Telepresence art: differenze tra le versioni

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Revisione 10:33, 7 Lug 2009

Genere o movimento artistico:

Telepresence art

Personaggi o Gruppi:

Arns Inke Galloway Kit Hegedüs Agnes Lozano Rafael-Hemmer Ponton/Van Gogh TV Rabinowitz Sherrie Sermon Paul

Luogo:

Storia:

1976

Poetica:

Il termine teletrasparenza ha un suo significato ben preciso, permette infatti di compiere azioni a distanza attraverso un interfaccia mettendo in relazione colui che la usa con l’ambiente realmente esistente. L’impiego di sistemi tecnologici avanzati, sensori e strumenti robotici permette nell’interfaccia la possibilità di molteplici azioni, mettendo così in stretto contatto l’utente con l’ambiente reale circostante. Oltre ai primi collegamenti di Satellite Art dal 1976, una delle più note esperienze di telepresenza in campo artistico del primo periodo è stata quella del progetto Hole in Space realizzato nel 1980 da Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz. L’installazione permise ai cittadini di Los Angeles e New York di incontrarsi virtualmente per tre giorni grazie a due maxi schermi posizionati in due spazi pubblici grazie ai quali ogni persona di una delle due città poteva vedere in tempo reale le persone che stavano di fronte allo schermo nell’altra città ed interagirvi attraverso gesti o altre forme di comunicazione improvvisate. Nel 1984 gli stessi artisti realizzarono a Los Angeles in occasione dei giochi olimpici il primo prototipo di quelli che sarebbero stati poi noti come Cyber Cafè. Il progetto permetteva ai frequentatori di alcuni locali di interagire tra di loro attraverso monitor posizionati sui tavoli del bar. Dagli anni Ottanta le esperienze artistiche di telepresenza si sono fatte sempre più sofisticate grazie agli sviluppi delle tecnologie informatiche, arrivando ad esempio negli anni Novanta a permettere di pilotare agli utenti nel web la coltivazione a distanza di alcune piante dislocate nei padiglioni del Festival di Ars Electronica.

Opere:

Correlazioni:

Bibliografia:

Webliografia:

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