L'economia informazionale

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Autore:

Manuel Castells

Tratto da:

David Trend (a cura di), Reading Digital Culture, Blackwell Publishing, 2001
Originariamente pubblicato su:
Manuel Castells, “ L’Economia Informazionale”, tratto da “The New Informational Economy in the New Iternational Division of Labor”, in Martin Carnoy et al., The New Global economy in the Information Age (University Park, PA: The Pennsylvania State University Press, 1993), pp. 15-200.

Titolo originale

The Informational Economy

Traduzione di:

Lilith Fanfani

Anno:

1993


L’Economia Informazionale

Manuel Castells Professore di Progettazione presso l’ Università della California, Berkley, e Professore di Sociologia e Direttore dell’Istituto di Sociologia dell’Università di Madrid. Ha pubblicato più di venti libri, fra cui una serie sulla società globale ed i movimenti politici, intitolata “L’Età dell’Informazione: Economia, Società e Cultura.” In questo saggio Castells mette in luce cinque caratteristiche principali della nuova economia dell’informazione globale.


Stiamo vivendo in nuovo tipo di economia, che si è venuta a formare in modo graduale durante la metà del secolo scorso e caratterizzata da 5 elementi fondamentali che sono sistematicamente interrelati. La prima di tali caratteristiche indica che le fonti di produttività- e quindi di crescita economica in termini reali- siano sempre più dipendenti da applicazioni scientifiche e tecnologiche, così come dipendono dalla qualità dell’informazione e dalla gestione, nei processi produttivi, nel consumo, nella distribuzione e nella commercializzazione. Il lavoro pionieristico di Robert Solow del 19571 , seguito dagli studi sulla funzione di produzione aggregata riguardo le fonti di produttività economica di Denison, Malinvaud, Jorgenson e Kendrik 2, fra gli altri, mostrano come gli avanzamenti economici incrementino la loro produttività non tanto come risultato di una quantità di capitale o di lavoro aggiunto al processo produttivo, com’era nel caso dei primi stadi di industrializzazione, ma come risultato di una più efficiente combinazione dei fattori di produzione. Benché le equazioni econometriche siano oscure nell’identificare le fonti dei nuovi modelli di produzione, “l’errore statistico” è stato dichiarato critico nella nuova funzione di produzione ed è stato spesso assimilato ai nuovi input rappresentati dalla penetrazione sempre più profonda di scienza, tecnologia, competenze lavorative e conoscenze gestionali nei processi di produzione3 . Una simile tendenza è stata riportata riguardo all’evoluzione economica dell’Unione Sovietica da Abel Aganbegyan, primo consigliere economico di Gorbachov. In linea con i calcoli di Aganbegyan, l’economia sovietica ebbe un forte tasso di crescita fino al 1971, o fino a quando lo stato poté contare su un’espansione quantitativa meramente basata sull’iniezione di maggiore capitale e lavoro e inserendo sempre più risorse naturali in una quasi primitiva struttura industriale. Quando l’economia sovietica divenne più complessa, come risultato dell’industrializzazione, ci fu bisogno di introdurre conoscenze più sofisticate all’interno del processo produttivo affinché fosse possibile sostenere la crescita. A causa delle difficoltà concernenti lo sviluppo e l’applicazione di scienza e tecnologia all’interno di un’economia pianificata, il tasso di crescita precipitò dal 1971 in avanti, fino a raggiungere la crescita zero alla metà degli anni ’804 , questo ha indotto il bisogno di perestrojka e fondamentalmente la morte del comunismo sovietico. Perciò sembra che l’importante crescita del ruolo delle conoscenze applicate e dell’informazione sia una caratteristica dell’avanzamento del sistema economico, trascendendo le caratteristiche storiche del loro modello di produzione. Sembra inoltre che il ruolo saliente svolto dalla conoscenza e dalla tecnologia non sia esclusivamente relativo all’economia del tardo ventesimo secolo, né che questo tipo di economia sia il risultato di un cambiamento improvviso delle tecniche di produzione. Stiamo infatti osservando una tendenza secolare. La conoscenza è sempre stata importante per organizzare ed incoraggiare la crescita economica 5. Ma più grandi sono la complessità e la produttività di un’economia, più grandi le sue componenti informazionali, più grande il ruolo giocato dalle nuove conoscenze e dalle nuove applicazioni della conoscenza (in confronto alla semplice aggiunta di certi fattori di produzione come il capitale o il lavoro) nella crescita