Basquiat Jean-Michel

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Basquiat Jean-Michel

Personaggio

Renè Ricard, nel 1981, scrisse di Basquiat nel suo articolo “The Radiant Child”:"Se Cy Twombly e Jean Dubuffet avessero un bambino e lo affidassero in adozione, questi sarebbe Jean-Michel".

Protagonista emblematico della scena newyorchese degli anni ’80, Basquiat è uno degli artisti più controversi dei nostri tempi.

Morto giovane, ultimo artista maledetto, Basquiat fu travolto, oltre che dalla droga, dall'euforia tipica degli anni Ottanta che chiedeva agli artisti di produrre opere a getto continuo per consentire ai nuovi ricchi di investire i guadagni di Borsa. Ancora oggi, a quasi venti anni dalla morte, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare e far discutere il pubblico e la critica di tutto il mondo.

Demetrio Paparoni, Teorico dell’Arte, ne ha parlato come del Van Gogh moderno, mentre Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura, in un’intervista durante la mostra a Milano lo ha definito il “Picasso nero”.

C’è però anche chi, come la giornalista Adriana Polveroni in un articolo sulla mostra di Basquiat a Roma, si chiede:“Più famoso perché nero, eroinomane (muore per overdose nel suo appartamento), amico di Warhol e di tutto il bel mondo newyorkese di Soho o perché grande artista?”.

La risposta forse si trova in un altro articolo ne “Il Venerdì di Repubblica” del 1° Gennaio 2002.

"La verità? Nel caso di Jean-Michel Basquiat, il James Dean della pittura, sembra a portata di mano. Era geniale. Era bellissimo, amava la musica e la moda di Armani, le donne e Charlie Parker. Amava Jimi Hendrix, Alfred Hitchcock, Keith Haring, Andy Warhol. Amava New York e l’eroina, amava Haiti e la pittura…Basquiat lo si è visto, ventenne e in carne e ossa, interpretare se stesso in New York Beat (1980-81): artista di strada, poeta di immagini in libertà, pittore di versi, ragazzo notturno e nottambulo. Il suo funerale al Green-Wood Cemetery di Brooklyn, il 17 agosto dell’88, è stato raccontato come fosse una diretta televisiva".

Biografia

Jean Michel Basquiat nacque a Brooklyn il 22 dicembre 1960. Il padre Gerard era haitiano, la madre Matilde Andradas era portoricana. Nel'63 nacque la sorella Lisane e nel'67 la sorella Jeanine.

Fin dai primi esordi scolastici mostrò subito uno spiccato interesse per il disegno, ispirandosi a fumetti e cartoni animati. Scrisse con un compagno un libro per bambini nel quale iniziò a disegnare i suoi soggetti preferiti: macchine, personaggi basati sui film di Alfred Hichcock e libri comici. La madre incoraggiò subito il talento del figlio e spesso lo portava a visitare i principali musei newyorkesi: dal Brooklyn Museum, al Metropolitan Museum ed al Museum of Modern Art of New York.

Nel 1968, venne investito da un' auto, mentre giocava a pallone in strada e fu costretto a passare un mese in ospedale: aveva riportato la frattura di un braccio e gli venne asportata la milza. La madre, in questo frangente, gli regalò un testo di anatomia di Gray, che divenne un suo punto di riferimento e di ispirazione negli anni. Gray, infatti si chiamerà anche il gruppo musicale che Basquiat fonderà insieme agli amici Vincent Gallo, Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson e dove suonava clarinetto e sintetizzatore.

Nel 1974 la famiglia si trasferì a Portorico e Jean Michel fuggì per la prima volta di casa. Dopo 2 anni i Basquiat tornarono a New York. I rapporti tra l’artista e il padre diventarono sempre più critici, Basquiat scappò di nuovo e venne riportato a casa dalla polizia.

Nel 1976 iniziò a frequentare la City-as-School, situata a Manhattan e destinata a ragazzi problematici, ma dotati. Fu proprio in questa scuola che, nel 1977, strinse amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista. I due iniziarono a fare uso di stupefacenti ed unirono le loro capacità iniziando a graffitare per le strade di New York firmandosi con l’acronimo di SAMO “SAMe Old Shit” (la solita vecchia m***a). Le frasi criptiche e di protesta che apparivano al mattino sui muri o sulle lamiere dei vagoni metropolitani, incuriosivano le persone tanto che si scatenò una vera e propria caccia al profeta.

