Manifeste pour une esthetique de la communication 1983

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Autore: Forest Fred

Tratto da: http://www.webnetmuseum.org/html/fr/expo_retr_fredforest/textes_divers/3manifeste_esth_com_fr.htm#text

Titolo Originale: Manifeste pour une esthétique de la communication

Traduzione di: Bordoli Marilisa

Anno: 1983


Manifesto per un'estetica della comunicazione


1 - Estetica della comunicazione ed intervento sulla realtà come attività simbolica ed estetica

L'estetica della Comunicazione concepisce di trasporre direttamente i principi sensibili osservati nell'evoluzione del nostro ambiente naturale e del mondo sul funzionamento dell'arte stessa e di considerare oramai questa non più in termini di oggetti isolati, ma in termini di relazioni e di integrazione. Le opere, i dati, i metodi di arte dovranno essere considerati come un "tutto" integrato. Un tutto integrato che non potrà dividersi in nessun caso o ridursi all'inventario delle parti costitutive realizzate. Ciò che forma l'opera, non sono più il suo supporto materiale né la sua rappresentazione visuale, pittorica, ma ciò che non è percepibile ai nostri sensi ma alla nostra sensibilità. La nostra società, generalizzando i metodi di produzione delle immagini, banalizzandoli in qualche modo, limita il loro trattamento estetico e sposta la legittimità dell'intervento artistico dalla produzione all'invenzione dei modelli. L'inflazione delle immagini conduce inevitabilmente alla loro svalutazione. L'estetica cerca altrove e non nell'incarnazione del segno plastico i suoi campi di elezione. Non potendo più proseguire la sua azione sul modo della rappresentazione, l'artista interviene adesso direttamente sulla realtà, persegue, cioè la sua attività simbolica ed estetica con altri mezzi rispetto a quelli utilizzati fino ad allora. Il modo di procedere nel quale sono impegnato è un lavoro che ha come oggetto la comunicazione stessa. Lavoro di riflessione sulla comunicazione ma, anche, pratica di azione all'interno e su questo campo. Questa posizione sconvolge i dati classici dell'attività artistica e ne rende la comprensione problematica. Assistiamo non solo ad un cambiamento di oggetto ma anche di mezzi. Ciò provoca una modifica profonda della filosofia estetica. L'arte Sociologica ha testimoniato attraverso le sue esperienze diverse l’affermazione di un'arte dell'azione. Un'arte dell'azione di cui lo sviluppo programmato nel tempo è situato nello spazio sociale. Questa arte tiene conto dell'ambiente naturale dal quale nasce. Si appoggia su una teoria degli atti per agire sul mondo per cambiarlo. Mette in gioco la teoria della comunicazione producendo dei processi di interazioni tra individui o gruppi di individui. Questa arte agisce come polo emettitore di messaggi. Accelera ed attiva la comunicazione. Innova introducendo dei messaggi parassiti nei circuiti istituiti o installando le sue proprie reti parallele. Talvolta, stabilendo incroci e connessioni tra gli uni e gli altri. Questo uso ha come risultato immediato una critica dell’informazione ambientale e trabocca il funzionamento abitudinario dai circuiti specializzati. Bisogna sottolineare qui, con insistenza che ciò che costituisce una novità, è lo spostamento stesso del campo di azione della pratica artistica. L'artista della comunicazione produttore di simbolo come l'artista tradizionale, colonizza altre contrade ed annette altri campi di informazione. Non si accontenta dei luoghi invalsi, dei circuiti riservati a questo uso particolare per un pubblico particolare, ma sposta deliberatamente la sua produzione su altri campi e in altri canali. Passando dal mass-media piuttosto che per il museo, i suoi messaggi sono meno mirati, ma egli raggiunge comunque, anche per questo canale, il destinatario preso di mira dal museo. Ad ogni modo egli non può che ampliare il cerchio dei destinatari potenziali, toccarli a distanza e, per questo verso, trovare con essi una relazione nuova avvantaggiata dall'originalità della situazione creata. Introducendo così i suoi propri segni su, e mediante i media della comunicazione quotidiana, giornali, radio, televisione, telefono, e mettendoli in giustapposizione con i segni della società che veicolano questi canali, come altrettanti segni parassiti, l'artista della comunicazione agisce sullo spazio del suo tempo che è lo spazio dell’informazione. È nello spazio dell’informazione che egli introduce, installa e mette in scena questi simboli. Beninteso, secondo il quadro di intervento scelto, la strategia di comunicazione esigerà delle scelte di supporti, di momenti e di organizzazione in funzione del messaggio da passare e dello scopo da raggiungere. Appropriandosi così di altri canali, l'artista mette anche in evidenza il luogo destinato fino ad allora alla creazione artistica nella nostra società, isolato in riserve ben localizzate. Oggi, il campo dell’informazione apre degli spazi illimitati di intervento agli artisti che sapranno inventare delle forme d’ arte specifiche. La pratica dell'arte Sociologica ha sempre accordato un'attenzione rivolta ai problemi della comunicazione. Alcuni le hanno potuto rimproverare un'inflazione di informazioni nel suo proprio funzionamento, particolarmente per ciò che riguarda l'attività del Collettivo di arte Sociologica... Particolarità inerente al suo metodo di azione. Nel filo della sua logica, l'espressione di questa comunicazione si è tradotta sotto forme diverse. Ricorso ai differenti media di cui la scelta è adeguata al momento, come alle circostanze. Il volantino postale è stato per ragioni finanziarie comprensibili, il mezzo più largamente utilizzato. Permette, infatti, con un costo minimo, di raggiungere un pubblico mirato e soprattutto di toccare senza intermediari, dei leader di opinione che diventeranno, essi stessi, ripetitori di informazione...Tuttavia i nostri puntuali interventi sui canali di comunicazione di massa, stampa, radio, televisione, sono stati numerosi e segnalati. La dinamica come l'amplificazione dell’informazione fanno parte della dimensione che abbiamo sempre dato al nostro lavoro. È la grande informazione che ci ha permesso di dare ai nostri eventi l'esistenza e l'impatto sociale che ci attendevamo. Abbiamo sempre accordato un’attenta cura alla preparazione di questa informazione e poi alla sua diffusione. La tecnica di comunicazione è l'oggetto di una riflessione preliminare approfondita in tutte le nostre azioni L'oggetto di un piano scrupoloso. Parte integrante del nostro metodo, questo piano di azione dovrà rivelarsi tuttavia abbastanza agile per adattarsi ad ogni situazione imprevista. La nostra azione del "metro quadrato artistico‿ è esemplare a questo proposito per i risultati che sono stati ottenuti all'epoca. È là, indubbiamente che gioca l'intuizione dei media e la sensibilità al loro sistema di funzionamento. Questa sensibilità che fluttua nell'aria del tempo indotta dall'ambiente naturale dell'informazione nel quale siamo immersi tutti.

2 -Estetica della comunicazione ed arte come modello di simulazione di fronte ai poteri.

L'arte intrattiene dei legami con la realtà sulla quale tenta di pesare per modificarne la percezione. Il gioco in quanto modello di simulazione anticipa con investigazioni successive sulle situazioni reali nel campo del possibile. Sviluppa delle strategie di azione. Contribuisce a rinnovare con la loro riproduzione ludica i ruoli sociali ed i comportamenti. Li modifica e ne propone altre versioni. Sotto questa forma, l'arte esercita direttamente la sua azione sulla realtà sociale. Le oppone una rappresentazione simulata che ha come risultato, per giustapposizione, di rivelarne le imperfezioni. La cultura non si accontenta più di essere unicamente un elemento di svago, si afferma come un'arma da combattimento. Il gioco in quanto attività esercitata liberamente, senza obbligo, per piacere, è, nel senso più ampio del termine, una delle componenti fondamentali di ogni manifestazione artistica. Ciò non vuole dire per questo che l'arte sia un'occupazione gratuita senza un obiettivo determinato. Non è solamente attività di evasione orientata verso la finzione. "Ogni gioco, come ogni mezzo di informazione, è un'estensione dell'individuo o del gruppo. Il suo effetto sul gruppo o l'individuo, è quello di una riconfigurazione delle parti del gruppo o dell'individuo che non sono ampliate o prolungate. Un'opera d’arte non ha esistenza o funzione al di fuori degli effetti prodotti sugli uomini che la osservano. E l'arte, come i giochi o le arti popolari, e come i mezzi di comunicazione, ha il potere di imporre i suoi propri postulati mettendo la comunità umana in nuove relazioni e in nuovi atteggiamenti. L'arte come i giochi è una traduzione dell'esperienza. Ciò che abbiamo già sentito o visto in una certa situazione, lo ritroviamo improvvisamente incarnato in un nuovo materiale. (4) Il concetto, la realizzazione, lo svolgimento, la finalità delle nostre azioni mira tramite una metodologia adeguata a mettere in relazione delle situazioni fittizie coi dati del reale. La finzione è presentata al mondo reale un'altra realtà possibile o l'esperienza vissuta dalla comunicazione tra l’artista e lo spettatore si trova arricchita. Il gioco, il sogno, l'immaginario sono introdotti nella dimensione del vissuto. Una tale concezione dell'arte cozza contro i codici tradizionali e rende la sua percezione problematica. Nel campo delle arti plastiche, le opere dei secoli passati avevano spesso come regola di riprodurre una certa "verosimiglianza‿. Questa verosimiglianza era il criterio primo su cui si basava il loro riconoscimento. Ogni atto veramente innovatore rompe con l'ordine stabilito. Se le innovazioni artistiche fondamentali si riferiscono sempre obbligatoriamente al repertorio delle conoscenze stabilite, si trovano arricchite dall'apporto innovatore di ogni artista. Per il grande pubblico, l'irruzione brutale nel campo familiare dell'arte di idiomi nuovi suscita sempre un fenomeno naturale di incomprensione e richiede un tempo di assimilazione. Nell'attuale ampliamento delle prospettive artistiche alle discipline che appartengono alle scienze umane, l'espressione personale tende a diventare la traduzione di un problema più generale nelle sue implicazioni politiche, sociali, psicologiche, filosofiche. Questa integrazione delle scienze umane nel contesto artistico delle arti plastiche si accompagna nello stesso tempo a una diversificazione a livello delle tecniche e dei prestiti ai generi letterari (pittura narrativa), come al teatro happening, al cinema, arte video, ecc. Man mano che la proliferazione delle nostre tecnologie creava tutta una serie dei nuovi mezzi, gli uomini si sono resi conto che le arti sono dei "contro mezzi‿ o degli antidoti che ci forniscono il modo di percepire il mezzo stesso... L'arte vista come contro-mezzo o antidoto diventa più che mai un mezzo per formare la percezione e il giudizio ". (5) Per moltissimo tempo, il discorso sull'arte è consistito essenzialmente nel discutere del sesso degli angeli. Le cose cominciano a cambiare. L'artista comincia a comprendere, oggi, nella sua pratica, che il potere è legato ad ogni azione umana. Volerlo negare in nome di un idealismo ingenuo torna a negare la realtà. Gli uomini sono circondati da costrizioni e dispongono di poche libertà. Il rapporto tra gli uomini è condizionato sempre dal gioco di potere che interviene costantemente nelle loro relazioni. Non bisogna temere di riconoscerlo. Il potere si manifesta a tutti i livelli nelle relazioni umane. Il potere è l'attributo di ogni attore sociale. Ciascuno esercita un potere, nello stesso momento in cui lo subisce. Ciascuno di noi è obbligato a "comporre" fin dalla più tenera infanzia col suo ambiente naturale. Ciascuno si vede costretto a mettere a punto una strategia di comportamento cosciente o incosciente, dentro al sistema nel quale agisce. Il cambiamento individuale e collettivo necessita lo sconvolgimento di questo gioco. Necessita che ciascuno impari a ricusare costrizioni e libertà che costituiscono il suo "campo di azione ". L'arte Sociologica ha voluto essere un’arte degli atti perché tiene conto di questi dati. Anche nei sistemi sociali più controllati, c'è sempre un margine di manovra nel quale l'individuo, o la minoranza riesce ad infilarsi. Dunque una speranza. Nel rapporto delle forze, più debole non è mai completamente disarmato. Ha sempre modo di volgere la situazione a proprio vantaggio se trova il punto di appoggio giusto dove fare leva. La nozione di "gioco" e di "strategia" è legata strettamente alla condotta sociale. Ha come limite, certamente, quello dei poteri avversi ma anche quello della nostra propria immaginazione che bisogna esercitare, che bisogna sviluppare, che bisogna affinare. L'artista diventa a suo turno un "operatore sociale ". Diventa un attore sociale. La demoltiplicazione del potere, il suo incitamento e la sua deviazione sotto una forma ludica, appartengono al campo dell'arte. L'artista responsabile conosce questo potere, il suo potere, e lo confronti al mondo che lo circonda.

3 - Estetica della comunicazione, nuove sensibilità e nozione di relazione.

Le tecniche elettriche, elettroniche, informatiche ci hanno introdotti oramai nella società di comunicazione. Queste tecniche sono al centro dei cambiamenti intervenuti nella vita sociale da un secolo, modificando il nostro ambiente naturale fisico, ma anche le nostre rappresentazioni mentali. Elettricità, elettronica ed informatica forniscono oggi agli artisti nuovi strumenti di creazione. Ma ciò che è sicuramente più importante, è la trasformazione del nostro ambiente naturale ogni giorno un po’ più in questo senso ed il nostro rapporto di adeguamento senza tregua in evoluzione con una realtà mobile. Ciò esige un aggiornamento permanente delle nostre percezioni per temere il mondo in che viviamo. In questo registro, l'artista ha qualche cosa da dire, qualche cosa da fare. L'apparizione successiva, nel corso degli anni, delle tecniche di trasformazione dei materiali, poi delle tecniche di padronanza dell'energia ed adesso delle tecniche dell’informazione hanno impegnato l'essere umano in successive e molteplici forme di espressione. La sensibilità contemporanea si trova plasmata attraverso dei canali multipli da media multipli. Una certa nozione di arte in sé "che prevaleva precedentemente, è rimessa in questione. L'artista di oggi e più precisamente l'artista della comunicazione, reintroduce nella sua funzione antropologica originaria l'estetica come sistema di segni, di simboli e di azioni. Una nuova estetica sta nascendo: l'estetica della Comunicazione. La parola stessa artista, necessita di adattamenti in una società in mutazione. I ruoli, i mezzi, la sensibilità che designa si evolvono. Questa parola deve essere sbarazzata dalle connotazioni ideologiche che la legano ancora nel nostro spirito ad una visione romantica ed anacronistica dell'arte. Se c'è sempre stato uno spostamento a livello politico ed educativo tra le culture acquistata e la cultura che si crea ", questo non fu forse mai così contrassegnato come nell'epoca in cui viviamo all'era del computer e della televisione. Colto da vertigine e angoscia davanti ad un mondo di cui non domina il cambiamento, l'uomo tende a rifugiarsi nel passato. L'artista rifiuta questo ripiego. Assume il presente, si sforza di esplorarne i possibili. L'artista è anche un uomo ed un testimone impegnato nell'avventura di un'epoca. Non può ignorare, non può sfuggire alle trasformazioni radicali che la scuotono. La sua qualità di artista lo pone davanti alla necessità imperativa di afferrarne il "senso" e di formularne i linguaggi ". Il suo proposito non è, certamente, di sfidare l'uomo di scienza e tecnica sul suo stesso terreno Ciò sarebbe ingenuo e stupido. Il suo proposito, in maniera più modesta, consiste piuttosto nell’utilizzare, o addirittura deviare, i nuovi strumenti di conoscenza e di azione per tentare di allargare gli orizzonti della nostra percezione, della nostra sensibilità, della nostra coscienza per rinnovare i nostri codici, il nostro modo di vedere, di sentire, di comprendere e così partecipare agli aggiornamenti indispensabili che permettono all'individuo di localizzare il suo posto, qui ed adesso, nel mondo. Certo, l'impresa non è per niente facile. Se, il tentativo per l'artista è di comunicare gli elementi incoscienti della sua prestazione, egli si troverà allora su un tipo di scala mobile della quale proverebbe a comunicare la posizione, ma la cui velocità di movimento sarà essa stessa una funzione dei suoi sforzi per comunicarla. Apparentemente, il suo compito è impossibile, ma come si sa, alcuni ci riescono molto bene (6). La nozione di relazione sostiene un ruolo sempre più importante nelle correnti del pensiero contemporaneo. La sociologia contemporanea nel suo insieme dà largo spazio alla nozione di relazione quando analizza la società come una totalità, come un sistema complesso di relazioni e di interazioni e non come un corpo isolato ed inerte. Tuttavia l'idea di relazione non è presente solamente all’interno di ogni scienza, è anche al centro di un'interrogazione che cade sull'insieme delle scienze, e, al di là delle scienze, interroga la vita stessa. L'individuo è preso in una rete stretta e complessa di interdipendenze che costituiscono il ciclo di un continuum dove niente è estraneo a niente! Questa idea occupa, al momento, un posto importante in diverse scienze e impregna la nostra sensibilità. L'arte non saprebbe restare al di fuori del concetto di sistemico. L'idea di relazione e di comunicazione segna la nostra epoca. Dei campi di ricerca come la cibernetica, la teoria dell’informazione, la teoria dei giochi, la teoria della decisione, sono legati naturalmente alle preoccupazioni degli artisti particolarmente attenti e ricettivi alle "onde" della loro epoca. Se i concetti di totalità, di somma, di meccanizzazione, di centralizzazione, di ordine gerarchico, di stato stazionario stabile, di equifinalità (7)... si