Mabus

Tratto da EduEDA
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Senza il tuo profumo La realtà non è solo nei miei occhi e dunque tu dimmi che pensi. Così volevo il tuo amore e tu guardavi me in controluce. La verità è nel nostro essere avvinghiati tra mille lune, tempi moderni, estrosi pensieri. Ricorderai un giorno l'amore solo, crederai reale il fumo dei miei giorni, dimmi, che altro posso fare? Le cose che mi rimproveri mi esulano dall'essere umano e vite a limite della speranza con le mie azioni. Amerai ancora come io amo te? amerai davvero chi cerchi pensando alle mie labbra? e la realtà è che ti ho perdonata. È così, non riesco a dimenticarti. Davvero non so se riuscirai ad amarmi, sono pazzo perso nell'amore stesso. Ma pensa un attimo alla vita stravissuta nei sussulti solo per renderti speciale e ora non so più se riuscirò a vivere senza il tuo profumo.

Ragazzina, godi e sogna più che puoi Splendente come la luna magari imprevedibile è la mossa che scomposta poni sulla scacchiera dei miei giorni. Tu profumi d'assenzio ed il rigurgito è già amore e così spendi giorni come destrieri a furia esosa. E tu senza pensarci mi adori, come collirio scolori gli occhi tersi dal fumo. Puerilità sia lodata la tua mossa precoce da ragazzina, mi fai godere, strette le mani sul mio senso stordito dal tuo fraseggio esaustivo, vorrei dirti davvero, continua, è l'amore che pone le basi del pensiero un po' perverso un po' storicamente eterno. Vita viva e vissuta, diciassettenne esaudisci il mio bisogno d'amore, sei già esperta e lo vedo, il rimpianto sdrucciolato nel bicchiere del calice eterno, sono sicuro sia vero amore. Ecco sono sul punto di volere più di quanto mi possa aspettare, siamo al limite del prezzo d'albergo, ragazzina, vai tu, sei più bella delle ninfe, porgimi il tuo cuore che non può essere peccato il reciproco amore. Senza condizioni, scanzonata la sonata, la mia pelle innamorata è frutto della tua sapienza da studentessa furente e più che bella. Ed io chiedo di averti solo per il nostro più intenso bisogno e improvvisa mi fissi godendo fai capire che non c'è barriera che tenga la piena del vero amore, non pensare ti prego alla notizia da telegiornale intrisa di morale, godi e sogna più che puoi.

La più acerba, candida, passione Fiori incolti tra i prati disillusi del domani. Il passato è solo lo specchio del futuro, sai, amore mio, che il ricordo mi trapunta spilla disillusa della tua dolcezza. Guarda la nostra fantasia ed i rapporti elusi dalla tua vita fantastica. Vivi come mai hai sognato la differenza della tua realtà è flusso della nostra età acerba. Magica polvere di sogni. Se tu non ricordi come esistere completamente, non piangere più, guardami negli occhi e scopri anche tu che delle altre molto più speciale sei. Sulla nostra spiaggia l'anima riflusso d'assoluto, spirito ribelle, mia amica della terra di Provenza fai la leziosa, mostrami il tuo accento figlio della luna e dipinto delle stelle, riflesso del più puro amore. Ti amo, così. Mentre penso a te, tutto intorno è quiete. I nostri passi si confondono col vento, amore mio respira anche tu. Splendido è il tripudio dell'illusione di questo amore, saziami sempre più. Amo il tuo corpo ribelle, l'età dell'adolescenza che sui nostri corpi impone la più acerba candida passione.

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Ecco, pronta, lì. Un'unica risposta ai tormenti tuoi, peso annullato dalla piegatura dissonanza plastica, fa un po' come vuoi, esatto hai già capito distratto come sai che il mio abbraccio ed il mio seno languido è uva e tabasco per te. Poni l'illusione e baciami muto, è il tormento che brucia e saporito scaglia disarmante il tepore delle tue guance. Zitto zitto, serpina e male estetico ed esistenziale. Parola magica e chiave di volta, parola chiave, sono tutta per te. E dimmi sincero chi è più carina di me. Dammi il mi minore e posta la soluzione nelle brame della legge il comando è mio ed il corpo tuo. Baciami in silenzio, nessuno ci può, ci potrà ascoltare. E dimmi se sono serpentina, perversa e godereccia come ti aspetti, spegniti lucente in bocca al mio piacere. È il sapore sincero del tuo amore. Dammi tutto te.

Inizio al buio Inizio al buio senza neanche pensare alle influenze della musica affine al sentimento perso frammentario che transige l'ultima umana transizione, delusione del millennio che non è più fresco ma ancorato ancora a pensieri, quelli tuoi, linea melodica difforme e schema metrico dada consumato dall'incertezza del genealogico passato. Ed io ti dico che stai benissimo così, un po' distratta dalla luce soffusa e pura dei tuoi atti osceni sperimentati all'alba come sempre. Trova le connessioni, vedi non è superficiale come credi sono pezzettini di già fatto col lavoro del tempo, arriva la sera e sostituisci il jazz col minimal. Poi, ponti noi, virgole dei nostri domani, troncature stanche di solchi esistenziali imbarbariti, imbruttiti nella ricerca del bello un po' assoluto un po' emisfero eterno in bilico tra contemplazione e godimento. Eliot fuma sorseggiando resti di arancia in incandescenza sgocciolano le sue parole tra gli appunti seduto al tavolo del suo bar.

Piccina mia, dammi l'eternità Conta ancora il profumo del tuo respiro, sente il bisogno la nostalgica pretesa. Ciao, amore mio, sono quello dell'altra sera, come dici? ricordi, il tempo nelle sue sfumature grigie da casalinghe insoddisfatte, preferisci come me il viola, giusto per ottenebrare la memoria, mettici qualche ortensia e sfuma il verdetto, ci dipingiamo d'eterno. Io? non lo so, forse dovresti stringermi ancora. Il mistero nei nostri corpi sarà il nostro segreto, insieme avviluppati come animali godi della prima fioritura autunnale olistica e parossistica nell'ottobre dei mille riflessi di corolla, scindi l'axiotica, come mulino a vento frulli e ne son contento, mettici qualche punto e il senso è ancora nostro. Come stai? Dimmi se moriamo dal piacere ristretto nell'amplesso d'assoluto. E poi sogni lucidi, assunti gotici, che fai stasera? Se vuoi sono al parco. Le tue elucubrazioni saranno reali, stringimi ancora che quest'attimo potrebbe essere l'ultimo reale. E saremo brame senza neanche rimpiangere stazionamenti passati oramai. Ed improvviso il sassofono. È un po' un sopruso, piccina mia, dammi l'eternità!

L'estate finisce gemendo sé Porgimi un fiore amore nel pudore del tuo pallido colore, è tutto opaco. Piangi come traversa diagonale. Rotoli nell'estromissione delle parole, gelate essenze. Brucia la rissosa lotta del tabacco, pongo un esseno assedio nella bionda veduta, panorama etilico della gioventù. Vaghe parole insensate, aurore boreali nei tuoi occhi. Prestami mille lire, senti il mio odore che stracolmo espone aneddoti già vissuti e consumati. Pare scomparire l'orizzonte degli eventi esteri, meglio appaciarsi nel rimando implicito a sublimazioni mentali e l'estate finisce gemendo sé.

Il mio paradiso Essendo il mio pensiero perduto tra i rami dei tuoi sogni e svuotando l'alma sino all'osso la tenue luce rissosa della noia e del rassegnato abbandono nelle brame dell'illusorio spasmo, ritengo scomposto il sentimento dalle mastodontiche velature di cartapesta, basta, basta, basta urla il mio spirito che esule immemore dagli avamposti del tuo occhio socchiuso come ad assentire le mie fantasticherie funeste, dormi, sì, dormi ti dico, piccina riposa stesa nuda sul mio petto tra le cicale naufraghe della sera in serrate fessure consumate dallo sbattere incessante su specchietti d'acciaio delle lancette bastarde, dei secondi carcerieri del mio essere puro mentre ascolti il palpito mio oramai scomposto. Mi raccomando, non svegliarti, non svegliarti amore mio, abusata dalla terrena maledizione, resta così, ancora a sognare mondi cristallini in questa stanza in penombra ove rotola terribile la scimitarra delle bottiglie aguzze di gin e cointreau. Saremo noi, tu piccola innocente dal corpo giovine già consumato da mani arroganti ed ignoranza, da penetrazioni assurde e autoreferenziali, da grida senza piacere, da mani callose sul tuo seno splendente macchiato di sigari e violenza. Saremo noi e sai perché? Perché il tuo sonno senza affanno di bambina è lo scampo giocondo che ti salva dalle intemperie di questo mondo ipocrita. Dormi, dormi, come divina imperatrice, come regina, dormi, io ti osservo angelo mio maledetto dalla ribellione e dal silenzio. Tremava la tua mano un'ora fa, l'illogicità, il lavorio scomposto delle tue mani, come alienata proletaria a muovere il mio sesso senza scampo, coi gemiti falsi da attrice di quinta, da ballerina esausta. Averti vicina, sfidare l'assoluto con le tue labbra profonde nei baci che non puoi dare, è così, non voglio perdere un attimo dei tuoi sospiri non voglio svegliarti, piccina, le signore mutano parole e sogni, ma tu sei qui, ancora, candida come la rosa, illuminata dalla falce di luna come una stella del firmamento eterno, no, no, scappa via, questo mondo non t'appartiene, fuggi come cigno lontano lontano, spalanca la finestra, non tornare mai più, resta qui senza pensieri, invidie, curiosità deviate, senza giudizi e giudici, resta qui e planiamo oltre l'eterno, sino al giardino che ti porti dentro. Io canterò e tu resterai sul mio petto luminosa e sarà questo il mio paradiso.

Tu sei ciò che sveglio mi tiene nel tepore Spesso ti guardo da spiraglio della tua alma tra strade perdute. I tuoi sussulti essenze maledette dei miei giorni stanchi. I tuoi occhi come tramezzi del lavoro writer et crypto nel tripudio assurdo della tua bocca, ah! quella tua bocca! Che aspetto abbarbicato tra il centro storico, sei tu l'unica luce del respiro d'affanno, sincera, la notte inizia e tu sei ciò che sveglio mi tiene nel tepore.

Ye soy feliz So che sarai tu da quel sorriso tiepido e un po' ribelle, i tuoi capelli saranno l'arma migliore, occhi metilene, piccina, adoro strusciare le mie parole corporali sulle tue forme, perverso il pensiero, tu di dieci anni più piccola. E allora capiremo che davvero non vale più nulla, che sei la mia pupilla io il tuo maestro o meno, e tu indosserai quella gonna che ti regalai, ye soy feliz, mi toccherai come solo tu sai fare parleremo di Giambattista Vico all'apice dell'adolescenziale godimento. Parola, fatto e forma sublime. Spogliati piccina, voglio venirti dentro. E un giorno capirai che non esiste morale che non sia di servi e noi al di là di questi Vittoriani italiani di sinistra parrucconi, al di là di quelle troiette di destra liberista serve del Berlusca.

La giusta negazione dell'infinito

Il tuo ricordo è come la nebbia fitta tra stagioni di rimpianti, gorgoglio del cielo esausto e della mano lirica che contempla fruscii sinestici senza toccarli. Piangi, distruggi, strappa e lancia nel vento ogni mia pretesa scritta nelle tue vene urlando spaesata tra righi d'infinito. Ecco, ora puoi sentire il rinnegare del tempo nei tuoi occhi allo specchio. E attende il tuo vestito, inorridito dalle lancette mute nel sentire graffi, balze scoscese, statue di marmo arroventate nel silenzio la giusta negazione dell'infinito.

Il tuo riflesso

Non ti stanchi del tetro romore del vento su pupille d'acciaio. E sei sperduta come sopita sotto i rami spogli dell'eterno desio. A volte gli odori parchi rendono le mie note scaltre come clero tedioso all'imbrunire. Basta coi riflessi, le ombre sul soffitto aspettano insidiose il tuo riflesso.

La tua voce attracco nel porto notturno La terra battuta dal sole nell'istante del sonno steso funesto nella danza soffice e repentina che non accede e non tace i miei ed ai miei dolori. Distruggi il dramma del mio essere con la tua voce lieta e la profezia della sofferenza dell'alma si distrae e tu continui, come signorina dei sogni appena germogliati, come dicesti e come dissi, nella metrica sconfina il tuo corpo, il mio sentire l'eremo solingo della croce infernale che arde inesauribile dietro i miei sorrisi. Bene, dormiamo, trasgrediamo l'inerzia della vita ascoltando la tua musica, attracco nel porto notturno.

Etica

Calcolando il confine dell'orizzonte ottico di mezzodì chiuso nel sogno e arroventato trafitto dalla tua ombra scarna e pusillanime teca di porpora, dimmi allora, noi chi siamo? Cosa ci differenzia da questa brezza incantevole e taciturna e dal gabbiano svolazzante allo scandire dei giorni, quando come rose appassite gelavi i miei occhi. Ecco, questo è il nostro tempo, uno scarabocchio sulle tele stracciate dalle punte delle mine. Destreggiamo, cara così i nostri limiti fanciulleschi e giochiamo irriverenti coi bozzetti ed i dipinti incompiuti del Maestro della Natura e dell'Etereo, ribelli e bellissimi ma soli.

Camminavi un tempo Camminavi un tempo come folgore tra nubi, il riflesso lungo del tuo pallore era la luna specchio sul mare, e il tuo rigore distratto incudine rimbombante tra flutti del mio spirito leggiadri, le mie parole scrollavano la tua cera, stampo di lugubre affanno dondolante docile su altalene di piume, simpatica aggrovigliata ai muri della città nostra scomposta tra cumuli di scritte macchiate le tue mani di rosso barberino ricordo, l'occhio lucente tra stelle di cicale e di pruni fischiettanti nei tuoi boschi ora deserti di felci, ah! e quando dormisti accanto al mio giaciglio di ghirlande il collo pullulava sornione alla nuova moda consumata dal vigore della tua pronuncia strana, allora passeggiavi su filo spinato e melodie rissose d'equilibrio intarsiate dalla tua mano rampicante tra ciuffi di note confuse. Ora nel firmamento sperso il mio sguardo è senza guida.

Piccola stella del deserto Potresti, come fai, dimenticarmi. Ma voglio dirti una cosa che il tuo volto riflesso nell'irideo nubifragio mio ha consumato. Piove e la stagione lieta rende suffragi alla peregrinazione del tuo corpo. Il cristallo autunnale del fuoco rissoso sgorgando minerale perduto nell'entroterra australe. Piove e lo sai. Tremi ai boccoli tuoi, dal jeans corto estivo al ricordo, non vuoi. E la temperanza, io chi sono?, la temperanza ti preme il cuore soffocandolo. Ti prego facciamolo, facciamola questa follia. Amami, amami come il vento, le stagioni, amami come nei miei sogni, non aver paura. Non aver paura se gli altri mi additano come il diverso, il folle, non aver paura né pregiudizio, non dimenticare te, non farlo, il mondo è nostro. Lascia proliferare voci assurde in giro, lascia dire alla legge stanca, ai medici da manicomio, alle comare, lasciale parlare, lasciale dire lui è pazzo. Ma salvami se io ogni giorno ti salvo, salvami se t'amo. La musica è ciò che ha scosso frullii di gesso, lascia perdere amami, anche solo uno istante, anche solo il tempo di dire amore. L'universo ti spinge a declinazioni astruse e lo sai, amami anche adesso. Fallo, piccola stella del deserto.

Chi sei tu?

Chi sei tu che spaventi i miei riflessi con noncurante amore? Tu sei il tripudio di belve affamate alla mensa del mio corpo. Tu sei l'anima mia consumata dallo strazio del ricordo. Tu sei gli anarchici e i punkabbestia stanchi, tu sei gli eroi esanimi di un tempo. Il silenzio è oggi nostro, ai bordi di strade dimenticate a elemosinare verità e follia. Tu sei il silenzio, allora. È così. Sei me che sempre stupido e stupito attingo alla vostra mente. Tu sei me che dimentico nell'acido lisergico ogni cognizione reale e fuggo finito, sperso, senza te al mio fianco.

Stringimi Impallidisco al far della sera ma tu stringimi quando la luce parca confonde i miei pensieri nell'oscuro tramonto del mio sogno che nel languire vive tra i vostri desii e le vostre aspiraqzioni come se oramai fossi solo alla deriva e sorridente esclusivamente dei vostri successi, stanchi e inesaudibili i miei, già, i vostri successi, amiche mie, compagni miei, in voi trovo l'ultima ragione della mia esistenza. Ma tu stringimi, stringimi nel mio essere imperfetto, inutile, la vergogna della umana specie, dove il cor spaura ai mie nubifragi stringimi ora che muoio non già nel corpo ma nell'alma e nel suo foco sempre più penoso e roco. Stringimi mentre la gente straparla della mia essenza additandola come subdola e perversa, stringimi quando socchiudo gli occhi e trattengo le lacrime per non perire d'apparenza. Stringimi tenendomi la mano, come nessuno fa più con me da tempo, e asciuga la mia rabbia e la melanconia senza fiatare, con un bacio muto, Stringimi almeno tu, ragazza, non lasciarmi andare nel gorgo della morte del mio cuore.



Il folle sulla via maestra

Non parlo del tempo né del suo intimo senso interconnesso con la frase tronca sul finale, non è la luce del mattino che mi può svegliare ma il tramonto della cera tua posta ai bordi dell'ultimo introverso, intimo crinale, e intanto passa lì, sulla strada maestra, il folle. Si sente sperso nella nebbia e non può porre in questione la sua mania d'oltraggio silenziosa. Una volta, dice strano, ma è consapevole che la sua vita da troppi anni è finita schiantata sull'asfalto tenebroso di un freddo pomeriggio d'assenzio invernale, una volta, continua semiserio ma fa pena il suo modo di comporre le frasi sciocche come fossero assoluto distillato, una volta il re dell' Ellesponto aveva quattro dame a corte, le più belle in confusione gettavano bottoni al conte e facevano moine da ragazzine, al di là del confine del mare c'era il segreto rifugio e una di quelle, la più bella, mi baciò sotto una stella, poi improvviso il servo e il Visir persiano mutarono il senso temporale. Tuttavia pochi capiscono, nessuno lo crede. Talora comunque tra notte e mattino, quando l'anima è di tenebra e il corpo sembra vibrare, quando non sei cosciente ma nemmeno sopita vedi il volto suo ed il veliero dimenticato dal nemico, e il tuo destino sembra dirti, non capisco cosa posso fare. Ma pochi gli credono, nessuno lo saluta. Ed il giorno dopo come prima arriva la Dama del buio abissale, con tredici diademi gli dice di tornare, e una volta, lo giuro, mi è sembrato di sentirne i passi siderei nel vento di dicembre danzare. Ma chi altro vuoi che possa credergli?


Non puoi smettere proprio tu


Passa distratto il ripudio del dolore, e siamo ancora assieme, assurti ad assoluto assorti nella delusione. Continua tu, potremmo innamorarci, ti ripeti ciò che non è più reale, è evidente, lasciami cantare, sugli spalti musica violetta viola la nostra sentenza e l'inverno è troppo freddo senza te. Tu sei così, un po' paranoica, un po' viaggiatrice a dorso dell'incanto implicita aura attorno a te. Tuttavia sai cosa resta da dire e silente non sai più stare, per questi motivi assorbi e sprigiona decisa il tuo ciao. Siamo arrivati, l'auto rimbomba vendetta, gli altri? Non ci sono più. Sei rimasta tu, piccola sugli altari, non è che siamo così cattivi, forse solo opposti seduttivi. E lo sai che stasera è tardi. Ma come fai a non invecchiare mai? Eccoli, arrivano, i nostri avventori, mamma mia come stiamo allucinati, sembra una volante la luminaria là distante. E canta ancora, non puoi smettere proprio tu e non stasera.


Appare indefinita

Appare indefinita l'ombra, deduco stanotte si farà tardi, carichi gli applausi. Sei tu che mi guardi assorta? Credi che da sola non abbia quanto basta per volare? E sei invadente e un po' delusa dai miei passi tardi e verdeggianti, non sai misurare l'infinito dell'amore, io sono pazza e non riesco a ritornare. Ma il piano suona ancora. Cerca di leggere la verità negli occhi dei misteri che sai, e finiscila con la storia del rimasuglio perduto.

Numeri nascosti nelle metriche latine

Numeri nascosti nella versione criptica della metrica latina, intanto noi fumiamo e ce ne fottiamo, l'erba è stupenda. Se non sono quella di ieri è perfetto, giusto, meglio così. Impara a respirare l'aurora! Pozioni magiche nei tappeti intrecciati col destino intarsiato d'alabastro. E l'erba sa di bellezza. Assoluto il ritorno al nostro divenire, asciutto e corretto al gin. Caffè scomposto, nell'occhio strizzante setacciato il manto del tuo fiato di rose e mille certezze, adoro le tue infinite presenze.

Matite pennarelli acquarelli dita

Sguardo verso l'alto, secerne il vento spirito eterno. E tu sei distesa al mare, talora ti udii partire e sorridente insabbiare le mie assurde postulazioni con semplicità. Tornerà l'incanto della primavera e, ti giuro, ne parlerò un giorno, anche prima, magari. Ci attardavamo spesso fino a a tarda sera all'uscita della metro per spiare il confine tra urban e panteismo, i libri della scuola erano il confine tra l'Ego e la realtà. Matita, pennarelli, acquarelli, dita.

Abbiamo dato ciò che potevamo

Non scorgo più gli occhi tuoi e l'anima la perdo tra le carezze di ragazze stanche di se stesse. E tu chi sei? Che fai? Che ne sarà? Io vado via, perdonami. Nei tuoi sinceri “ciao” scorgo l'infinito che è in noi. Siamo soli io e te. È finita, ti prego capisci, penserai a me un giorno, e sarà allora che piangerai perché il vento dietro i miei passi è spietato, sia per me sia per te, sorridi, ti prego, abbiamo dato ciò che potevamo.

Cerca ancora di me


Non sarà più come era ma piangi, strana ti senti, hai gli occhi che parlano da sé. Sai che è stato stupendo ma non puoi rinnegare il futuro per me. Tuttavia sai che le risposte e gli abbracci, i baci non si perdono così. Ti amo! Non dimenticarmi, io mai lo farò. E se non sai più quale è la via, cerca ancora di me. Tuttavia io sono la bambina spaurita, e l'amazzone che scaglia le sue armi contro il cielo, che babele il futuro. E saremo uniti anche se distanti, di me non farà a meno l'anima tua.

Il tramonto degli dei


Tramonto degli dei,

torneranno i fasti achei, gli alessandrini riti. E senza sapere il futuro guardare gli occhi tuoi. Non sapere se la verità è panteismo, panpsichismo, panismo. La cazzimma della delusione ritrova sé, e il fallimento è l'arma che ci rende folli, scaltri, che ci fa sputare contro la verità. Siamo i tristi figli degli anni ottanta. Immagina il sogno che avevamo ad inizio millennio. Siamo noi la generazione dei fuoricorso, dei rivoluzionari eterni eterei rivoltosi, noi pedice e sipario d'assoluto, punk, disco-pub, skunk. E alla stazione stringiamo la foto, ciascuno la sua, diretti verso il paradiso artificiale che sognammo e che ora non è più perché ha preso il sopravvento l'insicurezza e i falsi idoli, gli dei dell'oggi, siamo servi di ciò che feroci abbiamo combattuto atroci. Ed io e te e lei eravamo la trinità. Ed io e lei con Nietzsche e Giordano Bruno, spaccavamo, poi fatti stringevamo il rosario dell'oppio nelle mani e non dimenticavamo il domai. Ti amai, mi amasti, lei mi amò.

Il lamento di Asdabea

Sdraiato a ritroso sul filo, attenti al riporto dell'infinito capovolto, scorgo intransigente le spoglie spirituali del volto proteso a sentimento, ne scorgo il silenzio come orma sulla scritta che per pudicizia impone impunità violata dall'effige della smaniosa sfinge dei ricordi, improvviso alchimista, cabala del cielo, le nuvole fuggono tra gli uccelli miscelati, il gufo insegna. Ho visto la torre de babele dal ponte e il pianto della ragazza con cipiglio deluso gettarsi nel Flegetonte per mistico sogno irrealizzato, mandare al ripudio il grido ribelle. E pure verseggia ancora in Greco, le sue ninfe si riuniscono in circolo e piccoli poeti traducono in metriche latine quegli endecasillabi e quel verso finale, voglio sperare che tutta nuda continui a danzare al canto dei magici veli delle ancelle, le allievi libidinose di scienza e quindi di eros. Eppure un matriarcato originario è come inviluppato confronto di quella che ora si noma se stessa, padrona d'assoluto, il segno è vistoso di statistiche spurie e tratteggi decisi del punto inesatto concisi in indecisioni sciamaniche e atopiche del senso e del confine dimensionale, e sono loro gerarchie femminee, Sophia la direttrice scalza, Maddalena la rivalsa corporale, spirito il furore di amazzoni occultate da giambi e cataclismi marmorei e minerali. Tredici squilibrati tedi, antropos, seicentosessantaei stolti inumani d'uomo finalistico di se stesso per cecità diagonale intravista nella genesi e nell'omega repentina e maledetta.


Molto al di là

Chiudi gli occhi, è solo un istante quello effimero in cui vedrai tutto il mondo come fosse in un palmo di mano. E pensa ad altro. Stupendo volteggio, rimane il resto. Che te lo dico a fare? Vai vai vai, il serpentino sapiente struscinio, il sillabeggio sillabo di chi è ancora innamorato di te. Potresti chiudere gli occhi, specchio del passato il salutare assunto in conclusione. Quanti errori, mater dei! Ecco, ci siamo, riprende il ritmo, jazz. Ti prego obnubila ogni pensiero, concentrati, il mondo è al di là dell'esperienza percettiva di secondo livello, è molto al di là.


Piccola sei il mio segreto


Piccola, sei il mio segreto e il tempo passa. La musica non risponde ai richiami dell'abisso, e sei stesa come dicendo basta. Piccola sei il mio segreto e la luce tenebrosa di piante dimenticate nell'arrampicarsi dei nostri sensi sconvolti piangono lacrime di gesso. Piccola sei il mio segreto e lo rimarrai anche stanotte, quando torno a casa tra viali infestati di ragnatele tediose. Piccola sei il mio segreto e non mi volto sperando non infranga lo specchio lucente della realtà i tuoi passi danzanti.


Piuma nel deserto

Richiamo del silenzio lamentoso ed eterno. Ti penso ma sei sola e sono sola. Vorresti parlare ma le tue labbra sigillate dal pudore. Amore mio sei il vento di ciò che non è stato, dicendoti addio.... Morire dentro è l'alba della nuova vita che assaporo da tempo, come posso, amore, dimenticare il tuo viso. Ti prego, ti prego volgi, se non puoi gli occhi, il tuo ricordo a questa piuma nel deserto.

E' sera É sera cara, tradisci te stesa e la tua stupida semplicità, sono un susseguirsi di rubini i sogni purissimi del mio silenzio. Pesche le tue guance, chi sarai, allieva della notte? potrà mai la tua luce innocente consolare il mio sorriso smorto da un ottobre che non fu?


Il passare del tempo

A passi felpati cammina il tempo. Maledizione dell'umana stirpe, arzigogolo dei folli. Vorrei gridare al vento, tu, lurido senso, lurida inferma lancia, luccicante del nostro soffrire, tu, ti direi, non sedurre più chi tradisci senza colpa.


La stupenda meretrice, ovvero Babilonia la Grande


Vino e miele in boccali, baccanali, coppe d'argento, smeraldo il tempio e il braccialetto sempre più perverso, su e giù, oscillazione erotica. Si squarcia il cielo, solo amore, solo amore, grida il folle, piange lo stolto. Mi dava mille baci la ragazza mia, nell'indecisione profondeva l'emozione, così sensuale nella scollatura, intravedevo i fiori di loto che mi portavano altrove, o mio amore da cannuccia a bavara persiana era la stoccolma designata e intransigente, prigioniera dei miei sogni avevi come sempre la cartellina, quella rossa. E intanto nella circumvesuviana sfioravi il senso delle stelle. A volte mi sopivo, stanca della troppo strana melodia differenziale e pitagorico-karmica. Che bellina che sei! Sostenevamo concetti ma la cupezza della notte era inebriamento per la rivoluzione. Gli altri sparlavano, noi ridevano e taciti ci dissipavamo. E dalla tangente quarta al punto gamma la vibrazione del riporto deluso dal clavicembalo scordato, frastuono ecclesiale, canonico risvolto, rivolta arancia meccanica, sconvolta, latte e fiele, latte e miele.