Intanto, sempre insofferente di ogni forma di disciplina, Basquiat lasciò la High School nel 1978, un anno prima del diploma finale e, sempre in quell'anno, abbandonò la casa paterna. Convisse prima con Diaz, poi con un’amica Alexis Adler. Per vivere vendeva magliette dipinte e cartoline che egli stesso produceva con la tecnica del collage. In un ristorante di SoHo, Andy Warhol acquistò una delle sue cartoline. In quello stesso anno il “Village voice” scrisse un articolo su SAMO. Basquiat per una ricompensa in denaro, rivelò l’identità del misterioso predicatore, tra l’incredulità generale, nessuno infatti sospettava che dietro a tutto ci fossero due diciassettenni. Dopo questo fatto si sciolse il sodalizio con Al Diaz e sui muri di Manhattan apparve l’annuncio “SAMO IS DEAD”, da allora Basquiat non usò più la firma Samo per le sue opere.

Nel 1979 al Mudd Club incontrò Diego Cortez che divenne uno dei primi commercianti delle sue opere e che lo introdusse sulla scena dell’East Village, dove conobbe l’influente critico d’arte Henry Geldzahler.

L’anno dopo Jean-Michel partecipò al Time Square Show, una retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti, alla quale parteciperà anche Keith Haring. Da questo evento presero forma due nuove avanguardie della Grande Mela : la downtown (neopop) e la uptown ( rap e graffiti). Glenn O’Brian girò il film-documentario New York Beat, che è uscito nelle sale solo nel 2001 con il nome di Downtown 81, dove Basquiat interpretava se stesso.

Nel 1981 Basquiat partecipò alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Keith Haring e Andy Warhol. Basquiat non era più un artista di nicchia sconosciuto, infatti venne pubblicato su "Artforum" un entusiastico articolo su di lui dal titolo "Radiant Child", a firma del poeta artista Renè Ricard. Cominciò così la sua ascesa nell’empireo degli artisti di successo: nel marzo del 1982 espose per la prima volta una personale a Modena e, contemporaneamente, a New York nella galleria di Annina Nosei, raccogliendo commenti entusiastici di pubblico e critica. In breve tempo prima la Galerie Bischofberger in Svizzera, poi la Delta di Rotterdam ospitarono una sua retrospettiva. L'anno successivo produsse un disco Hip-hop.

Nel 1983 strinse amicizia con Warhol che lo accolse nella Factory. Inizialmente il loro rapporto era stato piuttosto freddo, poi cominciarono a frequentarsi e si creò una sorta di rapporto quasi padre-figlio. Il gallerista Bishofberger, osservando Basquiat disegnare con la figlia Cora, lanciò l’idea delle Collaborations o quadri a più mani. In particolare propose a Warhol, Basquiat e Clemente di iniziare 4 tele e passarle poi agli altri. Basquiat intanto continuava ad abusare di droghe e soffriva di attacchi psicotici.

Nel 1985 il N.Y. Times Magazine dedicò all’artista la copertina e un articolo “New Art, New Money: the Marketing of an American Artist.”, fu il culmine della notorietà e l’inizio del declino. A scopo artistico personale dipinse un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe. Ma fu un’occasione infelice; la critica accolse con freddezza le tele, anzi alcuni critici definirono Basquiat “la mascotte di Warhol”.Da allora Basquiat smise di frequentare l’amico.

Sempre più in balia della droga, continuò a lavorare instancabilmente e a esporre in tutto il mondo, ma cominciò a passare da un agente all’altro, da una fidanzata all’altra. Aveva attacchi di paranoia e si sentiva sfruttato e manovrato da tutti, Warhol compreso. Quando però nel 1987 Warhol morì, Basquiat cadde in uno stato di prostrazione da cui non riuscì a riprendersi. Tenne una personale a Parigi e lavorò per importanti galleristi americani. Le sue tele si riempirono di demoni e divinità malvagie. Cercò di disintossicarsi girando diverse cliniche.

A Parigi incontrò nel 1987 Outarra, un artista africano, con il quale comprò degli amuleti. Outarra desiderava aiutarlo ad uscire dalla droga per questo voleva portarlo nel suo villaggio e sottoporlo ad un rito di purificazione degli sciamani. Tutto era pronto, ma pochi giorni prima di partire, il 12 agosto 1988, Basquiat venne trovato morto nel proprio appartamento per un'intossicazione da stuperfacenti.

