Traduzione e sintesi di Nadia Barrasso

Tratto da EduEDA
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Traduzione a cura di Nadia Barrasso


By: Yvonne Ranger Ingegnere della performance: Per Biorn

Un ballo è costituito da due continuità separate ma parallele (simultanee) e due sistemi di controllo separati (ma uguali). 1. La continuità dell’ esibizione è controllata da me attraverso una programmazione grafica lontana da dove sceglierò spontaneamente le azioni e le posizioni della gente e degli oggetti (da una lista predefinita di possibilità) e comunicherò queste decisioni ai dieci o più esibizionisti via walkie-talkie. 2. La continuità degli eventi è controllata dal TEEM (ambienti teatrali elettronici e sistemi modulari) nella sua capacità di memoria. Questa parte consisterà di eventi sequenziali che includeranno frammenti di cinema, proiezioni di diapositive, cambiamenti di luce, monitoraggio della TV di primi piani dei dettagli in balletti appropriati, e monologhi registrati e dialoghi, e vari fenomeni fotochimica, e diverse luci ultraviolette coinvolte.


By: Robert Rauschenberg Ingegnere della performance: Jim McGee

Il mio pezzo comincia con un autentico gioco al tennis con racchette a rete metallica per la trasmissione del suono. Il suono del gioco sarà controllato dalle luci. La fine del gioco è il momento in cui la sala è totalmente oscura. L’ oscurità è illusionaria. La sala è inondata da infrarossi (così lontani invisibili agli occhi umani). Una modesta coreografia con un cast da trecento a cinquecento persone che entrerà e sarà osservato e proiettato da una televisione infrarossa a grande schermo per l’ audience. Questo è il limite della realizzazione del pezzo da elaborare. Tennis è movimento. Mettilo nel contesto del teatro è una danza formale improvvisata. L’ uso improbabile del gioco per controllare e interpretare le luci come un’ orchestra che mi interessi. Il conflitto che non ha permesso di vedere l’ evento che sta portando esattamene di fronte a un aspetto verso una riproduzione è la sorte della doppia esposizione dell’ azione. Uno schermo di luce e uno schermo di oscurità.

Il supporto della Downtown Community School è responsabile per il grande cast dell’ Open Score. Attraverso la direzione di Marilyn Wood e la cooperazione di genitori e parti interessate, il cast è stato generosamente radunato. Le origini sono varie e ricche d’ intenzioni. Il risultato di questi volontari coinvolti nella Downtown Community School è di $ 1000 per una borsa di studio in denaro. Mi piacerebbe attrarre l’ attenzione sul fatto che tutti i nomi che non erano disponibili in tempo per questo programma andavano spinti per entrare. Loro dovrebbero tutti essere personalmente registrati, ma la prossima miglior cosa da fare è la relazione che loro rappresenteranno il mondo (la loro società) e sono localizzati da così tante varie organizzazioni come le classi superiori di scuola tecnica, organizzazioni drammatiche, gruppi di cittadini adulti, artisti individuali, club di tossicomani riformati e un club di scherma di New Jork. Sono circondato da un supporto positivo, lavoro, arte, amore e persone.

Comunicato stampa

Mantieni un clima costruttivo per la ricognizione delle nuove tecnologie e delle arti attraverso una collaborazione civilizzata tra irrealistici gruppi che si sviluppano in isolamento. Elimina la separazione dell’ individuo dai cambiamenti tecnologici ed espandi e arricchisci la tecnologia per dare la varietà individuale, piacere e strade per l’ esplorazione e lo sviluppo nella vita contemporanea. Incoraggia l’ iniziativa industriale per generare la premeditazione originale, invece di un compromesso nei risultati, e precipita un mutuo accordo in armonia per evitare lo spreco di una rivoluzione culturale.