Dall'abisso del mare in tempesta

Chi sono? Allora appari, sembri non perire facilmente ma benzodiazepine ti servono per non soffrire mentre io cerco ancora te. È vero, ho sbagliato, ma tu ricordi? Se sono stronza perché c'è lui tra di noi, piccirè, io ti amo, ti prego capisci. Se davvero mi credessi capiresti che non hai sbagliato quella mattina a scuola ad accarezzarmi furtiva nell'antro del bagno. Se un giorno capirai, vedrai che quello che sei lo devi al nostro rapporto, infondo lui è solo un ancoraggio per non scolorire pel tempo che fugge e corrode i solchi del nostro amore, lo sai che ora non abbiamo più la forza non siamo adolescenti oramai e non possiamo più lottare. Ricordi il tuo primo regalo di natale, magari tu lo accarezzi quel pupazzo patatoso e se lo guardi vedi gli occhi miei. Guarda che anch'io ho perso il senno, sono sposata, dei figli, ma penso ancora a te e so il tuo numero a memoria, e vorrei rivivere il liceo, noi due, le saffiche perverse e sogno di tutti i ragazzi.. Non è stato un errore la schiuma ultima del mare. Verrà di nuovo Natale, i tempi stanno cambiando ma oramai per noi è finita, è troppo tardi.


Gli occhi tuoi sol'io li ho visti davvero

Ti lodai come una divinità, ora c'è l' altrove impresso. Non puoi, addirittura rubiamo, non possiamo, il mio cell l'ho spento per non soffrire più. Mandami via! Non voglio essere pietosa, ti prego dimmi che un' altra o peggio un uomo non c'è. Dimmi se c'è una ragazza che morirebbe per te, e nel sospiro sveglia ti stringerebbe, gli occhi azzurri tuoi. Nessun ragazzo può capire, il quarto di luna storta, andrei con te all'inferno, con l'elmo perso nella battaglia d'Assietta, equilibrio sconvolto nel ripristino atroce del nostro smarrito naufragare. Non ci pensare, magari sbaglio, amore mio, vado via, vado via senza pietà,. Non capisci, sono viva e senza te non ci riesco, ma sono viva solo se sei felice. Trova un'anima come me che si nutre di noi e senza respirare vorrebbe cavalcare il cavallone del tuo cuore, morirei se salvassi te, vorrei volare per proteggerti dalle sofferenze, non farti mai morire. E dimmelo se trovi qualcuna che ha venduto l'anima per te, che vive solo per te, gli occhi tuoi solo io li ho visti davvero.

Vorrei viverti qui ed ora

Vieni assieme a me, andiamo oltre l'eterno, vorrei che fosse vero il rapporto lunare. Vorrei parlarti come feci allora, vorrei che essere nel tuo cuore non fosse solo un sogno. Prigioniero d'amore voglio solo te, gli occhi, il tuo corpo, la tua pelle, sei la bella tra le belle, sei un'idea, un'azione, una profusione sentimentale e sensuale. E io se non sei mia muoio e non ci penso. Naufraga d'amore non ti scordo. Muoio volentieri, le schiere di cherubini credono più del caos al nostro amore. Ai bordi di un fiore vorrei davvero che capissi che non siamo reietti umani, tu sei stupenda, ed è questo che mi fa soffrire, un altra o un altro può sostituirmi, tu no. Vorrei dirti, piccola naufraga d'assoluto, da anni amo solo te. Voglio morire se non c'è più per me un abbraccio. Voglio viverti qui ed ora.


Vedrai che non siamo davvero cambiate

Magari avessi la forza per insegnare e cantare ancora, la mia vita è solo una rinuncia, muoio anch'io. È già inverno, ti sei scordata di me. Vorrei che cambiasse ciò che è stato, se una donna è lo specchio di me. Lo so che ti penso, vorrei che il momento della felicità fosse prolungato all'infinito, vorrei non fosse mai terminato l'istante, il mio occhio bendato, il tuo nascosto dal brivido scosso. E ora chi sei? Ricordi ancora la nostra storia, l'hai rimossa pel rimorso, ricordi il nostro segreto, un giorno tutto sarà chiaro anche la mia di genere inversione temporale per non farmi scoprire. Piove a Pomigliano e ricordo le nostre prigioni. Vorrei che per un istante sotto pali della luce le vertigini fossero sostituite dalla forza di un tempo. Non smetterò mai di parlare del cobalto dei tuoi occhi e dell'assenzio velenoso della storia di noi. Non svelare il nostro segreto, vedrai che non siamo davvero cambiate.


Sola, frammento d'assoluto

Passi e vai, sei padrona, ma brava, non sai più cos'è il sentimento che era dentro noi, ottimo taglio di capelli mi ricordi te quattordicenne. E magari sei diventata pure borghese. Fumo sempre le Pall Mall. Una volta ricordi i sigarotti, cosa siamo noi? Al cinema. Io cosa sono? Frammento d'assoluto, voi non ci siete e io sembro l'ultima ancella e domina stanca, non vuoi palar latino. Eppure tu ci sei. Ti ricordi, stavamo cambiando il mondo, ma poi, tradirmi subito o dopo cinque anni. Ora chi sei? Il frammento d'alma mia. Guarda come sono ridotto, tutti dicono pazza, ma voi due lo sapete che la mia mente è sana, vi amo ancora. Io sono sul filo, non riesco più né a cantare e nemmeno camminare negli spazi aperti, il mio futuro è oscuro. Ti ricordi, vi ricordate quando in un abbraccio abbiamo detto il mondo è nostro, avete rinunciato, mi avete dimenticato, sono sola.


Tutto fu riposto tra le rime

Pegaso l'anima, il vento, capelli scossi, fermento, mutamento. Potresti dirmi chi sei, piccola stella azzurra. Le tue forme strane, la luce del lillà che imprime sul corpo la tua venatura sublime. Velatura d'inverno, pianti grondaie, eterno dalla tua bocca. Ed è pur sempre sera, non sembra, non vuole, eppure dell'entusiasmo il moto ondeggiante dell'universo il tuo volto smuove. L'anima la perdo, seduzione sottile. Puoi rimandare l'appuntamento, quello con quel tipo di marmo, un po' sicuro di sé, un po' ampolloso. E satira stringerebbe il riflesso della via, bell'ironia la tua, cerca il peggio di me in quel refrattario scomporsi al prisma dell'attenzione, quella mia, quando dico tui, tibi, te, te. Bellina carezza il godimento che si pone ponendo ciò che c'è di vero del risvolto del pensiero, la filastrocca e la scomposta rimessa rimossa. Magari sorridendo potresti confondere l'intento, non hai di che vivere, va bene, si può fare, continua però per favore a cantare. Tanto bellina, sei tutta pazza, la mia ragazza sa già di noi l'entusiasmo visivo. Ma come faremo a dipingere ancora, vai al canale o nel borgo, tuttavia è già sera. La Senna è impaurita dall'ombra e dal tuo trasparire, ectoplasma scandito a verso inflitto della sconfitta. Poi passò anche il sentire, e tutto fu riposto tra le rime.


L'antro tenebroso

Solo una luce, lontano il faro spumeggia tenebra inesatta e scomposta, è l'immagine di te, muta. Si spalanca il dolore interiore, manchi. E ciò che vedo è ciò che forse non sento, l'immaginazione tragica prima del sacrificio, è nella mia mente il lampo delle sonore assuefazioni sorde. Sono io al di sotto delle ombre tra cattedrali nude della nuova ora, notte fonda. E come fosse apocalisse canti gregoriani, come ci fossero frati, sette inaudite che riecheggiano come minacce lontane, micce pronte all'implosione di cristalli scanditi da turbe psicotiche nel trascorrere pomeriggi invernali curva alla finestra dei domani. Il vero è assoluto ed io persa tra le sorti dell'abisso, infausto destino, le Parche filan tacite e stillicidio è la vita, morte prematura. Vivendo, pur vivendo lo stesso. Ma non sento forse altro, dall'eremo lontano proiezione è il tintinnio assordante di campane, e i tuoi bracciali, falce inesorabile, non purifica l'acqua ma intensifica la paura. Ti prego salvami! Se sono immersa nelle paludi intarsiate di infami biasimi ai bordi dell'Ade.


Una persa

Un'anima persa nell'oscuro del pensiero, naufraga del vero, sola e pallida nella regione tedesca, cambia l'ascesa, hai visto se hai distrutto, ho dato un peso differente, c'è sempre il tuo nome nel passato, basta studiare, cambia giorno per giorno col mio desio attuale, sempre più attuale, se stai leggendo anche anonima se sei tu, le tenebre te lo concederanno. Dai distruggimi, voglio erba, voglio eccitarmi, voglio eccitarmi, salotti e teatri, tourné se tu solo lo volessi, conquisteremo il mondo, conquisteremo l'universo. Inversione di senso e di genere. Le anfetamine e lsd, l'alcol, paroxetina, paroxetina, paroxetina e vodka. Sparano, giù la statua di Saddam. E un antipsicotico per un bad trip per contrastarlo. Dichter è qui, hai capito chi sono, nell'aula nel 98, settembre settembre, sono io non lui sono io non lui, sono io non lui, sono un pazzo, ma cammino sul velluto, dai decumani all'isola. Sangria e rivoluzione. La verità è assiotica, ti amo, e non muori. Sei tu quella ragazza, assiologica dicevo la passione spogliami, distruggi la mia dignità. Ascensione superiore, hai letto l'Anticristo meglio di me, ricorda Friedrich. Ricorda, che sono coerente, Beatrice, Laura, Fiammetta, montaliana, esistenzialista. Forse domani pioverà. Non uso, non uso, se capisci, dorso di bottiglia etereo nel cellulare.

85-7

Incubi notturni, urla, clamore, serva di satana, luce opaca del futuro. E mentre cantano i cori dell'azzurro floreale, ma tu sei più speciale. Sogno strane forme amorfe. Ed ero ciò che a Sant' Elena non fu, sogno il violino, tu che dici ti amo, quale è il senso della vita mi chiedi ed io tranquillo rispondo. L'ora più buia è quella che precede il sorgere del sole. Piccola persa non dimenticare le tue origini e chi ti ama senza chiedere niente chi ti amò e ti ama, ti prego se hai capito, fammi capire, criptico sarà, mai nessuno oltre noi capirà. Nell'oscuro della notte la tua voce al limite del sogno, ti amo piccola stramba. Un giorno guardai distratto gli occhi tuoi,. Mi innamorai, non dimentico, fu l'unica volta, amai davvero solo te che mai fosti mia, l'unica che amai.


Ed è così

Ed è così. Puoi pensare a noi quando parlasti con fiato sciolto, l'intenzione è perduta tra rime. Dolcissima, l'inverno è qua, stesi tra letti dorati petali, autunno abissale di testo integrale, volume rissoso tra spogli ricordi. Ed ora chi sei? E dimmi, che fai? Risplende il sole opaco sul tuo volto docile. Puoi dimenticare il respiro dei nostri giorni sfiorati perché le nostre pretese erano follie solari, follie stellari, la luna è con noi. Ti amo, sai, ma per riepilogo intransigente del respiro. Ed hai gli occhi bendati.


Tra le parole

Tra le parole ancora un sorriso, sei qui fino alle sette. Puoi voltarti, sono qui da ieri. Io? cosa vuoi da me? Mi piacerebbe sfiorarti. Ti amerò, violenta sarà la nostra remissione e gli altri persi nei loro progetti, noi fuori dal mondo, non dirmi quanti anni hai, è meglio respirare affannati sul tuo corpo. E sono le due di notte, tu dici tutto ok. Domani che sarà, non ti interessa, sorvola. Mettiamo un po' di musica stasera. Domani sarà finita, mai esistita, amore mio, nostro impossibile. E la realtà sarà al di là della ragione, un solo respiro sul tuo ventre, il suono è scomposto e lieto accoglie i nostri gemiti. For ever e mai più. Il tuo sospiro E tu stringevi piangendo il tuo leggiadro sospiro, come collana violava la storia, la nostra vanagloria e tu soffice tra le mie braccia, piccola stella incantevole per non dimenticare che l'universo è nostro in un abbraccio. Sognando un tuo bacio imprimevo col gesso il tuo profilo come un ribelle scalzo e svogliato, un po' tiepido ma tu rinascevi come fulgida schiuma, sospiro d'inverno, picciola importante e quella notte non dimenticai il tuo sospiro ora e sempre.

LA Gran Dama seduta sull'Orchestra Passa con sguardo fiero la ragazza imbronciata dalla sua visiera ed è silenziosa nei suoi occhi e dentro me. Si sente appena la fine. Finestrino riflesso, fine dei nostri giorni, follia lucida. E se per caso credi ancora in me, non lasciarmi, non lasciarmi. Piango al vento, calma ossidata dal tepore, ed io le sogno le tue braccia. Proteggimi. Dall'oltraggio, cammina ancora e volgi lo sguardo all'anima mia, vedo te tra le dune del passato, gli entusiasmi spenti, il telefono rotto, mai, mai più. Speranza invadimi ed è ancora silenzio in me. Cerco la tua presenza tra le ombre, tra la luce scarna di lampare esauste, cerco te ed è tarda notte già. Dimmi di sì, sussurro, dimmi di sì, immago d'infinito. Dimmi sì nel mezzo di questo mondo ormai squallido.


Abbiamo perso entrambi Pensoso e forse solo quando l'entusiasmo traboccava dalla circumvesuviana e si spendeva rivoluzione novembrina, l'occupazione ed il sapore dei tuoi baci distratti e sopiti sulla mia spalla sinistra e distesa, ed ora non so se cercarti tra gli algoritmi delle strade perdute. E abbiamo perso. La generazione spersa tra nuovo e follia. Non ho saputo respirarti eppure tu ora sei signora ed invecchiata. Abbiamo perso, anche tu hai ceduto, con l'aria che trasudava ed ora invece sputa le tue sentenze non più ribelli ma solo fatte livello casa e chiesa, lavoro in banca o capo personale, lavoro ingegneristico fallimentare. Te lo dico, abbiamo perso entrambi. Ma ricordi l'ebbrezza lanciando cd commerciali e sbarbando esosi contro l'house. Ed io mi sono perso tra Dostoevskij e il ricordo della mia follia, dimenticando che ero io sul lastrico leggendo stretto ai tuoi fianchi Nietzsche, germoglio mattutino, sveglio dall'albore del rigurgito ottobrino, rimasuglio di pazzie estive, un altro sorso, non ricordi i miei baci di dinamite e in piazza non ci siamo, siamo nel nostro triste e opaco altrove. Abbiamo perso entrambi. Per favore, basta Pensieri un po' storditi mostrano la strada verso il vero assoluto e infungibile. Corri rapita dal cielo et assurda. Pensami di sera, undici meno un quarto. Soffiami in bolla sapone degli ottoni, tienimi la mano o ci sperdiamo, resto ad aspettare la prossima capata e tanti inutili avventori prospetterebbero il futuro paradisiaco, futuro inutile, futuro, qualche figlia, Luna... soffia sulle canne il vento dell'alcol, un rinsavito savio mago e maestro delle pillole che prendiamo per svegliarci dal bad trip e dichter soffia ancora come flash. Cosa vuoi che ti dica, quale è il ricordo di me? Un tossico, un violento, un astuto, un barbaro, uno stupido, un fumato, un inspirato, un profeta, un vate, un figlio di Selene, pazzo. Cara ricordi le notti sfumate tra i fumi stessi dello stravivere? ricordi il senso della vita? ricordi il senso che davo? tu sempre più cattiva, tu sempre più eletta, dove sei tu? Io vivo io vivo vivo, tu che fai assodata alla moda delle tue calze e mutandine firmate. Profumo di merda il tuo oramai francese aduso a scintille, un tempo odiavi ciò che non era spagnolo a limite. Muori viva, sei ricoperta di ciò che biasimavi, non ti conosco più. Basta, basta, basta, per favore basta. Il Giovialista Pensarti, cos'è? Un sacrilegio! Sembro frustrato e non succube. L'estate la intravedo nelle canne che sospiri, che sospiro tradendo la moltitudine delle mie premesse, voglio obnubilarmi per sempre. Tra un po' mi sveglio e piango, ho scoperto come cambiare il passato. È un ricordo ciò che fa vivido il presente farcito di conseguenze che non sono più mie ma della situazione tesa, posso cambiarla. La verità è che non esiste solo si può giudicare, giovialisti, il tempo presente con il passato. Axiotica delle vibrazioni Dove sono? Sento gli accordi familiari ma non mi ritrovo, è il 1998, o sbaglio, il fisico è fungibile ma la bile non è morte! Alla sera l'ombrello, piove di traverso, alla sera l'ombrello, piove e più non sento, lapsus temporale, ingorgo parossistico del senso pessimistico, spirale autentica e infelice, scontro in paradosso tra il presente e il rimorso. Potresti stordirmi ancora, mi gira la testa. Ovemai sbagliassi non mi crederesti, ma ovemai sbagliassi nulla muterebbe se l'atomo è funzione del tuo corpo, sei prorompente nell'ombra e sogno i fasti greci, sei furente, squillo di tromba, sei invadente, fai il verso all'intenso vortice spietato e dici non è niente. Dove sono? Non riconosco il centro è opaco è opaco, my God! Ci sono quattro folli, passeggiano, fanno la spola tra le risatine e l'indifferenza, vittime di loro stessi più che degli altri. Riaprite la sponda psichiatrica, siamo sommersi da cretini, volti ebeti del mattino, falliti del tempo poi sono il resto, quelli più patetici, quelli in se stessi famelici, ripudio della stirpe danzante. Io dove sono? È passato qualche anno, non si direbbe, quanti falliti, mamma mia! Axiotica delle vibrazioni! Vi amo tutti!!! siamo persi in fraseggi, in pensieri, poche le parole, illazioni adolescenziali, lo ripeto per i cechi e per gli stolti, per il resto fa lo stesso, dobbiamo diventare ciò che siamo, dice qualche pazzo magari al cavallo. Dove sei Sophia? Noia e spleen, sono sulle scale della cattedrale oscura e sento le voci dei viandanti del mattino, il mio abisso e la mia ombra sono immensi, più di me. Parigi è luminosa negli occhi solo degli arlecchini e dei turisti. La sapienza è triste all'orizzonte del mio schizzo, sembra filigrana il foglio ingiallito come me, puoi toccarmi, stasera ti ho sognata. Brucia Troia, le illusioni sono un coro di cherubini accordati al clavicembalo. La vita è un continuo fottere il prossimo. L'economia, statistica, diamo altre brioche, altre ghigliottine, altri olocausti, altri ovettini pasquali, altre ovazioni contro le streghe in fiamme, in fiamme e santificate. La musica va, non scappare, assapora il resto. L'urlatore insiste con le sue idiozie, noi ridiamo, noi ridiamo ma di nascosto. Un altro spauracchio, un altro nemico immaginario, e i giovani vittime delle false credenze, Ortega, dio che generazione! gli idola baconiani sono diventati la new age, il complottismo e i vestiti firmati, puttane e puttanieri. Sono stanco, ma siete ciechi? Sono stanco, ma siete pazzi? Cioè, davvero ci credete, cioè. Dove sei Sophia? Dove? A volte eri stanca in metro, dove sono i tuoi occhi profondissimi? E sarà per sempre Sono frammenti di specchio lucente le albe sempre nuovissime del nostro destino, le rincorse boschive del mattino petali al vento. Rovi che sciolgono sogni persi nel fragore del sentiero da tempo perduto, immaginazione et emozione. Vivere senza voltarsi, è il tepore del vento che spinge il nostro sospiro perduto, no, non lo dimenticare mai. È un segreto dentro l'anima, le speranze perse come fluidi senza spine, rose eclissate e fluorescenti stampo sul tuo corpo lilla. Ma perdo di nuovo vincendo entusiasta la tua difesa mi illude e mi sprona ad una immaginifica destinazione, l'eccitazione del tuo viso, la pacatezza dello scorcio notturno. Stasera dormi con me e sarà per sempre.

Eterea gotica presenza

Passa del tempo ma il sentimento è lo stesso, sento nelle vene il turbamento che non mi fa più respirare, con l'intelletto sprono il sentire ma non è finita, tormentato resto qui giù e il lieto cantare trasforma il madrigale in requiem spirituale. Assopito come vuoi tu piango al limite del ripudio sterminato ed astruso, sento i passi, sei già qua, da lontano mi fai la ola riepilogando la nostra storia e la sola del passato, hydra spersa a mezzo fiato. Ti vorrei vedere per un'ultima volta, baciare i tuoi polsi feriti, leccare i tuoi sospiri. Vorrei quasi morire per rincorrerti su spiagge abbandonate, guardiani del nostro destino non dormo, insonne ti sento vibrazione ancora sul mio collo corpo in eccitazione. Dove sono le proiezioni fondo schiena e parete, va bene, è uguale piccolina, non fuggire. E ricordo raggiungendoti Orfeo contro l'ira di Persefone gelosa e nel principato dell'ombra seguisci li miei passi, sei tanto sincera perversa e bella tua immago, furente sei stupenda anche se sei solo eterea gotica presenza.


Eterno di fugacità stesa al vento Suona, suona... Magari ricordi i due puntini tra il cappellino che al mercatino comprai, perfetto, sembri fatta di lillà, qualcuno guardava noi due con l'invidia della tundra zingaresca di un pensiero traverso, lo sguardo. Dicesti, hai gli occhi che guardano al di là. Ricordi il mio primo bacio, che fu il tuo, tante inaudite bestialità, il tempo passato è un futuro, specchio del mondo al di là delle altre idee, e demenziali sentenze. Ricordi ancora? Limite d'infinito sbocciavi a metà e la realtà tra le tue dite sboccerà come fragilità che ti rende potente, l'alma al di là dei soprusi, degli altri, siamo soli noi, eterno di fugacità stesa al vento.

La nostra verità ribelle

Ed eccoci qua, figli dell'immensità. Stop, stop, la musica si fa dolce. Ed eccoci io e te, siamo ciò che rimane del mondo e nel silenzio avvinghiati teneri, stupendi i tuoi occhi. Sento ciò che ho dentro e simpatico il flusso della nostra presenza mostrata, manifesta nell'immensità. Eppure applaude la meschinità e siamo soli, ancora al di là, lo dico di nuovo. Voglio sentirti dentro, vuoi spandermi il cuore, noi due. I silenzi ormai strani rendono il nostro soggiorno d'esistenza intenso. E tu dolcissima, dove vai? Se vuoi son qua, mai a metà. Tutto tuo. E respiri me mentre piangi e mentre sogni la libertà. Nasce nel fermento il ripudio della vostra banalità, credete siamo dei falliti, ma non sapete più guardare con gli occhi innocenti e perversi della nostra fragilità che apre le porte verso il nostro rifugio, della nostra verità ribelle.

Oblio d'inverno

La realtà sta sbiadendo, vetro opaco dentro me l'immagine tua, granelli di sabbia i baci tuoi, clessidra dell'immensità del nulla tutto nostro. Ti ricordi noi? Canticchi e piangi tra la polvere e i soffi di pioggia. C'è sintonia. Non c'è più realtà, ormai categorica sfuma tra i siparietti di un tempo, ricordi amore. E tutto ciò che è stato è ora rimorso, tanti i petali di vento. E l'oscuro dei miei giorni oblio d'inverno, ultimo mio tramonto, noi. Il tempo reversibile negli occhi tuoi, ci sei? Dove il respiro, vivido, schiarirà anche il tuo silenzio? Dimmi ancora se la morte distrugge davvero tutto.

Ombre cinesi

Ombre cinesi. Dovrei smettere di scrivere e lasciarmi pensare, ancora. Sembra una tenda il rifugio che cerco nell'anima tua silenziosa, sembra vero ciò che dici e resti fissa nell'incanto di te stessa. Ma volare è già diverso, sentirti dentro è il bisogno che trasuda dal mio spirito in tumulto. Ed è vero sento te, mi accarezzi le labbra poi l'indice sovrappone il senso. E tu puoi cambiare il destino col solito volteggio delirante sul far dell'estate ammiccante. E silenziosa sei lì e mi guardi ancora ma è già tronco il respiro della profusione di profumi, riconoscerei te tra mille sogni confusi.

Il nostro sogno perduto

Taglio le vene, giusto per invadente coscienza ribelle. Pensato come soffio l'entusiasmo svanisce nel momento in cui non credi più in me né in te. E noi che cazzo abbiamo fatto? dormivo accanto a te. Non so se la monotonia ti ha reso perfetta, ciò che volevi. Non ricordi i nostri desideri, la ragazzina, vestita alternativa. E io chi sono ora? Le notti bianche, l'acido lisergico e noi sempre più fuori, tu scomparsa ed io riapparso. E non siamo più noi, la giovinezza l'adolescenza ha cancellato. Tu ti appoggi e noi vogliamo l'erba senza dimenticare l'alternativo dolore provocato da ciò che è non stato: il nostro sogno perduto.

Caerep

Piove da tempo, noi soffi di metallo, ormai stanchi, stanchi di noi stessi, tu mia luna mi chiedi se è giusto l'esser me così come sono. E che cazzo ho combinato! Dimmelo, ti prego dimmi che sarai ancora vicina, vicina alle mie debolezze, ai miei stupidi punti di forza, non credo basterà un gesto per eliminare ciò che è stato e tu mi dici, ho altro oramai da pensare, non sono quella di ieri. Mia luna, ci sei sempre ma oramai sei l'irraggiungibile che eri. E nessuno poteva dividerci. Chiamami amore, gli anni peggiorano, i nostri segreti, chi siamo adesso? dimmelo, sei davvero felice? Andiamo di nuovo a fare i pazzi, cara non credere che se non parlo di te ogni parola non sia lo stesso rivolta al tuo viso stupendo.

Luna magnetica

Magari ci sei, magari ci sei, magari ci sei ancora tu. E potresti sottolinearlo col pennarello tutto viola in rimasuglio è l'estate, biciclette, pensieri per incupire il presente passato. Seria è lei questa sera, piccina estroversa, perversa e rissosa, decorosa nel saluto ma sola, un po' come se tu non fossi più tu. Ed è sera, per entusiasmo bevo tre pinte e mezzo. E lei cerca conforto lucente. Tuttavia il pensiero già fugge, entusiasmo tra le vie, e lei è l'indomita ragazza che gode sé, poi sincera slinguetta, oggi è come ieri, pallida, mia pallida, la voltura chiave di volta strana. E magari lei ardente si fa offrire la colazione, voglio crema amarena, poi gin tonic, non posso dormire se non bevo, e lei tutta sola, dinanzi allo specchio, che farà mentre si spoglia. E mi dice, la tua ragazza ora non c'è, sali su da me. Ed io sì oppur no, vai, quasi accetto, lei invece non ha brame se non d'assoluto, mi stringe già i fianchi. Struscia la pelle, eretta la sella del mascara confuso, rossetto in disuso. E tutta splendente, luna in sé ardente tradisce nel senso l'intento. Ed il nuovo è già perso, il nuovo confuso tra spiagge, sdraiati, luna magnetica.

Tutto irrimediabilmente perso da tempo Il sapore del latte, confuso l'umore nella notte, tarda la voce, lento il pensiero, l'amore è sciupato, anni di disilluso sopire l'astruso sentiero del senso. Alle due mezza penso che il mio ricordo è soltanto sbiadita immagine di treni mai partiti. E ti penso, va bene? Lo sai chi sei? sei quella che un tempo diceva adoro le tue mani, i tuoi occhi, le tue labbra ora smorte, ora ferite ricoprono ogni passione con il solito velo d'illusione. Solitario piango e dentro me il sentire vibrazioni sciupa il corpo non più perverso, solo l'affanno ormai sento, solo l'affanno del tempo. Accendo la sigaretta e chiudo il cuore, il sapore dei tuoi baci non riesco più a ricordare, la gioventù vicina per me è così lontana, quando ormai erano gli ultimi tempi mi dicesti che era una storia in bilico e andasti trafitta dalla nebbia di gennaio, fu l'ultima volta che strinsi per un istante l'amore eterno, fu il momento preciso in cui persi l'orientamento e le stelle divennero ballerine a ritmo della follia che ora mi porto dentro. Chi sei? Anima parva dinanzi all'infinito che è in me riesco a sentire solo il sussurro delle tue parole, scomposte, dov'è? dov'è il mio appoggio? il mio sostegno? solo perderò anche il desio di andare avanti, è tutto perso, tutto perso, tutto irrimediabilmente perso da tempo.

