Scratch Code - mostra

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Biografie dalla mostra Scratch Code.
Oggi grazie alla Bit-Form GAllery, alcuni dei pionieri della computer art sono riemersi per far parte di una collettiva di lavori di computing-art, per un periodo che va dal 1950 al 1970.
Scratch Code è il nome della collettiva che mostra i lavori di otto artisti, accumunati dall’utilizzo di tecniche e procedure alternative per la produzione di artworks.

Ben Laposky è autore della prima immagine grafica generata da una macchina elettronica, risalente al 1950. Egli utilizzava un oscilloscopio e manipolava il fascio di elettroni del tubo catodico al fine di impressionare una pellicola ad alta sensibilità. I suoi lavori sono notevoli, considerando il periodo in cui sono stati generati ed è indubbia la su influenza in molti artisti moderni che si occupano di computing art.

Tony Longson indaga sull’equivoco fra lo spazio visivo 2D e quello 3D. La sua fresa controllata tramite una macchina di calcolo gli permetteva di incidere delle linee e forme sulle lastre di plexiglass.

Manfred Mohr cresce inizialmente come pittore e musicista jazz, ma è nel 1968, che lavora esclusivamente con un calcolatore e quindi con la logica del linguaggio di programmazione per generare i suoi lavori. Considerato una figura importante dell’arte concreta e sistematica, il suo lavoro più famoso è il suo Scratch Code Portfolio, da cui deriva anche il titolo della mostra della Bit-Form. Il suo processo creativo è basato sulla ricerca di regole, tramite algoritmi, al fine di ottenere l’idea che si era prefissato.

Vera Molnar iniziò nel ’68 ad usare il calcolatore e il plotter per produrre le proprie opere. È interessante l’idea di fondo dell’attitudine dell’artista, secondo la quale, l’uso del computer può aiutare nel concepimento di un’opera svincolandosi, almeno in parte, dalle proprie influenze culturali.

Frieder Nake, appassionato di matematica e filosofia, iniziò a scrivere i primi algoritmi nel 1963. I suoi lavori furono ispirati molto dal lavoro di Paul Klee, al quale dedicò anche un omaggio.

Edward Zajec iniziò nel ’68 a lavorare con i primi calcolatori. A lui si devono i meriti in particolare per il suo impegno nel diffondere la computing-art in ambito accademico. Dopo questa mostra, le opere artistiche non saranno più viste solo come degli oggetti, ma anche come dei processi mentali. Il tema è scottante, ci si interroga sul senso dell’arte, sul perché le tecnologie debbano relazionarsi con l’arte o sulla validità delle opere generate tramite il computer. Essa è stata la prima mostra che ha tentato di dimostrare l’assistenza del computer nell’attività creativa : arte, musica, poesia, danza, animazione. L’idea principale era quella di esaminare il ruolo che ricopre la cibernetica nell’arte contemporanea; la mostra include come già detto robot, poesia, musica e macchine disegnatrici, così come tutti i tipi di opere in cui il caso gioca un ruolo importante. Esso fu un esercizio intellettuale che diventò nell’estate del 1968 una spettacolare esposizione.

http://www.bitforms.com/exhibitions/scratch-code/bio
http://www.digicult.it/it/digimag/issue-007/italiano-1950-1970-scratch-code/