[Il "Pavilion" (Billy Klüver)

La preoccupazione iniziale degli artisti che hanno disegnato il padiglione era che la qualità dell’ esperienza di un visitatore che avrebbe comportato la scelta, responsabile, libera e partecipata. Il padiglione non racconterà una storia o guiderà il visitatore attraverso una didattica, esperienza autoritaria. Il visitatore sarà incoraggiato come individuo ad esplorare l’ ambiente e a riordinare la propria esperienza. Come un lavoro dell’ arte il padiglione e la sua gestione sarà una situazione “open-ended�? come esperimento nel senso scientifico del termine. L’ idea di uno spazio corrispondente all’ esposizione lo ritroviamo guardando oltre alle esposizioni degli inventori dell’ Expo-Kenzo, Tange, Arata Isozaki, Yoshiaki Tono, e altri (tutti architetti) i cui obiettivi erano di creare un ambiente in cui la gente possa partecipare. Il mondo delle esposizioni durante il XIX sec. ha giocato un ruolo cruciale nell’ esperienza della gente ad una macchina o un processo di prima mano. Io sto citando un opuscolo dell’ Esposizione di Parigi del 1889:

Nella Galleria delle Macchine ci sono immensi macchinari che fanno la carta. Enormi folle sono attratte da queste immense tinozze e ruote fumanti… Queste macchine sono in funzione davanti ai visitatori che non possono staccare gli occhi da questi fantastici macchinari, dove si può vedere la carta che arriva nello stato liquido in due larghe tinozze e poi viene lasciata al lato opposto della macchina nella forma di rotoli continui asciutti e resistenti di carta…

Nel XX sec. Si sono sviluppati mezzi efficienti per la diffusione delle informazioni tecniche e ora l’ enfasi è sulle relazioni degli individuo verso lo sviluppo. Questo è un cambiamento in atteggiamento lontano dalla preoccupazione per gli oggetti, i suoi sviluppi, operazioni e funzioni, e proiettato verso l’ estetica, la motivazione umana e lo sviluppo, il piacere, l’ interesse, l’ eccitazione. L’ artista è una forza positiva che si accorge di come la tecnologia può essere traslata verso i nuovi ambienti per stare al servizio di chi ha bisogno e provvede alla varietà e all’ arricchimento della vita. Egli forse è l’ unico che può trascendere l’ influenza culturale e dedicarsi agli individui di una cultura sui loro propri termini. La diretta e dritta sensibilità dell’ artista attivo è necessaria in queste difficili problematiche. Basato su questo impegno verso l’ artista, uno degli obiettivi dell’ E.A.T. in relazione al “Pavilion�? fu di dimostrare fisicamente la varietà e la molteplicità dell’ esperienze che la nuova tecnologia può portare ai singoli individui.