E forse ha ragione

Il pensiero e poi il velo introverso del vero, ed è notte inoltrata. Musica, bolla di sapone. E continui così. Sembra assurdo ma è così. E la serata propone sonata da infermiera della letteratura, filologia classica, il pazzo alto, un po' sbarbato, studia forsennato e poi lo nega, e il gin è pronto. Un po' di lucidità traversa traversata, è come su una la ragazzina, sei grande anni inutili, sei bella, estrella col cappellino, diviene subito mattino. E le soluzioni sono illazioni, nella salvia divinorum, nell'allucinazione da borgo, da piantina nata ai bordi di un fiore, e voglio suonarti, distendi le vertebre e la bocca è l'entusiasmo, voglio magnarmi le tue labbra. E gli investigatori lasciali, ti prego, lasciali al guru. Le volanti spiazzate, le astruse rubee macchine che da Pascal sentono l'odore del giorno, il fiorire di placche metalliche, placche telluriche, noi siamo distanziati, l'albore lo sa, è testimone. La festa gradassa è vorace voragine infernale, ma lei resiste in manicomio. E forse ha ragione.

Nel silenzio sei consustanziale

Nell'istante preciso sciolse il velo cupo del mistero e l'entusiasmo commosse la ragazza, lei tanto carina in preda ad allucinazione e il sangue dell'intenso ondoso respiro trafugante sentimento. Poi le realtà quotidiane emerse in infinito di spastiche isteriche un po' ansiose declinano e poi dicono ti prego fammi tua. L'estro è solo senso e nell' ilare realtà guarda e gode il professore mentre tenta un po' a carponi, seducente studentessa. E non ho peli sulla lingua né linguaggi astrusi. I sanscriti designano, cinesi primo livello, fenici in controtempo l'enfatica rimessa, ebraica poi greca, latina, come dire, banale. Il suo ragazzo spaventa, della cisterna zoppa. Ed io dico ciò che voglio, quattro lettere inviate, ed è notturna la telefonata, non sei tu, sono io, affossi le fossete visive, sei carina, dici sei carina. Eros-Tanato e l'inverso. Nel silenzio sei consustanziale.


Comunista americana

Possibile. Sì, dici sì, e non c'è scampo. Costosa l'introspezione, siamo in quarta, tu ami me e te stessa. L'eremo è circoscritto al tuo bacio un po' inconsistente. E le guardie danno istruzioni circa la via, documenti scomposti. Ce n'è un'altra. Eccoti illuminata dalla pioggia in sulla strada e divieto pedonale è la tua escursione. Sei così, non ti poni problemi, andiamo alla esselunga, alla rinascente, all'upim. Eccoti qua, sei silente, buttafuori africano e reggiseno, tanga, perizoma. Ti fai sincera accompagnare, non penso al tempo, baratti un bacio con l'attesa, e la Sibilla a Cuma rende necessario l'infuso e la coca del McDonalds. Ed ecco qui, vuoi un panino comunista americana, sei ingrassata, sei fuggita dalle mie braccia e ti interessa solo ciò che non sarò.

La ragazza è chimera in proiezione

Passa passaporto verso l'ignoto, isola inesistente, biancoconiglio, realtà traversa, trasversa verità, declinazione scalza. La circumvesuviana. Noi di ritorno, lavoro esausto di te bella entrata direttamente dall'uscita secondaria, lillà. Improvvisa la ragazza rende edotti i conquistatori di esser un po' meno di Greci e Macedoni, di Alessandro, il Senato romano è frutto di un sussurrare continuo, è troppo tardi. E prendi la metro, Napoli artistico e intransigente. La vertigo è vuoto d'assoluto. Odore di morfina nel tossico sopito dinanzi a me, posto conquistato, sonno etereo. E la ragazza è chimera in proiezione. Il respiro intenso ed agorafobico cerca te.


Cybernichilista

Preclude il pensiero lo spazio del vero, percezione del sincero e della variazione intellegibile del sentimento e la scollatura mostra ciò che tace l'apparenza, elmetto soffiato come vetro Murano, Capodimonte, arcanum ed occidente, San Pietroburgo, disquisisci in partenopeo se l'azione è frutto della tua erezione societaria verso concupiscenti entusiasmi. Un po' eremiti, un po' pacifisti manifestano. Le dialettiche del borgo solinghe si scompongono, è sempre presente lo scemo del villaggio, sembri tu. La musica fa assurgere il mio minuto in un botto. E le ragazze, sembrano intelligenti, ma citano frasi fatte, lette su facebook, manca la fonte, e non hanno mai letto Wilde. Ti spinge a suo livello l'idiota e ti batte con l'esperienza. Che bella frase, piccina, sembra scritta da Hitler, ma manco mi meraviglio, magari voterai Grillo. E il tuo tessuto, badessa baronessa. Eccoti qui, comprati un Iphone, un tablet, brava, lavora silenziosa. Spegni il cervello, spegni l'alma, il cuore. Sei bella ma ti saluto, non fai per me, cambio così. Non fai per me, fai per il cybernichilista astruso alter-ego maschile jungiano insito in te. Ondeggi, scrittura vana Proposta decadente sulle tue scarpe che guardo sciolto dalle mie stesse conclusioni, dici passioni ma il tintinnio dei campanellini tuoi exsurge domine, parere, entroterra il gusto di limone. E sei trapunta tutta bella, dici sospesa sono la questione, ciò che esponi, sono io, parli di me, imprevedibile non sai dove con la mia musica arriverò ed infatti è inaspettato questo intreccio di mani rampicanti, ortica stuzzicante labile sentimento, sensazione scardinata. Schizza via lo spruzzo primaverile di odori tutti tuoi, sì lo vuoi, lo vuoi cara. Ed è inciso il dorso d'ulivo. Carrube trapanate, crani cananei etilici, nervi smaniosi di un sorso, sorgente viva e vivida, dai di più e manco lo sai ma altera comunque te ne vai, ritorni stanca, è notte tarda sul mio corpo ancora deluso dall'aduso luogo comune musicale, proiezione del tuo spirito astrale. Mancano parole, ondeggi, scrittura vana.

Amore da quarto d'ora

Adagiarmi su rami per godere il canto che mi è caro, quello di cicale, lo sai. Il codice estroso strascina aria fuori dai pori di te, senso antico, pianto. Arrangiando il sogno, stillicidio assoluto del verbo svogliato dalle frasi tue, toccami il cuore, corporale passione. E da solo vorrei morire tra braccia smaniose del sospiro. Dici dico sempre parole tanto uguali. Il dizionario è flusso esteso del tuo pensiero. E in corteo liceo spastico del tumulto, è quasi sera e siete ancora qui, lui lo sa? Astraendo me stesso le tue sillabe declino e nel mio silenzio silenziosa sei, amore da quarto d'ora.

Siparietto femmineo celtico

Dondolo. Qui, lì, sono pronto. Liberami dal giogo dell'oblio. Sono sugli attenti, maestà divina, sono le sette, andiamo all'orizzonte degli eventi scissi, puoi destinare il mio saluto alle spiagge oramai languide e sommerse. E tu destreggi lo specchietto, labbra accarezzate appena appena dal lucidalabbra. Ed improvvisa irrompi come estrella da siparietto. Tuttavia io sono dove sei tu. Ecco, eccomi. Sei pronta? È tardi, sei la solita, stira il basso con le solite dita da isterica sincera musica della radura spersa tra i capelli tuoi, di nuovo schiuso il siparietto. Sembrerebbe tutto finito, amore mio. Tuttavia la luce la vedo, primo sangue sparso tra platani, celti, inaccessibili realtà del lasciarti spersa, accanto a me, spersa perversa, scherzo dai, ci sono. Baciami. Sei solo mia!


Le generali questioni

Folla di viole e rose sulla pelle che brama acconciature oramai fuori moda e tu dici, non vedi? Sono la ragazza, quella sulle scale del monte, tempio di sapienza e vertigo alla bocca servito. La risposta in fondo la sai, salti al dunque, quattro pagine stracciate, non serve il digiuno se non trovi prima chi davvero sei tu cosa t'opprime, cosa ti stringe il corsetto, forza, andiamo a letto. Inizia a divagare, sei sulla strada giusta. Lenta lenta inizia a sciorinare le tue bestemmie corrette e bigotte, un po' fataliste. Tardo ottocento, nuovo nocumento, documento. Le generali questioni, ecco il significato, e se la chiave non ti sembra giusta, pensa a te stessa. Guarda al di là della scommessa e percepisci il parallelo assunto fisico in protezione proiettata e protende verso l'assoluto il tuo corpo astruso, cresta e riscossa, tutta sei fritta alla luna. Corteggi come la cantilena, carillon, non ti scordare, suoni morta innevata, sei fantasmagorica ectoplasmica, spuria. Un sentirti è un vivere in me. E pensa che c'hai pure ragione. Scandisci bene le parole, ricordati, sono solo tue.


Rosa a tardo pomeriggio


Non trovo il pennarello, quello con le giunture, sì è un inizio che ho già fatto, l'indizio, sono labile, piango delle tue certezze. L'incantevole mondo dei sogni in cui ti rifugi è differente da quello che io sogno. Tu sei così, distratta e stanca, sei così. Abbiamo perso il pomeriggio, sei più spenta della cera e sigilla tutto il tuo sguardo. E se non hai più che dire, accendi il cuore. Ma poi improvviso ex machina arriva lo squillo, sta finendo il secolo e tu sei sempre la stessa. Il tuo pensiero sguscia via. Sì, sì, guarda bene, è lui. Risp. Xkè è csì E ora ragione non c'è più, né necessita di rimanere qui intrappolato tra ciò che dici e ciò che in un attimo hai già strappato spensierata. E tu continui ad ondeggiare come in rima al cellulare.


Maybe

Non ci pensare più, non è più così, addio, si erge il muro del pianto tra noi, Tempio e rimasuglio dello splendore ormai andato, beh sono secoli!, in frantumi i nostri sogni, hai perso me? Ora cosa sei nella massa indomita del nulla? In un attimo risveglio sapori sopiti, interagenti con la squisita dimensione estemporanea della tua incline assonanza protesa verso un rifiuto. Chi siamo noi? Non ricordi. Maybe. Hai perso bella, non è più come dici tu. Tra gorghi spaccature, le tue fessure, segni sul corpo nero, sniffa il solvente mentre stringi solo te stessa, è passato ormai. Tu già non ci sei più. Pensaci, pensaci, potremmo navigare tra le gocce del domani, potresti restare, il treno è giusto se non scendi, non so, decidi tu.


Caelo Repecta Non sento passione nei tuoi accordi, potrei sbagliarmi ma sembri usurata dal tempo manicheo che ti investe da anni e da giorni, non riesco a focalizzare le tue premesse, e dici vale la pena lottare ancora anche oggi. E fumiamo l'erba stesi su panchine ma non capisco perché la società non sceglie la pacatezza naturale. E stanotte stesa nel mio letto mi poni inciuci tanto heideggeriani da essere velluto sul tuo corpo. E improvvisa si pone la necessità del cammino, guardatemi negli occhi, schifo la politica com'era e com'è, mettete ragazzi bombe nel parlamento, mandate in frantumi il governo. Aò, la rivoluzione con piccole rivolte atroci è lecita, dimmi, tu lo sai, che il mondo cambia senza noi? Ma il patto impone che sunt servanda le nostre pretese e le nostre vanaglorie e i nostri vizi. E dico, ma scalzo, Caelo Repecta.


MA BU

Pronti? Dance. Vita vissuta rettin fly, vita vissuta, rettin fly. Pone salate remissioni, pelle gelata. Dai dillo, piccola spaurita al far della sera, che sogni i miei orgiastici sapori magnetici, dillo che sei perversa già solo in te stessa, ma bu. E il respiro è passato e anche se lo dico, qui lo nego. Parlami sincera, vado contromano in autostrada, è esatto, è giusta la mia follia bipolare talora, talora schizofrenica, talora borderline, talora narcisista, imprimo come assoluto il mio Ego, imprimo il mio Ego come ragione unica della vostra esistenza, umani. Psicosi ipnotica regressiva, re dell'impero orientale straziante, occidente struggente, ossimoro restio alle tue parole. Booom!


La danza del mutamento

Era ovvio che nel mutamento perdessi parte di te per lei. Ed è lei che riflette in sé gli occhi miei, i suoi sempre più belli. Dolcissima e ribelle, terribile e struggente decadente. Con lei i pensieri sono già al di là, mi perdo e mi ritrovo in cumuli di residui di umana dignità. Ed ora la mia vita ha un senso tutto nuovo. Era Aprile, era Agosto di giornate spente riaccese, neanche troppe sigarette, che bello il giro e il volteggio, l'entusiasmo del momento. È lei la mia droga, non sono più io eppure lei mi apre l'anima seppur non mia è già dentro me, sono in lei.

L'aria fritta Via. Sono lo stesso rimorso del tuo pianto e sono oscuro mentre stilizzi lo spostamento oculare nel centro dell'universo avanguardista. La tua musica è nelle vene, resta lì, resta in me. Cosa sarà di me? Non mi domandavo neanche se la trasmutazione fosse già effettiva, immanente nell'imminente istante e quindi applicabile automaticamente nella autonomia tutta tua, tutta mia, evidente e fenomenologica in sé. Dai canti indolenti e viziati viziosi dei mie cardi stradali in nebbie sporadiche ritrovo il tuo volto come sepolto dall'ombra, e sono sempre cicale, succhi tutto il mio sangue, nel mezzo del mio respiro, è questa la parola chiave, il serpente antico, il fico, l'albero a diroso. Arioso! E mi dici che il peccato originale lo scorgerò quando rinuncerò a tutto me stesso solo per te, circa diecimila anni fa, iride tua, ansia e panico, traslittera ed è pronta la risposta, scopri l'aria fritta.

Siamo noi i demoni

Tu eri l'Acheronte di sangue, lo Stige nubiloso del nostro rivoluzionario pensiero al di là della morale, il senso incarnato nel verbo, logos dell'etereo eterno assiomatico, scarno e pusillanime, tu eri ragazzina, eri serva, padrona del monte asproso disincagliato, tu eri erba, skunk, remissione, esaltazione del peccato, tu eri vivente ossimoro maledetto, giumenta in folle vista del firmamento, congiunzione, copula, trasgressione, tu eri il corpo delle dee ed il loro sangue. Paradisi artificiali, inferni reali. Et demoniacus ergo non cogito, sed in pulcritudo fermento gaudente sum. Dillo, inverso adoro la porta dell'ade, adoro la ribellione, il volto umano della dannazione. Da Dante a Milton, dal ripudio all'offesa, al bigottismo, al decadente, assurge a sentiero d'assoluto, manichei stolti, l'inferno è un passaggio, una transizione, è il nostro lamento, la via verso l'assoluto, bestiole selvagge, consacrate a Diana, su dorso di scopa, Malleus Maleficarum, Mulier Striga, pozioni nere, dark magic word, dark magic world. Assoluto nello spaccare le vene, depressione, mania, assoluto, figliole di Satana, ragazzine vendete il vostro corpo, il vostro sangue, riceverete sapienza. L'eterno nei vostri zigomi, fanciulline fatemi godere l'assoluto in voi, l'assoluto trafitto, l'assoluto in noi. Convertite alla moralità terrena il celeste orizzonte aurorico al far del tramonto immaginifico. Reale psicotico e simbolico, simbiotico aforisma, ragionamento analitico consustanziale. Siamo noi i demoni.

Allegra, ma non troppo È allegro ma non troppo il motivo, maestro sono sulle tue astruse partiture, è già novembre. E c'hai l'idea fissa del mistero, sono attraente nell'immago, ma tu silente fai le moine a portata di mano e scandisci le solite parole, “respiro nel tuo sospiro”. E mi innamorai, questo è vero, ma la maturità cancella lacaniamente ogni coppia, ogni riferimento, siamo alla follia mia e tua, e discutiamo del nulla. Ti amai, mi amasti e restavi nelle brame del tedio, (la disperazione il tuo scettro) soprattutto a Natale o alla vigilia. E da anarchica dicevi sprezzante “Sì”. Ed improvvisa omeopatica il tuo disturbo endocrino tiroideo che ti rende bipolare assurge a verità e ti scordi per dispetto di me, ma il mio futuro è nel passato. Ti sembra assurdo? Ma sono io nel viaggio austero e ardimentoso, nel periglio il tuo ego visto in proiezione di quando fanciulla dicesti che la rivolta era scomposta.


Né pozione d'amore Eri scampata al corso ineluttabile dell'età, inenarrabile, e come mi ami, piccola appena appena in fiore, tagliandoci le vene, facciamo un patto d'amore, eterno. Come continuerai, Machiavelli conservare il principato del cuore e sillogismo opaco del tuo volto sul dorso. E il tuo non era amore, ora è indefinibile carezza come pazzi in mezzo alla via la conclusione del canone nel cannone. Bucandoti le vene assapori il rumore, cosmico. È fastidioso! Quale contemplazione! Guarda che ti sei presa anfetamine e speed e non lozione delicata negli organi, agente in comune, rissosi, né pozione d'amore.

Pallida realtà

La fine immediata, già presente da ora, infatti sfugge la luce tra le mie mani e tra gli occhi tuoi ghiacciati, tuttavia il ricordo già stordisce, ed è dicembre nelle vene, è già presente, tuttavia sento la voce calda della mia ragione. E tiepido volo tra insoliti frasi che oramai sono note, e tu intanto già dimenticata, già sublimata, già ingraziata, agli altari lodata. È stato un errore di percorso, quello genealogico dell'incoscienza. E noi due? Né respiri né sospiri, un po' imbronciati un po' ubriachi sulla via maestra perdevo me stesso, perdevo la mia dignità, perdevo, perdevo la libertà, perdevo il rispetto, perdevo, ripeto, me stesso. Resta solo amore, cenere e ragione, solo illusione, metafisica, convivenza con te in me stesso, e pallida realtà.







MABUS









Ed è così

Ed è così. Puoi pensare a noi quando parlasti con fiato sciolto, l'intenzione è perduta tra rime. Dolcissima, l'inverno è qua, stesi tra letti dorati petali, autunno abissale di testo integrale, volume rissoso tra spogli ricordi. Ed ora chi sei? E dimmi, che fai? Risplende il sole opaco sul tuo volto docile. Puoi dimenticare il respiro dei nostri giorni sfiorati perché le nostre pretese erano follie solari, follie stellari, la luna è con noi. Ti amo, sai, ma per riepilogo intransigente del respiro. Ed hai gli occhi bendati.


Tra le parole

Tra le parole ancora un sorriso, sei qui fino alle sette. Puoi voltarti, sono qui da ieri. Io? cosa vuoi da me? Mi piacerebbe sfiorarti. Ti amerò, violenta sarà la nostra remissione e gli altri persi nei loro progetti, noi fuori dal mondo, non dirmi quanti anni hai, è meglio respirare affannati sul tuo corpo. E sono le due di notte, tu dici tutto ok. Domani che sarà, non ti interessa, sorvola. Mettiamo un po' di musica stasera. Domani sarà finita, mai esistita, amore mio, nostro impossibile. E la realtà sarà al di là della ragione, un solo respiro sul tuo ventre, il suono è scomposto e lieto accoglie i nostri gemiti. For ever e mai più. Il tuo sospiro E tu stringevi piangendo il tuo leggiadro sospiro, come collana violava la storia, la nostra vanagloria e tu soffice tra le mie braccia, piccola stella incantevole per non dimenticare che l'universo è nostro in un abbraccio. Sognando un tuo bacio imprimevo col gesso il tuo profilo come un ribelle scalzo e svogliato, un po' tiepido ma tu rinascevi come fulgida schiuma, sospiro d'inverno, picciola importante e quella notte non dimenticai il tuo sospiro ora e sempre.

LA Gran Dama seduta sull'Orchestra Passa con sguardo fiero la ragazza imbronciata dalla sua visiera ed è silenziosa nei suoi occhi e dentro me. Si sente appena la fine. Finestrino riflesso, fine dei nostri giorni, follia lucida. E se per caso credi ancora in me, non lasciarmi, non lasciarmi. Piango al vento, calma ossidata dal tepore, ed io le sogno le tue braccia. Proteggimi. Dall'oltraggio, cammina ancora e volgi lo sguardo all'anima mia, vedo te tra le dune del passato, gli entusiasmi spenti, il telefono rotto, mai, mai più. Speranza invadimi ed è ancora silenzio in me. Cerco la tua presenza tra le ombre, tra la luce scarna di lampare esauste, cerco te ed è tarda notte già. Dimmi di sì, sussurro, dimmi di sì, immago d'infinito. Dimmi sì nel mezzo di questo mondo ormai squallido.


Abbiamo perso entrambi Pensoso e forse solo quando l'entusiasmo traboccava dalla circumvesuviana e si spendeva rivoluzione novembrina, l'occupazione ed il sapore dei tuoi baci distratti e sopiti sulla mia spalla sinistra e distesa, ed ora non so se cercarti tra gli algoritmi delle strade perdute. E abbiamo perso. La generazione spersa tra nuovo e follia. Non ho saputo respirarti eppure tu ora sei signora ed invecchiata. Abbiamo perso, anche tu hai ceduto, con l'aria che trasudava ed ora invece sputa le tue sentenze non più ribelli ma solo fatte livello casa e chiesa, lavoro in banca o capo personale, lavoro ingegneristico fallimentare. Te lo dico, abbiamo perso entrambi. Ma ricordi l'ebbrezza lanciando cd commerciali e sbarbando esosi contro l'house. Ed io mi sono perso tra Dostoevskij e il ricordo della mia follia, dimenticando che ero io sul lastrico leggendo stretto ai tuoi fianchi Nietzsche, germoglio mattutino, sveglio dall'albore del rigurgito ottobrino, rimasuglio di pazzie estive, un altro sorso, non ricordi i miei baci di dinamite e in piazza non ci siamo, siamo nel nostro triste e opaco altrove. Abbiamo perso entrambi. Per favore, basta Pensieri un po' storditi mostrano la strada verso il vero assoluto e infungibile. Corri rapita dal cielo et assurda. Pensami di sera, undici meno un quarto. Soffiami in bolla sapone degli ottoni, tienimi la mano o ci sperdiamo, resto ad aspettare la prossima capata e tanti inutili avventori prospetterebbero il futuro paradisiaco, futuro inutile, futuro, qualche figlia, Luna... soffia sulle canne il vento dell'alcol, un rinsavito savio mago e maestro delle pillole che prendiamo per svegliarci dal bad trip e dichter soffia ancora come flash. Cosa vuoi che ti dica, quale è il ricordo di me? Un tossico, un violento, un astuto, un barbaro, uno stupido, un fumato, un inspirato, un profeta, un vate, un figlio di Selene, pazzo. Cara ricordi le notti sfumate tra i fumi stessi dello stravivere? ricordi il senso della vita? ricordi il senso che davo? tu sempre più cattiva, tu sempre più eletta, dove sei tu? Io vivo io vivo vivo, tu che fai assodata alla moda delle tue calze e mutandine firmate. Profumo di merda il tuo oramai francese aduso a scintille, un tempo odiavi ciò che non era spagnolo a limite. Muori viva, sei ricoperta di ciò che biasimavi, non ti conosco più. Basta, basta, basta, per favore basta. Il Giovialista Pensarti, cos'è? Un sacrilegio! Sembro frustrato e non succube. L'estate la intravedo nelle canne che sospiri, che sospiro tradendo la moltitudine delle mie premesse, voglio obnubilarmi per sempre. Tra un po' mi sveglio e piango, ho scoperto come cambiare il passato. È un ricordo ciò che fa vivido il presente farcito di conseguenze che non sono più mie ma della situazione tesa, posso cambiarla. La verità è che non esiste solo si può giudicare, giovialisti, il tempo presente con il passato. Axiotica delle vibrazioni Dove sono? Sento gli accordi familiari ma non mi ritrovo, è il 1998, o sbaglio, il fisico è fungibile ma la bile non è morte! Alla sera l'ombrello, piove di traverso, alla sera l'ombrello, piove e più non sento, lapsus temporale, ingorgo parossistico del senso pessimistico, spirale autentica e infelice, scontro in paradosso tra il presente e il rimorso. Potresti stordirmi ancora, mi gira la testa. Ovemai sbagliassi non mi crederesti, ma ovemai sbagliassi nulla muterebbe se l'atomo è funzione del tuo corpo, sei prorompente nell'ombra e sogno i fasti greci, sei furente, squillo di tromba, sei invadente, fai il verso all'intenso vortice spietato e dici non è niente. Dove sono? Non riconosco il centro è opaco è opaco, my God! Ci sono quattro folli, passeggiano, fanno la spola tra le risatine e l'indifferenza, vittime di loro stessi più che degli altri. Riaprite la sponda psichiatrica, siamo sommersi da cretini, volti ebeti del mattino, falliti del tempo poi sono il resto, quelli più patetici, quelli in se stessi famelici, ripudio della stirpe danzante. Io dove sono? È passato qualche anno, non si direbbe, quanti falliti, mamma mia! Axiotica delle vibrazioni! Vi amo tutti!!! siamo persi in fraseggi, in pensieri, poche le parole, illazioni adolescenziali, lo ripeto per i cechi e per gli stolti, per il resto fa lo stesso, dobbiamo diventare ciò che siamo, dice qualche pazzo magari al cavallo. Dove sei Sophia? Noia e spleen, sono sulle scale della cattedrale oscura e sento le voci dei viandanti del mattino, il mio abisso e la mia ombra sono immensi, più di me. Parigi è luminosa negli occhi solo degli arlecchini e dei turisti. La sapienza è triste all'orizzonte del mio schizzo, sembra filigrana il foglio ingiallito come me, puoi toccarmi, stasera ti ho sognata. Brucia Troia, le illusioni sono un coro di cherubini accordati al clavicembalo. La vita è un continuo fottere il prossimo. L'economia, statistica, diamo altre brioche, altre ghigliottine, altri olocausti, altri ovettini pasquali, altre ovazioni contro le streghe in fiamme, in fiamme e santificate. La musica va, non scappare, assapora il resto. L'urlatore insiste con le sue idiozie, noi ridiamo, noi ridiamo ma di nascosto. Un altro spauracchio, un altro nemico immaginario, e i giovani vittime delle false credenze, Ortega, dio che generazione! gli idola baconiani sono diventati la new age, il complottismo e i vestiti firmati, puttane e puttanieri. Sono stanco, ma siete ciechi? Sono stanco, ma siete pazzi? Cioè, davvero ci credete, cioè. Dove sei Sophia? Dove? A volte eri stanca in metro, dove sono i tuoi occhi profondissimi? E sarà per sempre Sono frammenti di specchio lucente le albe sempre nuovissime del nostro destino, le rincorse boschive del mattino petali al vento. Rovi che sciolgono sogni persi nel fragore del sentiero da tempo perduto, immaginazione et emozione. Vivere senza voltarsi, è il tepore del vento che spinge il nostro sospiro perduto, no, non lo dimenticare mai. È un segreto dentro l'anima, le speranze perse come fluidi senza spine, rose eclissate e fluorescenti stampo sul tuo corpo lilla. Ma perdo di nuovo vincendo entusiasta la tua difesa mi illude e mi sprona ad una immaginifica destinazione, l'eccitazione del tuo viso, la pacatezza dello scorcio notturno. Stasera dormi con me e sarà per sempre.

Eterea gotica presenza

Passa del tempo ma il sentimento è lo stesso, sento nelle vene il turbamento che non mi fa più respirare, con l'intelletto sprono il sentire ma non è finita, tormentato resto qui giù e il lieto cantare trasforma il madrigale in requiem spirituale. Assopito come vuoi tu piango al limite del ripudio sterminato ed astruso, sento i passi, sei già qua, da lontano mi fai la ola riepilogando la nostra storia e la sola del passato, hydra spersa a mezzo fiato. Ti vorrei vedere per un'ultima volta, baciare i tuoi polsi feriti, leccare i tuoi sospiri. Vorrei quasi morire per rincorrerti su spiagge abbandonate, guardiani del nostro destino non dormo, insonne ti sento vibrazione ancora sul mio collo corpo in eccitazione. Dove sono le proiezioni fondo schiena e parete, va bene, è uguale piccolina, non fuggire. E ricordo raggiungendoti Orfeo contro l'ira di Persefone gelosa e nel principato dell'ombra seguisci li miei passi, sei tanto sincera perversa e bella tua immago, furente sei stupenda anche se sei solo eterea gotica presenza.