Sito web

Poetica

La pittura di Jean Michel Basquiat non è facilmente classificabile. Egli si definiva un analphabet artist, forse per la somiglianza del suo tratto con quello dei bambini, ma nelle sue opere, primitive, talvolta infantili, si rilevano influenze e citazioni delle correnti artistiche più significative del Novecento. Artista poliedrico, la sua poetica si esprime intorno ad alcune tematiche ricorrenti.

SAMO : IL GRAFFITISMO COME CRITICA ALL’ARTE

Basquiat comincia a entrare nel mondo dell’arte con i graffiti. Le sue opere, a firma SAMO, “poesie di strada”, come furono definite dal Soho News, richiamavano veri e propri rebus, ma al tempo stesso si presentavano come proteste contro la società contemporanea e contro le forme classiche della rappresentazione, del “fare arte”. Talvolta si trattava di dichiarazioni esistenziali, derivanti da un flusso di pensiero continuo, quasi filosofico, di una specie di guru, un nuovo predicatore.

"SAMO come nuova forma d’arte.

SAMO come la fine della religione che ti lava il cervello, della politica inconcludente, della falsa filosofia.

SAMO salva gli idioti.

SAMO per la cosiddetta avanguardia.

SAMO come alternativa al fare arte con la setta “radical chic” finanziata dai dollari di papà.

SAMO come la fine dei confini dell’arte.”

Un’ altra azione critica forte fu, successivamente, la scelta dichiarata di un segno semplice, primitivo, fuori da qualunque regola compositiva, l'assenza di prospettiva e la visione frontale. “Non sopporto paletti, i quadri io li disegno come quando ero bambino”affermò Basquiat nel documentario “Shooting Star” e ancora "Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita".


SCRITTURA, MUSICA, CINEMA, SPORT : CONTAMINAZIONE E INTERDISCIPLINARIETÀ.

Del graffitismo, nelle opere successive più a carattere pittorico, Basquiat conserva il valore attribuito alla parola, sia come senso che come segno. La presenza della scrittura,l’uso di materiale polimaterico, la pluralità dei temi, le variazioni stilistiche fanno delle sue opere esempi di “contaminazione”, di convergenza di più linguaggi all’interno della stessa opera. Vi si possono riconoscere elementi colti, tratti da testi di archeologia o di anatomia, d’arte o di scienze insieme ad altri legati alla vita di strada. Si leggono riferimenti a storia, medicina, musica, leggende e miti classici, riti vudu e Bibbia, che convivono con immagini di estrazione popolare.

Nascono lavori come l’"Eroica" dove sono inseriti elenchi di nomi, parole dipinte che possono venire coperte o semicancellate per attirare l’attenzione di chi guarda: “Io cancello per rivelare”. Talvolta c’è una narrazione all’interno del quadro, altre volte le parole indicano il tema nascosto o un avvenimento espresso sulla tela, altre ancora sono prive di senso. Le parole sono libere di trasformarsi in puri segni grafici, fintamente elementari. Sembrano poesie, dove la ripetizione ossessiva di una lettera, ora più spessa, ora più sottile, si trasforma quasi in un gioco acustico.

Ma il suono, la musica sono molto di più che allusioni: Basquiat è un musicista. Fonda una band i "Gray" con la quale suona nei locali underground, produce dischi di cui arriva a dipingere la copertina e addirittura il vinile, come per il disco hip hop “Beat Bop” del 1983. Nelle sue tele la musica ritorna incessantemente con infinite variazioni: strumenti come sax o trombe, note, riferimenti a generi diversi, musicisti.

Basquiat è anche attore. Recita in "Downtown 81" dove interpreta se stesso, in giro per New York alle prese con problemi ordinari di sopravvivenza, come, ad esempio, procurarsi con la vendita di un quadro i soldi per l’affitto dell’ appartamento da cui veniva sfrattato. E il cinema, la televisione, il mondo dei fumetti sono presenti in diverse opere, e poi lo sport, in particolare il pugilato.

I suoi quadri potrebbero quasi definirsi degli ipertesti su tela .