Il “Pavilion�? fu un sensibile ambiente di vita. Il “Fog�? che circonda il “Pavilion�? ha risposto alle condizioni metereologiche, la scultura “Suntrak�? era per subentrare alla traiettoria del sole; il salvagente che si muove ha reagito al contatto fisico. L’ interno del “Pavilion�? era un esperimento nell’ esperienza individuale. Esso ha rappresentato una nuova forma di spazio teatrale che completamente ha circondato l’ audience e dove ogni parte dello spazio ha la stessa intensità teatrale per l’ individuo. Lo spazio nel “Mirror�? era gentile e poetico, ricco e sempre in cambiamento. Era complesso malgrado la sua semplicità. Noi abbiamo scoperto nuove e complicate relazioni ogni giorno, effetti ottici che nessuno ha descritto prima. Come spazio teatrale è stato unico. Era uno spazio tangibile, l’ effetto era non fisiologico come nel caso della testimonianza di qualcuno a un dramma. Invece il visitatore diviene parte della totale esperienza di teatro. Tutto ciò che si fa in questo ambiente è bellissimo. Il sistema del suono è stato costruito per il controllo automatizzato che può essere manipolato da una ripresa dal vivo. Il sistema è stato disegnato per la simmetria sferica dello spazio e per preservare il concetto di base dei visitatori liberi di scegliere nello spazio. I suoni possono essere messi nella struttura; ma, per esempio, sarebbe impossibile dare inizio ad un suono a un dato speaker, ruotarlo intorno alla testa e fermarlo esattamente allo stesso speaker. L’ esatta sincronizzazione e la sequenza temporale sarebbero impossibili da portare a termine. Invece lo spazio sonoro era come un “open-ended�? e cambia come le immagini spaziali. Tradizionalmente, l’ artista assume la propria responsabilità per il suo lavoro. Nei modelli di collaborazioni noi organizziamo, questo approccio è da ammettere per ipotesi. Molti dei lavori su elementi specifici era fatto attraverso collaborazioni che impegnano oltre settantacinque ingegneri e artisti e industrie in Giappone e diverse parti degli Stati Uniti. La gente che era responsabile di ciò e interessata negli aspetti particolari ha preso le decisioni. Se si è presentato un problema, bisognerebbe andare dalla persona coinvolta: il “Fog�?, il “Mirror�?, le luci, la forma dell’ entrata al tunnel. In questo modo tutte le decisioni hanno avuto la stessa intensità. Se tutte le sezioni separate di un progetto sono fatte della miglior qualità,quindi devono svilupparsi indipendentemente. L’ interfaccia dei vari elementi diventa il problema da superare e una buona comunicazione tra i membri del progetto è necessaria. L’ orizzontale situazione operante richiede che ogni membro del gruppo assuma le sue responsabilità in ordine ai suoi limiti. Le complicazioni che si presentano quando gli ingegneri vogliono diventare artisti, quando i contabili vogliono diventare ingegneri o quando gli artisti sono stati redarguiti dagli ingegneri. L’ artista ha espresso il suo criterio estetico in accordo ad una determinata scala e così l’ ingegnere dovrebbe essere consapevole delle sue condizioni di limite. A queste complicazioni interne si vanno ad aggiungere le difficoltà di relazioni con la pratica non familiare del business giapponese, con gli sconosciuti della situazione dell’ Expo degli anni ’70 e con la pressione del programma a tempi stretti. In questo contesto, naturalmente, noi facciamo errori. Rimaniamo impegnati troppo a lungo agli “esperimenti�? in Giappone nel fare un pannello a specchio solido dove al tecnologia che usavano era ovviamente inadeguata. Accade solo quando i programmi diventano pericolosi di botto e i risultati inaccettabili che noi sferziamo verso la pressione negativa, nella struttura a specchio. Originariamente noi abbiamo dimenticato che il flusso del traffico potrebbe rappresentare un problema nel momento in cui il visitatore potrebbe stare quanto più a lungo possibile. Noi confermiamo che questa è una completa incomprensione degli effetti del sistema Expo sui visitatori che vogliono vedere più padiglioni possibili in un giorno. Noi sappiamo che la fatica che deve essere fatta per attrarre la sua attenzione e che egli potrebbe sviluppare nello spazio. Allo stesso livello una semplice dimostrazione degli effetti del “Fog�? potrebbero far girare intorno la gente ed esplorare la loro immagine. Diversi sistemi richiedono misure correttive dopo essere state istallate sul sito-particolarmente il sistema nebbia, il sistema sonoro, e il sistema interno luminoso. Noi abbiamo fallito nel realizzare la scultura “Suntrak�?. Un debole tentativo è stato fatto quando si è provato ad assemblarla. Il “Suntrak�? è stato smantellato per l’ apertura formale, con l’ illusione di volerlo ricostruire. E’ stato rimosso e mai più ricostruito. Come il “Pavilion�? è stato interrotto, è stato circondato da una magnifica scultura “Fog�?. La combinazione del “Clam Room�? e del “Mirror Room�? rappresentarono uno spazio architettonico di grande bellezza. Le sculture moventi dall’ altra parte del “Pavilion�? crearono un effetto