Eterno di fugacità stesa al vento Suona, suona... Magari ricordi i due puntini tra il cappellino che al mercatino comprai, perfetto, sembri fatta di lillà, qualcuno guardava noi due con l'invidia della tundra zingaresca di un pensiero traverso, lo sguardo. Dicesti, hai gli occhi che guardano al di là. Ricordi il mio primo bacio, che fu il tuo, tante inaudite bestialità, il tempo passato è un futuro, specchio del mondo al di là delle altre idee, e demenziali sentenze. Ricordi ancora? Limite d'infinito sbocciavi a metà e la realtà tra le tue dite sboccerà come fragilità che ti rende potente, l'alma al di là dei soprusi, degli altri, siamo soli noi, eterno di fugacità stesa al vento.

La nostra verità ribelle

Ed eccoci qua, figli dell'immensità. Stop, stop, la musica si fa dolce. Ed eccoci io e te, siamo ciò che rimane del mondo e nel silenzio avvinghiati teneri, stupendi i tuoi occhi. Sento ciò che ho dentro e simpatico il flusso della nostra presenza mostrata, manifesta nell'immensità. Eppure applaude la meschinità e siamo soli, ancora al di là, lo dico di nuovo. Voglio sentirti dentro, vuoi spandermi il cuore, noi due. I silenzi ormai strani rendono il nostro soggiorno d'esistenza intenso. E tu dolcissima, dove vai? Se vuoi son qua, mai a metà. Tutto tuo. E respiri me mentre piangi e mentre sogni la libertà. Nasce nel fermento il ripudio della vostra banalità, credete siamo dei falliti, ma non sapete più guardare con gli occhi innocenti e perversi della nostra fragilità che apre le porte verso il nostro rifugio, della nostra verità ribelle.

Oblio d'inverno

La realtà sta sbiadendo, vetro opaco dentro me l'immagine tua, granelli di sabbia i baci tuoi, clessidra dell'immensità del nulla tutto nostro. Ti ricordi noi? Canticchi e piangi tra la polvere e i soffi di pioggia. C'è sintonia. Non c'è più realtà, ormai categorica sfuma tra i siparietti di un tempo, ricordi amore. E tutto ciò che è stato è ora rimorso, tanti i petali di vento. E l'oscuro dei miei giorni oblio d'inverno, ultimo mio tramonto, noi. Il tempo reversibile negli occhi tuoi, ci sei? Dove il respiro, vivido, schiarirà anche il tuo silenzio? Dimmi ancora se la morte distrugge davvero tutto.

Ombre cinesi

Ombre cinesi. Dovrei smettere di scrivere e lasciarmi pensare, ancora. Sembra una tenda il rifugio che cerco nell'anima tua silenziosa, sembra vero ciò che dici e resti fissa nell'incanto di te stessa. Ma volare è già diverso, sentirti dentro è il bisogno che trasuda dal mio spirito in tumulto. Ed è vero sento te, mi accarezzi le labbra poi l'indice sovrappone il senso. E tu puoi cambiare il destino col solito volteggio delirante sul far dell'estate ammiccante. E silenziosa sei lì e mi guardi ancora ma è già tronco il respiro della profusione di profumi, riconoscerei te tra mille sogni confusi.

Il nostro sogno perduto

Taglio le vene, giusto per invadente coscienza ribelle. Pensato come soffio l'entusiasmo svanisce nel momento in cui non credi più in me né in te. E noi che cazzo abbiamo fatto? dormivo accanto a te. Non so se la monotonia ti ha reso perfetta, ciò che volevi. Non ricordi i nostri desideri, la ragazzina, vestita alternativa. E io chi sono ora? Le notti bianche, l'acido lisergico e noi sempre più fuori, tu scomparsa ed io riapparso. E non siamo più noi, la giovinezza l'adolescenza ha cancellato. Tu ti appoggi e noi vogliamo l'erba senza dimenticare l'alternativo dolore provocato da ciò che è non stato: il nostro sogno perduto.

Caerep

Piove da tempo, noi soffi di metallo, ormai stanchi, stanchi di noi stessi, tu mia luna mi chiedi se è giusto l'esser me così come sono. E che cazzo ho combinato! Dimmelo, ti prego dimmi che sarai ancora vicina, vicina alle mie debolezze, ai miei stupidi punti di forza, non credo basterà un gesto per eliminare ciò che è stato e tu mi dici, ho altro oramai da pensare, non sono quella di ieri. Mia luna, ci sei sempre ma oramai sei l'irraggiungibile che eri. E nessuno poteva dividerci. Chiamami amore, gli anni peggiorano, i nostri segreti, chi siamo adesso? dimmelo, sei davvero felice? Andiamo di nuovo a fare i pazzi, cara non credere che se non parlo di te ogni parola non sia lo stesso rivolta al tuo viso stupendo.

Luna magnetica

Magari ci sei, magari ci sei, magari ci sei ancora tu. E potresti sottolinearlo col pennarello tutto viola in rimasuglio è l'estate, biciclette, pensieri per incupire il presente passato. Seria è lei questa sera, piccina estroversa, perversa e rissosa, decorosa nel saluto ma sola, un po' come se tu non fossi più tu. Ed è sera, per entusiasmo bevo tre pinte e mezzo. E lei cerca conforto lucente. Tuttavia il pensiero già fugge, entusiasmo tra le vie, e lei è l'indomita ragazza che gode sé, poi sincera slinguetta, oggi è come ieri, pallida, mia pallida, la voltura chiave di volta strana. E magari lei ardente si fa offrire la colazione, voglio crema amarena, poi gin tonic, non posso dormire se non bevo, e lei tutta sola, dinanzi allo specchio, che farà mentre si spoglia. E mi dice, la tua ragazza ora non c'è, sali su da me. Ed io sì oppur no, vai, quasi accetto, lei invece non ha brame se non d'assoluto, mi stringe già i fianchi. Struscia la pelle, eretta la sella del mascara confuso, rossetto in disuso. E tutta splendente, luna in sé ardente tradisce nel senso l'intento. Ed il nuovo è già perso, il nuovo confuso tra spiagge, sdraiati, luna magnetica.

Tutto irrimediabilmente perso da tempo Il sapore del latte, confuso l'umore nella notte, tarda la voce, lento il pensiero, l'amore è sciupato, anni di disilluso sopire l'astruso sentiero del senso. Alle due mezza penso che il mio ricordo è soltanto sbiadita immagine di treni mai partiti. E ti penso, va bene? Lo sai chi sei? sei quella che un tempo diceva adoro le tue mani, i tuoi occhi, le tue labbra ora smorte, ora ferite ricoprono ogni passione con il solito velo d'illusione. Solitario piango e dentro me il sentire vibrazioni sciupa il corpo non più perverso, solo l'affanno ormai sento, solo l'affanno del tempo. Accendo la sigaretta e chiudo il cuore, il sapore dei tuoi baci non riesco più a ricordare, la gioventù vicina per me è così lontana, quando ormai erano gli ultimi tempi mi dicesti che era una storia in bilico e andasti trafitta dalla nebbia di gennaio, fu l'ultima volta che strinsi per un istante l'amore eterno, fu il momento preciso in cui persi l'orientamento e le stelle divennero ballerine a ritmo della follia che ora mi porto dentro. Chi sei? Anima parva dinanzi all'infinito che è in me riesco a sentire solo il sussurro delle tue parole, scomposte, dov'è? dov'è il mio appoggio? il mio sostegno? solo perderò anche il desio di andare avanti, è tutto perso, tutto perso, tutto irrimediabilmente perso da tempo.

E forse ha ragione

Il pensiero e poi il velo introverso del vero, ed è notte inoltrata. Musica, bolla di sapone. E continui così. Sembra assurdo ma è così. E la serata propone sonata da infermiera della letteratura, filologia classica, il pazzo alto, un po' sbarbato, studia forsennato e poi lo nega, e il gin è pronto. Un po' di lucidità traversa traversata, è come su una la ragazzina, sei grande anni inutili, sei bella, estrella col cappellino, diviene subito mattino. E le soluzioni sono illazioni, nella salvia divinorum, nell'allucinazione da borgo, da piantina nata ai bordi di un fiore, e voglio suonarti, distendi le vertebre e la bocca è l'entusiasmo, voglio magnarmi le tue labbra. E gli investigatori lasciali, ti prego, lasciali al guru. Le volanti spiazzate, le astruse rubee macchine che da Pascal sentono l'odore del giorno, il fiorire di placche metalliche, placche telluriche, noi siamo distanziati, l'albore lo sa, è testimone. La festa gradassa è vorace voragine infernale, ma lei resiste in manicomio. E forse ha ragione.

Nel silenzio sei consustanziale

Nell'istante preciso sciolse il velo cupo del mistero e l'entusiasmo commosse la ragazza, lei tanto carina in preda ad allucinazione e il sangue dell'intenso ondoso respiro trafugante sentimento. Poi le realtà quotidiane emerse in infinito di spastiche isteriche un po' ansiose declinano e poi dicono ti prego fammi tua. L'estro è solo senso e nell' ilare realtà guarda e gode il professore mentre tenta un po' a carponi, seducente studentessa. E non ho peli sulla lingua né linguaggi astrusi. I sanscriti designano, cinesi primo livello, fenici in controtempo l'enfatica rimessa, ebraica poi greca, latina, come dire, banale. Il suo ragazzo spaventa, della cisterna zoppa. Ed io dico ciò che voglio, quattro lettere inviate, ed è notturna la telefonata, non sei tu, sono io, affossi le fossete visive, sei carina, dici sei carina. Eros-Tanato e l'inverso. Nel silenzio sei consustanziale.


Comunista americana

Possibile. Sì, dici sì, e non c'è scampo. Costosa l'introspezione, siamo in quarta, tu ami me e te stessa. L'eremo è circoscritto al tuo bacio un po' inconsistente. E le guardie danno istruzioni circa la via, documenti scomposti. Ce n'è un'altra. Eccoti illuminata dalla pioggia in sulla strada e divieto pedonale è la tua escursione. Sei così, non ti poni problemi, andiamo alla esselunga, alla rinascente, all'upim. Eccoti qua, sei silente, buttafuori africano e reggiseno, tanga, perizoma. Ti fai sincera accompagnare, non penso al tempo, baratti un bacio con l'attesa, e la Sibilla a Cuma rende necessario l'infuso e la coca del McDonalds. Ed ecco qui, vuoi un panino comunista americana, sei ingrassata, sei fuggita dalle mie braccia e ti interessa solo ciò che non sarò.

La ragazza è chimera in proiezione

Passa passaporto verso l'ignoto, isola inesistente, biancoconiglio, realtà traversa, trasversa verità, declinazione scalza. La circumvesuviana. Noi di ritorno, lavoro esausto di te bella entrata direttamente dall'uscita secondaria, lillà. Improvvisa la ragazza rende edotti i conquistatori di esser un po' meno di Greci e Macedoni, di Alessandro, il Senato romano è frutto di un sussurrare continuo, è troppo tardi. E prendi la metro, Napoli artistico e intransigente. La vertigo è vuoto d'assoluto. Odore di morfina nel tossico sopito dinanzi a me, posto conquistato, sonno etereo. E la ragazza è chimera in proiezione. Il respiro intenso ed agorafobico cerca te.


Cybernichilista

Preclude il pensiero lo spazio del vero, percezione del sincero e della variazione intellegibile del sentimento e la scollatura mostra ciò che tace l'apparenza, elmetto soffiato come vetro Murano, Capodimonte, arcanum ed occidente, San Pietroburgo, disquisisci in partenopeo se l'azione è frutto della tua erezione societaria verso concupiscenti entusiasmi. Un po' eremiti, un po' pacifisti manifestano. Le dialettiche del borgo solinghe si scompongono, è sempre presente lo scemo del villaggio, sembri tu. La musica fa assurgere il mio minuto in un botto. E le ragazze, sembrano intelligenti, ma citano frasi fatte, lette su facebook, manca la fonte, e non hanno mai letto Wilde. Ti spinge a suo livello l'idiota e ti batte con l'esperienza. Che bella frase, piccina, sembra scritta da Hitler, ma manco mi meraviglio, magari voterai Grillo. E il tuo tessuto, badessa baronessa. Eccoti qui, comprati un Iphone, un tablet, brava, lavora silenziosa. Spegni il cervello, spegni l'alma, il cuore. Sei bella ma ti saluto, non fai per me, cambio così. Non fai per me, fai per il cybernichilista astruso alter-ego maschile jungiano insito in te. Ondeggi, scrittura vana Proposta decadente sulle tue scarpe che guardo sciolto dalle mie stesse conclusioni, dici passioni ma il tintinnio dei campanellini tuoi exsurge domine, parere, entroterra il gusto di limone. E sei trapunta tutta bella, dici sospesa sono la questione, ciò che esponi, sono io, parli di me, imprevedibile non sai dove con la mia musica arriverò ed infatti è inaspettato questo intreccio di mani rampicanti, ortica stuzzicante labile sentimento, sensazione scardinata. Schizza via lo spruzzo primaverile di odori tutti tuoi, sì lo vuoi, lo vuoi cara. Ed è inciso il dorso d'ulivo. Carrube trapanate, crani cananei etilici, nervi smaniosi di un sorso, sorgente viva e vivida, dai di più e manco lo sai ma altera comunque te ne vai, ritorni stanca, è notte tarda sul mio corpo ancora deluso dall'aduso luogo comune musicale, proiezione del tuo spirito astrale. Mancano parole, ondeggi, scrittura vana.

Amore da quarto d'ora

Adagiarmi su rami per godere il canto che mi è caro, quello di cicale, lo sai. Il codice estroso strascina aria fuori dai pori di te, senso antico, pianto. Arrangiando il sogno, stillicidio assoluto del verbo svogliato dalle frasi tue, toccami il cuore, corporale passione. E da solo vorrei morire tra braccia smaniose del sospiro. Dici dico sempre parole tanto uguali. Il dizionario è flusso esteso del tuo pensiero. E in corteo liceo spastico del tumulto, è quasi sera e siete ancora qui, lui lo sa? Astraendo me stesso le tue sillabe declino e nel mio silenzio silenziosa sei, amore da quarto d'ora.

Siparietto femmineo celtico

Dondolo. Qui, lì, sono pronto. Liberami dal giogo dell'oblio. Sono sugli attenti, maestà divina, sono le sette, andiamo all'orizzonte degli eventi scissi, puoi destinare il mio saluto alle spiagge oramai languide e sommerse. E tu destreggi lo specchietto, labbra accarezzate appena appena dal lucidalabbra. Ed improvvisa irrompi come estrella da siparietto. Tuttavia io sono dove sei tu. Ecco, eccomi. Sei pronta? È tardi, sei la solita, stira il basso con le solite dita da isterica sincera musica della radura spersa tra i capelli tuoi, di nuovo schiuso il siparietto. Sembrerebbe tutto finito, amore mio. Tuttavia la luce la vedo, primo sangue sparso tra platani, celti, inaccessibili realtà del lasciarti spersa, accanto a me, spersa perversa, scherzo dai, ci sono. Baciami. Sei solo mia!


Le generali questioni

Folla di viole e rose sulla pelle che brama acconciature oramai fuori moda e tu dici, non vedi? Sono la ragazza, quella sulle scale del monte, tempio di sapienza e vertigo alla bocca servito. La risposta in fondo la sai, salti al dunque, quattro pagine stracciate, non serve il digiuno se non trovi prima chi davvero sei tu cosa t'opprime, cosa ti stringe il corsetto, forza, andiamo a letto. Inizia a divagare, sei sulla strada giusta. Lenta lenta inizia a sciorinare le tue bestemmie corrette e bigotte, un po' fataliste. Tardo ottocento, nuovo nocumento, documento. Le generali questioni, ecco il significato, e se la chiave non ti sembra giusta, pensa a te stessa. Guarda al di là della scommessa e percepisci il parallelo assunto fisico in protezione proiettata e protende verso l'assoluto il tuo corpo astruso, cresta e riscossa, tutta sei fritta alla luna. Corteggi come la cantilena, carillon, non ti scordare, suoni morta innevata, sei fantasmagorica ectoplasmica, spuria. Un sentirti è un vivere in me. E pensa che c'hai pure ragione. Scandisci bene le parole, ricordati, sono solo tue.


Rosa a tardo pomeriggio


Non trovo il pennarello, quello con le giunture, sì è un inizio che ho già fatto, l'indizio, sono labile, piango delle tue certezze. L'incantevole mondo dei sogni in cui ti rifugi è differente da quello che io sogno. Tu sei così, distratta e stanca, sei così. Abbiamo perso il pomeriggio, sei più spenta della cera e sigilla tutto il tuo sguardo. E se non hai più che dire, accendi il cuore. Ma poi improvviso ex machina arriva lo squillo, sta finendo il secolo e tu sei sempre la stessa. Il tuo pensiero sguscia via. Sì, sì, guarda bene, è lui. Risp. Xkè è csì E ora ragione non c'è più, né necessita di rimanere qui intrappolato tra ciò che dici e ciò che in un attimo hai già strappato spensierata. E tu continui ad ondeggiare come in rima al cellulare.


Maybe

Non ci pensare più, non è più così, addio, si erge il muro del pianto tra noi, Tempio e rimasuglio dello splendore ormai andato, beh sono secoli!, in frantumi i nostri sogni, hai perso me? Ora cosa sei nella massa indomita del nulla? In un attimo risveglio sapori sopiti, interagenti con la squisita dimensione estemporanea della tua incline assonanza protesa verso un rifiuto. Chi siamo noi? Non ricordi. Maybe. Hai perso bella, non è più come dici tu. Tra gorghi spaccature, le tue fessure, segni sul corpo nero, sniffa il solvente mentre stringi solo te stessa, è passato ormai. Tu già non ci sei più. Pensaci, pensaci, potremmo navigare tra le gocce del domani, potresti restare, il treno è giusto se non scendi, non so, decidi tu.


Caelo Repecta Non sento passione nei tuoi accordi, potrei sbagliarmi ma sembri usurata dal tempo manicheo che ti investe da anni e da giorni, non riesco a focalizzare le tue premesse, e dici vale la pena lottare ancora anche oggi. E fumiamo l'erba stesi su panchine ma non capisco perché la società non sceglie la pacatezza naturale. E stanotte stesa nel mio letto mi poni inciuci tanto heideggeriani da essere velluto sul tuo corpo. E improvvisa si pone la necessità del cammino, guardatemi negli occhi, schifo la politica com'era e com'è, mettete ragazzi bombe nel parlamento, mandate in frantumi il governo. Aò, la rivoluzione con piccole rivolte atroci è lecita, dimmi, tu lo sai, che il mondo cambia senza noi? Ma il patto impone che sunt servanda le nostre pretese e le nostre vanaglorie e i nostri vizi. E dico, ma scalzo, Caelo Repecta.


MA BU

Pronti? Dance. Vita vissuta rettin fly, vita vissuta, rettin fly. Pone salate remissioni, pelle gelata. Dai dillo, piccola spaurita al far della sera, che sogni i miei orgiastici sapori magnetici, dillo che sei perversa già solo in te stessa, ma bu. E il respiro è passato e anche se lo dico, qui lo nego. Parlami sincera, vado contromano in autostrada, è esatto, è giusta la mia follia bipolare talora, talora schizofrenica, talora borderline, talora narcisista, imprimo come assoluto il mio Ego, imprimo il mio Ego come ragione unica della vostra esistenza, umani. Psicosi ipnotica regressiva, re dell'impero orientale straziante, occidente struggente, ossimoro restio alle tue parole. Booom!


La danza del mutamento

Era ovvio che nel mutamento perdessi parte di te per lei. Ed è lei che riflette in sé gli occhi miei, i suoi sempre più belli. Dolcissima e ribelle, terribile e struggente decadente. Con lei i pensieri sono già al di là, mi perdo e mi ritrovo in cumuli di residui di umana dignità. Ed ora la mia vita ha un senso tutto nuovo. Era Aprile, era Agosto di giornate spente riaccese, neanche troppe sigarette, che bello il giro e il volteggio, l'entusiasmo del momento. È lei la mia droga, non sono più io eppure lei mi apre l'anima seppur non mia è già dentro me, sono in lei.

L'aria fritta Via. Sono lo stesso rimorso del tuo pianto e sono oscuro mentre stilizzi lo spostamento oculare nel centro dell'universo avanguardista. La tua musica è nelle vene, resta lì, resta in me. Cosa sarà di me? Non mi domandavo neanche se la trasmutazione fosse già effettiva, immanente nell'imminente istante e quindi applicabile automaticamente nella autonomia tutta tua, tutta mia, evidente e fenomenologica in sé. Dai canti indolenti e viziati viziosi dei mie cardi stradali in nebbie sporadiche ritrovo il tuo volto come sepolto dall'ombra, e sono sempre cicale, succhi tutto il mio sangue, nel mezzo del mio respiro, è questa la parola chiave, il serpente antico, il fico, l'albero a diroso. Arioso! E mi dici che il peccato originale lo scorgerò quando rinuncerò a tutto me stesso solo per te, circa diecimila anni fa, iride tua, ansia e panico, traslittera ed è pronta la risposta, scopri l'aria fritta.

Siamo noi i demoni

Tu eri l'Acheronte di sangue, lo Stige nubiloso del nostro rivoluzionario pensiero al di là della morale, il senso incarnato nel verbo, logos dell'etereo eterno assiomatico, scarno e pusillanime, tu eri ragazzina, eri serva, padrona del monte asproso disincagliato, tu eri erba, skunk, remissione, esaltazione del peccato, tu eri vivente ossimoro maledetto, giumenta in folle vista del firmamento, congiunzione, copula, trasgressione, tu eri il corpo delle dee ed il loro sangue. Paradisi artificiali, inferni reali. Et demoniacus ergo non cogito, sed in pulcritudo fermento gaudente sum. Dillo, inverso adoro la porta dell'ade, adoro la ribellione, il volto umano della dannazione. Da Dante a Milton, dal ripudio all'offesa, al bigottismo, al decadente, assurge a sentiero d'assoluto, manichei stolti, l'inferno è un passaggio, una transizione, è il nostro lamento, la via verso l'assoluto, bestiole selvagge, consacrate a Diana, su dorso di scopa, Malleus Maleficarum, Mulier Striga, pozioni nere, dark magic word, dark magic world. Assoluto nello spaccare le vene, depressione, mania, assoluto, figliole di Satana, ragazzine vendete il vostro corpo, il vostro sangue, riceverete sapienza. L'eterno nei vostri zigomi, fanciulline fatemi godere l'assoluto in voi, l'assoluto trafitto, l'assoluto in noi. Convertite alla moralità terrena il celeste orizzonte aurorico al far del tramonto immaginifico. Reale psicotico e simbolico, simbiotico aforisma, ragionamento analitico consustanziale. Siamo noi i demoni.

Allegra, ma non troppo È allegro ma non troppo il motivo, maestro sono sulle tue astruse partiture, è già novembre. E c'hai l'idea fissa del mistero, sono attraente nell'immago, ma tu silente fai le moine a portata di mano e scandisci le solite parole, “respiro nel tuo sospiro”. E mi innamorai, questo è vero, ma la maturità cancella lacaniamente ogni coppia, ogni riferimento, siamo alla follia mia e tua, e discutiamo del nulla. Ti amai, mi amasti e restavi nelle brame del tedio, (la disperazione il tuo scettro) soprattutto a Natale o alla vigilia. E da anarchica dicevi sprezzante “Sì”. Ed improvvisa omeopatica il tuo disturbo endocrino tiroideo che ti rende bipolare assurge a verità e ti scordi per dispetto di me, ma il mio futuro è nel passato. Ti sembra assurdo? Ma sono io nel viaggio austero e ardimentoso, nel periglio il tuo ego visto in proiezione di quando fanciulla dicesti che la rivolta era scomposta.


Né pozione d'amore Eri scampata al corso ineluttabile dell'età, inenarrabile, e come mi ami, piccola appena appena in fiore, tagliandoci le vene, facciamo un patto d'amore, eterno. Come continuerai, Machiavelli conservare il principato del cuore e sillogismo opaco del tuo volto sul dorso. E il tuo non era amore, ora è indefinibile carezza come pazzi in mezzo alla via la conclusione del canone nel cannone. Bucandoti le vene assapori il rumore, cosmico. È fastidioso! Quale contemplazione! Guarda che ti sei presa anfetamine e speed e non lozione delicata negli organi, agente in comune, rissosi, né pozione d'amore.

Pallida realtà

La fine immediata, già presente da ora, infatti sfugge la luce tra le mie mani e tra gli occhi tuoi ghiacciati, tuttavia il ricordo già stordisce, ed è dicembre nelle vene, è già presente, tuttavia sento la voce calda della mia ragione. E tiepido volo tra insoliti frasi che oramai sono note, e tu intanto già dimenticata, già sublimata, già ingraziata, agli altari lodata. È stato un errore di percorso, quello genealogico dell'incoscienza. E noi due? Né respiri né sospiri, un po' imbronciati un po' ubriachi sulla via maestra perdevo me stesso, perdevo la mia dignità, perdevo, perdevo la libertà, perdevo il rispetto, perdevo, ripeto, me stesso. Resta solo amore, cenere e ragione, solo illusione, metafisica, convivenza con te in me stesso, e pallida realtà.


Tenebra schiarita


Dalla penombra emerge ridotta quella tua immagine allo specchio mentre sorretta da paggi e da elfi gingillo raro risorta e scomposta dictum la nostra storia canticchiando sorniona tra l'auto e il suo retrovisore.

Ed è sbagliato, continui, piove piangi,

respiri.

Ma riuscimmo a riveder le stelle quella notte nuvolosa di mezza estate,

l'allodola l'ultimo canto del vento riflesso nel ricordo di un addio manifesto,

mai più i nostri sguardi, piccola, mai più gli intrecci.

Via, via per sempre.

Non una lacrima né isteria né rimorso,

nemmeno saggezza ma tenebra schiarita e comunque, nel sospiro finale, eterna.



Il passato arriverà tutto nuovo


La storia ed il palpito l'immenso in un battito, inizia il tempo sospeso,

un tuono in sottofondo,

luce chiara.

La nostra conversazione mozzata sul finale, il nostro fumo che intero è fortezza del mio cuore

ed ora soli.

Allora riappare agli occhi ciò che in quell'istante non era ma è e fu.

Quando ascoltavi non sapevi ricomporre il mosaico delle mie parole.

E sempre un'unica destinataria, mitto se metti,

sei tu.

E giochetti metrici mentre sei bellissima nonostante il tempo e tutto il resto.

Quando senti dondolare i tuoi occhi impazziti solo io e te conosciamo ciò che c'è dietro

ma il varco non è qui, e il treno in controluce sbuffa e stereotipato va,

musica dimenticata ti rimane impressa appena sveglia ipnagogica ed ipogea del sonno profondo.

Ed è così sei tu e se la volontà precede la conoscenza intelletto autoreferenziale sei o mia mistica apparenza fulminea.

Il passato arriverà tutto nuovo.



Labbro scolorito


Acconto accordato nel profondo della riflessione vana.

E tutto rimane com'era mentre naviga imperterrita la tua visione dell'immenso dedotto in un verso.

Nell'intenso del verbo intromesso alla tua ipotesi scalfita e fantastica, la cartapesta e l'illusione masticata allucinata.

E le dolcezze sono le scordate assunzioni metafisiche dal reale del giorno appena finito mentre silente dici o fingi, labbro scolorito.

E così un po' sopita e un po' attenta guardi in aria come a riflettere sul vago segnato impronta dalle mie dita, dalla mia mano protesa.

E il tuo fiato tra gli zigomi miei, il collo invernale è la foto, l'ultima che ho, nel mio giardino d'infinito.

E i mandorli in fiore o i limoni gialli o gli acanti o le sette segrete sono misteri orfici svelati dai tuoi desideri da ragazzina svogliata.



