Kahn Louis

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POETICA


L’UTOPIA MONUMENTALE DELLA FORMA: LUIS KAHN Kahn raggiunge la pienezza del suo linguaggio e appare nella scena internazionale solo negli anni sessanta,in piena clima neofunzionalista,vi si oppone con una nuova e diversa concezione del fare architettura: l’ordine precede il disegno.


E ancora: “Rivolgiamoci alla Sensazione e lasciamo da parte il Pensiero. Nella Sensazione è la Psiche. Il Pensiero è sia Sensazione che presenza dell'Ordine. L'Ordine, il creatore di tutta l'esistenza non ha Nessuna Volontà di Essere. 

In Kahn, la sua 'prospettiva', in qualche modo, cioè, il suo strumento tecnico oltre che ideale, per proiettarsi al di là del suo tempo, è la coniugazione dell'idea di ordine come essenza con quello di luogo come storicità della lunga durata».

Se inizialmente egli ispirava la sua progettazione a Mies, come nella pianta della Yale Art Gallery, per la Yale University (New Haven, California, '51-'53), a Fuller nel soffitto in cemento armato costituito di una struttura spaziale tetraedica, e si riportava a Philip Johnson (al volume cilindrico del bagno del suo padiglione in vetro,la sua casa a New Canaan), I rifermenti ideali di kahn saranno di volta in volta,le torri di San Gimignano (Richards research Building) Carcassonne per il progetto del centro di Filadelfia,La Roma Di Adriano nell’istituto Jonas Salk e negli edifici di Dacca.

Il linguaggio architettonico di Kalm subisce, dalla fine degli anni cinquanta, una forte influenza dall'architettura dell'antica Roma che culminerà con il suo secondo viaggio in Italia, per tre mesi ospite della Accademia Americana, nell'annesso di Villa Aurelia. Affascinato dalle figure architettonicfie degli edifici classici scoperte sui libri e sulle stampe, durante il soggiorno all'Accademia farà l'esperienza con la viva forza della classicità, espressa dalla consistenza massiccia della massa muraria.


Alcuni la interpretano come una sorta di nostalgia,in realtà per lui la storia costituisce proprio una sollecitazione e uno stimolo di creatività.


L’operazione di astrazione che fa dell’elemento colonna,nei grandi corpi cilindrici nel Parlamento di Dacca,è un esempio chiarificatore. E’ in questa necessità di far rivivere,rinnovando,i segni della storia,il significato del suo storicismo. Da non confondere con l’assemblaggio di pezzi di architetture storiche,citate,(vedi postmoderno. Quelle di kahn non sono citazioni, è un recupero che attinge alla forza espressiva e alla grande scala dei monumenti storici dell’antica Roma,ed è questo lo spirito che anima il suo progetto. Il senso dello storicismo di Kahn è legato alla concezione di monumentalismo. L’interesse verso la massa del muro e la forza della materia lo rese lontano dai suoi contemporanei. I funzionalisti moderni, parlavano in termini di trasparenza,leggerezza e movimento e bandirono parole come robustezza e forza, sinonimi dei regimi passati. sinonimo di violenza e brutalità. La ricerca di una "monumentalità primaria" affonda le sue radici nella grande architettura visionaria dell’illuminismo francese, in particolare modo di Ledoux e Boullée. Per alcuni Kahn sembra averne recepito l'insegnamento e catturato l'eredità, per altri sembra averne conseguito una semplice riduzione formale. L'immagine del classicismo studiato a scuola era l'immagine della grecita: templi bianchi frutto di quel miracolo "dell'attimo in cui i muri si divisero e comparvero le colonne". Quando torna in Italia nel 1950 vede un altro classico: quello dell'imponente vestigia informe e dei muri rossi di mattoni in cui emergono solo a tratti elementi di marmo. La classicità accademica, imparata a scuola, non è la visione di un mondo reale, ma la ricostruzione di un ideale perfetto. I manuali riportavano prospetti nitidi e assonometrie nelle quali riconoscere elementi e strutture, decorazioni e rivestimenti. In questa limpida precisione si può riconoscere la natura di alcuni dei suoi più celebri progetti,nei quali la leggerezza della bianca struttura trilitica è ordinata e modulata dalla griglia cartesiana dell'intero organismo. Il muro rappresenta invece una scelta di "romanità", intesa come un passaggio di ritorno all'architettura dei primi antichi: gli egiziani, gli assiri, i babilonesi, i fenici e tutti coloro che, nella visione della storia di Kahn, hanno preceduto Atene. Il "classicismo murario augusteo" è una fuga dal "dorico pentelico", bianco e rivestito di marmo. Retorica dorica che aveva affascinato sia le grandi democrazie, sia le terribili dittature del Novecento.

Lo spirito della rovina è rintracciabile in qualsiasi progetto successivo al soggiorno a Roma del 1950. Le impressioni e suggestioni schizzate su un taccuino varranno una vita d'architetto: la forza spettrale delle ombre proiettate sui volumi ciechi, il buio assoluto che riempie i vani dei livelli inferiori, il cielo scrutato attraverso le aperture di quelli superiori  sono vissute come un'esperienza architettonica.

Kahn impiegherà i venticinque intensi anni successivi a progettare e costruire quanto aveva visto in quei due mesi di vacanze romane.


Lo spirito della rovina,così quello storico e monumentale, va interpretato come una volontà di sintesi simbolica tra spazio e tempo. Kahn dilata la dimensione storica permeando di spirito monumentale/storico le forme dei suoi spazi, che assumono così il loro carattere preminente :l’ atemporalità.

Il fascino per quanto non sia "dovuto", ma "cercato" si spinge fino all'architettura di oggi: "Non tutti gli edifici sono funzionali. ora, essi devono funzionare, ma funzionano a livello psicologico. Esiste una funzione psicologia che è una funzione di primaria importanza... È un'idea che a mio avviso conduce a una nuova era per l'architettura, che non si accontenta solamente del fattore utilitario.



Bibliografia: