Motus

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Motus

Genere o movimento artistico:

Motus

Personaggi o Gruppi:

Daniela Nicolò e Enrico Casagrande


Storia:

Motus, ovvero Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, festeggia nel 2005 quindici anni di straordinaria e intensa attività teatrale, un'attività partita da Rimini, dalla Romagna felix delle Albe e della Socìetas Raffaello Sanzio, partecipando da protagonisti a quel fermento di rinnovamento scenico rappresentato da Teatri 90 e approdando dal 2000 nei grandi Teatri d'Europa e degli States. Dentro la nuova scena italiana si sono distinti per una propria cifra stilistica votata all'ecletticità, alla trasgressione formale, alla grande libertà di attingere a molte scritture e a molti generi, dal cinema, alle tecnologie digitali, alla cultura dell'immagine, dando vita a format artistici variamente trasformabili: installazioni video-sonore, video-clip d'arte, film, spettacoli per i quali ricevono tre Premi Ubu e un Premio di produzione al Festival Riccione TTv. Un brillante esempio, come ricordava Andrea Balzola che ha storicizzato e sistematizzato le produzioni e i protagonisti della stagione del videoteatro italiano e quella successiva, di "generazione multimediale". Catrame (1996) ispirato a Ballard e O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus (1998) datati ancora anni Novanta contenevano l'elemento costante dei loro lavori: la creazione di un sofisticato e originalissimo dispositivo che si imponeva con le sue grandi proporzioni nello spazio dell'archittettura del teatro e che come "involucro", imprigionava i personaggi catturati dallo sguardo voyeristico dello spettatore o dal clic di uno scatto fotografico. Con Orpheus Glance (1999) ovvero l'Orfeo metropolitano incarnatosi in Nick Cave, il momento di svolta verso una direzione nuova, sempre più cinematografica: cinema a teatro non solo come citazione (l' Orfeo di Cocteau) ma come linguaggio che permea completamente l'operazione artistica con flashback, istantanee, dissolvenze e montaggi. Alla scoperta di autori “difficili‿, “contro‿- da Genet a Pasolini a De Lillo- Motus ricerca costantemente una forma tecno-teatrale altrettanto anticonvenzionale, ribelle con una lacerante capacità di gridare. Con L'Ospite tratto da Teorema di Pasolini ma con inserti anche da Petrolio e da Appunti per un film su San Paolo, Motus realizza grazie alla fondamentale produzione del Théatre National de Bretagne, una significativa quanto monumentale opera tecnologica attualmente in tournèe in Italia e che senz'altro può essere già annoverata come tra le più emblematiche produzioni internazionali di teatro multimediale. Motus ha preso alla lettera l'affermazione di Pasolini che attribuiva a Teorema una natura "anfibia", quale romanzo e film. Il film è infatti concepito all'unisono con la scena teatrale vera e propria del quale è doppio speculare, sorta di fantasma interiore o sottotesto. Non esiste una scenografia (almeno nel senso tradizionale di décor ) casomai uno spazio filmico e un luogo composito, concepito per strati verticali e con varie profondità: un trittico video ricompone a loop l'immagine fintamente felice e dorata della famiglia borghese tanto invisa a Pasolini; lo spazio non è altro che una cattedrale dove si venera un'icona sacra, percorsa dai protagonisti della vicenda variamente posseduti e stravolti (siamo nel Sessantotto) dall'arrivo inatteso dell'ospite e diventati da quel momento "casi di coscienza". In scena anche l'auto di Pasolini, simbolo di un'epoca e ricordo di un uomo scomodo per la politica e la cultura dell'Italia degli anni Sessanta e Settanta. Immagini video vengono proiettate anche su uno schermo-garza calato talvolta sull'intera cornice scenica, andandosi a "incrostare" con i corpi reali e le ombre dei personaggi collocati dietro di esso. Protagonista assoluto di questo straordinario e colossale spettacolo è il Pasolini che aveva prE-visto, la sua voce che erode ogni apparato, che smaschera le oscure trame politiche e penetra nelle fessure del Sistema generando quella conflagrazione finale (le stragi fasciste visionariamente previste negli Scritti corsari del 1975) che nello spettacolo distrugge ogni spazio illusionistico ed ogni speranza; tutto termina nella corsa folle e nell'urlo "destinato a durare oltre ogni possibile fine‿ del ricco padrone Paolo nel deserto, quel deserto che ha punteggiato tutto il racconto e che non può che ricordare l'ambientazione di molti film di Pasolini.

Anna Maria Monteverdi


Opere:

Stati d'assedio (1991); Strada principale e strade secondarie (1992); Cassandra. Interrogazioni sulla necessità dello sguardo (1993); L'occhio belva (1994);Crash, installazione/performance dedicata a J.Ballard (1995);Catrame ispirato alla Mostra delle atrocità di J.Ballard (1996); O.F. Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus (1998); Orpheus glance,Visio gloriosa (2000). Progetto Rooms: da Vacancy room a Twin rooms, 2001-2002; Splendid's (2002); Come un cane senza padrone, L'ospite (2003); Piccoli episodi di fascismo quotidiano (2005.)


Webliografia:

http://www.motusonline.com

http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=193

http://www.trax.it/olivieropdp/mostranew.asp?num=71&ord=15

http://www.exibart.com/Notizia.asp?IDNotizia=7549&IDCategoria=215