Ai bordi del fiume


Nella radura la solita scusa è estate di sera all'ultima ora per strade e sentieri la tenebra prima risponde a digiuno il riparo del tempo,

ossa infossate nel gotico armeggio ormai in disuso

mentre sa che la nuova realtà è già qui.

Amore, ti imploro, risorgi dal nulla e schiarisci, penombra per sempre, le anime fragili, i prigionieri del senso.


Puoi non dimenticare chi è stato speciale nella dittatura perpetuata a ricatto morale del passo occidentale o materna chiesa da odore di chiuso,

pontefici di gomma che sono solo vana presenza fumo negli occhi pronti e precotti anche per i filoprotestanti per laici e per romantici, per chi crede che nella storia sia possibile che il mondo cambi.

Amore, tremante pura e ammiccante, risorgi dal mare risplendi tra i colli e ocra della tua lussuria da cunicolo e caverna dai amore quello vero a chi ha perso se stesso

ai bordi del fiume un'anima persa è l'unica salva.



Due voci in un unico fiato


Ecco fatto il colorito sguardo perso nel bosco ed è la parola quella muta tua che senza pretesa alcuna umana cela verità sopite da anni,

deucalione annebbia navigazioni atroci verso mondi sconosciuti eppure il pianeta nostro lo avevamo a un passo,

irrealtà.

Tante storie sempre le stesse nessun argomento e nulla che stupisce dalle supposizioni.

Un carillon suona stanco.

Io resto qui in sulla riva del mare fermo attendendo parusie dimenticate

e sei con me ombra tratteggiata al fianco di giullari e re, di potenze ignote.

Abbiamo il diletto della scardinatura sistemica

ma non è il neologismo che va come noi e viene come sai,

capisci la valenza del nostro abbraccio?

Danzo sulla sabbia.

Cambia il ritmo se penso ancora a ciò che è stato, passa il tempo sul motivetto inizio anni '60

se è così allora declinerai la passione mia per vanagloria assurda.

Sei tu chi sai.

E noi ritmo messicano nella vudistica astuzia veduta vesprosa veda.

Zuccherosa sei ma non parli né animi le notti passate accanto mentre al buio dicevi che compromesso non esiste se saremo per sempre ciò che siamo,

due voci in un unico fiato.

Corrono i destrieri in balia dei cavalieri,

e siamo ancora noi.

Tornerà lo spasmo nostro d'assoluto.



Ventiquattro Sedici


Un lieve lamento tra le facce sfocate e tiepide mentre bufera dentro di me quiete lucida come il senso di libertà impone.

E poi io e te sempre più lontani, si muore morii per meno, molto di meno sentenza terribile inflitta dallo stato delle cose.

E sinceri i nostri baci non furon più mai più, pochi anni ancora e lontano ogni luccichio, ogni trepidazione, cuore barrato, soffoco.

Poi c'è da dire che ormai nulla ha senso, strade non ce ne sono, motivi, combattere, a che serve oramai?

Prigioniero per sempre, vittima su questa terra della valenza negativa del chiacchiericcio, del sofismo, idiota o pazzo, a tratti l'uno, a tratti l'altro.

E la verità la porterò con me.

Troppa pietà per un fiore appassito da una lotta finita da tempo.


E' già ora piccola


E' già ora piccola la sera si approssima tra nuvole serene di un domani che mai saprai, ricorda, ricordati di me;

sai già oggi che saranno filastrocche frastornate dall'America nuova che cerchi quando stanca pelle passata

al di là, via di qui.

E segui il senso segnato dalla musica,

nell'infinitesimo istante dell'abbandono coevo al coacervo stolto del pensiero già parte manifesta di sé.



Velatura sublime dell'ultima tua parola


All'uscio scosceso dell'esoterismo banale nasconde mistero già svelato meccanico ordigno solare macchinazione meschina e tutto è uguale.

Chi sono io? Sono all'aperto ed è il negozio scordato che pone premesse ma non è un giorno di sole,

passa il vento in sulle strade verso segnali che non amano che l'oggi.

E via così, scegli pure tra il tesauro delle vecchie parole quelle vecchie anzi d'antico la modernità contemporanea di una realtà evidente e bastevole all'incremento del tuo perenne fittizio nocumento.

E procedi, passo certo, si, è vero, ma non si può rinunciare ad un piccolo particolare quindi è ovvio ripetere le stesse cose mentre in spiaggia gelida brilla l'ultima venatura, velatura sublima dell'ultima tua parola.



L'ultimo motivo


Al piano bussola dell'orizzonte non penso ma corro in susseguirsi di respiri,

fai presto, non c'è bisogno di altro.

Gira la melodia stereofonica e proteica assuefazione d'incenso.

Ancora tu, vedendoti credo non risolvo nulla se non sprigionare

rumori scossi da platani da rubicondi sornioni sentimenti,

mai, era così, ma ora il volto schiarito è simile tuttavia spingo a folle il sentire, concupisce il mio veliero tra flutti di marzapane nelle fiabe che dimentichi da tempo,

brutto segno il libeccio in questo periodo.

E la verità che sbandieriamo è la stessa, nel tempio dischiuso delle tue promesse scorgo le mie.

Sei l'unico motivo per cui vivo ancora.


Ab-soluto


E' tutto un divertimento metafisico.



Nuova mia virtù


Stringimi stasera mentre piango alla luna l'ultimo lentissimo canto che non sa sé ma sussurro si fa lieve adagio scomposto del fluttuare qui e lì come dalla Provenza la scorta deruba la viltà dei soliti strumenti in riga pronti alla sonata strana.

E tu straniera dai mille volti cento sogni svaniscono nelle mani sottili, entusiasmi antiche,

sei bellissima nuova mia virtù, tinta dell'indefinito a me carissimo solitario il sospiro quando decisa punti il dito tra indecisioni nostalgiche e nessuno lo saprà.

Sei ciò che innamorare mi fa delle viole sfiorate note pizzicate sulla pelle tua sottilissima arpa che tiepida grida

sono qui con te a due passi tu con me ti sento nell'ombra che cerco da anni, qui tu accanto qui tu lontana ma tenue raggio

amo te, e questo basta se tornerai o se diversa leggiadria mai stata mia già sei qui con me.



Tra sudiciume ed acqua santa

[... ] passa un giorno mezzanotte, ora è più normale, come prima sono stupida e stupita. Ed ecco il mio discorso, sono piccola, più dei sogni tuoi, comunque se vuoi avrei bisogno di contenere il tuo potere tra spettri di rame. Poi se vuoi il mio corpo, eccolo tutto, tutto piccolo e perfetto. Canticchiando sembri piangere ma ironico e bastardo mi ripudi il tributo di cui sai. Ok, c'è la voglia di consonanti perse nei tuoi vaneggiamenti, e dicevi benedetto il corpo nostro, no sei il mio sacerdote d'amore. Ok, passiamo un altro giorno, i miei non lo sanno né sospettano, sono tutta tua, possiedimi anche in sull'altare. Tabernacolo reale è il nostro sentimento, il colletto, talare è lo sguardo. Benedici il corpo mio perverso, benedici il sangue impuro e godi dalla fessura. E' ovvio, sono pazza come te, recuperiamo tempo amore mio, i miei quindici i tuoi trenta. Nel motel tra sudiciume ed acqua santa, respira ancora sul mio collo, lo sai che mi piace.

Pensa a me Ondeggia un poco come sai fare mentre cammini, sei stupendo visto di profilo, francese, la mia canzone era sussurrata al passato, un po' distratto mio caro, padre la bellezza è tutto ciò che ho con me è la confessione di un angelo scuro e tetro tra i pianti nostri alabastrini, poi tu, dolce come sai, salmo 10, 3-7. Non lo pensi. Una mattina, ero a casa, mancavi tu. Il mio faro, la notte, il guardiano l'anima e il tempo, lontani noi due, tutto è già detto, sussurri una preghiera, fosse poesia quella mia. Poi tu, sine tei, ascoltavi me, poi tu, mistero scalfito, fornicazione cattedratica, sagrestia, acqua e incenso mentre penso, le ripetizioni sono solo mantra stonati, però noi due siamo l'universo. Creatori e creature, un giorno tu mi dicesti, sono sul retro, poi serio sciogliesti il velo che la vaghezza spegneva triste. Ora sei dove sai. E sono di nuovo persa, sono il gregge gli altri le mandrie, pensa a me.

Celibato amplettico Nell'anno mille circa vescovi in combutta, imperatori sani. E nel tempo dei tempi lo sposo era succube alla moglie e la patriarcarità metà del tempo era flusso di eventi demoniaci e infausti. Non riesco a focalizzare questa tua lezione di storia dal protestante a Tubinga a Roma a Benedetto decimo sesto ai giovani gioventù hitleriana. Corpo del suo corpo sangue del suo sangue. Cibati di Dio morto per noi ma poi risorto per svuotare l'inferno. Nel 2004 il giovanotto svuota di nuovo la tentazione tartica Flegetonte sudicio dei demoni scimmieschi inginocchiati. E non è per parlare da Padre Pio a Pio IX Paolo VI. De meditate luna Giovanni Paolo il primo settantanove, la piccola fatima è la Orlandi scomparsa, suona hippy il flauto bella a bestia.

Dominum flauti Dominum flauti! Cara scolaretta, trafitta inversa. Ascoltami, seducimi e prega a corde tese, è sera, Dominum meo! Forse dirigi l'organetto, poche note, accordo plastico Madonna implicita, canzone indefinibile, magari applicheresti un manicheismo stanco alla recita folle indemoniata mia carina, sonata, frastornata dimenticata. Le fiamme bianca cenere, Sodoma e il gesso, non voltarti, è un'altra città, non quella, correggo, correggi, Egitto preda del caos. Cinque xanax. Se vuoi sono qui se vuoi, tranquilla. Tu, io, stola stolta storia. Cosa ti aspetti, un ragazzetto, un mezzo sonato, uno che benedice, transustanziazione dei sensi il tuo pube, il mio strofinio. Panche strane e dediche, satiri Pan e demos, kleos, kleos, kleos, non capisci ciò che dici. Magari fenicio, accadico e Baal, questo lo analizzeremo, poi ne parliamo. Magari Crono, magari dodicimila anni fa, occhi azzurri, azzurrini, turchesi, cobalto, metilene, costato, acqua, pietra lavica, occipitale, Aquisgrana, osso di seppia, assioma, acquavite, opale, blumarina, poi ne parliamo, cronografo, cronovisore, Ernetti, Vaticano. Padre Gemelli sapeva qualcosa, io no, l'altro, c'entra qualcosa Majorana nel convento napoletano, gesuita, lasciate stare, la sua Germania nazista, la lode e la paura. Plams. Descrover mentosi ascurdevedi, rettinfly, etion trago tras. Ti aspetto alla solita ora, dopo la messa, ite missa est, vieni e fatti mia! E sono solo in canonica canonico sguardo, piangi di gioia, godi, doceo parva scientia, amo tibi cum magno corde, maccheroni e suoni settecenteschi ed è uno stile strano e tutto italiano.

Airam Eva Ripetizioni ripetizioni ripetizioni, ossessione diagonale, parlare, predicare, giocare all'amore adolescente. A Roma Termini, sono arrivato, dista poco il centro ma solo se sei sconnesso. Vestito come un morto tripudio d'assoluto ripudiato. Scendo in cattedrale, giusto un paio di scale, se avessi te al mio fianco non dovrei teorizzare il nichilismo cattolico il nichilismo ortodosso apostolico e romano. E tanti stranieri, lingue resuscitate. Poi cinque schizofrenici in abito monastico, sigaretta in bocca, fumo e zolfo, qualche giochetto, le tre carte spirituali, morte e tredici, vissi, diciassette. Roma caput mundi. La bestia con sette colli sotto la meretrice vestita di scarlatto, gemme prezioso ed oro puro, calice divino. Il punk si impone dal pulpito diocesano, urbi et orbi, punk, evochiamo spiriti sepolti, da domenicale a bruno il volto stanco mattutino, spassionato, spossatezza seminariale e autolesionismo sessuale, eterogodimento, autostudio, serfie puberale movimentato.

L'origine dell'uomo Trecento milioni di anni fa dalla luna ci fu un fragore, un gruppo di nazisti, fine anni trenta con beretta e fucili, il calpestato ophilicus, cento milioni di anni dopo un colpo assestato a quella bestia immonda rettiliana. Poi noi che c'entriamo? se si apre un varco e si chiude nell'immenso dei tuoi occhi, e sono già dodicimila anni, tra la tundra imperfetta è la cadenza e la camminata, quella strana, l'orma opaca. Noi che facciamo sesso e che sogniamo l'amore. Ah se potessimo non farlo più, il gioco si fa troppo grande. Il caos e l'ordine innaturale da Sorat all'opposto, e tu non sai se scherzo, ma finiamo comunque in punti imprecisati, spazio tempo velato. L'origine dell'uomo. Non avremo mai pensato di dover morire in corpo anima e spirito per la dannazione che ci lega ed è tra noi dimenticata, nulla ha più senso, guarda il tramonto.

Vittime in trappola tra i passi noncuranti degli altri Potrò cambiare ma non ci credi più. Il sogno regnerà tra i leoni e le belve esauste, a cavallo di un coccodrillo, serpe antica, l'ippopotamo dei tuoi sogni bestiali. Poi piangi, non è così che l'alba celerà i frutti dei nostri tormenti e poi tra Milton e il fiorentino esule il passo è troppo distante. Apri il testo Sacro, sabbia informe, scriverà la legge di Mosè ma il vento via la porterà. A volte ci dicono che siamo i maledetti prediletti. E non senti che in fondo non siamo stanchi né terribili ma solo anime fragili e ribelli l'arroganza e la superbia non so fino a che punto sia nostra o forse sia solo frutto della nostra disperazione. Siamo esausti pandemonio di lamenti, soffro, nessuno può distogliere lo sguardo eppure siamo vittime in trappola tra passi noncuranti degli altri.

Tra lacrime i sorrisi Al mercatino del declino a passi tardi e lenti il respiro, la ragazza è pazza e stupenda, sei proprio tu, mia diletta, tra pioggia ed obliquo desiderio. Alle volte ti penso, un po' più spesso, non puoi avermi né mai ti avrò. Dimmi il tuo nome, te ne prego, ascolterò silente le tue follie, vai al centro e io me ne pento. Ti amo come si ama il divino cenno nell'istante creativo plasmante bellezza eterna, forse un giorno dimenticherò, la vita, la mia, a tutto rinuncerò. Legamento ipnotico, l'anima pia diviene perversa e il vero sacrificio è tra le braccia tue. Picciola cambia il mondo, non ci sarà più né fatica né dolore, amore mio genera con un cenno l'eterno, vivi quanto il numero implicito in ogni essenza di stella. Sei al di là dei limiti umani, sei il senso unico della creazione. Sei l'istante interminabile ed eccelso, sei la dissoluzione del tempo. E se un giorno non ci sarò resterà la mia vita sul tuo volto, tra lacrime i sorrisi.

Lilith che ancora attraversi campi e città Aradia ci difende sotto il suo manto mentre guardo gli occhi tuoi, non credo di morire, davvero la carne è spirito. Non può essere solo tenebra la bellezza, non può essere maligna la cura per imparare a non morire. L'amore eterno non è degli eletti, ma di noi poveri oppressi dal giogo celestiale, anime scaltre e ribelli, non può essere oscurità la tua essenza. Lilith cammina ancora per campi e città, inizia il tuo respiro, sei carina tutta profumata, sembri appena sbocciata, perfezione le tue forme, linguetta seducente, sembri già rinata. Sei il fulmine e sei il suono scortese sputato ai vomitevoli bigotti ossessionati dalle loro stesse bestemmia. Non può essere tenebre l'imperfezione stupenda, né il tuo sorriso sidereo, denti come meraviglie umane e per ciò stesso divine. Il dio che è in noi non può essere vendetta, sei mia terribile sovrana e amata difensrice, invasrice delle turpi beatitudine immonde. Ci vediamo di nuovo stasera se la morale non ci condannerà alla fornace ardente dell'ignoranza.

Io e te, sbuffo mordace Ecco il solfeggio perfetto. Hai memoria, amore, di quando nell'oratorio, nella realtà velata era tardi. Tesoro, mio amore, è sera ormai, spogliati spogliati sull'altare, l'amnesia ce l'ho. E passa il tempo, passa ma il mio tormento no, 2013, fine del mondo. Hai ancora memoria di quando io strano e imbronciato, disturbato ti insegnavo il latino e il greco e tu mordevi il labbro, peccato mortale amore mio fartela. Ma è successo, ma siamo qui, torna da me, noi siamo qui, torna ti prego. Sei la ragazza più carina. Torna da me. Sei così. Torna da me. L'epilogo terribile, la legge umana non comprende la divina né la terrena, è solo spauracchio assurdo, prigionia per noi proletari spirituali, orribile.

Le vecchie farisee ingiallite Io, carina e persa. Non so a che credere. Vorrei qualcuno mi amasse per ciò che sono. Così. Sei carina dicesti davvero, che sguardo stupendo ha il mio amore senza la toga, è come un dio senza veste. Al di là della morale, capisco filosofia, letteratura, me ne fotto della moda, sei un dio, l'ho capito. Dio mio sia benedetto l'amore, non voglio perdere chi mi dona tutto sé stesso, non è reato l'amore. A volte è vero gli altri dicono che la missione è un'altra ma Dio l'amore insegnò alla Maddalena, quello vero. Forza ipocriti, farisei sono le vecchie che ogni giorno ascoltano il verbo divino e picchiano i peggiori mariuoli disperati con lingue terribili e non infuocate ma frutto d'invidia pensano che la domenica Santa il pantalone attillato non sia necessario anzi meretricio di donnine, ma superficiali restano loro, vecchiette ingiallite.

Me ne accorgerò Me ne accorgerò dalla colonia che sarai già mio, che sarai tutto per me, leccherò la croce e il tuo sesso turgido. Picciola, sono per te, l'amore dei tuoi rimorsi ma spensierati. Ecco il senso bellissimo, stai venendo dentro me così che un giorno la mia adolescenza sarà marchiata da sentimenti che non saranno mai eclissati, amore. Non voglio crescere, tra le tue labbra e tra le tue braccia metterò l'hypnose e poi gli idoli che nasceranno dal sesso perverso saranno nostre giornate, amore fuggiamo via, ma in un altro mondo. Il '98 ci attende, whormole, sto venendo anch'io. E nell'epoca lontana, non dimenticherò né te né la mia innocente fanciullezza la mia innocente precocità furente e perversa, in bocca al godimento verga nel sentire delle mie labbra, delle labbra le altre.

Adagio va il respiro

Adagio va il respiro opaco sul mio collo, piccina ed innocente. Ed è appena sera, sei stanca nel riposo diurno del senso, l'ultimo d'universo. Io sono distratto e tu protuberanza vera dell'atmosfera notturna. Poi senza più pensarti ti avvicini con parole tenebrose, mi seduci sincera, opuscolo della luna è l'ombra del tuo corpo. Mistero, piccolo corno. Tu, ascoltami che la verità non può farsi muta nell'oscillazione dei tuoi capelli. E intanto vorace ascolti e parli e mangi, succhi come un'essenza divina. Un bacio sfiora sogni e labbra, capelli scossi e sinceri. Poi ancora ti domandi se in un istante può cambiare il mondo. Sei pura tutta satura al tramonto ed è finita, mai più vicini. Ma per qualche minuto ascoltami ancora, imbandisci l'infinito nei tuoi occhi azzurri stringimi e guardami perversa. Ancora, ancora voglio il tuo corpo su di me nello spasmo e nel godimento.


Quando senti il bisogno


Quando senti il bisogno di dire altro ovvero sono qua, non è sgomento ma l'elmetto da guida che stupida mi dai mentre intanto il tempo si manifesta vivido.

Eh si potresti dire due, tre parole è così che va.

E potremmo anche dimenticare guardando al di là di ogni disinvoltura potresti guidare anche nel senso inverso del tuo corpo mentre strana hai già pensato e dissolto il segmento dell'intenso respiro diagonale.

E poi va avanti la stanza senza ritmica ebbra, e magari anche virgole dentro l'alma

di un' illusione potrebbe essere quello il sentimento madornale il tuo portento che è già mio nello stesso momento dell'addio,

inizia un nuovo corso e l'organo però è vecchio baconiano ma medioevale e non seicentesco, alchimista e non politico scientifico il disegno.



Vecchie estati


Dal faro la luce tramonto sincero mare agli occhi tuoi labbra svogliate e sei tu, l'altra sera oppure adesso non so che farò dei tuoi occhi quando rivedrò le parole che tu mi hai detto senza senso oramai.

Se sono solo è vero non posso perdere ma tu lontana mi dici di andare ed è così, sei tutta incapricciata

e non dici mai tornerò sola declini la mia resa e sarà soltanto un ricordo di chi non sa scordarti mai.

E quelle nostre discese che non ti rimangono neanche a metà, un sogno fatto è difesa dalle tenebre di questa realtà

io banalizzo pontificando sui nostri non ti lascio più mentre ammiravi distesa di lato e l'ho detto mille volte ormai e tu mi ripeti non hai scritto niente a parte duemila volte la stessa cosa con angolature diverse sei patetico sai, io non ci sono più

e riavvolgo distratto quella storia che mai può finir tu ti giri di lato cambi strada meglio dirmi di sì quando traversi scogliere io non sono più nulla se non parte di te quella impercettibile rinnegato posizione né pozione non ho per quei tuoi sguardi la passione trabocca ma il destino avverso, va bene è lo stesso, non ci credo che così debba finir.

Adesso sei sicura neanche mi saluti.

Adagio vai ma l'ombra mia è stanca non ce la faccio a guardarmi se sono così è stato per il respiro d'assoluto che ho cercato.

Sono vero ma a metà se vuoi la parte oscura soffro e non scordo chi nel mio cuore ha impresso la traccia indelebile che mai dimenticherò

è così assurdo neanche ci avrei creduto se detto da me.



Nichilismo annientato da un solo abbraccio


Un bacio al tepor di luna e la scrivente a mille.

Metamorfosi in nuvole rubiconde tra le stelle perfette fissa mi tieni come un aquilone sul mare e tu ridi.

Vedi amore sono qui per te questo nuovo sogno è nostro già e non c'è più nulla se non tu.

Guardami cara sei l'umana temperanza furente del nostro orgoglio esaltato oltre l'oltre del limite di ogni pensiero rubato a noi giovani amanti.

E il futuro non ci sorprende siamo noi i burattinai della folla siamo vivi come se fosse l'ultimo universo il nostro e poi

sai che sono solo solo per te che già vai a folle mentre ridi fragore di onde stupende e riguardo al nostro amore credimi è l'infinito per sempre.

Se domani ricordi lontano questo sogno non sarai mai più tra le lacrime del nichilismo annientato da un solo abbraccio.



Sigillo sei della mia verità


Nella notte una voce antica come la canzone piccola e flebile e non si disperde il suono del piano tutta Napoli freme senza nascondersi tra lenzuola obnubilate dalle penombre dei vialetti;

estasiante ciò che pensi di me e se è tardi credimi

rinasco e ti guardo.

Nell'ombra dissipata sei pur sempre tu giovane ragazzina della tua svista si può parlare ma se stasera devo andare non dimenticare

tra due giorni sono qui in riva al mare sai di sale

è stupenda questa notte con te san Lorenzo brilla nell'aria esulta la barca del nostro corpo fuso nell'inviolabile segreto astruso

sei semplice e bella ma hai lo sguardo da passione eterna.

E' questa la verità.

L'accento scomposto, il tuo, ed io godo nel sentirti parlare sai già più di ciò che fai e sei immortale sola qui con me.

E dal fumo traspare una figura, sei sempre tu che mi pensi nascondi la lettera mia e piena di fuoco

sembri giovinetta di inizio secolo già svogliata e già sciupata dalla brina

e il panorama è l'orma dei tuoi occhi.

Sigillo sei della mia verità,

millenni trascorsi a pendere tra le tue labbra innocenti.


Un soffio di maggio che ti disse addio


Accadde all'improvviso quella mattina, eri alla fermata e aspettavi il ritorno tenerello del tuo portento partito un anno e mezzo fa.

Venne una stella quella brillante che appena appena fa vedere nei mattini di foschia eppure è estate.

Stazione centrale e sei già imbronciata poi mi segui mentre speri che un giorno sia qui con te.

Tornai quando non avresti creduto possibile l'anno infinito tendere dai tuoi polsi.

Nel firmamento c'è un posto per te ma il tempo passò e non sapesti trovarmi

tra le rose di maggio tornai ma la fonte fu più viva solo con le tue lacrime.

A volte ti penso ancora, chissà che fai e con chi sei vorrei ritrovarti, rivivere i primi baci.

Ma il rumore e la città mi rendono mobile e non è più un pensiero ma altro che cerca te.

Ti ricordi prima della guerra quella poesia tra le nostre corrispondenze amorose le tue mani fantasiose ma il tempo si impose e tornai solo in spirito e fu un soffio di maggio che ti disse addio.


Respiro ormai sciupato


Stasera porta il tempo con te mentre attraversi l'erbetta del prato scorga limpida la luna nell'eco melanconico del passato e tu guardi l'anima senza rendere giustizia all'ultimo secondo

con te.

Solo lo stupore del tuo calore, tendo all'assoluto mentre tu sei lontano ti ascolto è già notte e non c'è speranza più per noi

guardi dentro me.

Volevo dirtelo che il nostro bilico spicca il volo io, te ed un paio d'ali

solo il senso

che ci demmo

resta lì.

Ed io e te senza amore inquadriamo il tepore diurno e l'afa che tende la tua mano sei ombra

irreale.

Squilla il telefono l'anacronismo dialettico del nostro intento perso

perso il senso.

Liberi perdiamo noi,

avvinghiati sulle scale sentiamo il sincero fantasma del nostro respiro

oramai sciupato.




Stretta per sempre qui


Così finisce qui, tutto nel tuo sguardo si moltiplica d'immenso,

sei bella e mai mia, tanto l'importante è averti stretta

ma non sei qui amore, non sei semplicemente tu la risultante della mia elucubrazione d'infinito ma ci resti come chiave volta dell'imprescindibile confine.

Poi quando volevo te fuggivi rapida ma l'estate scolpisce te ultima reduce della boscaglia umida tra polsi tuoi

tre sogni me li devi proprio

amarti ma perché se tu sei troppo lontana

e ti penso ancora

voglio te mia cara sei la fulgida vita

che ho perso da tempo mentre cercavo me stesso pensando al tuo sguardo ma sono solo

ho perso tutto anche la ragione per te.

Dimmi sì, stanotte solo stanotte, e ti prego

(lamento fastidioso il mio canticchiare furente e stanco)

a volte credo che sia necessario ascoltare se stessi vorrei un tuo abbraccio

vorrei venissi a liberarmi a liberarti

a pensarmi stretta per sempre,

qui.



Chiaro il tuo viso


Così chiami tardi ma il problema si intreccia indelebile il tuo sorriso

sghignazzi tra te la corrente avversa del neoliberismo mascherato da emancipazione

vuoi stare sopra quando vuoi e non solo se ami te.

La storia è dipinto di ciò che immagini appena mentre mi aspetti al solito posto

sincera mi dici dove andiamo

e non chiedi nulla è tutto sicuro nei meandri dei tuoi rifugi celebrali

ecco il varco.

Il tempo sa ciò che non è sconfitta quando mi guardi non ragiono bene,

hai ragione anche quando non guardi,

ma è diverso.

Lo sguardo intenso è l'arma disillusa del nostro sentirci reciproci come utensili destinati al senso inverso del comune

sei abbastanza pazza per stare stasera qui con me.

Complimenti, ne parleremo.

Sono qui, e lo sai.

Piangi mentre tenebrosa mi dici come mi chiamo ed io domando addio tra le arance del mattino

chiaro il tuo viso.



Notturno


Il piano è ciò ch'ho quando dici cosa sei mentre il nostro abbraccio scioglie

il fragore del giorno furente tra verze i capelli estasiati alla fonte,

sono io sei tu.

Parli a volte distante ma noi siamo noi e tutto il resto è nulla nessun ente costante non impallidisce

non è che non ti ama ma sono così.

Il cielo lacrima stelle ed è solo presente il nostro niente quando era inverno la pelle riscaldava il mio essere assente

e vai.