ritrovano nei differenti campi delle scienze naturali e anche in psicologia e in sociologia, perché non si potrebbero ritrovare sotto una forma o sotto un'altra, trasportabili nel campo delle arti. Ricollocare l'arte, oggi, nei sistemi situati a diversi livelli di organizzazione della realtà, facendo saltare le suddivisioni disciplinari, mi sembra un compito necessario ed al tempo stesso inevitabile. L'artista, nella nostra società, abita una molteplicità di spazi e di tempi specifici. La sua vita e la sua attività sono fatte di una rete complessa dove tutto circola in ogni senso su schemi di connessioni diversificate. Oggi, sono queste connessioni che egli dovrà esprimere. Anche, la velocità, la natura, il ritmo, i flussi, i dati che lo attraversano, che ci attraversano, prima ancora di preoccuparsi di "contenuti ". Non sempre riconosciuto come un valore primo nella nostra società utilitaria, l'arte ha anche i suoi diritti e le sue esigenze, così come le scienze, le tecnologie, la politica. Se mi sembra necessario sviluppare alcune considerazioni sui rapporti che legano l'arte alla sua entrata in una società informatizzata, il mio proposito non sarà di trattare dei problemi particolari come quelli, per esempio, dell'immagine numerica con le sue incidenze sulla creazione, la fabbricazione, la produzione e l'economia, ma di rimanere su un piano più generale; più filosofico in qualche modo. Mi sembra necessario insistere sugli effetti relazionali di cui non si ha ancora sempre coscienza e da cui il mondo delle arti si trova direttamente colpito. Dopo avere vissuto nelle società di produzione, eccoci introdotti adesso nella società di comunicazione. Certo, se l'elettricità e l'informatica oggi forniscono già agli artisti dei nuovi strumenti di creazione, bisogna notare una grande resistenza ad ogni cambiamento da parte del corpo sociale. Resistenza sensibile nei circuiti specializzati dell'arte e le sue istituzioni dove imperversano delle mentalità che datano spesso di un altro secolo. Alcuni artisti, al di fuori del mercato, inseguono con ostinazione una ricerca fondamentale malgrado le mode artistiche retrò che esaltano un ritorno incondizionato alla pittura. Privilegiando il pigmento pittorico, il mercato dell'arte attuale risponde unicamente agli imperativi economici a breve termine. Sono necessari molti oggetti tangibili per alimentare il commercio dell'arte. I circuiti commerciali dell'arte non hanno ancora trovato delle astuzie per integrare altri tipi di informazione tangibili e materializzate alla loro merce capitalizzabile. Se l’informazione borsistica telefonica è già diventata per gli agenti di cambio un "oggetto" economico in sé, allo stesso modo di certe comunicazioni erotiche tariffate per quindici minuti (8), il poeta, e a fortiori il pittore, faranno molta fatica a prezzare la loro produzione sotto questa forma... Ciò dipende dal fatto che l'arte, contrariamente alle scienze applicate ed alle pratiche economiche, non ha affatto un’applicazione reale nella vita sociale e quotidiana. È considerata, ahimè, quasi sempre, un mero ornamento ". La "pressione" del nostro ambiente circostante non è tuttavia senza incidenze sul genere stesso e la natura della produzione artistica. Malgrado la lentezza di adattamento dei circuiti di diffusione e di fruizione dell'arte, si è manifestata una notevole evoluzione. Sono state raggiunte diverse tappe, che ci hanno fatto passare successivamente dall'estetica dell'immagine all'estetica dell'oggetto, poi all'estetica del gesto e dell'avvenimento (happening). Questa traiettoria manifesta una lenta smaterializzazione e disintegrazione dell'oggetto d’arte (9). Nella pratica dell'arte Sociologica di cui ho proposto le azioni fin dal 1967 ed i primi principi nel 1969 (10), il concetto di comunicazione costituiva già il nocciolo centrale. Ho sempre considerato il campo dell'attività sociale come il campo che potrebbe essere allargato e esplorato con l'aiuto di nuove tecnologie di comunicazione. Questa opzione sconcerta i sostenitori di una concezione estetica stereotipata che non sono in grado di afferrare l'articolazione, tuttavia evidente, tra questo tipo di pratica, il concetto di arte, ed il rapporto con una società in mutazione. Siamo condotti a porre la domanda di sapere dove si trovano le frontiere dell'arte. Molto furbo chi lo dirà. Non c'è frontiera. L'arte è un atteggiamento, un modo di posizionarsi nei confronti delle cose più che una cosa stessa! C'è un'estetica del comportamento, un'estetica della gestione come c'è un'estetica dell'oggetto. Bisognerà fare i conti con una nuova categoria adesso: l'Estetica della Comunicazione. I supporti di questa estetica sono spesso immateriali, la sua sostanza raccoglie dei materiali impalpabili che appartengono alle tecnologie dell’informazione. Informazione i cui segnali elettrici tracciano al disopra delle nostre teste, nel cielo, delle configurazioni invisibili, folgoranti e magiche.

