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[[Image:holeinspace.jpg|right|frame|Galloway, Kit; Rabinowitz, Sherrie, «Hole in Space», 1980]]
'''Titolo:'''Hole in space
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'''Anno:'''1980
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== Titolo ==
'''Luogo:'''Los Angeles-New York
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Hole in space
'''Autore:'''Galloway Kit & Rabinowitz Sherrie
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'''Descrizione:'''
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== Autore ==
Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz in 'Hole in Space' creano un link satellitare fra New York e Los Angeles, mettendo in collegamento luoghi delle due città su grandi schermi, alterando la percezione di spazio e di tempo e creando una nuova dimensione nella topologia del media space.
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Kit Galloway & Sherrie Rabinowitz
L’arte della connessione, si ha nel 1980 quando questi due artisti, Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz, realizzarono Hole in Space (Buco nello spazio), un’installazione ad accesso pubblico“sospesa? tra Los Angeles e New York.  
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== Anno ==
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1980 d.c.
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== Luogo ==
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Los Angeles-New York
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== Descrizione ==
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Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz in 'Hole in Space' creano un link satellitare fra il Lincoln Center di New York e il Broadway Store di Los Angeles, mettendo in collegamento le due città su grandi schermi, alterando la percezione di spazio e di tempo e creando una nuova dimensione nella topologia del media space.
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L’arte della connessione, si ha nel 1980 quando questi due artisti, Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz, realizzarono Hole in Space (Buco nello spazio), un’installazione ad accesso pubblico“sospesa�? tra Los Angeles e New York.  
 
    
 
    
 
Per tre sere consecutive, due schermi situati nei due centri furono collegati via satellite, riproducendo in tempo reale le immagini provenienti dall’altra costa. I passanti potevano così ascoltare e vedere, a figura intera, le persone dell’altra città, ma non se stessi. Il risultato era quello di un contatto virtuale che rendeva la tecnologia trasparente e azzerava, attraverso il tempo reale, la distanza spaziale. Il primo giorno fu caratterizzato dalla scoperta casuale e dalla sperimentazione spontanea delle potenzialità offerte da quella nuova zona di possibilità sociali. Il secondo vide, attraverso il meccanismo del passaparola, un’affluenza più alta di persone che giungevano sul posto già preparate per l’esperienza: vi furono incontri di amanti, riunioni familiari, flirt e scambi di numeri telefonici. Ma anche interazioni visive e performative tra sconosciuti che abbandonarono l’aspetto acustico (chiunque può parlare per telefono) sfruttando le potenzialità visuali offerte dal nuovo mezzo. Il terzo giorno, la forte pubblicizzazione mass-mediatica produsse la partecipazione di una folla incontrollabile, in cui ciascuno premeva per gettare uno sguardo o una voce dall’altra parte e conquistarsi pochi secondi d’interazione.
 
Per tre sere consecutive, due schermi situati nei due centri furono collegati via satellite, riproducendo in tempo reale le immagini provenienti dall’altra costa. I passanti potevano così ascoltare e vedere, a figura intera, le persone dell’altra città, ma non se stessi. Il risultato era quello di un contatto virtuale che rendeva la tecnologia trasparente e azzerava, attraverso il tempo reale, la distanza spaziale. Il primo giorno fu caratterizzato dalla scoperta casuale e dalla sperimentazione spontanea delle potenzialità offerte da quella nuova zona di possibilità sociali. Il secondo vide, attraverso il meccanismo del passaparola, un’affluenza più alta di persone che giungevano sul posto già preparate per l’esperienza: vi furono incontri di amanti, riunioni familiari, flirt e scambi di numeri telefonici. Ma anche interazioni visive e performative tra sconosciuti che abbandonarono l’aspetto acustico (chiunque può parlare per telefono) sfruttando le potenzialità visuali offerte dal nuovo mezzo. Il terzo giorno, la forte pubblicizzazione mass-mediatica produsse la partecipazione di una folla incontrollabile, in cui ciascuno premeva per gettare uno sguardo o una voce dall’altra parte e conquistarsi pochi secondi d’interazione.
 