Così al ritmo delle cicale proteggi il tuo labbro smarrito nel percorso innocente del sentimento che provo e lo sai,

vado via per restare così con te tra le corolle perdute e i coralli trapunti di sogni,

il mare va e poi torna tutto resta nell'incudine del nostro notturno che cresce e poi non si chiude facilmente

se sei qui con me non è più presente ciò che siamo non siamo nemmeno noi,

e la gente passa e non guarda finge solo per il sapore di non perdersi di aversi sempre lì,

ma noi siamo altro e non si rinnega l'assoluto.



L'ombra dei manga



Leggero il tuo sospiro quella mattina, meraviglioso il corpo disegnato dal pensiero,

io e te e nulla più.

Ma nell'oggi non c'è poesia quando distratto non ricordo se non ascolto il tuo odore assurdo quando in bilico esplodeva il tuo bacio.

Puoi ritornare se la paura finge la premura primula sui tuoi occhi lucidi.

Potresti almeno un attimo ricordare senza credere che tutto finisce

se sei nuova è merito tuo se nulla resta ormai al mondo di me.

Comunque è lo stesso, a volte perdere è la sublime vittoria dell'alma persa.

E dopotutto se si deve crescere è per dimenticare, la nostalgia non è di questo secolo infranto nel suo nascere,

tanti progetti sino alla follia

mentre devo cancellare ciò che penso non rinnego ciò che sento.



Sei tu l'alba


Pomeriggio estivo nei vicoli storici solo per chi non sa quanto c'è d'attuale nel disagio esistenziale,

un bacio rubato tra le colonne.

L'entusiasmo smorza la tensione ma poi non è sempre così quando senti la necessità del cambiamento.

E' stato un attimo ma nulla pretendevo se non tutto forse questo è successo affinché dimenticassimo il nostro posto nel mondo,

due angeli cacciati per superbia o forse solo per amore,

le nostre fotografie, avevo te senza paura ora solo non sono più in me

e tu dove sei?

La speranza germoglia limpida ma la realtà è terribile,

se la vita è questa non so cosa sia la morte,

comunque è uguale, sono qui sempre coerente, non ho mai rinnegato me.

Anche se ormai sono solo la verità chiedila a dio, siamo reietti solo per gli uomini,

è vero ho sbagliato con le tue poesie, ma tu eri tu ed io sono solo il lamento agonizzante del vento,

sei tu l'alba.



Reso all'oblio


Parlare come fai è l'ultima risorsa innocenza non ce l'hai mica, quando il punto non è chiaro sei tu appellabile in declinazione e l'ultima intenzione gravame dell'anima.

Quando pensi sembri assorta e non taci ma straparli e vai con la spola del cuore che preme mentre va su e giù ed è tutto.

A volte il tuo pudore è talmente sfacciato che in commiato vado via ma solo per te.

Ti ricordi di noi e della banderuola ora all'impazzata,

ma io t'ho amata, e tu non ricordi neanche la spiaggia.

Ed è tutto davvero anche se ci ricasco ti credo e non vedo

l'ottusa realtà obnubilato dal sapore dei tuoi baci d'assenzio perversi.

E tra la lacrima e Morfeo il passo è breve non ci conosciamo mica affermi come punto di domanda categorico invisibile il tuo portamento noncurante.

Non c'è scampo siamo non esiste più,

e chi vuoi che ormai mi può capire,

tutti fuggiti ed in altri affari affaccendati,

tutti voltati di là a guardare sé.




Il futuro, la consolazione presente


E' così sei tornata stanca e sempre ancora qui,

non te n'eri mai andata evasiva ma presente come essenza protetta dai capelli, nuovi eppure come quelli di un tempo, legati all'inverso

fumo molto più di prima e non so se sia per perdita d'equilibrio o perché sono l'ultimo straccio di ciò che non c'è.

A volte ma non sempre,

sono le tue parole e le mie esauste ma non ho più né coraggio né te e l'unica virtù è il sapere che in fondo ci sei,

anche se cambia il senso la forza è quella e non muoio

vivo per gli occhi tuoi.

Cosa vuoi se non sai o se fingi dipingimi d'assoluto.

Sono sempre io, il solito onnipresente entusiasmo stroncato dal risvolto reale del presente.

L'ultima speranza è il sogno che rinvigorisce nei giovani spudorati del domani,

l'oggi l'osservo e noi siamo ancora noi.

Anche se non ci sei.

Lo sai che quello che facevi e quello che sarebbe successo

lo sapevo ma il lieto fine ci sarà, tragos o limpido dei nuovi giorni miei.


La cabala dei sogni quelli miei, i nostri


Il punto di domanda dell'incomprensione universale dissolta zolletta nel caffè tanta parte di te,

io l'illusione e la verità che si fa attendere come se un giorno magari noi potessimo innamorarci come se in riva al mare la luna fosse solo parte di te.

E con il tempo quello che vuoi si materializza senza dimenticare quali sono i punti forti

tu ed anche io, sarebbe bello se avessi non dimenticato quella parte nascosta di te

che freme palpito naturale della nostra meta da studiare come se astratta o ipotetica come se irraggiungibile meta dove sei e sono.

Ma se non mi sai dimenticare è solo perché un' eco lontana ti dice che una ragione c'è

anche se lontana nascosta,

nessuno al di là di noi.

Vorrei crederci ancora una volta prima di morire che esiste un'oasi dove possiamo davvero stare

nel silenzio di un bacio vero.


Amami


E aspetto da un po', tempo bastardo, l'arrivo all'agognato traguardo, è sera già.

Due di notte, guarda, sai chi sono.

Sono solo, è così, che ci vuoi fare, ma lo sai meglio di me.

Amore sei tutta fatta dark side of the moon, sì troppo bella.

Stasera non c'ho da fare, vieni a danzare sotto le stelle,

sono qui per te, bellina, sai che sono maledetto, antipatico perché odio, in fondo, gli esseri umani.

Ma tu mi conosci ti do l'anima amore.

Dai è tardi, vieni stanotte nella stanza d'albergo la tredici e quarantotto.

Spoglia come l'autunno laudamus fellatio.

Non sono solo se tu mi guardi dal basso.

Lo so, domani c'è la scuola, ma guarda altrove piccolina mia adorata.

Sono giunto all'apice del godimento,

amami.



Tra viuzze di sentimenti dimenticati


E anche ora davanti a me piccola mia follia delle stelle sei lo specchio quando guardi me sento le vibrazioni astrali dell'amore concentrarsi in te.

E sei così scapigliata tutta matta stendi languide lenzuola e mi arricci l'entusiasmo che svogliato fugge e si ritrova sempre negli oscuri lucidi occhi tuoi.

E ti amo ma mi perdo sempre tra viuzze di sentimenti dimenticati.


Vendetta terrena


Le lire suonano stanche nell'eco della cattedrale civile e tra birri e capitani slinguetta una dama nuziale.

Ma lo sposo giocondo è solo e non sente che vilipendio per la tenebrosa attesa.

Mille frammenti di anime perse nello sguardo celato e cortese quando vassallo è pretesa d'eterno diritto.

Le lacrime gocciolano amare le lacrime gocciolano amare e fulminee tra gli occhi del signore esausto dell'affronto che con lacci al collo e alle giunture spezza il fiore di chi senza colpa fu vittima della terrena giustizia dal sapore aspro di vendetta.


La cerbiatta bianca


Innamorata sei in cerca d'amore dolce principessa dei boschi e del cielo schiarito dalla luna.

Ed hai pretese o solo sogni desti in pieno giorno o quando mi cerchi pensando intensamente alle undici e quarantacinque della notte.

Senza più speranza il primo della corte si innamorò di un'ecatombe celeste e dagli occhi che sai.

La penombra sarà la mia vita di nuovo Orfeo, disse.

Ma chi guarda sputa invidia ed è servito il lauto banchetto dei sogni di un a ragazza persa per sempre.



Tu comunque ti sei salvata


Sento ancora il tuo sospiro.

Pensi a noi tempo fa nell'attico o al pian terreno sotto la luna anno iniziale del millennio.

Tesoro sai che se scelgo ora te, dicembre, il mondo cambia e anche noi.

Scelta diversa la mia la nostra.

Nel baratro, nell'inferno.

E, ne hai ancora memoria, del ti amo, dell'innamoramento strano, volevi me volevo io te ma la realtà non cambiò, diversa scelta diversa resa.

Ora solingo ci ripenso a quell'ennesimo varco temporale, ro cara, amore mio nella parallela corrispondenza altera del mondo accanto che intuiamo nei sogni.

Accanto io e te senza psicotropi, accanto io e te e vivande alte sciorinanti verso l'abisso noi verso il ripiano loro,

tu comunque ti sei salvata.


Il profumo di un amore eterno


Ne ho già parlato ma stanco riprendo il tuo volto tra mille. Piccola mia divina sei ciò che manca.

La danza comincia ma non si può con le parole superbe Ricrearti se non nel ricordo. Cara mia amata loro senza ritegno cercano vita da distruggere.

Nell’aurora i nostri sensi troppo ebbri potrebbero perdersi tra le profezie di Daniele E le scardinature categoriche, loro,

sono terribili belve inaudite.

Amore cerca la via per l’ultimo scampo.

Loro distruggono i nostri sogni ingordi.

L’aurora ci sopisce e noi avviluppati, braccia nelle braccia e sangue nel sangue,

amore mio fuggi lontana i lupi famelici distruggono la nostra innocenza e il profumo di un amore eterno.



Un pazzo che rincorre un’ombra perduta


Eccoti, cosa sei diventata? Più felice eppure spietata contro la verità.

Non lo posso accettare, tuttavia vado via come sempre negli ultimi tempi.

Amore di una volta, indifferente.

Ed io ricordo il nostro ondeggiare come danzanti mano nella mano tra le strade di una Pomigliano autunnale.

Ma l’inverno annebbia i miei tepori e tu lontana, io a te ancora vicino.

Amore mio, guardati e guarda me, sono divenuto l’ultimo folle il più perverso, il più atroce delirio dell’inutilità della mia esistenza e la tua serenità.

E le tempeste di inizio millennio sono echi oramai lontani tra le veneziane semichiuse.

Amore di un tempo. Vita di un tempo. Passione di un tempo.

Amore mio racconto ancora quella storia di un pazzo che rincorre un’ombra perduta.



Esilio in terra Tracia


Tesoro! Brava!

Ecco svelata la tua duplice ombrosa finezza d’intenti.

Nell’istante perduto in cui ho capito che ero una semplice abitudine il coltello è affonda metafora gira godendo ma è mia la ferita.

E folle il fendente galeotto fu il vostro testo, il mio fu mortale.

Eccoti, brava, troia da sottoscala, ero il rifugio di un’anima parva, solo sciocchezze.

Ma lo sai che la malignità non mi spaventa più e un colpo suadente mi schiude le tempie nel momento in cui il bacio sporco vostro cambiò le sorti del mondo.

Tradito dal senso, e tu dell’arma bianca non sentivi nocumento e tu della mia pietà vendicativa non ti curavi, non la sopportavi.

Ma sappi che l’esilio in terra Tracia l’ho sorbito e l’ho vissuto sulla mia pelle soltanto.



In tensione sull’abisso


Solitario nella notte il respiro del vento e il tuo lamento come eco, l’entusiasmo spento ormai.

Ti vorrei ancora qui, amata nelle tenebre, vorrei gli occhi tuoi d’amarena nella notturna sonata.

Attraverso lo specchio il tuo sguardo celato dalla pagina bianca appena letta.

E penso solo a te anche in questa nuova vita sei la linfa dei miei giorni persi ad un passo dalla tua voce lento serpente il sussurrio, i Decumani e via Toledo, tutta mia,

voglio te!

Passa l’anima ma il corpo non muore mai e il sesso lo desidero bramoso all’ombra dell’ultima luna

e non è una serenata.

Godimento, godimento ciò che conta, pullulare ed istinto bestiale,

in tensione sull’abisso.



Piccola peccatrice salvifica perversa


Splendiamo tiranni alla discesa verso il mare ma ciò che facciamo non è nelle nostre brame;

siamo fulgide speranze di periferia mentre la tua luce brilla candida e pullula l’occhio destro anzi il sinistro scomposto.

E eccoci qui tu non reggi il confronto armonioso e l’estetica si spegne lenta col passare del tempo, un amore intrecciato da mille tormenti resta l’ultima spiaggia.

Mi senti? Perché non rispondi? Sei la solita tu variopinta cristiana ateizzata dal balzo immaginifico sulla rupa che scoscende nella tempesta dell’amore di cui parlavi e che non sapevo.

Che fine ha fatto l’entusiasmo? A trent’anni siamo, sono il relitto corsaro nella fossa delle Bermuda affondata, sai

io baciavo labbra che non erano tue.

Golfo del Messico e tanta erba per dimenticare quello che io dico e tu non sai.

L’inferno qui è peggio del fuoco, cammina con me, volto divino mio sei lo sguardo unico salvifico piccola peccatrice perversa.



Madrigale della terra


Mandrie di sciacalli sulle nostre orme,

mandrie di selvaggi ritti tra le fronde.

Tramonta! Tramonta! Corna e furore! Tramonta l’occidente.

Viso e scandalo, tramonta,

un grido soave.

La verginella nelle acque sante della rocca opaca; la voce è moderna e postatomica,

L’Impero Romano rigenerato,

mille fiere, mille fiere,

tutti schiavi, più di due terzi dei mortali,

genti umane,

fisco grande annientamento,

mai italico popolo tanto oltraggiato.

Fiammetta piange alla riva,

quella strana.

La Madre terra in rivolta,

gemito ancestrale,

l’asse terrestre, epoca di materia il Seicento il Nuovo Millennio,

epoca spirito, acquario, Terzo Millennio.

Suona la lira dei giorni d’oblio,

verginella, Pallade, Gea, Europa,

la Madonna,

figli noi della terra.



Nel cuore, il viaggio


Mi assopisco, suona il flauto mentre Morfeo getta braccia ai tuoi seni, sono lucide le realtà raggomitolate,

strane,

straripa il sentiero del mondo nuovo,

Colombo soffio di vento uomo di vele uomo di mille pene.

Filastrocca, gira la rocca dal tritone sorge il sole, sorge il sole,

aurora, terra! terra, vita,

Terra!

Reverse divertito, suono d’assenzio,

centrale nucleare 86,

lumi delle mie brame sogni germogliati acidi folletti e Torquato,

acidi intrugli,

il peyote e lo sbalzo quantico,

piegatura della rosa, nome e gloria.

Dentro il cuore c’è la rosa e nella rosa forse il cuore muore.



Sulle pendici dell’ultimo pensiero sincero


Lungo le scale perdute del tempo come assurde invenzione escon fuori parole grigie come giornate di nebbia e paure, forti nel cuore realtà mai immaginate, nel sogno verso il passato,

ed ora è tutto perso tra tralicci di versi neanche belli,

ma muta silente il tuo perduto amore.

Così che anche le notti siano più lunghe e senza più lettere scrivo col gesso su muri spersi di sera mentre tu lontana ma vicina all’ostaggio dell’anima mia e il treno senza pudore sfreccia ingiallito, una sigaretta. L’attesa

verso l’inferno delle nostre storpie illusioni

ora solo mio.

Deturpano tutto l’umana sorte ed il nostro amore che è insabbiato e insudiciato da chi, come loro, senza pietà

ha rubato per calcolo e valutazione o per divertimento parossistico e stolto ciò che traslucido era nelle mie mani.

Ribellati al tuo destino sulle pendici dell’ultimo pensiero sincero.



Ciò che ricordi



Quello che ricordi, da Melisenda agli accordi è ciò che perdemmo.

Ma se tu non tramonti io continuerò a soffiare.



Le fondamenta della mia penombra


Scordando le note sono trafitto dalla luce che mancò alla storia quella nostra, quella che sai senza sapere

capovolta l'attesa stellare del destino a cui non credi per dispetto atroce ma per vaga speranza chiudi nell'accordo perso da noi che strani dormiamo alla partenza spogliati dalle rime come calici i pensieri e tu che chiacchieri con me mentre il tè è già freddo dell'estate la paura puro amore ti darà.

Eccoci al punto, sta attenta.

Dici che non scordi l'illusione e ciò che fu ma nei miei rimorsi vivo tenebroso ormai, ma dopotutto eri un po' così con le statue di gesso che ammiccavi lucida e sconvolta dal domai, prometto che la colpa non c'è ma ti giuro che ritorno quando all'ombra della luna mi cerchi come ultimo sopravvissuto alla sconfitta che ti giuro vivo anch'io per negligenza o forse inutile sincerità dolente, le mie spalle e il brivido.

Forse non è stato il giorno appena nato a porre le premesse che furente alla tempesta scioglievi lacci di malinconia stretta forte alla mia pelle come ritrovata la vita e vedevi gli occhi lucidi nell'attesa che il tempo si fermi collegato alla realtà che perdemmo sconvolti dalla spiaggia inerpicata tra capelli e tiepidi rimandi alla fortuna, e quella lo sai non la gioco a scudo tratto se ti ascolto è il barlume della vita che si espande dai tuoi occhi e illumina il mio viso stanco di combattere e tu,

tu, che or'è? dicevi appoggiata a me mi bloccavi il corpo ed il bacio fu già addio,

risveglio atroce senza te.

E cantavi a squarciagola ma era un sogno la poesia che scrivevi sul mio corpo viola tinto di lillà tra il sogno ruggente verità scomposta e chiara,

sei un tesoro amore mio!

E nel bosco il volto fisso l'alba aurora del passato rimirò.

Sei tu quel canto che vibrante sale dal polso e si irradia nel mio cuore scalzo come dissi genuflesso tra i ricordi nel deserto erano fiori i sogni tuoi,

guarda erano anche i miei e sono proiettati nel futuro che sarà.

Tracci la linea e sconvolta mi dici lascia stare tradendo il patto che solevi sorseggiare tra un attacco stupendo e tutto quello che c'è in mezzo,

e ci pensi ogni tanto noi lontani e lontana l'armonia nel cielo dei miei sogni le stelle solcate dal tuo dito che improvviso sulle labbra quelle mie mi spingevano a baciarti ma in silenzio abbracciarti senza far sentire mai che esplode in noi la passione l'amore e la follia.

Così ridi leggi e poi ricordi svogliata sei oramai al di là di quel che penso sei più brava di me nel dirmi ciò che vorrei dirti ma così splendi immensa e stupenda di lato, braccio capelli vento tu,

profilo fantastico e limpido il gelo che ci riscalda nella nostra immensità indissolubili e così mi dici aspetta sono qui.

Il mare schizza l'anima nel corpo dell'ostilità della nostra segreta verità.



Il nostro assurdo finale


Puoi andare, sei stanca lo so,

questo ricordo è troppo intenso.

E cos'ho detto, il mio corpo in mille pezzi l'alma in frammenti.

Ed è di nuovo giorno, non ti so scordare.

Forse domani sarà diverso.

Potresti pure restare, già il vento imprime questo assurdo finale.

Lo sai che non mi puoi lasciarti preda di te senza eclissi nel mare

non mi abbandonare.

Potresti non andare.

Passano gli anni e soli noi

potrei rivelarti il mistero eretto nel tempio del nostro sentimento eterno.

Ecco, non vuoi capire che è l'età che distrugge come tenebra tutto ciò che costruimmo,

l'amore impossibile questo assurdo finale,

potresti pure restare,

potevi.

E adesso l'oblio copre manto d'autunno il nostro pensiero e sono nudo tra trame da intrecciare.

E' questo il nostro assurdo finale.



Alternativa non c'era e più non c'è


Così ho deciso che senza più arzigogoli voglio la libertà.

Non so se sia dovuto a te, piccola mia stella d'universo umida e sincera come il calar della mia vita sul pendio dell'assoluto,

che bello pensare ancora a te.

Tuttavia, amore, non so se sono ciò che voglio né se all'ombra del cuore posso refrigerio trovare assurda ascensione ritmica delle tue mani

e senza volare non so proprio stare.

Dopotutto sai meglio di me che quella notte alternativa non c'era ed ora non ce n'è.

Ed anche se sei convinta l'amore è tenebra che accende la speranza dentro me, mi dispiace, devo andare, posto più qui non ce n'è,

lo sai piccola che sei ciò che cercavo ed ora cerco solo me.

Ma abbracciandoti ancora, sono in me per sempre e non solo per scomparire, vorrei sentirti ancora,

vieni, l'alba e la solita promessa.

Ovvio questo spazio tempo, parallelo il nostro mondo e la tua scommessa ed il mio dispetto.

Ricordi ora?

Il velo di Maya e il solitario sulle scale di acuto disincanto

e tuttavia noi siamo ancora noi, lo sai, rotola la mano, la procedura.

Ecco, è questo il punto che il nostro universo si è ristretto compatto e rifratto.

Ed ora solo due parole.

Continua tu, vai vai, continua.



Il confine tra te e lo specchio


Sembra evidente che l'occhio proteso sia l'immagine di me.

Non sai parlare che di te.

Il ricordo è tenebra, l'estate nel nulla finirà,

le distese, le colline e tu, l'ombra del mondo il tuo collo declinato nel no.

Credi sia possibile scrivere di te ma la verità è che io scrivo sono solo io.

Il futuro eccolo qui, immagine di te, la vita assurda delle scogliere

sul polso impresso il mio desio e tu ombretta fuggevole vai sorridendo alle mie spalle.

Se questo è il vero l'intramontabile essere è il confine tra te e lo specchio.



Noi Fedeli d'Amore


Non so il motivo del nostro eterno segreto,

ti amo ed è così ma è tempo che girovago incappucciato pioviggina in città l'ombra segue il segmento del mio orgoglio, ancor ti penso.

Forse vorrei anzi certo ritornare e ricordare di te che verseggi ed io rido estasiato

ma sono fermo e tu più non ci sei.

Dove sei piccola stella mia, non è più palese che siamo gli unici padroni del mondo mentre pazzi ci lasciamo sedurre dalle nostre perversioni.

Vorrei dirtelo ma non so se la penombra è punto di forza o precipito ma tu ricorda rotola la mano e guarda fremente.

Sono sicuro che mi manchi, meno che ce la faremo, tu lontana e parallela indecifrabile,

sono più di dieci anni e l'ora brucia.

Ma se la luce indissolubile essendo tempo è imprescindibile e indivisibile dallo spazio

attraversiamo la strada vicini pur lontani,

un giorno eravamo noi il centro del mondo ora naufraghi,

ma tu guardami negli occhi, non ricordi?



Non volo senza fremito e palpito


Sono le sei, svegliati non vuoi? il sogno è lucido, prima mattina germoglio asciutto desiderio ancora tu.

E l'alba è la stessa non vorrei dimenticare ma oggi non so forse l'erba del giardino riflette la tua indecisione mai banale ma terribile.

Io non volo senza ali e se tu non guardi è il mio terribile finale.

"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi".

Vorrei dirtelo, hai ragione il verso è più lungo,

ma ora tutto è cambiato neanche il tramonto è segno indelebile.

La notte è lunga, resta abbiamo tanto da fare.

Non voglio morire senza stringere il mio desio

le tue braccia sono il mio infinito il mio amore è lo spasmo del fremito,

due cuori che palpitano per motivi così diversi.

Lo sai.



Mai dimenticherò


Vai tranquilla hai tutto il tempo che vuoi, finisce il sogno

fu la realtà dei tuoi occhi mai miei.

Ma comunque io sono ancora per te solo te, io non rinnego niente.

Comunque fu per me l'inestinguibile accartocciarsi dei flutti tra passioni miracolose e pie, le tue

e non ti dimenticai mai.

Ora sono così, sono il sussurro del tempo, l'orma gigante del segno infinito di noi.

E terribile sei via, torna senza pensare ad altro che a te.

E' così, il silenzio tiranno tra noi ora, una delusione.

Vorrei che qui fossimo i sinceri sentieri ancora che arditi percorrevamo senza timore, sei tu il mio unico sogno e se non torni A non so,

mai dimenticherò,

son qui.


Il tuo sussurro prima di addormentarmi


Sei l'eterna gloria viva e presente, la più dolce sensibile e boriosa, l'incanto dei sogni la luce nei boschi, il sapore dei mie occhi stesi pianure d'incanto nei disegni dove trovo l'anima tua ogni volta più possente e più presente.

E sai benissimo che seppure solo un giorno stringerai le mie mani senza capire se mi ami o è solo un'altra illusione.

Ma tu fallo, non rinunciare all'alba dei tuoi sogni.

Amore mio perversa quanto precoce nel diluvio universale del piatto fresco l'intensa irruente leziosia d'incenso.

E saremo ciò che vuoi, gli ultimi reduci atroci e invincibili.

Ed è questo il senso di ogni scritto e ogni sussulto,

il tuo sussurro prima di addormentarmi.



L'ultimo segreto


Assumendo per vero il calice e l'introito dello scomposto vettore fattoriale incedi a passo repentino leggiadro il viso e l'entropico disegno posto come argomento del nostro tripudio.

E' da dio e dal giudizio umano che sorge il bello nell'intelletto e se esponi il silenzio è già taciuto il tempo.

Purtroppo però la diramazione è scomposta ed il senso ultimo celato da cespugli e pianti, da innumerevoli numeretti da camerino

mentre sei alla declinazione quella finale ed ora tutto è più chiaro.

Sconvolta sei disposta a sorbire il cantico del sogno al di là del ripudio d'assoluto

l'eremo trafitto sulle mani che tendono e si approccia il corpo alle tue venature

sentiamo per davvero il mistero nel tempio e divaghiamo senza sapere nulla di noi piccoli eroi che scanditi parliamo d'assoluto per sofismi.

Stringendoti al mio petto volevi sapere l'ultimo segreto ed inventavi la storiella quella delle tue brame, il reame dai pollini invidiosi senza sapere che sei tu la soluzione, sei tu l'intenzione della mia ultimissima sostanza

la più profonda

e l'elmo scalfiva me.



Sveglio vedo te


Sveglio vedo te come luce tiepida soffusa fai le fusa ed è banale, sei un' ombra tutta modificata e fumo da strada.

Poi guardo alla cornice quella perpetrata dalle tue gambe nude e snelle sentinelle la spola e la scuola ore 23, accendi la siga e dici sono qui ma è per distrazione atroce.

Poi ancora un profumo inimmaginabile di ortensie.

E l'oblio dei giorni nostri e lo scardinio dei sogni miei e l'estate che si dimentica nuvola rosa.

Poi sono stato a guardare mentre tu fulminea mi baciavi alle tre,

ed è così che vivo l'intimità della tua dualità triste il destino d'incenso della settimana un po' avversa week end piovoso, uggioso spirito da soffitta.

L'antro è atrio del pensiero e tu lo sai che ci sei stata.



Memoria onnicomprensiva



Ok, comincia sei pronta a partire silente tra colline e ciliegi arma di pena scomposta dall'amore concupito e strano sentivo i tuoi passi di prima mattina, l'estate si rifiuta di scordare lo strumento pronto all'uso come dorso di bottiglia, oceani di silenzio, memorie sparse qui e lì per purezza vocalica e stanca, come dire scordare il rimorso che è già frutto di me, non ci credo! gridi o forse speri sapendo che d'altronde anche se vero poco ti interessa se non fosse per l'inciucio dialettico della scollatura verdeggiante su pieghe d'assenzi celesti ed il volto si ricompone dal dominio inesorabile del tempo e sei spazio già prima ragazzina e rubato salvato dalle consonanti di cui ti nutri ma solo ogni tanto, sovente la ritieni una congiura del passato, sei più bella di prima anche con la disarmante tenuta sportiva mentre ti stringi le spalle, vai, eccoti.

Così ti inerpichi in porticati di cui non sai e non puoi, sei il ricordo del destino.

Intanto guardo e ricordo quando duplicato è il sogno ma comunque farei tutto tale e quale, lo specchio,

è.

Ma dopotutto mi dimentico dell'introspezione e la faccio mentre tu ridi estasiata estasi strana godo.

Sei lontana oramai e non sei più in me, vorrei il vento del tuo fiato, dammi la vita, voglio impresso il timbro del tuo bacio, le mie stesse mani scavalcano me e sono già mio.

La incontro all'angolo come sempre della strada è la mia stanza che la sogna, piange per altro.



Categorie indivisibili


Con i soliti schemi lirici rientro nel vivo della questione e di te tremante dagli occhi limpidi puri verso le nove stasera.