4 - Estetica della comunicazione e stato dell'arte nella nostra società

Il ruolo dell'artista, è di far percepire nello stesso momento ciò che gli altri ancora non percepiscono. L'artista della comunicazione tenta di tradurre la nuova realtà del mondo in un linguaggio trasposto di cui stabilirà i codici. In un nuovo campo di espressione che sfugge ai mezzi plastici tradizionali, si trova confrontato al problema reale dei mezzi di intervento per costituire un linguaggio. Il suo linguaggio. Dovrà risolvere la difficoltà di leggibilità dei segni che egli utilizza il cui alfabeto non è riconosciuto, né il repertorio definitivamente fissato. La storia dell'arte ci insegna che ogni tentativo di introduzione di nuovi segni è sempre accompagnato da un forte odore di scandalo. Il Dadaismo e le prime manifestazioni néo-dadaiste degli anni 60 hanno dovuto giocare sulla trasgressione dei divieti e sull'introduzione dei nuovi mezzi di azione per l'esplorazione di nuovi campi. L’estensione dei campi coinvolti ed il carattere completamente estraneo al campo dei segni plastici sul quale si esercitano oramai certe pratiche che conducono gli artisti a dover inventare completamente dei linguaggi per un altro tipo di espressione. Sono delle nuove forme d’arte che si devono inventare oggi per essere adeguate alla sensibilità contemporanea. Basandosi quasi esclusivamente sulla manipolazione del pigmento pittorico, la maggioranza degli artisti attuali da prova di una stupefacente passività davanti alla varietà dei supporti nuovi e delle situazioni che procura loro la vita contemporanea. Sembrano accontentarsi delle vie già tracciate che offre loro una tradizione senza sorprese e le convenzioni dell’ambiente. Ci si potrebbe immaginare questa stessa passività in Picasso se avesse conosciuto fin dalla sua gioventù i satelliti, il video e la telematica? Questo comportamento stretto su dei campi perfettamente delimitati, e peraltro largamente esplorati, costituisce un atteggiamento sorprendente. Un atteggiamento che si accorda male con l'idea di ricerca, l'idea di sperimentazione, l'idea di avventura e di scoperta che si manifesta in altri settori dell'attività umana. Dei settori che danno prova di spirito di innovazione, dove i ritmi di cambiamento non cessano di incrementarsi. Un tale fenomeno merita tutta la nostra attenzione. Costituisce ai miei occhi una situazione sociologica molto particolare che esige un chiarimento. Non mi ricordo che questa situazione abbia suscitato e nutrito i commenti e le riflessioni di qualche commentatore di buonsenso. Tutti sembrano cloroformizzati in questo ambito. Io vorrei comprendere il perché di una tale sfasatura con lo spirito del tempo. Questa ingannevole stabilità, questo stupefacente conformismo dei creatori, questo immobilismo delle arti plastiche mi dà il capogiro. La situazione denota un grande ascendente del potere commerciale sui contenuti stessi della creazione tramite una manipolazione sottile del mercato. L'estrema "confidenzialità‿ del circuito che funziona nel più completo isolamento rende possibile questo condizionamento poiché i centri di decisione si ripartiscono tra un numero molto ristretto di individui. La pittura è ridotta agli epigoni dell'espressionismo. Gli ultimi prodotti della "Transavanguardia" o del "Badpainting" che si sono sforzati di presentarci come le "rivoluzioni" pittoriche di primaria importanza nel campo dell'arte ci sembrano molto irrisori rispetto alle innovazioni e agli sconvolgimenti che segnano la nostra epoca in altri campi. Lo spirito di creazione soffia altrove oggi; ed è in questo altrove che si orienta il mondo sensibile che si forgia l'estetica che sarà l'estetica del nostro tempo. Dalla fisica moderna alle tecniche dell'esplorazione spaziale, passando dalla biologia, la genetica, l'intelligenza artificiale, l'informatica, lo sviluppo delle comunicazioni ed il pensiero ecologico, è sicuramente là che risiede la sensibilità moderna piuttosto che nelle produzioni condizionate dell'arte. Poniamo ancora la domanda: Perché accadono così poche cose nella sfera dell'arte contemporanea e nel micro-ambito delle arti plastiche mentre tutto intorno a noi si muove? Tutto intorno a noi si muove e si prepara, come mille segni l'annunciano, una nuova scienza, una nuova società, una nuova cultura? La creazione prodotta e riconosciuta attualmente non è apertamente il riflesso della nostra sensibilità moderna. Ciò che è veramente innovatore non è ancora preso in considerazione dai circuiti istituiti dall'arte. Ciò si riferisce anche al fatto che per ragioni economiche e poiché non ha accesso alle tecnologie sofisticate ed onerose, l'artista è messo ai margini dagli strumenti della creazione attuale. È sempre ridotto, in qualche modo, ad una pratica artigianale! È totalmente tributario di un ambiente e di circuiti la cui preoccupazione maggiore, per non dire unico, resta il profitto a breve termine. Fin dall’inizio, si sente in obbligo, imperativamente, di posizionare la sua sensibilità e la sua espressione in un registro determinato dalle condizioni ideologiche ed economiche