della produttività 6. La seconda caratteristica della nuova economia mondiale- e un’altra tendenza secolare che si è venuta accelerando negli ultimi anni- è lo spostamento, nelle società capitalistiche avanzate, dalla produzione materiale ad attività relative al trattamento delle informazioni, entrambi in termini di proporzione di PIL e nella proporzione di popolazione impiegata in questo tipo di attività 7. Questo sembra essere un cambiamento ancora più fondamentale di quello proposto dalla nozione di transizione da industria a servizi, al giorno d’oggi il “settore dei servizi” è così diversificato da divenire una categoria residuale, mescolando essenzialmente svariate attività (dalla scrittura di programmi per computer alla pulizia di pavimenti) fino al punto che ogni qualsiasi analisi delle strutture economiche deve ora iniziare da una differenziazione tipologica delle così dette attività di servizio8 . Inoltre, come Cohen e Zysman hanno dimostrato9 , c’è un legame sistematico fra settore manifatturiero e quello dei servizi, così questi molteplici tipi di attività sono, in effetti, una parte integrale del processo produttivo industriale. Perciò, la trasformazione reale della struttura economica delle società avanzate è l’emergere di ciò che Marc Porat nel suo seminario di studio del 1977 etichettò come “economia dell’informazione”, in cui un ruolo in perenne crescita viene giocato dalla manipolazione di simboli all’interno dell’organizzazione della produzione e nel miglioramento della produttività 10. Nel 1990, il 47,4% della popolazione occupata negli Stati Uniti, il 45,8% nel Regno Unito, il 45,1% in Francia e il 40% nella Germania Ovest era impegnato in attività concernenti il trattamento dell’informazione invece che nella produzione di merci o nella fornitura di servizi11 e la proporzione sta continuando a crescere nel tempo12 . Inoltre, la qualità dell’informazione e l’efficienza di ognuno nella sua acquisizione e nel suo trattamento costituiscono oggi un fattore strategico sia per la concorrenza sia per la produttività fra aziende, regioni e nazioni 13. Insieme ai cambiamenti fondamentali che hanno avuto luogo all’interno dello stesso processo produttivo, c’è un terzo elemento caratterizzante la nuova economia: una profonda trasformazione dell’organizzazione della produzione e dell’attività economica in generale. Questo cambiamento può essere descritto come uno spostamento da una produzione di massa standardizzata ad una produzione flessibile e personalizzata e da un’organizzazione integrata verticalmente e su larga scala ad una disintegrazione verticale sostituita da una rete orizzontale costituita dall’unione di diverse unità economiche14 . Questa tendenza è stata talvolta assimilata al ruolo dinamico svolto dalle piccole e medie imprese (espressione della nuova flessibilità) in opposizione alle grandi e burocratizzate multinazionali, come nella formulazione di Prior e Sabel 15, che è stata trattata in relazione al contesto del così detto terzo Modello Italiano di sviluppo industriale16 . La trasformazione organizzativa dell’economia, comunque, va oltre la portata delle aziende e non contraddice la tendenza essenziale verso la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi grandi conglomerati. Mentre è vero che le piccole imprese hanno mostrato grande resistenza, divenendo unità dinamiche all’interno di un’economia avanzata, il modello organizzativo basato sulla decentralizzazione e sulla flessibilità è comunque tipico anche delle grandi multinazionali, sia nella loro struttura interna sia nelle relazioni con la rete di imprese ausiliarie, così come viene illustrato dalla tecnica di scorta detta ”appena in tempo” introdotta da una grande imprese automobilistica giapponese. Quindi, fatti alla mano il punto non è tanto il declino delle grandi multinazionali (che sono ancora l’agente dominante dell’economia mondiale) ma bensì le trasformazioni a livello organizzativo di tutte le attività economiche, che hanno enfatizzato alcune caratteristiche quali flessibilità e adattabilità in risposta ai cambiamenti e alla diversificazione del mercato. Quattro, la nuova economia è un’economia globale, in cui capitale, produzione, gestione, mercati, lavoro, informazione e tecnologia sono organizzati oltre i limiti nazionali. Benché gli stati nazione siano ancora essenzialmente realtà riconosciute, pensando alle strutture ed ai processi economici, la cosa significativa è che l’unità del rendiconto economico, così come la cornice di riferimento per le strategie economiche, non può essere ancora