Interview with Graham Harwood

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== Autore == Graham Harwood (intervistato da Bosma Josephine)

== Tratto da == http://laudanum.net/cgi-bin/media.cgi?action=display&id=1035190701

== Titolo Originale == Interview with Graham Harwood

== Traduzione di == Francesco Pratesi

Anno

Titolo:

Intervista a Graham Harwood


JB: Può dirmi il suo punto di vista sul criticismo dell’arte e la net art?

Graham Harwood: Nella descrizione che cercavo di fare in De Balie era che il criticismo dell’arte viene da uno specifico modo di produzione culturale. Quel modo That mode di produzione culturale era generalmente per quella elite sociale che cercava di mantenere o creare la sua posizione nella società. La produzione in una cultura più o meno omogenea, in cui tutti sono bianchi, dipende da come si dividono le persone, per esempio tra quelle che posseggono ricchezza e privilegi e quelle che non ce l’hanno. Per diversi secoli l’arte fu usata principalmente con questo proposito. Questa era la sua funzione principale. Si potevano definire una serie di parametri per la elite sociale (e l’arte era il miglior modo per trasmettere questo attraverso il tempo), una volta definiti i parametri di gusto chi non era d’accordo o non li capiva era escluso dal gruppo. Questi parametri di gusto furono sempre definiti per creare una distanza tra la moltitudine e l’elite sociale. Il criticismo dell’arte generalmente proviene da questa linea.

JB: Vorrebbe dire qualcos’altro sul criticismo dell’arte del 20esimo secolo?

GH: Si. A proposito del criticismo dell’arte in Inghilterra c’erano dei movimenti radicali nel ventesimo secolo che cercavano di creare una sorta di interruzione dalle linee Marxiste, ma la maggior parte delle opere d’arte e degli artisti venivano proprio da lì, dalla colta elite sociale. Anche quelli che si ribellavano alla elite provenivano da quella stessa. Non erano i lavoratori delle fabbriche, erano persone di un certo livello della società.

JB: Femministi e decostruzionisti fecero la differenza?

GH: Questo più tardi e con la cultura dei media. La cultura dei media crebbe da frammenti di film, di fotografia e divenne sempre più grande fino agli anni sessanta quando si spense. Le vecchie forme d’arte, di cultura e parametri di gusto furono trasformati nei mass media. C’erano un mare di cambiamenti. Contrariamente a prima, quando solo la piccola elite poteva “creare�?, adesso un grande gruppo di persone si era messo in gioco. Successivamente sempre più persone cominciarono a produrre cultura per se stessi. Negli anni 60 diedero un immagine culturale di se diversi gruppi come il movimento femminista, il movimento per i diritti dei gay e dei neri. Non c’erano particolari strategie d’arte in quel momento.

JB: Ma ebbe un effetto sul criticismo dell’arte…

GH: L’espressionismo astratto e questo genere di cose furono come messe da parte. Si può capire definitivamente qual'è la differenza tra cosa è arte e cosa non lo è e qial’è la sua funzione. Penso che le questioni chiave adesso sono diverse. I problemi sono più chiari. Ora tutti possono produrre media per se stessi, scattare fotografie, registrare nastri e fotocopiare lettere.

JB: Così a meno che non si viva in estrema povertà si appartiene alla cultura dei media. E’ questo quello che sta dicendo?

GH: Si può vivere in poverta e fare ugualmente parte della cultura dei media. Ma penso che iniziare a poter bere acqua potabile sia un buon punto di partenza.

JB: Perchè la relazione tra l’acqua potabile e i media?

GH: Tutta la questione dell’acqua potabile va ben oltre la rigonfia cultura western. Se ne può parlare più ampiamente. In India, una volta che hai accesso all’acqua potabile il passo successivo è quello di fare foto ai tuoi familiari. Ad ogni modo quello che sta succedendo adesso è che sempre più persone cominciano a produrre cultura per se stessi. Il fatto è che ora quando - per esempio - parliamo dell’immagine delle donne e dei neri nell’ambito del cinema e nei mass media negli anni 60, 70 e 80, anche se non conosciamo il contesto di provenienza, sappiamo semplicemente che ci sono. Di conseguenza si possono porre questioni come: chi è un artista allora? Se un artista non sta facendo parte di un media importante o non pone dei punti di dibattito … se quel dibattito sta già avendo luogo altrove, se questi tipi di network di media significativi stanno per essere fatti, qual è la nostra posizione? Cosa stiamo facendo? Il mio problema con il criticismo dell’arte e la net art è che forse quello che stiamo facendo è che stiamo ancora cercando in queste culture di eilte sociale e le loro traiettorie che hanno più o meno consumato tutto, e noi stiamo ancora provando a muoverci in quella direzione. Forse il problema è come occuparci di tutte quelle persone che stanno producendo dei media significativi per se stessi e come esplorarli.

