuti, si limitano ad attaccare quell'immaginario fasullo su cui i tedeschi proiettavano il loro desiderio di rivalsa storica. Le operazioni sull'immagine sono spesso semplici ma efficaci come l'immagine di Hitler, montata assieme ad una radiografia ed una immagine di monete da cui scaturisce Adolf l'Onnipotente: ingoia oro e parla acciaio (1940), oppure l'immagine del saluto nazista, sempre di Hitler, montata a fianco di una sagoma che ha in mano una serie di banconote che dà origine a Milioni sono dietro di me (1932). La tecnica del montaggio fotografico, realizzato spesso con la compresenza di fotografie ed elementi grafici, ha anche un'altro valore, ovvero quello di demistificazione della presunta obbiettività dell'occhio cine-fotografico sulla realtà: l'operazione dell'artista è infatti sempre ben evidente, non è mai camuffata, agli occhi dello spettatore che è qua in grado di prendere atto della avvenuta manipolazione.

Opere

  • J. Heartfield, Adolf l'Onnipotente: ingoia oro e parla acciaio (1940) [http://

www.liceoberchet.it/.../heartfield1932.jpg]

  • J.Heartfield , Milioni sono dietro di me (1932)


Correlazioni

La tecnica del collage e del fotomontaggio ha saputo conservarsi nel tempo come forma di riappropriazione linguistica, e, grazie ad artisti e gruppi come il collettivo canadese AdBuster o il Billboard Liberation Front, si ripropone ancora oggi mantenendone intatto il suo originario spirito critico-rivoluzionario.

Bibliografia

H. Richter, Dada – Arte e Antiarte, Passim, Milano, 1966