Poi non ci credevo eri proprio tu, non credo sia rilevante ma la nostra discesa scoscesa è questa, vuoi che ti dica altro ancora?

Guardandoci stretti per mano nessuno lo legge bene sto verso se non tu per ogni inizio, agli stolti stesi iati arresi, e per ogni fine si scopre l'identità immaginaria che è valore temporale ad ogni battito di polso connesso allo spazio invece cifra naturale, risolvi questo e poi l'inverso è compagna del maestro.

Il totale ha senso indipendente e imprescindibile.

E rideranno come pazzi a guardare senza capire,

trecento anni di fermento, la risposta è sempre lì, nel nocumento il tormento gaudiosa l'ascensione gaudente della libertà.

Ciao, tutto bene? stanotte ho un po' da fare nei sogni tuoi,

perché disegni l'immensità d'un verso se è già evidente in sé celata, gira l'argomento steso nel tuo intento perfetto d'un tempo.

E torneremo se vorremo, ma nessuno ci crederà mai.

Segreto neanche tanto ma la musica accompagnerà il trionfo,

calici traboccano e si gonfiano nel prosit incrocio dell'illusione e l'illuso appena nel suono si libera.

Comunque è meglio che decidano le luci della città.


Ultima estetica

Soltanto per completezza andiamo al di là,

l'ultimo senso cela il verbo l'intimo sussulto della morte del rumore.

Tremila e sette lo scorrimento perfetto kantiano disatteso.

E non ne parliamo nemmeno.

L'incubo sogno della ragione e sonno del pudore dall'ottocento all'ipocrita viltà, secolo scorso breve in un secondo.

Ma la risposta è che non ne verrà né una vena né una pena,

ma ridendo capirai.

Se sembra nebbia, leggi ogni cosa dall'inizio, tutto non solo questa raccolta di fiori,

e ridendo capirai.

L'estetica passa dal bello alla profondità.



Pensieri per te

Pensieri per te in notti d'insonnia e verbo scarso, sesso ad oltranza e le labbra smorte per entusiasmi sopiti e grida di godimento.

Puoi anche scrivere di me parole perse mentre mi fissi e dici smaniosa non so se va né perché.

E continui con la musica accendi a mille e ti sento tutta bagnata ed in fermento l'una di notte come sempre accendi la pall mall e ti dipingi di un ricordo mentre ti stendi

lato opposto della luna sguardo da sogno desto di mezz'autunno mentre trovo te.

Con coraggi che sono impensabili erronei, mal scritti ed un lento ci sta tutto a dorso delle lenzuola sporche di sangue.



Non ci siamo proprio

Non mi piace ciò che pensate né il ragionamento sotteso, né l'impalcatura parca.

Non mi piace quello che dite né come lo dite.


Nuovissimo mondo


Suona nel rimbombo l'ipocrisia quello che tu dici lo hai studiato da face e non è che sia rampante la corsa scimmiesca verso soldi

ti venderesti l'anima, non ci pensare,

chi l'ha fatto ti dice che io scherzo col fuoco io posso ma tu non puoi.

Arriverà la vendetta mentre non ve lo aspettate,

mediocre è l'orma del vostro rancore.

Un raggio illuminerà il mio entusiasmo ed il vostro coraggio non è adolescenziale né bipolare

quindi fottetevi.

In silenzio la vendetta verrà delle anime perse.

Ed a tutti quelli che credono nell'occidente nuovissimo laico e filoprotestante vi invito ad andare a cagare.

Finirà lo splendore dell'orma di Wall Street.

E finirà il giocattolino dei grandi parvi sui loro servi assetati di soldi.

Noi anime perdute e sole siamo in etimo salve, demoralizzate, senza pudore né paura.

I miseri erediteranno il mondo i miserabili non arriveranno al banchetto nuziale.



Ragazzina

Chi crede nell'eterno sente il portamento del nulla che lo invade e lo pervade,

assapora il sorso dell'ente che mentre trema santifica in sé.

E siamo piccini ma ribalta la realtà, mai il vero così forte si impose, dal 44 al 45, 1936 2025, ecco i varchi ed inverti il calcolo numerico derivato.

Dammi l'erba del gaudio estroso.

Cos'è che pensi? la carriera e la frenesia

e se l'università è la vergogna positivista della società nutro l'ultima speranza nello sguardo teso, nell'occhio lucido dell'ultima matricola, tu ragazzina salverai il mondo, non io, non loro,

noi.

Tu.


ISIS-MCDONALD

Chi non ama cede alla violenza,

chi non si fa una pelle taglia le teste

e sostanzialmente è colpa dell'occidente,

soprattutto delle risposte che la religione non vuole più darci.

Per combattere il fanatismo ci vuole un esercito di santi (magari giullari per non tradirti ma un piccolo travaso va fatto, dai) ebrei, musulmani, cattolici.

I puritani mi hanno sempre ricordato gli schiavi-utensili del capitalismo, il fastidioso ronzio delle mosche al mercato,

e parlo di ambo le parti.

"Ci siamo intesi? Dioniso non il crocifisso".


Questioncine interpretative

C'è gente che non capisce che la materia muta e non si annichilisce.

E comunque Dioniso si fa uomo muore e risorge,

questo è il simbolo.

Il crocifisso è un mezzo, momentaneo.

Mo' lo avete capito, e non scrivete più stronzate, per favore.

Ah e soprattutto non fatemi essere più così esplicito.

[Rit.]

"Ci siamo intesi? Dioniso non il crocifisso".



Martirium


I martiri muoiono, non uccido.

E soprattutto non dicono cazzate.

Matrimonium cum manu


Va bene, va bene,

però per sempre, insieme, indissolubili e magari pure dopo la morte.

Se uno deve essere martire almeno lo faccia bene,

non ci si sposa a tempo determinato,

ad ogni azione corrisponde un'eternità che puoi sospendere ma non eludere.

La memoria conserva tutto, anche uno sguardo.

Sei padrone delle scelte non delle conseguenze.


Cuius regio eius religio


Americanini non fate i padroni del mondo,

vi riesce male e inguaiate pure noi.

Almeno alcuni hanno prezioso il senso di comunità che voi avete barattato col meretricio della società.

Siamo persone non individui, su questo dovete dare l' onore delle armi a cattolici, musulmani e comunisti.




Cola di "Renzi"


C'è bisogno che parli?

Un veltro malriuscito.


CCCP-ART 18


CCCP: "Guagliò scegli, meglio disoccupato morto o lavoratore infelice?"

Cap: "C'è un'alternativa, una unica, schiavo a tempo determinato, ogni tanto, quando servi e casomai servi"

Ma perché non ragionate un attimo in n dimensioni?



Decisioni sofferte


I politici, i giudici e gli avvocati ti diranno sempre che la loro decisione è stata sofferta

e non ci hanno manco dormito la notte.

Pragmaticamente (non voglio fare l'idealista o il retorico perciò sono concreto) praticamente dicevo però a loro non gli brucia il culo.

Ah e ieri notte hanno dormito e russato pure.



Agli svegli


Il Colosseo crollerà sul capo dei giovani svegli, rampolli, arrivisti rampantisti.

In un attimo si riaccenderà il fuoco di Vesta.

Banchieri e vertici del potere occulto e non si rifuggiranno in caverne e pregheranno Dio per morire ma Egli non li esaudirà.

Nessuna preghiera nostra fermerà la Destra potentissima del divino,

la sentenza vi pende sul capo come spada di Damocle.

Il Grande Giovialista sarà tremendo giudice.

Anche Roma perirà e gli scorpioni saranno trafitti dal loro stesso pungiglione, le serpi dal loro veleno infettate.



Politica per passione


Fare politica per passione è come giocare a golf con due palle: quelle del popolo.


Settimana enigmistica


I Quiz e la settimana enigmistica sono il trastullo degli ignoranti.

Rendono la civiltà ottusa e serva.

Nella vita reale una risposta non è mai o falsa o vera.

E nemmeno in quella astratta.



Evoluzione


L'errore, il punto che non tiene, lo sbaglio umano, il maledetto, il rinnegato, lo scarto dell'umana stirpe, il fallito,

questi sono la molla dell'evoluzione

gli altri sono passanti distratti della storia.



Agli stupidi


Non capisco questo snobismo e questa segregazione razziale.

Gli stupidi sono tali perché hanno ancora il coraggio di stupirsi.

A me preoccupano i sani, militano nelle SS,

"la fossa del leone è ancora realtà".



E' questo il segreto


E' questo il segreto di notte mentre allo specchio nascosta dici che non è questa la memoria che imprimevo su stampi di gesso.

Comunque va bene questo non vale l'ombra della risposta universale.

Comunque non ricordo neanche chi sono, figurati il suono di parole perse.

A volte risplende lucente l'umido dei tuoi occhi,

è vero, non ho quello che vuoi ed è per questo che recito quasi a memoria ciò che non ricordo.

Comunque è così al di là di loro, noi siamo,

il suono della tua parola è l'orma della mia.

Quello che c'è non ha perché non sa.

Quando sei dolce non è che sai dirmi no.

Comunque era questa la risposta,

la tua gloria sommamente nell'infinito lodata in eterno.



Questioni "Legali"


Gli avvocati non sono furbi né tantomeno scaltri, sono semplicemente ridicoli.

Mi diverte lasciarli parlare, assecondarli, il loro ego si gonfia e da ridicoli divengono patetici.



Fatemi capire


Aspé aspé, fatemi capire, mi so' perso qualcosa:

chi fa i soldi è in gamba ed i poveracci sono degli sfaticati? mah!


Agli esseri umani


Ma chi ve sape!


Come va il mondo


"E' così che va il mondo".

No, è così che vi fa comodo che vada il mondo,

e poi non lamentatevi ad uso e consumo vostro.

Se avete pronunciato quella frase vale pure per voi.



Io


Non ho bisogno di elemosina né di beneficenza, né di pietà, nemmeno di compassione.

Non ho bisogno di pacche sulla spalla né di carezze che vi facciano sentire con l'animo in pace.

La macchia dell'ipocrisia è la vostra più grossa.

Io sono un idiota, questo è il mio posto,

sono un idiota che si ribella al suo ruolo.



Comunque va bene


Comunque va bene così.

Hai ragione, brava.

E' così, se non hai ragione non è un mio problema io sono qui e va dove vuoi.

Tanto non ascolto nessuno.

La ribellione intrinseca.

A volte ascoltavo ma ora sono stanco, vero, non mi interessa.

Sto benissimo da solo.

Non mi fotte niente della realtà.

Comunque non credo che abbiate ragione ma ormai è affar vostro.

Toglietemi il saluto, per favore, vi prego.

Io faccio come mi pare, succhiatemi il cazzo mentre mi inchino dicendovi: "I miei rispetti".

Perfetto questo modo vostro, ma il mio è sublime.

Schiavi, siete schiavi e vi stanno schiavizzando con la precarietà,

e siete pure contenti di guadagnare due soldi.

E non me ne fotto di chi pontifica o peggio compatisce colla pancia piena.

I nostri genitori hanno usurpato il nostro futuro, hanno banchettato sulle nostre spoglie.

Non ho pietà dei mie padri,

non ho pietà dei sessantottini corrotti italiani.


Io non chiedo


Io non chiedo, pretendo.

Questo vocabolo non ve lo scordate, è l'unico, il più bello.

Ragazzi, non dovete nulla a nessuno, eliminate ogni senso di colpa,

loro DEVONO fare quello che dite.

E se non lo fanno, metteteli a morte spirituale.

Tanto sono già trapassati.

Non abbiate rispetto per nessuno,

non lo meritano.

E non corrompetevi, non fate come gli sbarbatelli di Grillo.

Loro possono farvi, farci, un pompino.

Stop.

Quelle di Berlusconi potrebbero, idem,

et ora anche quelle di Renzi, alla ribalta.

Non corrompetevi, non dite mai di sì,

i sette anni sono passati.

Siete voi al potere, non loro.

Ragazze, a voi in particolare un'ultima cosa, (siete quelle che mi stanno più a cuore, piccole angiolette dolci e perverse), non vendete MAI il vostro corpo per danaro, solo per piacere,

non cedete alla tentazione del potere,

siate pure nella vostra perversione.


Tiepido mio rifugio pel futuro


Ancora.

Una volta.

Siamo sempre noi, metà novembre 2000 anni 2000 baci da sbocciare e il mondo che ci aspetta

è tutto lì.

Tesoro guarda me l'edera stesa e pungente, tu gaudente.

Ti amo piccola.

Come vuoi ora,

per sempre.

Piccola mia.

Sempre io e te quando le tenebre scuotevano il nostro tesoro stretto tra le mani,

il vento è nemico dell'erba,

non brucia, vola,

io e te.

Amore mio.

Il mondo cambia ma la stagione è la stessa e dipinge ancora te,

gli stessi anni.

Ti amo, indicibile assenso stolto della memoria,

tiepido mio rifugio pel futuro.



Occidente perfetto



Ed è sempre come dici tu, l'erroneo aforisma elevato ad intellettualismo quello vostro da social network.

E va fa mmocc.

Non vi ascolto da tempo oramai.

Quello che dici è terribilmente fascista.

Certo, hai ragione.

Non so perché liquidate le persone come pazze.

Siete voi, non ci sarà evoluzione senza noi.

Brava, bravi, evitate questa gente.

Ma va fa mmocc.

Non credo abbiate ragione ma ve la do, benpensanti, per pietà.

E non sapete nulla, fate gli schiavi laureati e vi sentite pure realizzati.

Non ricordate ciò per cui avete combattuto.

Siete voi e non io che non sapete più stare al mondo.

Lo state uccidendo con i vostri aforismi perfetti e le sentenze geniali ma sesquipedali e tiranne.

Ma va fa mmocc.



Collocamento velato


Io e te.

Ne hai memoria amore mio, sotto le travi dell'illusione puoi quello che vuoi.

Ed io qui, ancora qui, ti amo amore, io e te per terra,

l'erba sospiro di te velata vocale, l'odore del selciato, acre il sapore,

tu nel mio cuore.

Sotto le macerie del passato dicevi silente vuoi quello che io penso di te, ti prego stringimi ancora il tuo respiro puro sul mio collo e l'arma desio,

profumo intenso.

Il tuo affanno ed un bacio mai scoccato.

Ancora noi, legati legali,

per patto implicito, indissolubili al di là della volizione.

Parco Pubblico stasera,

collocamento, piazza Mercato,

un tempo non c'era nessuno,

dodici anni passati,

farnetico.



AG 100 et altri mille


quidquid dare, facere, oportet ex fide bona.

O lo scioglimento in età Postclassica.



Siamo davvero felici?


Ecco vedo all'orizzonte il profilo del tuo respiro etereo,

il tuo volto tenebroso e smanioso ma pur dolce,

lezioso come vero e sincero,

piccolo specchio.

Il viso magico occultato dal libro appena accennato.

E sei qui lontano dal mio tramonto o dall'alba sempre più lieve e tanti tu, tante voi nel mio petto gridano silenzio.

Rumoroso lo spazio che vorrei coprire con tempi scomposti dal tuo sussurro.

E gira armonico il senso del mio domani,

siamo felici? sei sicura?

Siamo davvero felici così?

Io sono qui e penso,

mi trovo sperso come ermo sconfitto dal naufragare lieve dell'ideologia e non è che sia meglio rinunciare

e partire finalmente,

via.



Rialzo



Percepibile l'atmosfera.

Nelle svogliate ingiallite sfogliate descrizioni c'è una ragazza strapersa nel monte e andata lì,

dove per certo perderò quello che ho già, ma giocare a rialzo è quello che devo ed è ciò che so.

E come andrà? Oggi lo so, ieri no, per fortuna

la spirale assurda e ghiotta inebetisce

ma sono io.

Forse perché sono divenuto me così,

i giorni passati accanto a te perduti

ma

non rimpiango nulla anzi dimentico per ricordare indelebile lei

e ciò che feci per la sua gloria,

mia.

Ed andrà come sarà:

oggi non piove, è già qualcosa,

ma lasciamo proprio stare.

Sono sgamabile nell'irriducibile frastuono declinato e sconnesso ma nuovissimo (mondo)

itecnocratico ed ipotetico adducibile ad assurdo distinguibile nell'eterogeneo magma del mio vissuto inconcepibile mentre ti volti ineludibile l'erto colle è incontemplabile.



Viva la nuova realtà


Viva la nuova realtà folle il progresso, i liberali progressisti sono democratici fascisti, da Obama a Renzi alla destra quella estrema da Grillo a Le Pen all'ipotetico entusiasmo dei deficienti e degli ebeti.

Ah un nuovo 11 settembre di sera mentre il grido si disperde dalle colline al parlamento,

ma è solo un'ipotesi infondata.

Me ne passa davvero, sul serio, per il cazzo del destino dell'umana specie,

vi meritate questo.

Soli io e te, nel paradiso incredibile delle follie

seleniche le risate frastornate

le risatine da manganello nell'iperuranio scudo del dolore che treman,

bambini con fucili,

non ce la faccio più,

perché non morite voi coi terroristi del consumismo e con quelli strozzagola,

autoinfliggetevi ghigliottine invece di tagliare teste altrui

e fatelo, ovviamente, in nome di Allah.




Con lo scettro di traverso


Adesso che hai lo scettro di traverso ad ordinare pianti svelati dalle lucciole,

sei perfetta di lato a sponda di letto quando perdo il fiato per te.

Così, ipotizzando l'assoluto delle braccia tiepide nei mattini di rugiada,

le solite cose sarebbero piccolezze ineludibili e perversamente necessarie.

Quando poi dici forte "ordino l'inverso del tempo" accostato tra l'altro per me.

Nel sogno quello strano e che sai mentre chiudi l'illusione del significato astruso aduso significante scisso e deluso del volo.

E non è che finisce sempre così.

Ricorre il danaro nel canto velato dallo sciupio calpestato dal cero impresso lacca e fuliggine sigillo e soluzione aerobica, fobica l'attrezzatura clorofillica.

Perfetto, è tutto come hai appena detto tu.





Comunque ok, ciao, a dopo Che buffa la tua soluzione, la stupidità esaltata a valore universale.

Ma non so se dici la verità, se lo pensi o vale solo di traverso alla solita soluzione da comare,

vibra l'asciutto.

Ma una volta la verità era più semplice e con la tempestiva umidità la notte all'addiaccio era splendida.

Ora n né spiagge né lampare,

tutto inutile, neanche un motivo per continuare.

Vagheggio diletto ma nel passato c'è la vera verità

ed il futuro è il circolo perverso di un non ritorno eterno e scomposto.

Vai, vai vai, non è tempo di parlare, non decido ora, vai,

ok resta, deciderò.

Ma se nel soffuso disegno guardassi ciò che vedevi ed ora è occultato dalla frenesia dei giorni metropolitani,

accadrebbe.

Comunque, ok, ciao, a dopo.



Melissa P, Travaglio, Saviano et anche Dan Brown (prendendo un campione, così, a cazzo)



Melissa P è la massima scrittrice degli anni duemila, dai suoi testi emerge una sublime velatura estetica.

Saviano e Travaglio non sono scrittori, piuttosto giornalisti, cronisti, senza gusto estetico, di un giornalismo che ha perso ogni legame con la letteratura, con una pateticità et una ironia da chiacchiera e curiosità inautentica heideggeriana.

Dan Brown, palesato che non è uno scrittore, non è nemmanco un giornalista,

vorrei conoscere la sua maestra delle elementari!



Pleonastica intesa tutta italiana


Nella radura altura dei miei giorni, dì di pace per le scale musicali,

un ondeggiamento che sempre capovolta inverso l'accordo viola della memoria.

E non so, non ho elementi per dirti tutto.

Comunque vada come vada,

il tempo fu.

E se non ho più voglia, e dopotutto è pure meglio, un giorno cambierà

dalla domus alla sala,

nella strada resto.

Frammenti impacchettati mentre fascia da tombola dico, volevo dire,

sorte a caso dalla mano pescosa.

E ancora tu, oppure parole a cazzo, men at work o dondolino, sìsì russo,

avete capito, il giochetto del dizionario.

Non cambia nulla,

pleonastica intesa tutta italiana.



Rssl estate 1999


Quei giorni erano essenze pure, candida neve, normale.

Ma è stupendo notare lo sguardo che hai mentre guardi assorta, sguardo nel nulla, a contemplare ciò che figlia dell'amore sai dare,

intrepidi a pensare il destino artistico e il filosofico ondeggìo d'assenso che respira ancora magico di te.

Pomigliano nei soliti colori grigio estenuante dell'asfalto dall'afa assordante dei mattini di giugno,

bocca secca labbra lucida, e così che va la scaletta delle azione poste in testa, la più piccola e pure la più bella.

E mi innamoro guardo a chi è l'opposto da me

mi innamoro di te.

Ed è così piccola dal tempio greco dimenticato, giri, sempre gli stessi, ma l'origine è lì,

l'alternativo sogno, discorso.

Caravaggio, sala poi assurda tu,

micenea oppure achea,

mi manchi ed allora inizio ad idealizzare.

Ma sei così, un po' sopita sulla mia spalla destra,

saremo insieme se non fosse per l'avversione reale della compostezza asciutta occidentale.

E l'origine è lì, neanche una foto per immaginare te,

una via, un indirizzo taccio e non dico.

E passa il tempo ma non ci interessa se possiamo soffermarci sull'istante passato di un'estate appena cominciata e rivolta al trapassato recente.

Una villa splendida ed io e te, io mi desto ed è tutto com'era.

Si può ragionare dal passato circa l'ulteriore passato immaginato ed averne memoria vivida e concreta ancora nel presente?



Non so se ricordi


Non so se ricordi di noi quando l'inverno era fluidità nell'atrio del gelo nessuno vedeva l'immenso del cielo stellato al tramonto accennato un po' ad est.

E chi sei più non sai, non tenebre né assurdità dentro te.

Magari sei stata invasa da calma piatta e da pensieri

misconosciuti.

Di sogni distesi non c'è l'ombra né l'innocente puerilità adolescenziale né il rischio né il velvet del sotterraneo, memoria distesa che non riesce più a vedere al di là.

La fine del giorno è l'inizio.

E non andiamo veloci come quando scioglievi pezzi di ghiaccio nel senso inverso.

Né preghiere perverse né sentimento, né occulto né bestemmie, né vanagloria né dissacrazione sublime,

solo pallida inutilità e remissione.



Sui detti


I detti degli antichi fanno schifo.

Ho sete di parole adolescenti!



Violate parole che non dici


Dai superbi silenzi all'entropia emo emotiva di un saluto sperso su parole perse da tanti anni ormai.

Illumina la mente, spiagge d'inverno, cessi e discoteche, salotti bene amori,

il bitume nel tuo vaneggio saggio, macchia di incenso.

Rip.

Parte da capo, sempre lo stesso emotico intruglio ematico di vene miscelato al remix selciato lungo il polso rapido, via,

strade perdute.

Alla luce della notte bianca la luna veste ciliegia la lussuria di te anima mia dannata,

prezioso giglio sudicio da contemplare per orgoglio più che per amor.

E sgorga intatto il sentimento,

mai vietare alle ragazze le ascensioni violette

violate parole che non dici.




Voli pindarici


Eh sì! li faccio così,

nella chiusa bottega alla lucerna.

Il chiarir dell'alba? arriverà, arriverà, per ora è già dentro me.


A finale


Alla fine mi addolcisco sempre,

soffro di mal di veleno.


Si schiarisce l’atmosfera


Senza accorgersene dimenticare il sentiero con le sigarette mani legate e nostre storie strette al petto.

Poi per dispetto divagare e dire tutto quello che non ricordi di Verne o di Baudelaire.

Mentre stringo i pugni sbuffi atroce ed è prima mattina,

fatti già a quest’ora, guarda non si può restiamo avvinghiati.

Amo te, piccola, amo te solo te da domani sarà diverso ma tu ti giri e soffi al vento folle.

Quando parlo vaghi assorta nel tuo décolletté,

poi sei strana parli tu! E intanto giocare ancor nel letto, monti e colline.

Digerire il caffè nero pece, ber petrolio, vino rosso, martini e due omelette. Voglio te, voglio la tua pelle voglio crescere in dissonanza.

Ami me, davvero? Il capoverso è l’introito del nostro universo.

Ancora le duecento lire trinità fumante

Pensi ancora a me? È già sera e si schiarisce l’atmosfera.


Hay Dios


Atroce questo lamento ruttante da ragazzini di uomini e donne che non credono al divino, che rinunciano sgualdrini al loro arché, vittime solo di sentimenti bassi, sensi che definiscono alti.

Non digerisco l’assurdità di un mondo dove la violenza la fa da padrone,

vi dite comunisti ma siete gli ultimi figli del liberismo postmoderno.

Morite senza voi stessi, rinnegate la vostra intima essenza vitale e divina.

Bravi vi occupate di scienza tratta come giustificazione razionale del vostro pensiero flatulente ma odiate la matematica,

perché non lo prendete nel vostro plebeo deretano altezzoso.

Ci sono ancora esseri umani che si definiscono atei e ci credono perfino.



Lampo di luce, noi spersi


E’ solamente per ricordarti di anni orsono quando io perso come sono ora spingevo oltre l’acceleratore della realtà.

Giorni perduti e tu guardavi l’andatura scostante, ti seppelliva di incongruità

era distesa d’erba che desertifica i miei atteggiamenti irrazionali mentre stranito ti baciavo.

Ora mi manca il 23 marzo, l’amore, sangue, verginità, tu sempre splendida anche se non parlo di te non ti dimentico.

Il centro salutare è orribile, non immagini, sono l’ultimo guerriero di luce prigioniero.

Ti ricordi quando anche la follia era compromesso e vita altera.

Così perverso amavo tanto pur senza

respiro tu e le tue ansimanti grida di godimento.

Ti amo anche dopo.

Tu non esisti oramai sei solo il mio passato belante e la gloria è finita, non c’è più nemmeno un’etnica moda alternativa.

Lampo di luce, noi spersi.


Giovani 2007-2009


Sognatrice sogna sogna, micina dolce sei 86, chimera oscura dark, Giulia non esce la sera, favete linguis, magica cicerina, giurista svogliata, il codice civile,

biancoconiglio chimery,

penso magdala, sento, amore,

poi medea17, mistero il numero 7, sogni l’entusiasmo tenero, finto come sigarette ingiallite, pogo con lemure,

community o soltanto anime perdute.

Passano gli anni e le chat sono sguardo e te.

Sento l’entusiasmo scomodo,

fiume di gennaio, serenellosa olè,

le sottane di ragazze, Istene dodici, masterpiece ventisette, jhon titor, menphis75, silverslivan strapiombo scosceso su voragine perduta.


Versi osceni


Passano questi anni, trenta ne conti, devi assolutamente trovare la tua strada è tardi questa volta è l’ultima possibile, ora lei non c’è.

Come l’ho vissuto il patto atroce e loro più non ci sono, io bevo e fumo e anima più non ho, sperso in me tra musica.

Nuove donne guardano oramai cose che neanche comprendo, ma la dignità in alcune di loro la trovo ancora

(scorgo ribellioni puberali).

Ho più paura di quando, dieci passati, scesi fino all’estremo dell’inferno.

Tu dove sei? gelo!

Ti sei vista allo specchio? sei peggio di ciò che eri.

Hai rinnegato te stessa, hai rinnegato ciò in cui credevamo.

Io, semplice poeta, non pretendo nulla che non sia dominio assoluto determinato e scandito nei versi osceni.

Sto peggio, sono perso e non tornerà il futuro remoto se non volgerai lo sguardo verso il diecimila anni avanti cristo scomposto dallo sgomento acido delle scale musicali.



Dolcissima anima


Stesa su splendidi specchi lunari, siderei gli orizzonti, la nomino sensuale tra le anime silvane ove la divinità porge senso allo splendore del cuore, anima persa,

e i cirri selenici e boschivi, stringendo le dolcissime voluttuà corporali.

La ragazza che timida spinge austero il pensiero al di là della nostra parva, sensibile, percezione terrena…

Eterea è la più candida creatura, bestiola, simpatica nella declinazione splendida del suo corpo tremante e altero,

è un po’ il rifugio, porto sicuro, di noi che l’appelliamo balbettanti alle sue note che scorgiamo tra i versi dolcissimi suoi e tiranni, amori sorti stemperati dalla luce notturna di ciò che non so e non possiamo dire

se non di nascosto.