JB: Per riprendere il nostro argomento... criticismo dell’arte e net art, specialmente oggi, cosa significano? I critici d’arte devono occuparsi di queste persone che producono media significativi o l’arte e il criticismo dell’arte sono parte di tutti questi media significativi? Sembra che qualcuno di cui sta parlando sia troppo generalizzato e sembra non avere un preciso punto di vista da cui noi possiamo guardare le situazioni in questione. Stai guardando sopra, sotto, fuori o dentro?

GH: E’ un punto di vista livellatore. Dici di avere una lista ed è per la cucina Indiana. C’è molta gente su questa lista e parlano di diverse ricette, da diverse parti dell’India. Parlano delle ricette che hanno ereditato dalle loro famiglie e ci sono un sacco di persone che trascorrono il loro tempo preparando pranzi per gli altri. Il problema è: come si può interpretare questo in termini di net art? Ma è ovvio. Le persone stanno costruendo la loro vita intorno a ciò. E’ scambio tra persone, è il costruirsi di network e comunità…

JB: Ma ciò ha un intento artistico?

GH: Ovviamente. E’ preparare cibo. Il cibo è una pratica estetica e molto importante. Come te la cavi tu? E questo è solo un piccolo frammento di cosa c’è. Attualmente come hai cominciato a occupartene? Penso che questo sia un vero problema. Cosa c’entra il mio lavoro, il lavoro di Jodi o il lavoro di qualcun altro con questo? Quando tu puòi produrre qualcosa di grande significato individualmente.

JB: Sembra un pò che crei un problema dove non cè. Oppure ti piacciono le voci che ho sentito in qualche modo sembrare attaccarsi a questa idea che ora ci sono così tante possibilità o così tanta libertà, e questo così significa che tutto sta ora succedendo allo stesso livello o che tutto è fatto con lo stesso intento. C’è una tendenza a dire che non ci sono più differenze nel gusto culturale e così non possiamo impostare i parametri in base alle dfferenze. Il valore di un’opera d’arte per esempio. Il valore di un’opera d’arte, tra le altre cose, dipende molto dall’intento dell’artista.

GH: A me sembra che l’intento possa indebolire un argomento. Se la sola differenza tra un’opera d’arte buona o cattiva è l’intento, allora per me questo è un motivo insufficiente.

JB: Cos’è un intento artistico? E’ qualcosa per cui la funzionalità non è l’obiettivo primario, o non ha qualche tipo di chiaro e ovvio utilizzo per la vita di ogni giorno. Fa un annuncio e un commento su un altro livello. Questo per me è un modo di descrivere l’intento artistico.

GH: Si ma possiamo anche avere un immagine dei media come il bambino che corre dopo un bombardamento in Vietnam, questo ha un enorme impatto sociale e culturale. Non c’era nessun intento artistico per un immagine come quella. Ma l’immagine ebbe così tanta risonanza per le culture del tempo che acquisì una qualità trasformativa. Tanta quanta ne ebbe la Medusa per la elite sociale ai tempi Vittoriani.

JB: E’ dimostrato principalmente dai media. Dalla costante copia e riproduzione che avviene attraverso i media.

GH: Non penso che sia proprio vero. In questo modo tu avresti dei problemi con qualcosa tipo Rodney King picchiato dalla polizia di Los Angeles. Un immagine come quella può essere fabbricata, non deve essere vera per forza. Ma poichè è ormai fissata nella vita quotidiana della gente si è capita quell’immagine. Vera o non vera, l’immagine ha avuto molta risonanza. Anche se I media l’hanno riprodotta, l’immagine era già presente. Fu la cristallizzazione di quel tipo di immagine. Se vogliamo capire le dinamiche della cultura allora non penso che l’intento artistico sia utile per farlo.

JB: Arte e cultura non sono la stessa cosa.

GH: Non sono sicuro di questo. Anche se penso che qualche immagine e lavoro artistico di quella elite sociale sia molto interessante non accetto in particolare che siano cose utili quelle su cui spendere tempo per costruirle. Penso che ci siano molti tipi di produzione culturale che le persone fanno quotidianamente e che arricchiscono la loro vita, che risolvono problemi o celebrano differenti aspetti di se stessi. Trovo queste cose molto più interessanti.

JB: Ma allora lei potrebbe essere un politico o un architetto (che sono spesso considerati artisti), o qualcuno che enfatizza il nostro sentimento di ricchezza della vita che non dipende dal denaro. Se qualcosa ti da una vita piacevole non è necessariamente arte. Un altra domanda: ho l’impressione che tu gradiresti estendere il campo dell’arte alla vita stessa, Come i sistuazionisti degli anni sessanta.E’ vero?