fisico macroscopico che cambiava continuamente e che attirava il movimento delle persone che aspettavano dall’ altra parte del “Pavilion�?. Il diametro sferico di novanta piedi del “Mirror�? e il sistema sonoro aprono alla possibilità di performance che potrebbero essere sia integrate verso lo spazio e sia nello “Shekespeare’s Globe Teatre�?. Entrambi, il “Fog�? e il “Mirror�? sono stati i primi in termini di scala. In più la loro tecnologia ha avuto molte applicazioni. Il “Fog�? che circonda il “Pavilion�? è stato l’ esempio della più grande massa di vapore acqueo mai prodotta senza l’ uso di sostanze chimiche. L’ insistenza nell’ usare acqua pura per il “Fog�? portò verso un sistema che offriva interessanti possibilità per sistemi d’ irrigazione, area condizionata, e sistemi per proteggere le colture dalle gelate. Il “Mirror�? è stato lo specchio sferico più grande mai creato ed è stato il primo uso di un “Melinex�?, pressione negativa, struttura ad aria. Esso usò la superficie interna di una sfera per la prima volta. È concepibile che questo metodo di creare una superficie concava riflettente venne usato per costruire vari tipi di antenne. Programmazioni live sono state progettate per usare lo spazio in un modo organico. Le idee dell’ hardware sono state così ricche di possibilità che il concetto di un cambiamento continuo si sviluppò organicamente. Un gruppo di quattro artisti (compositori, ballerini, disegnatori, scienziati) stavano al “Pavilion�? tutte le volte a determinare le attività e i programmi. I sistemi sonoro e luminoso, così come lo spazio pavimentato, furono progettati dietro richieste di continui cambiamenti. Il “Pavilion�? diventò teatro in cui venivano usate tutte le tecnologie più all’ avanguardia in cui le esperienze di tutti i programmatori si espandevano e arricchivano le possibilità di spazio. Le programmazioni e le operazioni del “Pavilion�? furono importanti così come i progetti dell’ hardware. Artisti in Giappone e negli U.S.A. furono d’ accordo per essere programmatori durante l’ Expo ’70. Furono presentati i seguenti programmi: Harry Harper e Jacquelyn Farrell, che rappresentavano Roger Payne del Whale Fund, produssero un ambiente sottomarino usando registrazioni di balene “mentre cantavano�?. Le cornette con microfono davano informazioni ai visitatori circa i cervelli, abitudini alimentari, e comunicazioni di questi mammiferi vicini-estinti. David Tudor fece nove programmi usando proprietà uniche del sistema di modificazione sonora che lo aiutò nel progettare. Tre di questi programmi furono registrati dalla Sony. “Pepscillator�? usò il sistema di modificazione per mettere su un’ oscillazione che è stata usata per comunicare in vari modi e con modelli differenti. “Pepsibird�? e “Anima Pepsi�? entrambi progettarono la libreria del suono E.A.T. fu compilata, con suoni ultrasonici, impulsi nervosi, vibrazioni terrestri, e usò ambienti e suoni microscopici come delle passeggiate. Takumi Hijikata procurò un ballerino di mimo giapponese che si perfezionò nei suoni tipici dei funerali, un temporale, e quindi nei canti della cornacchia. I matrimoni giapponesi venivano simulati in diversi modi e venivano girati nel “Mirror�?. Pauline Oliveros compose anche e specialmente musiche per il Pavilion. “Pep-Psi�? faceva registrazioni da due ragazze cantanti cinesi e suonava il violoncello e gli accordi. Le hostesses venivano richieste per cantare e per guidare i visitatori nelle esplorazioni con alte qualità di suoni della cupola. Di Rikuro Miyai due parti del programma furono chiamate “Shadows Left on the Moon�?. Una parte fu perfezionata per simulare i ritmi dei tradizionali canti popolari giapponesi. Quindi vennero dimostrate molte qualità della cupola. La seconda parte del programma usò il New Rock e i ballerini in camere fluorescenti che stavano al buio e si esibivano in altre situazioni quando le camere erano illuminate con un impulso. Bob Whitman preparò un programma in cui usava slides e parole giapponesi e inglesi suonavano in vari modi nell’ intero sistema sonoro ma non vennero mai perfezionate. Il “Pavilion�? è stato un lavoro d’ arte con la sua tipica unità e integrità, così come un teatro inesplorato, e uno spazio concerto, uno studio di registrazione per composizioni multi canali e un fertile laboratorio per esperimenti scientifici. Le scienze sociali espressero un interesse negli studi di come i visitatori reagivano nei confronti delle varie situazioni. Gli architetti furono interessati al libero flusso delle persone che visitavano il “Pavilion�?. Le misure scientifiche del “Fog�? e le sue reazioni al tempo sono state fatte quotidianamente. Le misure delle proprietà ottiche del “Mirror�?, molte delle quali mai viste, furono cancellate. Durante il periodo che abbiamo operato e programmato il “Pavilion�? esso funzionò a tutti i livelli. Il venticinque Aprile alla richiesta della Pepsi-Cola, E.A.T. girò la programmazione, le operazione e la conservazione del “Pavilion�? alla Pepsi-Cola, Giappone. -Billy Klüver Agosto, 1970