L’ente che fu e sarà


Nella notte strana quell’ombra, la tua, che mi segue tra tempi perduti e templi di terracotta quando oramai nemmeno tu ci pensi oppure magari sorvoli se è tutto finito per decisione posta irreversibile ma alle otto e mezza noi aspettavamo, nove meno un quarto, e il solitario svolazzo è tripudio d’amore assoluto.

Tu e lei ed io trinità deludente per eracliteo volteggio sciupato, vita sprecata ieri oramai andato,

tutto perduto, l’amore resta ma solo in monocromo se lei e tu lontani da me, lontani da voi,

restiamo nell’incanto passato, e vittima e carnefice pagano entrambi

e non si capisce la definizione ontica del perdente né l’ontologica,

la nostra essenza cos’è e cosa fu, dimmelo tu.

MA tra viuzze A tra docce fredde, orgiastiche rimesse tramonti al mare, Napoli o Corso Umberto,

stilismi assurdi, decime assurde,

tutte le ideologie perse nell’eterno stato mentre sé stessi assorti nell’ente scorgono l’essente della relazione e perdono l’essere della storia, scoprono storditi l’ente che fu e sarà.


Quando triste mostravi il volto gelido


Quando triste mostravi il volto gelido di inverno appena cominciato mentre le serate serenate erano fuochi d’albergo, indiani della nuova era con rivoluzionari da strada sull’asfalto.

Let scardiuminu santur medin.

Credi che possa dimenticare l’accento cartaginese del 2002 mentre no global gridano alla rivoluzione ma cemento sarà fra cinque anni la crisi e noi schiavi senza altezzosa determinazione se non giochi finiti nell’estro oramai sciupato e dimenticato

(troppa razionalità, siamo divenuti prevedibili e dunque dominabili).

Estar Deminiu Ocru.


Contieni le tue passioni

Contieni le tue passioni a piazza del Gesù Nuovo e scorgerai in un sorriso Filippo nolano o Benedetto studente di legge fori corso.

Così non te ne pentirai, il sonno sbiadito e la diva Brigith, Partenope echetto lontano,

novembre magico ai Decumani.

Selene strizza l’occhio agli adolescenti rivoltosi e riluttanti mai esausti.


Forza tendente all’infinito


Scomparisti appena fui sveglio e decenni furono rovina e eclissati secondi.

Non sei l’unica ma sicuro la più splendente.

Signora degli anelli, dominatrice, occhi azzurri, sei l’ombra dell’irreale.

Vorrei contenerti in un solo pensiero ma la mente s’espande quando penso di te,

sei opposta eppur ti sento viva e mia.

E sei lucente e sei maravigliosa sei la breccia cupa dell’iperreale.

Vorrei stasera, se impegni non hai…

Sdraiato su tralicci di bambù pensavo vertiginoso,

sei soltanto un desiderio, una forza tendente all’infinito inclito e superiore delle sfere alte e al di là del bene e del male.


La sonata dell’uomo


Il sole divide il cielo dalla terra,

la luna unisce abisso tenebroso ed essere in sé contemplato.

Gli spagnoli son mistici i portoghesi tutti cattolici e santissimi consacrati gli amerindi latini rivoluzionari,

non ci son atei nel verbo iberico,

gli italiani sensuali romani, i francesi cortesi dolcemente volgari apicali, i rumeni magici incantatori,

non ci son atei tra i latini.

I germani, i finnici e gli scandinavi sono divini e maestosi come il cobalto dai corni,

gli inglesi, gli americani, ed i canadesi, filoprotestanti laici, figli del destino,

non ci son atei tra i barbari.

Gli indiani ed i mediorientali musulmani e tibetani,

non ci sono atei nel Medioriente.

I cinesi comunisti imperiali, i russi comunisti ortodossi, i giapponesi liberali samurai,

non ci son atei nell’oriente estremo.

Come è sopra così è sotto ora ed in eterno,

l’uomo è riflesso del divino,

materia ed energia, luce e posizione.

Gli esseri sono forma, sostanza e scintilla.


Definizione di ateo


Essere umano sottoposto a lobotomia volontaria e costretto, in piena scienza e coscienza, a vivere in uno stadio evolutivo inferiore ad animali, vegetali, finanche a minerali.


Estetica


“Sono atea” Allora studi un po’ meglio e ci vediamo al prossimo appello.



Paradiso

E’ stupendo danzare con Dio, cantare con le schiere angeliche, pogare con gli apostoli (e Maddalena vott’a fa’ male)


Il destino comunque sarà

Viene sventolando la diramazione dell’esistenza consumata inautentica senza pensieri velati,

potrebbe spostarti l’orizzonte degli eventi che sai da sbalzi climatici si inverte e si genuflette come fosse sentimento neosolventi intensi,

volatili,

pensili e babilonia danza tremante nel solito aggeggio estroverso l’armeggio dei tuoi occhi, dei miei.

E dicono anche che misteri ne pullulano ma è sì e no, l’esitazione puro il cuore di chi ha chiaro l’entropico volteggio.

E la verità ricercata tra soluzioni possibili ma comunque circolo e monte d’Apollo, anello di Saturno, pollice in su.

Linee tratteggiate, altre croci, alcune sono vere pretese realizzate.

Il destino comunque sarà.



Timido bardo


Sull’orme dell’Avello tra gelo e tedio per sentieri traviati in battaglie passate, eroi stanchi di un tempo.

Parlare è troppo semplice, ogni notte la stessa storia.

Tuttavia è troppo tardi la risposta in te troverai.

Augusta delle grazie il respiro placido sarà.

I menestrelli barbari, fine ottocento,

non c’è musica negli occhi candidi e neoclassici,

ma risposte sono note nelle novene invernali tra strenne e zanzare,

l’apodittico quesito di sempre,

sassoni e bretoni sotto il castello in rovine, draghi blasfemi, nomi alteri,

sei tu la piccola meraviglia d’universo,

sei tu l’esistenza ontica in sé o cosa distorta,

sarà l’ombra della realtà quella d’Anhovà, al soccorso assoluto dell’infinito.



Attacco antico


Assolo ritmico nel silenzio che dentro me forse c’è.

Non nascerà mai niente da brulle suadenti colline, quelle di sempre.

Eppure qualcosa cambierebbe se tremori autunnali astuti ponessero premesse dell’entusiasmo rinato quando ridi, stupendevole!

Potrebbe anche ritornare l’assolo di cui dissi,

ma non si crede ad altro che a sé se non progetti i lineamenti, quelli soliti del tuo volto fantastico.

E la novità, qui è la novità, nel momento torcente dell’intelletto,

dalla testa esci se pensi dai piedi se sbavi nell’atroce delusione

una speranza che nasce talora s’ intravede all’orizzonte.


Nell’infinito dei sogni tuoi

C’è un’abitudine perduta tempo fa, anni in cui luminosa essenza tu splendevi cara nelle lettere ingiallite oramai,

ciao amore.

E la verità Tra ingorghi nel trafilo a bottiglia smeraldo gli occhi tuoi.

Tanti anni fa guardavo il cielo, le stelle parlavano in piroette paradisiache a ritmo dub angeliche figure, le brame dell’oscuro,

silenzio, silenzio, ora,

cominciamo nella spersa radura in cui non seppi dirti addio,

splendi ancora lontana come l’aprile del folle gesto, lo sbarco astuto

dell’occhio languido e tenebroso nell’infinito dei sogni tuoi.


Nella banalità dei giorni dimenticati

Così nulla resta di te, le cose scintillano però ancora bramando mani tue,

foto senza storia, scritte sbiadite,

io e te inutili puntini nuovi tutti rivisti e piccoli persi nelle tenebre del nostro oscuro disegno del tragitto che ci vedeva al centro dell’universo.

Ed anche ciò che sembrava tutto ora e poco ed anche amaro come catrame i sogni nostri,

noi due… colmo l’assenza distruggendomi di tutto tranne ahimè che di te,

mi amavi, ti ricordi come può finire nella banalità dei giorni consumati?


Opaco nello stupore


Quando dal tramonto sorge il nuovo aneddoto ininterrotto.

Sospiri!

Le storie di una volta tenute con gelosia nei palmi stretti a indifferenti,

delle volte era divertente parlare anche un po’ al presente.

Se poi disdegni l’etico ribaltamento capovolto,

identificati nell’amato per la perfezione amorosa, da lì la vera kalos kai agathos.

Quando distrattamente leggevamo distesi sulla spiaggia, salino l’odore del ruscello

le libellule, il sentiero, santificazione tra l’echetto delle onde tra tornanti, infiamma l’ardore quello vero il sapore delle tue labbra care e tanto straniere su di me opaco nello stupore.


Sognavi a denti luminosi

Sognavi a denti luminosi dalla storia alla catarsi catara ed ipofagea della scordatura tra partiture,

le trasmissioni esterografiche sono le scollature delle trafitte assuefazioni,

e davvero bella sei tra fasci di luce,

l’arcobaleno segno di accordo, la colomba, il gabbiano, il corvo, sepoltura gioiosa,

le aquile e i gufi, alteri saggi o ricercatori di somma bellezza.

Non c’è spiegazione allora poniti in tensione come sbocciata da una conchiglia magari a sostituzione della rugosa claudicante tradizione.


Inchiostro stampa sul dito La voce entalpica scavalca a tratti te, dolcissima e fulgida immagine mattutina, persiane socchiuse, filtro di luglio, refrigerio candido.

Ed ora è già così, le miserie solite scandite da un lamento che quasi compone versi letti solo da me,

quel che dico e chi sei tu? Sempre io, sempre noi,

parlo di te che esisti solamente per l’umana specie, per l’universo, la natura, i monti, le colline, prati verdi, divino.

Tu sei il me ideale.

Ecco la risposta che cercavate voi dunque io,

chi legge sono io che scrivo,

chi legge sono solo io.

L’etereo è solo per me,

vita vissuta ai margini di un’esistenza.

Autoreferenziale messaggio universale.

Nullo e vano ciò che scrivo, nullo e vano ciò che dico inchiostro macchiato senza attenzioni stampa sul dito.


Amo specchio del divino te

D’altronde ricomincio sempre allo stesso modo con varianti spulciate dall’eremo d’esistenza sciupata ma è solo la ricerca che in vita mi tiene ed oltre d’essa mi rassicura,

quando solo penso o dico trapela l’infinito della mia stessa resistenza all’indulto amoroso, lo stesso,

conosco ciò che attende non so se spendere entusiasmi antichi per nuovi spauracchi,

non sarà senza te

amo specchio del divino te dolcissima,

altro che dire pensiero detto segreto,

senza te non saprei,

salvami amina mia fragile,

su specchi d’ottone sappiamo ciò che facciamo,

tutto uguale, la mia parte di felicità scardina

germoglierà ancora un fiore tenerello in questa illusoria velleità brulla invernale?

Non so se sei ancora speranza ultima futuro prossimo venturo cerco di te.


Il mondo è stupendo


Alla fine è l’albero che nasce in vista del frutto,

ed è così normale il paradosso poetico di un’esistenza che vediamo così male,

il mondo è stupendo!

Adoro la sapienza ebraica e la poesia dolcissima islamica!

Adoro lo splendore di un abbraccio universale.

Tante volte hai detto di dimenticare,

quante volte persa nella cattedrale di te hai chiesto venia!

E tuttavia è così il noumeno,

e così squarciamo il velo di Maya,

fuggiamo liberi oltre le finestre

spalanchiamo il nostro essere alla verità,

alla libera verità.

Tutto il creato è sempre semplice intuizione.

Quando siamo ad un passo dall’eterno scopriamo che i meriti e la nostra grandezza non possono venir da noi.


Verità

La verità non sta tra i saggi ma tra chi cerca la perfezione.

(adoro gli imperfetti!)


Fosse per me

Più parlo male di qualcuno più quella persona merita la mia stima,

è lo stesso se parlo bene di qualcuno, purché abbia discernimento.

Trovo difficoltà a provare indifferenza, fosse per me si salverebbero, anche in extremis, tutti.


Non sono granelli Non sono granelli ma chilate di umanità negli occhi di molti.


Beatitudini

Beati i ridicoli perché erediteranno la terra,

non vedo motivi al mondo per essere seri.

Se ci fossero più giullari e più folli!


Adorazioni

Adoro i prelati che restano bambini, mi stanno sul cazzo quelli adulti che dicono al popolo, con serietà sfacciata, di comportarsi da bambino.


No

No, no, nono, non sono contraddizioni, bisogna avere una visione d’insieme.


Porci

Alla fine anche i porci vanno dal compro oro,

che se ne accorgano in fretta delle perle,

beh, non è che siano stupidi.


M5s


Ho dormito per dieci anni, Grillo sta ancora a Cortina d’Ampezzo,

direi quasi che non si è mai mosso di lì. L’assenza


L’assenza è l’unica vera presenza, l’unica reale conoscenza possibile.


Declinazione del corpo tuo


La libertà, l’essenza, delle labbra tue e poi il respiro, quello soffice sul viso mentre distesa guardi a bocca aperta il fumo della stanza aperta sul ventre la speranza di un futuro tra noi, millesimale.

Ancora amore, è presto forse, sono ore che penso, allora forse siamo quelle ombre disperate riposte nel cantuccio ultimo.

Ma viventi nell’assoluto assaporiamo questi addii e queste storie dipinte d’assurdo.

E sono le tre di notte, lo sai bene, vorrei stringerti ora.

E lo sai bene che sul sorriso che sveli truccata e disarmata furente.

Le spiagge nostre e le fotografie,

vorrei di nuovo sospiri autentici ed il tuo corpo adorante l’infinito che svelano occhi timidi tuoi.


Amore di stirpe divina sei stupenda nel nome

Ed io così in bilico raccolgo e stendo dischiusi in me tormenti antichi, speranze vane,

e tu, che amo già potresti sorbire l’amore come se distratto fosse l’unica silenziosa essenza dell’uomo e di noi miseri,

respiro ancora.

Cara ciao, sei divina nell’assunto che hai tracciato muta tra piogge d’aprile e rissosi inverni

cara mia adorata è solo il tuo stupore a muovere il sol e l’altre stelle,

tranquilla nell’apocalisse usciremo indenni e simpatici,

adoranti, come fidanzatini adolescenti,

usciremo dalla porta laterale, assunti e pratici,

dolce amore usciremo come nessuno sogna

perché soli abbiamo amato e abbiamo sperato nell’assoluto.

Amore dolce crolla il mondo ma traverso è lo stupore, languidi verso il varco eterno, tranquilli, un po’ bambini.

Noi che dai fiori aspettavamo l’eremo dei nostri sogni,

amore di stirpe divina sei stupenda!


Il finale

In quel futuro io e te.

Se le speranze nascessero intense.

Noi due potremmo sovvertire la storia fatta da usurpatori diabolici, bramosia e doppiezza, noi soliti innocenti.

Quando io e te, magari nel tempo libero ragionassimo dell’evanescenza e di noi due stupiti.

Amami ora, è l’unica speranza persa, rinascere ancora, come timidi innamorati nel solito scontro titanico distruggendo il tempo e casomai gli altri dei sorridenti ci tramutassero in costellazioni eterni saremo exemplum per le generazioni future,

domani non esiste, noi siamo oggi assoluto, siamo divini e languidi ed assurdi, ma stupendi.

Credo che talos e contorno di battiti antichi e brividi da amanti fragili siamo solo eroi che non stendono neanche ultime decisioni,

siamo trafitti dai loro aforismi, dogmi, assiomi assurdi,

siamo preda del ridicolo,

io posso solo amarti, per sempre,

amare lo sciupio degli occhi tuoi dei tuoi capelli accennati i tuoi sofismi,

a che servono le mie parole?

E’ finita, ed è vero, non mi mossi mai da qui.

Ti amo, da qui,

forse non mi mossi mai da qui.



Potremmo, faceti, seguitare

Così colà e la realtà si sgretola tra mille sorridenti rullii suadenti quando nell’istante schiocchi le pallide dita affusolate al pianoforte

e tu così rompi dell’equilibrio Il tramato intreccio.

Come quando dici forse stendendo lo spasmo verticale come al sole viola dal colore se nell’intentio svelassi il senso,

ma l’entusiasmo che dai non è infinito perché rompe disparico il pari perfetto.

E sei aneddotica nella solita vanagloria quando stanca muggivi armenta armata di miagolii gaudenti nell’angolo immorale della scollatura frenetica che gesso dà al nuovo anno il principio concludente

quando sali le scale del parapendio strategico implorante all’oratore di oziare e poi lasciarci stare.

E trini non pronunciamo vocali,

ci intendiamo lo stesso,

io nella storia tu nella gloria.


Gomitoli rinascimentali

Rinvigorisci alle putride acque musa immemorabile dal tuo capriccio musicale alle intestazioni del tuo muto desiderio scopri ciò che poi smarrisci mentre ti intristisci e spasimi all’equatore mentre Miller è in esilio,

l’isola, l’eremo della tua ultima canzone,

sei come sei tu sei,

e dici sgrammaticando la narrazione che novità non c’è oramai nell’intuizione,

forse magari pulluli ancestrale e trasale l’entusiasmo di quando stanca dici accorata e sonnambula rispondo a me ed alla stessa tua assuefazione enoica e sconnessa, mi racconti ancora di quando fui, fuimmo, facesti, reggesti letta poco,

ma questo sciogli brighe dialettico è il nostro scontro, magico incontro incontaminata collocazione naturale, collisione o congiunzione,

e il savio dice ancora è sera.

Però è così che rigomitoli assuefatta ancora ed austera dissi altera, badando a ripetere nella numerazione esatta,

se la musica svanisce il silenzio si fa sentire risorge il rinascente sogno di noi due,

panchina e Toledo, stretta la via larga la soglia.


Stesa nella nebbia


Sogno lucido del tempo, sei già la stessa dei tempi dirottati dall’umido incupito e nel colore lo splendore di crestomante chirica, sorprendente, assurta a silenzio e sei tu quella che muore in gola nel pensiero,

tutto corretto.

Ma nella sua inclinazione ci ricongiungiamo anime solinghe stanche,

anime pullulanti tra neve e parco si ricongiunge il patto d’assoluto.

Quindi inventando stendardi del respiro che trepidano furenti fumetti

all’arme!

armi in pugno nella pugna del sospiro del tuo contorto periodo invettivo nella incitazione del sentiero il veliero a vele gonfie imbatte acqua tagliata a cavallo dell’epica storia introversa.

Punto inclito.

E da ora percepiamo esponenti della nobile classe animale, ruggenti terrestri naturali tanto pinti e tanto riti da aborigeni scandinavi a mezzanotte sogni ancora la angelica diabolica sostanza.

E tutto ricomincia circolo finale,

stesa nella nebbia.


L’esibizione stonata

Duecento persi nel tempio, lo stupore fulgido dell’aurora, la tua stonatura vistosa, il sorriso, pianto antico.

Cadono stelle d’inverno,

la fine del mondo e l’Ellesponto, Cerbero il cardine traviato naufrago del sollecito svolazzamento coerente.

Pindarico circense, pitturino panegirico violato in santità sanscrita e sciupio diagonale.

Eccomi qua, chi va là.

Sostituisci purità con l’impurità e viceversa cerca la gloria nell’ultima mia perversa memoria.

Così, capisci poco, io nulla dico tutto espongo, tutto intimo e nascosto parlo di scie e di eliche, di nibelunghi cornamuse e celti cornuti, meretrici,

proiezioni d’incanto su tele di stupore, tutta tremante.

Così, capisci a tratti,

e sembra casuale il nesso eziologico dekantato.


Declinazione inviolata


Se la parola si arrestò il pensiero stupito si incantò scucito dalle tue pallide storie da attrice carina mi dicevi, soltanto per perder tempo, qualcosa, il volto nostro distratto

e noi due ci perdevamo soliti eppur cambiati dal tempo, soliti eppur così lontani da anni

ma io non dimentico l’amore per sempre sogno mio ed i tuoi mondi che perversa sillabavi a bocca tracotante.

Quando allontanati tutti, e tu per prima,

solo sentivo ad occhi chiusi e sento ancora la voce tua.

Tu che disperavi io ora che stringo il cuscino folle tra vie solinghe, folle e perduto per sempre,

però non dimentico te, non dimentico la mia solitudine, declinazione inviolata.


Il canto delle rose d’inverno


Silenzio tra i rami secchi, sospiri tra braccia perdute e nella via oscura sola,

dici tenebrosa l’ultima tua parola è nota accompagnata dal canto delle rose d’inverno

e la sciolta bocca del peccato che magica si posa sul mio corpo ormai perduto da tempo, vorrei ancora te, e sogno il tuo sguardo piccola luce mia e sincera nubilosa dell’amore delle spiagge sbattute, vento e capelli che si arricciano allibiti

ed il colore viola ogni costrizione dall’altura guardo solo le voci del tempo che gridano innamorate torna piccola mia mela assurda, mia speranza vana,

torna dolce amore perso, torna tra braccia stanche

solo un grido sperso.


Incanto d’inverno mattutino

Ed è sul passo felpato ed angelico che alchemico respiro tra sensazioni ornamentali mentre schiudi come ninfa lo sguardo preciso delle sirene, incanto d’inverno mattutino.

Ed ecco che risale annidata la storia dell’intero universo dietrologo allo spauracchio delle generazioni che sono ora centrali e gausiane come orteghette statiche e compresi i tutti nuovi.

Eppure si smuove pittoresca la curva delle correnti perverse avverse al caos da un ordine quasi divino e baricentrico su grattacapi densi di antenne come paesaggi toscani fine ‘900.


Ad occhi chiusi e sospinti

Ad occhi chiusi inizia il viaggio desolato e pullulante di novità boschive che si inerpicano su sogni violati,

l’entrata di dietro, e silente ascoltavo i nostri sabati sera, tra le mie invettive e le tue memorie future e presaghe.

Così restavi spalle al muro mentre fumavi e la magliettina, quella rossa,

ripenso all’oggi di noi passato, quelle notti d’atmosfera rarefatta bianca, comunismo ed anarchia spirituale intruglio, forse è tutto completamente esatto, vada come è andata.

Così sentiti svenire dipingendoti tutta dolente la stiva restia dei tuoi amori leziosi e tetri,

c’era anche lei.

La luce si è spenta tenebrosa, è già l’alba, ai pomi diversi e declinati da metà degli anni ’10.

Ti ascolto e ti percepisco nell’aria tutta carina e piccina com’eri.


MA 9.12.00


Eri lì tra catrame e stralci di bottiglie limpida nella via tanto lontana e familiare ormai,

i rifiuti e nuovi sbocchi austeri,

eri stupenda,

lo sai le siga consumano l’ultima lontana speranza d’addio,

smetterò.

Sei nel mio cuore lontana ma sempre tu.

Ti amo, tesoro, ti ricordi,

quella sera, tanti anni di silenzio e follia la mia,

tuttavia non puoi censurare l’altura ed il ripiano dei sogni nostri,

sono anni ma tu muta dicevi ti amo,

bacio svogliato,

a metà,

primo bacio.

Chi e cosa sei oggi? Felice magari di te stessa.

Guardami negli occhi, non puoi rinnegare la parte di te fondamentale in cui c’è l’alma mia spersa che ti ha dato amore e libertà.

Riuscimmo a riveder le stelle senza te ma noi siamo vissuti nell’inferno e non puoi dimenticarlo, lo sai.

Amore lontano, sei l’unica, se passa tempo e storie resti luna lunatica che cercava di capire senza saperlo.

Amai solo te.


Luna bugiarda


Se l’ombra davvero è un errore non c’è memoria e non deve esserci negli occhi tuoi,

solo un amore di contorno nello specchio disilluso della realtà.

Se è vero che sei una così, una da passare avanti, una da semplice estate, 2001, loro così, noi colì.

Se sapessi davvero la verità l’entusiasmo di oggi avrebbe un ricordo di un estimo ultimo passato per diletto,

e magari avresti il coraggio finalmente di dire io sono stata falsa ma forse t’amavo.

Maglietta blu, taglia più corta,

gli altri non possono capire, che noi siamo l’ornamento di storie più importanti.

E davvero la scelta è stata per me difficile,

sai di cosa sto parlando, non te n’è mai importato di me,

chi sono, nulla di differente di ciò che ero per te anni fa.


Racconto fine a sé


Nel silenzio del ronzio di un tramonto ai campetti d’estate capelli barocchi.

Potresti essere chiunque ma comunque sei tu,

e lo sai,

non posso tacere di me.

Il tempo passato te presente e andata non cambierei idea, cosa vuoi l’entusiasmo semel ama semper ama,

tutte ed anche tu,

entusiasmo smorto ravvivato dalla memoria palladiana e dalle forme stupende d’un tempo,

maledetti noi,

non può nuocere il ricordo e le armi e la forza non possono farlo tacere,

il potere del pensiero non cambia con la morte o col dolore della prepotenza

anche se il presente passato non è più e lo ammetto

resta in ogni azione profumo d’infinito magari fine a se stesso ma autentico.

Io non pretendo nulla ora, racconto solo senza paura.

Note e numeretti, note e sentimenti,

amo il mondo così com’è.


Ragazzina splendida


Cercando me scopro che noi siamo.

Sinceri respiriamo candidi senza sovrastrutture inutili,

siamo noi senza bisogno di arzigogoli prolissi,

lei è lei e senza parlare canta di me già

e tu silente e assurda, vorrei dirti la verità se solo un attimo capissi

che la verità la respiriamo senza bisogno di gridare con garbo, senza bisogno di sembrare veri burattini.

Non è tutto esatto, gli spiriti magni talora nel palazzo enorme e splendido sito nel limbo non possono vedere come quella ragazzina l’essenza di dio.

Una ragazzina, dunque, che dici non capisce niente ma ha l’anima in onore sublimata, la salvezza della vita mia, non sei tu, è l’innocenza dei suoi occhi come cerbiatto spaurito lei mentendo non può che dir la verità.


Quattordici febbraio


Ovvio è tutto così chiaro non è tempo per le nuvole, curiose sono le nostre anime ma altrove si dipingono di aforismi destromani mentre mancina chiedi a dio l’amore indecifrabile ed io lontano stendo il velo sull’orma delle tue scarpe slacciate.

Ma tuttavia Il tuo amore per me è il lontano, valore immaginario, il tempo del nostro però è passato ma non c’è circolo definito se tu le labbra mi baci è solo l’impressione impressa nella libertà di uno specchio fragile frammento dei tuoi occhi che ricordo.

Ed ecco l’attimo che passa, stasera ascolto la musica che ribalta il ricordo reso lucido dalla spiaggia che si scorge solo in penombra ma tu sei concreta, tanto corporale mi lanci l’entusiasmo che da tempo credevo avere perso.

E non è falsità se sulla panchina nella villa pensiamo strutti che saremo felici un giorno in eterno,

dì la verità amore, questo non lo puoi dimenticare,

l’illusorio mondo del domani è ancora nostro.


Adesso e per sempre

Adesso che è sera ti stringi sincera all’alma sconfitta mia, quella di sempre e non esiste nulla di diverso dai nostri occhi chiusi in un abbraccio,

che amerà l’eternità schiusa la verità tra sorrisi e sguardi d’intesa

io e te.

Ad ogni buon profilo entusiastico sei bella come sempre, dolcissima pulzella ribelle e gotica.

Ti amerei se avessi me nel palmo tuo, sai cosa dico amore mio giorni due passati amori for ever and ever loving.

Adesso ed al tuo corpo la luce della nostalgia stringerà nei nostri incontri fugaci suggestivi ed inviolabili

eremo d’eternità io e te.


Tu sai chi sei

Ecco ancora noi traslucidi notti d’amore senza pensare,

lei ora non c’è lei allora c’era.

Amami qui, noi tra collocamento e futuro io e te erba e me e te.

Dico se ricordi trovi la risposta.

Dove sei?

Anni passati ormai, bacio che non fu, aprile 2002,

io e te, mia sperduta parva anima la mia,

sei tu che mi slacci il mantello,

e dico sul serio,

trasla le parole sei tutta bella al chiaror dell’ultima stella.

Ti amo di profilo teatrale,

tutta dipinta dell’ultimo respiro.

Cerco ancora di te, senza i tuoi occhi non sarei io,

anche se solo e sperso ti ringrazio,

senza te morirei ed anche se morto cercherei il tuo volto,

tu sai chi sei.