imposte dai suoi accomandanti che sono anche i suoi "inventori ". Contrariamente ai ricercatori delle discipline scientifiche, egli non beneficia di un statuto che gli dà i mezzi della sua creazione. Se, a rigore, la nostra società tollera gli artisti, non riconosce ancora la loro funzione come una funzione necessaria alla collettività, al suo equilibrio, al suo fiorire, al suo divenire. Il problema è un problema di valori. Non contesto affatto che certe forme di sensibile possano transitare oggi attraverso i circuiti istituiti dell'arte. Le mie riserve poggiano sull'adeguamento tra queste produzioni e la sensibilità specifica della nostra epoca. Constatiamo che certi prodotti fabbricati dall'artista, promossi dai musei, commercializzati dalle gallerie, riescono sotto forma di quadri o di oggetti a convertire la sensibilità in merce. Per entrare nel circuito, queste opere devono rispondere necessariamente a certe condizioni: devono poter guardarsi, toccarsi, aggrapparsi su un muro o posarsi su un zoccolo, scambiarsi o vendersi a ogni momento. Nel circuito dell'arte di oggi e, per estensione nella nostra società è riconosciuto come arte unicamente un oggetto che risponde a questi criteri. La "Prestazione" o il "Video" godono di un statuto più vago e tanto più precario. Spesso sono riconosciuti, come far-valere ai prodotti di prima categoria. C'è un’antinomia irriducibile tra le esigenze economiche e l’espressione di una sensibilità che non si può virtualizzare con gli oggetti. I quadri, le sculture, i diversi oggetti d’arte, presentano alcune proprietà che ne facilitano il commercio. Invece, la natura stessa dei loro supporti è impropria a tradurre il mondo sensibile di oggi. Ciò perché la loro struttura materiale costituisce una frontiera invalicabile che limita irriducibilmente la capacità di espressione, particolarmente per restituire delle forme di sensibile appartenenti all'Estetica della Comunicazione. Il supporto di espressione determina inevitabilmente il contenuto dell'espressione. A partire da ciò affermiamo che il mezzo pittura-quadro è improprio a tradurre questa sensibilità specificamente contemporanea. Abbiamo visto precedentemente come l'artista plastico si trovi chiuso nelle contraddizioni inconciliabili tra il funzionamento del mercato e la sua vocazione naturale di fare riconoscere il sensibile di oggi. Il funzionamento del mercato non solleva solamente una domanda di ordine economico. Ciò che è più grave, è che fonda e regge anche il sistema di riconoscimento e di valori della nostra società. E’ giocoforza constatare, in funzione delle ragioni che sono appena state qui evocate, che la creazione prodotta e riconosciuta non è al momento, nel suo insieme, il riflesso di una "sensibilità moderna‿. Questa sensibilità è tuttavia presente ovunque intorno a noi, impregna il nostro quotidiano, guida i nostri atti. La situazione che domina nelle arti plastiche è testimone, attraverso i prodotti che genera, poi che legittima, di una sensibilità di sapere appartenente ad una cultura del passato che si spegne dolcemente. Da questo punto di vista, il campo delle arti è in ritardo sugli altri settori del pensiero e dell'attività umana dove si opera già su dei concetti, delle basi, dei dati che sono parti integranti di un nuovo presente. In un contesto in cui la pittura era diventata solamente un gioco tautologico sterile di riferimenti, non è strano che si sia gridato al genio davanti ai primi venuti che avevano la sfrontatezza di coltivare la mancanza di destrezza e di esaltare una spontaneità di circostanza. Ma niente restituisce la sensibilità specifica della nostra epoca in modo pertinente. Rimaniamo nel più completo isolamento. Mi stupisco che questa situazione paradossale nella quale si trova la creazione plastica attuale non sia stata oggetto della riflessione accorta di quelli la cui professione è di riflettere sull'arte. Questa situazione si rivela, al contrario, compiacentemente intrattenuta da una coorte di critiche e di universitari. Non credo che vi sia un altro campo delle arti, letteratura, teatro, architettura, cinema che sia così caricaturalmente separato dalla realtà del nostro tempo. L'assurdo regna da padrone. Non c’è bambino che sia là per dichiarare che "il re è nudo ". La multinazionale culturale gira apparentemente soddisfatta del suo ronzio, e dei suoi profitti, gli artisti fanno il forcing per produrre una merce ed un materiale inadatti alle esigenze della nostra sensibilità moderna la cui promozione è assicurata con notevole dispendio dai musei. Dei musei che moltiplicano le esposizioni per la grande soddisfazione delle diecimila persone nel mondo che si sentono coinvolte. Diecimila persone, non faranno mai, (anche se sono di qualità...), la "sensibilità di un'epoca‿. Niente è mai giocato definitivamente: tre galleristi ed un critico decidono, come al solito, di che cosa sarà fatta l'arte di domani. L'investimento è deciso da un scambio di telex che transitano per Basilea, New-York e Milano...Ecco, il mondo dell'arte ci si mette, rientra infine nell'estetica della Comunicazione!