per molto l’economia nazionale. La concorrenza viene giocata interamente a livello globale 17, non solo dalle grandi multinazionali ma anche dalle piccole e medie imprese che sono correlate direttamente o indirettamente con il mercato mondiale attraverso i loro collegamenti con la rete che le mette in relazione con le grandi imprese 18. Ciò che risulta nuovo, non è che il commercio internazionale sia un componente importante dell’economia (in questo senso si potrebbe parlare di un economia mondiale già dal diciassettesimo secolo). Ma che l’economia nazionale lavora come un’unità con il livello mondiale in tempo reale. In questo senso non stiamo solo vedendo un processo di internazionalizzazione dell’economia, ma un processo di globalizzazione- ciò significa, interpenetrazione di attività economiche ed economie nazionali a livello globale. L’imminente integrazione nell’economia mondiale dell’Europa dell’Est, l’ex Unione Sovietica e la Cina – probabilmente durante la prossima decade- completerà questo processo di globalizzazione che, mentre non ignorerà i confini nazionali, semplicemente includerà le caratteristiche nazionali come importanti peculiarità all’interno di un unificato sistema globale. Infine, queste trasformazioni economiche ed organizzative dell’economia mondiale avranno luogo (e non per caso) nel bel mezzo di una delle più significative rivoluzioni tecnologiche nella storia dell’umanità 19. Il nocciolo di quella rivoluzione sono le tecnologie dell’informazione (microelettronica, informatica e telecomunicazioni) intorno a cui si trova una costellazione di importanti scoperte scientifiche e applicative (nelle biotecnologie, nuovi materiali, energia rinnovabile etc.) sta trasformando la base materiale del nostro mondo in meno di vent’anni. Questa rivoluzione tecnologica è stata stimolata nelle sue applicazioni da una domanda generata dalle trasformazioni economiche ed organizzative di cui abbiamo discusso sopra. A loro volta, le nuove tecnologie costituiscono la materia base indispensabile per questo genere di trasformazioni 20. Quindi, il miglioramento delle telecomunicazioni ha creato l’infrastruttura materiale necessaria alla formazione di un’economia globale21 , attraverso un movimento simile a quello che giace dietro la costruzione della ferrovia e la formazione dei mercati nazionali durante il diciannovesimo secolo. Il fatto che le tecnologie dell’informazione siano disponibili nel momento esatto in cui l’organizzazione dell’attività economica conta sempre di più sull’elaborazione di una vasta quantità di informazioni, contribuisce inoltre, a rimuovere un ostacolo essenziale alla crescita della produttività così come le economie evolvono da una produzione materiale all’elaborazione dell’informazione allo stesso modo evolvono le fonti di occupazione per la maggior parte dei lavoratori. Negli Stati Uniti il tasso di crescita della produttività è aumentato in modo differenziale fra i lavori relativi all’informazione e gli altri fino al 1980; da questo momento in avanti, comunque, l’andamento fu pianificato in modo da guardare verso le nuove tecnologie dell’informazione che si erano diffuse in tutta l’economia22 . Inoltre, tali tecnologie dell’informazione possono essere viste come il fattore critico che ha permesso la flessibilità e la decentralizzazione della produzione e della gestione: le unità di produzione e di commercio possono funzionare in modo autonomo fino a che verrano reintegrate attraverso la rete delle informazioni, la quale costituisce infatti un nuovo tipo di spazio economico, da me denominato “spazio fluido”23. Quindi, attraverso la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione come materia base per il sistema emergente, le varie componenti della trasformazione della struttura economica che abbiamo identificato siano strettamente correlate l’una con l’altra. Infatti, queste si uniscono per formare un nuovo tipo di economia che io, insieme ad un numero sempre crescente di economisti e sociologi24 , ho proposto di denominare “economia informazionale”25 in quanto, il suo nocciolo, la fonte essenziale del benessere generazionale sta nell’abilità di creare nuove conoscenze ed applicarle in ogni ambito dell’attività umana, attraverso il miglioramento tecnologico e delle procedure organizzative relative all’elaborazione delle informazioni 26. L’economia informazionale tende ad essere, nella sua essenza, un’economia globale; e la sua struttura e la sua logica definiscono, all’interno dell’emergente ordine mondiale, una nuova divisione del lavoro internazionale.