LA DENUNCIA SOCIALE O L’AFFERMAZIONE DEL RISPETTO

A partire dal 1981 Basquiat dedica alcuni dipinti a temi sociali, dove appare chiara la richiesta di riconoscimento, di eguaglianza, di rispetto dei valori umani. In un’intervista egli ammise che l’80% dei suoi lavori erano animati dalla rabbia: rabbia legata alla propria situazione personale e familiare, ma anche e soprattutto rabbia contro la cultura dominante bianca. Egli denuncia apertamente i soprusi subiti nella storia e nel presente dalle persone di colore; dagli schiavi, venduti come merce, alle popolazioni sfruttate per il commercio del sale o dei diamanti, dagli atleti di colore che, pur vincitori, non potevano festeggiare nei locali dei compagni di squadra bianchi, allo stesso Basquiat, artista nero famoso, che “non riesce a fermare un taxi nemmeno da star”.

La prima opera di questo tipo è "Jimmy Best" del 1981 dove si legge “Jimmy mandato a tappeto da un pugno imprevisto dei suoi ricordi d’infanzia”, dedicato ad un giovane nero la cui vita era stata rovinata dalla reclusione in un riformatorio.

Interessante “Grazing Soup to Nuts” del 1983, dove si denuncia lo sfruttamento economico e commerciale dei paesi in via di sviluppo, come la Nigeria e la Birmania e "Blue Gyp Stock".

ORGOGLIO NERO E RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ

Dall’82 all’85 si apre un nuovo periodo creativo che si basa sulla ricerca e la valorizzazione della propria identità nelle radici afroamericane.

E’ il periodo dei neo-miti-neri - "re incoronati" - (tra cui i pugili Muhammed Alì e Sugar Ray Robinson, i campioni del baseball, Jackie Robinson e Hank Aaron). Atleti, musicisti, profeti neri, riempiono le sue tele, in un gioco di rimandi verso la voglia di riscatto dei "blacks" (le sue maschere nere minacciosamente mostrano mandibole e denti serrati). Sono eroi che vogliono cambiare le cose, i “famous negro” e le teste nere coronate. Le teste nere non sono infatti teschi, ma maschere rituali, che imbruttiscono il soggetto per atterrire l’avversario, i segni evidenti sono colori di guerra. La maschera tribale e la corona diventano la firma di Basquiat: regalità, eroismo, negritudine.

Nel dipinto "To Repel Ghosts" raffigura se stesso con una croce al collo e un bastone da sciamano in mano, come un profeta della sua gente nera. Eccessivo forse, ma d’altronde solo partendo dal riconoscimento e dal rispetto della propria identità, Basquiat poteva tentare di costruire relazioni con gli altri.

LE COLLABORATIONS WARHOL - BASQUIAT

Di particolare importanza fu il suo rapporto con Andy Warhol, artista che ammirava, di cui aveva sempre desiderato l’approvazione e con il quale cominciò a lavorare, verso la fine del 1983, alle Collaborations. Il confronto con il rigore delle opere di Warhol, portarono Basquiat a riflettere sul proprio lavoro. Warhol, nei suoi Diaries scrisse: “Penso che i dipinti che stiamo facendo insieme siano migliori quando non riesci a distinguere chi ha fatto cosa”. In quei dipinti non esisteva più l’autore unico, ma l’opera assumeva valore solo come incontro e fusione dei due artisti.

Warloh fu un punto di riferimento importante, anche se alla luce dei fatti, c'è chi afferma che fu Basquiat a ridare vitalità ad Andy Warhol. Gianni Mercurio, curatore della mostra "The Jean Michel Basquiat Show", recentemente conclusasi a Milano, ricorda che Warloh, per sua ammissione, non dipingeva più da anni quando riprese a farlo con nuovo slancio proprio grazie alle Collaborations.

Basquiat veniva dalla generazione spiritualmente più vicina a quella pop; accantonate le utopie degli anni settanta, messe da parte alcune monotonie del concettuale, l’arte cercava di tirarsi fuori dalla riproduzione sterile e algida della pop art: i "baby boomers", nutriti a cartoons, rockstar e televisione commerciale, dopo la caduta di tutti i miti e i valori, erano alla ricerca di nuove ideologie, pronti a ragionare nei termini di una cultura urbana trasgressiva e popolare che lo stesso Basquiat incarnava.