"Satellite arts project" ha richiamato le arti tele-collaborative ed edizioni virtuali e prestazioni dello spazio che non erano mai state esaminate o persino sperimentate. Il centro di questo progetto era una ricerca estetica che vorrebbe usare le arti come modo di studio delle possibilità e delle limitazioni delle tecnologie per generare ed aumentare i nuovi contesti, ambienti per le arti tele-collaborative, in un periodo in cui i satelliti erano gli unici mezzi possibili in grado di trasmettere video, in una diretta di qualità della TV attraverso gli oceani (il contesto globale).  
 
"Satellite arts project" ha richiamato le arti tele-collaborative ed edizioni virtuali e prestazioni dello spazio che non erano mai state esaminate o persino sperimentate. Il centro di questo progetto era una ricerca estetica che vorrebbe usare le arti come modo di studio delle possibilità e delle limitazioni delle tecnologie per generare ed aumentare i nuovi contesti, ambienti per le arti tele-collaborative, in un periodo in cui i satelliti erano gli unici mezzi possibili in grado di trasmettere video, in una diretta di qualità della TV attraverso gli oceani (il contesto globale).  
Hole In space era una scultura pubblica di comunicazione. Una sera di Novembre nel 1980, in un grande magazzino oltre il Lincoln Center a New York il pubblico che camminava, senza saperlo, s’incontrò a vicenda con quello di un centro commerciale all'aperto a Los Angeles,. Improvvisamente comparivano le immagini della televisione della gente sul litorale opposto degli Stati Uniti. Potevano ora vedere, sentirsi e parlare come se si incontrassero sullo stesso marciapiede. Nessun video poteva passare sullo schermo ma solo le immagini in diretta. Video registrati avrebbero degradato la situazione in una semplice videoconferenza. Hole in space ha eliminato improvvisamente la distanza fra le due città ed ha generato un caos pedonale incredibile intorno agli schermi. La prima sera fu di sorpresa; la seconda sera è stata popolata attraverso il passa-parola e le telefonate; e dopo la copertura televisiva della seconda sera, la terza era come un'espansione televisiva totale e transcontinentale delle famiglie, alcune delle quali non si vedevano da anni. Generato e prodotto da Kit Galloway e da Sherrie Rabinowitz, è stato costituito attraverso un fondo di concessione della dotazione nazionale per le arti nel grande magazzino di Broadway, con  il supporto di molte aziende compresa la Union e la General Electrics.
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Hole In space era una scultura pubblica di comunicazione. Una sera di Novembre nel 1980, in un grande magazzino oltre il Lincoln Center a New York il pubblico che camminava, senza saperlo, s’incontrò a vicenda con quello di un centro commerciale all'aperto a Los Angeles,. Improvvisamente comparivano le immagini della televisione della gente sul litorale opposto degli Stati Uniti. Potevano ora vedere, sentirsi e parlare come se si incontrassero sullo stesso marciapiede. Nessun video poteva passare sullo schermo ma solo le immagini in diretta. Video registrati avrebbero degradato la situazione in una semplice videoconferenza. Hole in space ha eliminato improvvisamente la distanza fra le due città ed ha generato un caos pedonale incredibile intorno agli schermi. La prima sera fu di sorpresa; la seconda sera è stata popolata attraverso il passa-parola e le telefonate; e dopo la copertura televisiva della seconda sera, la terza era come un'espansione televisiva totale e transcontinentale delle famiglie, alcune delle quali non si vedevano da anni. Generato e prodotto da Kit Galloway e da Sherrie Rabinowitz, è stato costituito attraverso un fondo di concessione della dotazione nazionale per le arti nel grande magazzino di Broadway, con  il supporto di molte aziende compresa la Union e la General Electrics.
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Versione attuale delle 18:12, 8 Ott 2009

Galloway, Kit; Rabinowitz, Sherrie, «Hole in Space», 1980

Titolo

Hole in space

Autore

Kit Galloway & Sherrie Rabinowitz

Anno

1980 d.c.