5 - Estetica della comunicazione, partecipazione, interattività e sistemi artistici di comunicazione.

Nei sistemi retroattivi e di scambi messi in opera dagli artisti della comunicazione, bisogna segnalare la nozione di partecipazione del pubblico che avrà, a mio avviso, in futuro un'importanza crescente. Questo assolutamente no, come lo si era dapprima immaginato negli anni 70 sotto forma di relazione collettiva e necessariamente fisica. Tipi di azioni nutrite di buone intenzioni che cadevano rapidamente nei contesti di animazione sociale da cui certi artisti non sono mai ritornati... Penso alle forme di partecipazioni più elaborate. Delle forme di partecipazioni che si effettuano attraverso lo strutture multi-mediali di scambi di notizie sistemate dall'artista presente come ideatore del dispositivo ed eventualmente come attore-animatore della rete costituita. La nozione di retroazione (feed-back) e di retroattività avanzata dalla cibernetica ha trovato già delle applicazioni lasciando il campo delle scienze per raggiungere le nostre pratiche più correnti della vita quotidiana. Sono tali pratiche che alimentano in definitiva la nostra sensibilità di oggi e contribuiscono a formarla. Questa sensibilità moderna così assente, a nostro avviso, dalla scena operativa delle arti plastiche. La messa in forma tradizionale è abolita. Si manifesta una tendenza verso una cultura più globale, dove la distinzione tra le categorie della scienza e la categoria artistica della creatività perde il suo senso. Una nuova definizione di queste relazioni triangolari suscita necessariamente un nuovo pensiero estetico... È una nuova arte che sta nascendo, fondata sulle aspirazioni e i bisogni creativi dell'uomo e che, di conseguenza, ingloba il suo ambiente circostante: è un'arte che permette di superare lo stadio dell'arte concettuale come quello di propaganda... Malgrado la diversità delle sue origini e delle sue mode di apparizione, l'arte di ambiente presenta un'unità di orientamento. Tende implicitamente ad una dimensione più larga che sarebbe quella di un spazio sociologico autentico, un'area privilegiata di investigazione (11). Questo spazio sociologico rievocato da Frank Poper è un spazio che i protagonisti dell'arte Sociologica si sono prodigati ad esplorare ed a rastrellare fin dagli anni 1967 (12) e in modo continuo a partire dal 1974 sotto l'impulso dei membri del Collettivo Arte Sociologica. Questa nozione di spazio era legata ancora alcuni anni fa all'idea di una rappresentazione fisica circoscritta geograficamente. La moltiplicazione dei media di ogni genere ed il loro uso generalizzato ci inducono oggi ad un concetto "più astratto" di questo spazio. È lo spazio di "incontro" sul supporto di comunicazione. È lo spazio della comunicazione sociale creato da tutti questi supporti tecnologici sovrapposti al nostro spazio fisico. Idea di un'immensa rete dalle maglie serrate costituita da un filamento invisibile dove transitano i nostri messaggi, si scambiano le nostre emozioni. Filamento dove si annodano dei nuovi tipi di relazioni tra gli esseri umani, offrendoci una "realtà" supplementare. Spazio mediatico che si impone sempre più come un terreno nuovo e privilegiato delle nostre relazioni. Superficie di dialogo strappato al nulla dalle tecnologie di comunicazione come lo erano i polder sul mare. Campo privilegiato dell'interattività. È la nozione stessa di ambiente che tende ora a "smaterializzarsi" ed ad apparire come un campo di "tangibilizzazione" delle nostre relazioni a causa dell’informazione. Questa forma più astratta del nostro ambiente non rimane meno reale nelle nostre rappresentazioni come nel nostro vissuto. Il solo nome di ambiente tendeva a rinviarci esclusivamente ad una percezione fisica di ciò che ci circonda. Particolarmente per l’architettura. Oggi, questa nozione si evolve e la nozione di spazio è associata sempre più nelle nostre rappresentazioni all'idea di ambiente dell'informazione.

6 - Gli architetti dell’informazione

Gli artisti hanno di che dissodare in questo spazio ancora vergine per loro. Non resta loro che contribuire con la loro pratica, la loro riflessione e la loro immaginazione al collocazione delle prime basi di un'arte fondata sulla comunicazione. Un'arte della comunicazione che irriga il reticolo del flusso dei dati dell'immaginario. L'artista della comunicazione utilizza il telefono, il video, il telex, il computer, la fotocopiatrice, la radio, la televisione... Non si accontenta di utilizzarli uno ad uno, separatamente; li organizza in sistemi ed in dispositivi. È là, oramai che si mette in gioco la sua capacità di creare e di inventare. Egli compone delle configurazioni date, dei reticoli più o meno complessi nei quali posiziona dei mezzi di emissione, dei mezzi di ricezione multi-mediali che organizza in sistemi interattivi. Egli anima questi sistemi. L'artista della comunicazione diventa una sorta di architetto in informazioni. Esamina dei processi in una relazione interattiva di partecipazione con partner intercambiabili. Delle "figure" o delle "architetture di informazione‿ si fanno e si disfanno, che possono, anche, ad un dato momento, essere oggetto di una "fotografia" che le fissa e le ferma. I punti di appoggio della suo reticolo non sono dei punti fissi unicamente tecnici o formali; sono ancorati e innestati direttamente sul tessuto sociale. Le tecniche di informazione facilitano le interferenze tra settori separati. L'artista può sperare per la prima volta di manifestarsi adesso in altri campi che non quelli che gli erano un tempo impartiti limitatamente. È molto probabile che questa idea di "mettere in relazione‿ che segna il pensiero e le pratiche della nostra epoca guadagni anche la preoccupazione degli artisti ed appaia nella loro creazione in modo sempre più significativo negli anni futuri. La sovramoltiplicazione dei media visivi e la loro inflazione espansiva produttrice di immagini contribuiscono paradossalmente, se non alla scomparsa dell'immagine e della sua estetica, almeno alla sua svalutazione. E’ così che si può spiegare uno spostamento verso nuovi comportamenti percettuali latenti nella società che l'artista della comunicazione si sforza di integrare al campo dell'arte e di organizzare nel nuovo quadro dell'estetica della Comunicazione che egli propone.