GH: Non penso che ci sia differenza tra me che faccio giardinaggio, che probabilmente è una cosa che ha a cge fare con la bellezza, o parlare di queste cose e fare arte. Questo mi arricchisce esattamente nello stesso modo che fare onesti e diretti interventi sulla cultura. Non penso che ci sia alcuna differenza per me. Non sceglierei di avere argomenti come il giardinaggio nei miei discorsi pubblici, ma non mi importerebbe se il mondo fosse un po’ meglio. Sarei abbastanza felice di parlare di tulipani, piùttosto che dei ragazzi morti a Londra. Semplicemente non sento di poter parlare di queste cose. Come nel Bijlmer (vicino ad Amsterdam con molti immigrati clandestini e persone provenienti dalle ex colonie tedesche, JB) quando vedi pezzi di terra dove la gente porta vegetali e fiori da tutto il mondo e li commercia e li regala agli altri. Questo è sicuramente artistico. Ciò ha tutti I parametri riconosciuti come artistici tranne la vita quotidiana della gente.

JB: Per tornare al criticismo dell’arte oggi nell’ambiente di voci differenti in differenti tipi di media significativi, quale tendenza pensa che dovremmo scegliere come critici d’arte? Ha dei pensieri vaghi o chiari?

GH: Penso che ci sia una proposta che non è male. Quando noi sappiamo che queste liste sono la fuori penso che il consiglio non sia di scrivere racconti o romanzi, ma cosa è la struttura che rivelerà le qualità della lista. Che struttura si può immaginare che tu puòi mettere nelle liste che riveleranno tutta l’intimità e lo scambio che ha luogo qui. Che sia una proposta credibile.

JB: Cosi cio significherebbe che tu vedi il criticismo dell’arte come il creare un contesto in cui si possono rivelare certi aspetti degli scambi e dei contenuti in un modo specifico. Cio porterebbe a una nuova e differente sorta di pratica editoriale?

GH: Suppongo che sia possibile creare strutture che rivelino queste qualità.

JB: Allora il criticismo dell’arte sta principalmente rivelando certi aspetti della cultura della mailing list.

GH: No. Tu stai dicendo che esiste, questo esiste e questo esiste. Ma se tu hai una struttura attraverso la quale ti puoi immaginare la complessità… Un problema che abbiamo al momento è quello che noi abbiamo questi magnifici sistemi per collezionare tasse, questi enormi algoritmi che sono capaci di tirar fuori denaro dalle nostre tasche. Essi hanno una grande poetica. E’ un mostro bellissimo. Etu vuoi che lavori correttamente, vorresti riuscire a tirar fuori tutto questo denaro e spenderlo armi e altre cose. I programmatori sono affascinati da questo grande mostro, questo universo del prendere le tasse. Il fatto è che tu devi essere capace di descriverlo. Essi fanno questo solo perche è bellissimo. La gente non fa cose che non hanno questo tipo di bellezza. La stessa bellezza del pilota che sgancia bombe su altre persone. E’ molto bello visto dall’alto. Lui guarda giù e prova un piacere estetico, è elegante, è potente, è bellissimo. Questo perchè lui può sganciare la bomba. E’ la stessa cosa del sistema delle tasse o del sistema di sicurezza sociale o tutti quegli altri grandi sistemi. Sono tutti bellissimi. Noi abbiamo bisogno di essere capaci di criticare ciò. I critici della net art hanno bisogno di essere capaci di occuparsi di quella poesia. Quando ti occupi di quella poesia, il luogo in cui le persone fanno specifiche dichiarazioni su queste culture ha una certa risonanza. Allora noi ci occupiamo di strutture che riguardano le nostre vite. Quindi abbiamo molto più contesto, io penso.

JB: Questo in qualche modo mi ricorda di un testo che ho letto, una lettura, su un Indiano. era sullo stato e il background del criticismo dell’arte in India. Lui spiegava come il criticismo dell’arte era stato portato là dal colonialismo, non esisteva prima. Quest’ uomo scrisse anche di un critico di arte indiana che diceva che l’arte western è totalmente auto tollerante e troppo individualistica. Sembra che tu provi la stessa cosa sull’arte western e che tu stia cercando un’arte che rifletta le grandi strutture del nostro mondo.

GH: Sarebbe utile per me se la gente che fa net art possa scrivere sui contesti in cui il lavoro che sto facendo appare. E quel contesto è la poetica di quei sistemi di sicurezza sociali. E’ la trasformazione di qualcosa. Lo stesso modo in cui photoshop ha trasformato il modo di vedere le immagini. Anche le immagini fatte prima che photoshop esistesse. Se I critici della net art potessero attualmente creare quel contesto, potessero occuparsi del lavoro che io e altre persone produciamo in quel contesto, allora penso che stiamo andando da qualche parte. Allora penso che siamo persone importanti.


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