Luogo

Los Angeles-New York

Descrizione

Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz in 'Hole in Space' creano un link satellitare fra il Lincoln Center di New York e il Broadway Store di Los Angeles, mettendo in collegamento le due città su grandi schermi, alterando la percezione di spazio e di tempo e creando una nuova dimensione nella topologia del media space. L’arte della connessione, si ha nel 1980 quando questi due artisti, Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz, realizzarono Hole in Space (Buco nello spazio), un’installazione ad accesso pubblico“sospesa�? tra Los Angeles e New York.

Per tre sere consecutive, due schermi situati nei due centri furono collegati via satellite, riproducendo in tempo reale le immagini provenienti dall’altra costa. I passanti potevano così ascoltare e vedere, a figura intera, le persone dell’altra città, ma non se stessi. Il risultato era quello di un contatto virtuale che rendeva la tecnologia trasparente e azzerava, attraverso il tempo reale, la distanza spaziale. Il primo giorno fu caratterizzato dalla scoperta casuale e dalla sperimentazione spontanea delle potenzialità offerte da quella nuova zona di possibilità sociali. Il secondo vide, attraverso il meccanismo del passaparola, un’affluenza più alta di persone che giungevano sul posto già preparate per l’esperienza: vi furono incontri di amanti, riunioni familiari, flirt e scambi di numeri telefonici. Ma anche interazioni visive e performative tra sconosciuti che abbandonarono l’aspetto acustico (chiunque può parlare per telefono) sfruttando le potenzialità visuali offerte dal nuovo mezzo. Il terzo giorno, la forte pubblicizzazione mass-mediatica produsse la partecipazione di una folla incontrollabile, in cui ciascuno premeva per gettare uno sguardo o una voce dall’altra parte e conquistarsi pochi secondi d’interazione. "Satellite arts project" ha richiamato le arti tele-collaborative ed edizioni virtuali e prestazioni dello spazio che non erano mai state esaminate o persino sperimentate. Il centro di questo progetto era una ricerca estetica che vorrebbe usare le arti come modo di studio delle possibilità e delle limitazioni delle tecnologie per generare ed aumentare i nuovi contesti, ambienti per le arti tele-collaborative, in un periodo in cui i satelliti erano gli unici mezzi possibili in grado di trasmettere video, in una diretta di qualità della TV attraverso gli oceani (il contesto globale). Hole In space era una scultura pubblica di comunicazione. Una sera di Novembre nel 1980, in un grande magazzino oltre il Lincoln Center a New York il pubblico che camminava, senza saperlo, s’incontrò a vicenda con quello di un centro commerciale all'aperto a Los Angeles,. Improvvisamente comparivano le immagini della televisione della gente sul litorale opposto degli Stati Uniti. Potevano ora vedere, sentirsi e parlare come se si incontrassero sullo stesso marciapiede. Nessun video poteva passare sullo schermo ma solo le immagini in diretta. Video registrati avrebbero degradato la situazione in una semplice videoconferenza. Hole in space ha eliminato improvvisamente la distanza fra le due città ed ha generato un caos pedonale incredibile intorno agli schermi. La prima sera fu di sorpresa; la seconda sera è stata popolata attraverso il passa-parola e le telefonate; e dopo la copertura televisiva della seconda sera, la terza era come un'espansione televisiva totale e transcontinentale delle famiglie, alcune delle quali non si vedevano da anni. Generato e prodotto da Kit Galloway e da Sherrie Rabinowitz, è stato costituito attraverso un fondo di concessione della dotazione nazionale per le arti nel grande magazzino di Broadway, con il supporto di molte aziende compresa la Union e la General Electrics.