"E quando l'immagine ebbe invaso il mondo fino a sovrassaturarlo, coloro che avevano la funzione di produrre delle immagini più significanti e più ricche non hanno altre alternative che sparire o spostare il campo della loro pratica. Ciò spiega come i creatori di oggi abbiano meno bisogno di produrre nuove immagini che di sapere cosa farne, interrogando il loro potere di comunicazione e di relazione. A questo stadio dello sviluppo culturale, l'opera d’arte può solo cambiare funzione. Oramai, non deve più veicolare una concezione o un'ideologia esterne ma imporre un interrogativo sul suo statuto, dei suoi componenti e del suo potere relazionale. Quando i media hanno estratto l'immagine esemplare dei modelli delle muse, gli artisti possono solo fare il suo processo, relativizzarla... La domanda del relazionale nell'arte va a posarsi dunque diversamente...‿ (13). 

La concezione dell'opera concepita come struttura aperta da Umberto Eco (14), introduceva, già, le nozioni di sistema, di aleatorio, di implicazione dello spettatore nel processo di comunicazione proposto dall'artista. Nel nuovo ruolo che si attribuisce l'artista della comunicazione, egli non si presenta più come un "fabbricatore" di un oggetto materiale, ma fondare il suo procedimento sulla relazione particolare, specifica ed originale, che stabilisce tra sé, lo/gli spettatore/i e l'ambiente che lo circonda. Bisogna insistere, qui, per preoccupazione di chiarezza, sul fatto che questo procedimento non potrebbe essere assimilato a dei tipi di creazione che lo liberano dall'arte concettuale. Certo, l'artista della comunicazione si appoggia, anche, su un'idea singolare, ma che non è offerta in quanto tale per la sua "bellezza" per così dire astratta in una messa in scena formale che si rivolgerebbe unicamente al destinatario individuato dal museo o dalla galleria. Le opere che si liberano dalla sfera di comunicazione e che si vantano della loro estetica, danno luogo all’istituzione operatoria e concreta di un sistema funzionale materializzato, anche se, ripartito in un spazio estensibile, l'insieme del sistema non è a prima vista afferrabile nella sua totalità. L'osservatore potrà sempre constatare la presenza di certi elementi (fisici), segni, (visivi e auditivi) che l'introdurranno per proiezione mentale a ricostituire la visione globale. Rappresentazione della posizione e disposizione gli uni rispetto agli altri dei suoi differenti elementi in un spazio che ha esso stesso i suoi differenti livelli di realtà (spazio geografico, spaziale, sociale comunicazionale). Rappresentazione del flusso delle informazioni e della loro configurazione nei movimenti che l'animano. Proponendo dei sistemi di comunicazione come "opere" da afferrare nelle loro funzioni e movimenti, l'artista della comunicazione pretende di modificare semplicemente le nostre abitudini di percezione; pretende di incidere sui nostri comportamenti percettivi e l'interpretazione stessa dell'arte. "Gli psicologi transazionali hanno dimostrato che la percezione non è passiva, ma appresa e di fatto, altamente strutturata. Essa costituisce una vera transazione alla quale il mondo e colui che lo percepisce partecipano entrambi. Una pittura o un'incisione deve dunque essere conforme alla Weltanschauung (ideologia, visione del mondo) della cultura alla quale si rivolge ed agli strutture percettuali dell'artista nel momento della creazione dell'opera. Gli artisti sanno bene che la percezione è una transazione; e di fatto considerano ciò come evidente. L'artista è al tempo stesso un osservatore ed un comunicatore. La sua riuscita dipende in parte dalla sua capacità di analizzare ed organizzare i dati percettuali nelle forme significative per il suo pubblico‿ (15). Oramai, ideatore di sistema di scambio di informazione che egli realizza ed anima nello spazio sociale di comunicazione, l'artista cambia statuto. Ieri, in maniera artigianale ma talvolta anche industriale, "fabbricava" degli oggetti; oggi, l'arte si smaterializza definitivamente: "produce del servizio‿. Questa evoluzione si accorda perfettamente alla curva di un'evoluzione della società che l'ha condotto in alcune decadi di una società di produzione ad una società di scambi. L'arte praticata dall'artista della comunicazione è un'arte di organizzazione, un'arte che è oramai più attenta alle funzioni che agli oggetti. Segnaliamo le apparizioni successive nella storia dell'umanità delle tecniche di trasformazione dei materiali, delle tecniche dell'energia, oggi delle tecniche dell’informazione. Queste differenti tappe senza dubbio hanno condizionato a un dato momento la natura di certe forme di arte e continueranno a condizionarle. Più recentemente, la tecnica dell’informazione, non produce più oggetti ma informazioni. Informazioni organizzate in messaggi e situazioni "comunicazionali". L'arte diventa emissione, ricezione, disposizione, deviazione di informazioni e di messaggi. Da questo fatto, getta le basi della nuova Estetica della Comunicazione, e costituisce una riflessione sulla natura, la circolazione e la rappresentazione dei messaggi nella comunicazione sociale del nostro tempo. L'evoluzione delle società avanzate, con le loro tecnologie avanzate, ha fatto nascere un movimento di conversione continuo verso il settore terziario opposto ai compiti di trasformazione della materia. Per quali ragioni l'arte sfuggirebbe a questa evoluzione che affligge tutti gli altri settori della società? Per quale miracolo o quale aberrazione misteriosa sfuggirebbe alle sollecitazioni sociologiche, agli imperativi tecnologici imposti dal contesto? I sociologi hanno constatato che nelle nostre società, più della metà degli atti degli individui sono dedicati alla comunicazione e non più alla trasformazione o al trasporto della materia... Fin dall'istante in cui la popolazione di un paese dedica un'ora su due del suo tempo alla comunicazione, deve esserci nella popolazione del suo paese una sensibilità che corrisponde a questa attività che nasce da qualche parte... È in questa situazione che si sviluppa questo nuovo concetto di estetica della Comunicazione che ha tutte le probabilità di imporsi domani alla coscienza dei nostri contemporanei dopo avere segnato la loro sensibilità.