Po-scritto

Il progetto della Pepsi-Cola è stato rimarcato nei suoi sforzi di involgere contemporaneamente gli artisti in una situazione non artistica. Il suo tentativo produsse un numero di domande interessanti particolarmente nell’ area della relazione dell’ artista con l’ industria e la posizione legale dell’ artista nella società, che era stata drammatizzata dall’ interruzione della nostra relazione con la Pepsi al di fuori del programma del “Pavilion�?. La forma usuale del supporto industriale delle arti è padroneggiata dall’ esistenza dell’ arte o di forme d’ arte. In questo progetto l’ artista è stato considerato una risorsa in un’ attuale situazione fisica con un finale funzionale. Il fatto che non c’ è stata la definizione di questo ruolo dell’ artista è stato una sorta di fraintendimento. Tradizionalmente, gli interventi dell’ artista in una struttura legale, istituzionale, e struttura di valore di se stesso, il quale è diverso da alcune pratiche standard nel resto della società, alcune delle peculiarità delle quali sono riconosciute dalla legge: lavori di arte, possono essere importati liberamente qualora siano fatte di materiali tascabili; un importante lavoro di arte non è soggetto agli standard usuali delle leggi oscene. L’ artista non ha il copyright sul suo lavoro. Non ha il controllo di quello che è stato venduto eccetto che non possa essere cambiato. In ogni modo, l’ artista porta il suo materiale dal suo ambiente e non è richiesto di portare permessi per pagare questi diritti. La serie di Andy Warhol “Brillo Box�? ne costituisce un famoso esempio. Comunque, se il lavoro di un artista è chiaramente derivativo dal lavoro di un altro, egli è sminuito come un cattivo artista. In ogni modo questo complesso di valutazioni e pratiche porta all’ assunzione di integrità e autorevolezza. Queste operazioni, quasi legali, e gli aspetti legali dell’ attività dell’ artista devono portare il conto se egli è in grado di contribuire effettivamente come una risorsa al di fuori del suo stesso campo. Nel caso specifico della Pepsi-Cola “Pavilion�?, io suggerii la seguente soluzione a Donald Kendall, presidente della PepsiCo., Inc., in una lettera, otto Aprile 1970:


…Come sai, il “Pavilion�? e la programmazione sono stati progettati con la collaborazione di un grande numero di artisti, ingegneri, scienziati, e altri professionisti. La questione che è venuta fuori dalla distinzione legale tra un lavoro di arte raffinata e un prodotto commerciale, o più specificatamente tra gli artisti creativi e gli artisti commerciali o i designer. La nostra relazione legale verso la Pepsi-Cola è stata sviluppata cosicché gli artisti vengono messi nella categoria degli artisti commerciali progettando un prodotto commerciale. Una conseguenza di questo è che dobbiamo ottenere diritti da tutti gli artisti e ingegneri e altre persone coinvolte, particolarmente riguardo l’ uso del “Pavilion�? dopo l’ Expo ’70. Il nostro dilemma è comunque se gli artisti hanno creato un lavoro di arte raffinata o un lavoro di arte commerciale in cui ci siano diritti che devono essere garantiti. Tradizionalmente, l’ artista non esige “diritti�? nel suo lavoro: il suo impegno di originalità non è ricercato ed egli contribuisce al suo lavoro con le parole quando è finito. E’ creato per il beneficio di esperienze individuali e i suoi benefici sono liberi per ognuno di essere usati. Il progetto Pepsi non è stato richiesto in questo spirito; è stato questo senso d’ impiego ed energia tra gli artisti e gli ingegneri di cui tu mi parlasti durante la tua visita. Le partecipazioni individuali in questo progetto hanno creato un largo e complesso lavoro di arte. Verso le critiche dell’ arte giapponese americana che hanno visto il “Pavilion�?, l’ abilità degli artisti nel partecipare in un progetto di questa scala è una conquista e radicalmente espande le possibilità sociali dell’ arte. Ti sto chiedendo di avere il trattenimento Pepsi-Cola de “Pavilion�? come un lavoro di arte...