LA DECADENZA

Nell’ultimo periodo della sua vita, Basquiat, travolto dalla morte di Warhol e dal proprio stile di vita, non riuscì a trovare nuovi stimoli. L’eccesso di droghe, che inizialmente sembrava acuire la sua creatività, negli ultimi anni, inibì la sua capacità di lavorare e lo allontanò da tutti. La tessitura cromatica dei suoi dipinti si fece più rarefatta, pochi temi si ripresentarono all’infinito, tornarono i marchi, parole, frasi allusive, alcuni personaggi dei fumetti e poi la presenza di demoni, di inquietanti figure mistiche africane, come Exu. L’energia vitale, e quella rabbia che lo aveva animato, si erano spente, logorate come il suo fisico e la sua mente, lasciando posto solo all'angoscia.


Opere

SAMO


1979
  • Samo - graffiti

Nel 1977 Basquiat, con Al Diaz,inizia a graffitare per le strade e sulle metropolitane di New York , firmandosi con l’acronimo di SAMO© “SAMe Old Shit” (la solita vecchia m***a), propagando, con bomboletta spray e pennarello indelebile, detti criptici, idee ermetiche, rivoluzionarie ed a volte insensate, come “SAMO© SAVES IDIOTS” (SAMO© salva gli idioti).



USO LE PAROLE COME FOSSERO PENNELLATE

Eroica
  • Eroica II

Acrylic and oil paintstick on canvas

Dopo il 1985 la scrittura si espande sulla tela a scapito del colore, conquistando parti sempre maggiori come in Natchez 1985 o nelle varie versioni di Eroica, dove la pittura viene praticamente annullata, sommersa da testi anche in fotocopie, pagine scritte, inserti di vecchi disegni.


LA DENUNCIA SOCIALE

Jimmy Best - 1981
  • Jimmy Best

Spray paint and oil paintstick on metal panel.


L’opera "Jimmy Best, 1981" rappresenta il momento di passaggio dall'esperienza di graffitista a quella di pittore. Si tratta di un dipinto costituito da una frase che emblematicamente recita: "Jimmy Best sulla sua schiena per i colpi bassi presi nella sua infanzia” o, in un’altra traduzione, “Jimmy mandato a tappeto da un pugno imprevisto dei suoi ricordi d’infanzia” , dedicato ad un giovane pugile di colore segnato per sempre dall’esperienza del riformatorio.

Renè Ricard commentò così questo dipinto: "Come può dirti chiunque abbia passato un po' di tempo nel penitenziario di Rivehead, gli uomini neri e latini più alti forti, ambiziosi e intelligenti vengono sistematicamente demotivati e discreditati. Jimmy non potrà mai dimenticare la sua incarcerazione come giovane delinquente, nè la sua vita distrutta dal sistema carcerario. Questa è l'esperienza che l'uomo di colore fa della giustizia bianca."

In fondo il disegno dell’incidente del 1968, a causa del quale Basquiat fu operato e gli venne asportata la milza.


Blue Gyp Stock
  • Blue Gyp Stock

Acrylic, oil paintstick and collage on canvas

In Blue Gyp Stock la tela ha una superficie quasi completamente bianca.

In alto sette volti bianchi con la scritta “testimoni”. Al centro un unico viso e tronco di una persona di colore, con sopra la scritta “Negro”, ha in testa un cappellino da baseball. Di fronte delle note escono da uno strumento, una cassa di sintetizzatore , forse, con la scritta “frustation”, cancellata.

A sinistra un accalappiacani bianco con la rete, a destra un battitore bianco che al massimo della gioia colpisce una palla. Poi però la freccia rossa trasforma la mazza in un bastone che picchia un cane madido di sudore, che cerca inutilmente la fuga.

Il nero, proprio come il cane , è in trappola tra battitore e ricevitore, in un mondo dominato da bianchi. Forse la musica è la sua unica via di salvezza... A guardare bene si vede però che lo strumento potrebbe in realtà essere un utensile meccanico, una sega, forse simbolo dello sfruttamento delle minoranze, ma il manico assomiglia molto all’impugnatura di una pistola…..un incitamento alla rivolta?

Anche il titolo è indicativo “Gyp Stock” era il nome dato agli zingari. “Blue Gyp” era una squadra di baseball e “Blue chip stock” erano fondi capitalistici che ricordano il crack degli anni ’30.