Una decisione di riconoscere il Pepsi “Pavilion�? come un lavoro di arte e trattenerlo come meglio è stato ambientato precedentemente in questa area. Il progetto sarà un modello per la partecipazione industriale futura nei progetti dove l’ artista si muove nella società e coinvolge un numero crescente di persone nel suo lavoro. Pepsi-Cola sarà riconosciuta non soltanto come l’ arte principale del nostro tempo, ma più importante, come un’ innovazione nelle arti contemporanee…''

Comunque la Pepsi-Cola non è stata volenterosa di portare questo passo, l’ esistenza del “Pavilion�? è stata un tributo verso le possibilità inerenti in una relazione tra l’ artista e l’ industria che può e si svilupperà nel futuro.

–Marzo1971. 



Sintesi: Experiments in Art and Technology


Per Biorn, ingegnere della performance, utilizza ambienti teatrali elettronici e sistemi modulari per coreografare un ballo via walkie-talkie. Anche l’ ingegnere Jim McGee si serve della tecnologia per mettere in scena il gioco del tennis nel teatro, utilizzando racchette a rete metallica per la trasmissione del suono che a sua volta viene controllato dalle luci, il tutto per ottenere una modesta coreografia proiettata da una televisione a raggi infrarossi a grande schermo per l’ audience. Billy Klüver ci parla del “Pavilion�?, un “padiglione�? utilizzato ai fini dell’ “Expo ’70�?, un’ esposizione realizzata in collaborazione con la Pepsi-Cola. Esso è stato un lavoro d’ arte, un teatro, uno spazio, uno studio di registrazioni multi canali e un laboratorio per esperimenti scientifici in cui venivano usate tutte le tecnologie più all’ avanguardia, dove le esperienze dei vari programmatori venivano esposte. Gli artisti lavorarono alla sua progettazione e realizzazione preoccupandosi dell’ esperienza di ogni singolo visitatore per far si che non fosse casuale. Gli obiettivi di tutti gli architetti del “Pavilion�? erano di creare un ambiente in cui ogni singolo visitatore potesse partecipare attivamente ed anche quello di dimostrare concretamente la varietà e la molteplicità delle esperienze che la nuova tecnologia può portare ai singoli individui. Gli organizzatori di questa esposizione assunsero un certo livello di responsabilità per il loro lavoro e cercarono di instaurare una buona comunicazione tra di loro. Il “Pavilion�? era circondato dal “Fog�? l’ esempio della più grande massa di vapore acqueo mai prodotta senza l’ uso di sostanze chimiche. Da ciò ebbero l’ idea per sistemi d’ irrigazione, area condizionata e sistemi per proteggere le colture dalle gelate. Invece, all’ interno del “Pavilion�? si potevano osservare altri esperimenti scientifici come il “Mirror�?, era uno specchio sferico più grande mai creato, esso usò la superficie interna di una spera per la prima volta, questo sistema venne poi usato per costruire vari tipi di antenne. Inoltre, solo per il programma “Pavilion�? c’ è stata una relazione con il progetto della Pepsi-Cola in cui si assiste ad un tentativo di coinvolgere artisti in una situazione non artistica, in questo progetto l’artista veniva considerato una sorta di risorsa in una situazione fisica con un finale “funzionale�?.