ORGOGLIO NERO E AMORE PER LA MUSICA

“Non so come descrivere il mio lavoro, perché non è mai la stessa cosa, sarebbe come chiedere a Miles Davis : com’è il suono della tua tromba?”


Hornplayers - 1983
  • Hornplayers

Acrylic and oil paintstick on three canvas panels


Hornplayers è un omaggio a Charlie Parker dove ornitology si riferisce a una sua composizione , ear e alchemy, sono richiami alle qualità di fusione e improvvisazione della musica jazz. Sulla tela si trova inoltre il nome di un altro musicista: Dizzy Gillespie.

Molte altre opere sono dedicate alla musica o ai musicisti neri: Charles the first è sempre dedicato a Charlie Parker,il cui nome è scritto come nelle dinastie dei re; King of the Zulus, del 1986 ,è dedicato invece a Loius Amstrong ;Zydeco, del 1984, si rifà invece a un genere musicale dei francofoni della Lousiana, dove si suona la fisarmonica , fusione di rhytm’n blues, rock’n’roll, valzer, musica caraibica cantata sia in inglese che in francese.


LA DECADENZA

Exu - 1988
  • Exu

Acrylic and oil paintstick on canvas

Exu è il nome di una divinità africana, legata alla morte e al male che assume significati differenti in aree culturali diverse. Exu è una divinità rumorosa e ribelle, un angelo caduto. Basquiat di quest'opera disse: "Ognuno ha il suo Exu e deve affrontarlo per conoscere il bene il male".


Film

Basquiat ha interpretato il film Downtown 81, prodotto da Maripol e uscito nelle sale nel 2001. Parti del filmato, insieme ad altri documentari e video su Basquiat si trovano suYoutube, altre notizie su Downtown

Del'96, il film Basquiat di Julian Schnabel, artista e amico dello stesso Basquiat, con un cast ricchissimo e David Bowie nei panni di Warloh. Articoli e recensioni sul film si trovano ai seguenti indirizzi

Tempimoderni

reVision

Movie Connection

Basquiat.net


Musei

Bibliografia

  • AA.VV., Jean-Michel Basquiat, 2 Volumi In Cofanetto, Ed. Hoepli
  • AA.VV., Basquiat, Ed. Rizzoli
  • AA.VV., Basquiat, New York, Brooklyn Museum, 11 Mars-5 Juin 2005, Ed.Flammarion
  • AA.VV., THE JEAN-MICHEL BASQUIAT SHOW Milano, Triennale, 20 settembre 2006-21 gennaio 2007, catalogo della mostra Skira 2006
  • AA.VV., Jean-Michel Basquiat. Catalogo della mostra, Museo d'Arte Moderna, Città di Lugano, Skira (2005)
  • Chalumeau J.L., Basquiat "Un Enfant-roi des années quatre-vingt", Ed. Cercle D'art
  • Emmerling Leonard, Basquiat, Ed. Taschen
  • Hoban Phoebe, Basquiat . A quick killing in Art, Ed. Penguin Books Ltd.
  • Hoban Phoebe, Basquiat . Vita lucente e breve di un genio dell'arte, Ed. Castelvecchi
  • Hoban Phoebe, Basquiat. L’artista di strada che divenne un mito, ED. Castelvecchi (2006)
  • Mayer Marc, Basquiat, Ed. Merrell Holberton
  • Mercurio G., Panepinto M., Jean-Michel Basquiat , Dipinti Roma, Chiostro Del Bramante, 20 Gennaio-17 Marzo 2002, Ed. Electa


Webliografia

http://www.english.emory.edu/Bahri/Basquiat.html

http://www.artseensoho.com/Art/SHAFRAZI/basquiat96/basquiat1a.html

http://web.dsc.unibo.it/~sfrances/ig/index.html

http://www.basquiat.net/

http://railibro.lacab.it/emma/zoom.phtml?ns=2007

http://web.tiscalinet.it/piergiorgio75/basquiat.htm

http://www.trendystyle.it/news/0132/articolo.htm

http://www.vecchiatoarte.it/catalog/author.php?id_parent=2&id_cat=57

http://espresso.repubblica.it/style_design/archivio/425223/2/6

http://xl.repubblica.it/dettaglio/29414

http://www.wuz.it/Articoli/Articolo/tabid/77/id/345/Default.aspx

http://www.triennale.it/triennale/sito_html/basquiat/sito/index.html