Note

1 Robert Solow “Technical Change and the Aggregate Production Function” Review of Economics and Statistics 39(1957), pp.312-20. 
2 Per una discussione approfondita sul tema delle fonti produttive, vedi Richard R. Nelson, “Research of Productivity Growth and Productivity Differences: Dead Ends and New Departures “ Journal of Economic Literature 19  (Settembre 1981), pp. 1029-64.
3Vedi Christian Sautter, “L’efficacité et la rentabilité de l’économie française de 1954 à 1974” Economie et Statistique 68 (1976), Edward Denison, Trends in American Economic Growth 1929-1982 (Washington, DC: Brooking, 1985).
4Abel Aganbegyan, The Economic Challenge of Perestroika (Bloomington: Indiana University Press, 1988), pp.10-11.
5Vedi Nathan Rosenberg and L. E.Birdzell, How the West Grew Rich: The Economic Transformation of The Industrial World (New York: Basic Books, 1986).
6Jerome A. Mark and William H. Waldorf, “Multifactor Productivity: A New BLS Measure”, in Monthly Labor Review 106 (December 1983), pp. 3-15.
7Tom Stonier, The Wealth of Information: A Profile of the Postindustrial Economy (London: Thames Methuen, 1983).
8 Vedi Pascal Petit, Slow Growth and the Service  Economy (London: Pinter, 1986).
9Stephen S. Cohen e John Zysman, Manufacturing Matters: The Myth of the Postindustrial Economy (New York: Basic Books, 1986).
10Vedi Mark Porat, The Information Economy: Definition and Measurement, Special Publication 77-12(1) (Washington, DC: U.S. Department of Commerce, Office of Telecommunications, 1977).
11Ricerca in atto: dati elaborati da Manuel Castells e Yuko Aoyama, Università della California Berkeley, 1992.  
12 Vedi Mark Hepworth, Geography of the Information Economy (London: Belhaven Press, 1989).
13Bruce R. Guile e Harvey Brooks, Technology and global Industry: Companies and Nation in the World Economy (Washington, DC: National Academy Press, 1987).
14Vedi Robert Boyer, Technical Change and the Theory of Regulation (Paris: CEPREMAP, 1987).
15Michael Priore e Charles Sabel, The Second Industrial Divide (New York: Basic Books, 1984).
16Vedi Vittorio Capecchi  “ The Informal Economy and the Development of Flexible Specialization in Emilia-Romagna” in A. Portres, M. Castells, and L. Benton, The Informational Economy: Studies in Advanced and Less Developed Countries ( Baltimore: John Hopkins University Press, 1989).
17Vedi A. Michael Spence  e Heather A. Hazard, International Competitiveness (Cambridge, MA: Bellinger, 1988).
18Vedi Manuel Castells, Lee Goh, R.W.Y.Kwok, The Shek Kip Mei Syndrome: Economic Development and Public Policy in Hong Kongand Singapore (London: Pion, 1990).
19Vedi Tom Forester, High Tech Society (Oxford: Basic Blackwell, 1987).
20Vedi Manuel Castells et al., Nuevas technologías, economía y sociedad en España (Madrid: Alianza Editorial, 1986).
21Vedi François Bar, “Configuring the Telecommunications Infrastructures for the Computer Age: the Economics of Network Control” (Phd dis., University of California- Berkeley).
22Vedi C. Jonscher, “Information Resources and Economic Productivity”, Information Economic and Policy 2,no. 1 (1983), pp. 13-35.
23Vedi Manuel Castells, The Informational City: Information Technology, Economic Restructuring, and the Urban- Regional Process (Oxford: Basil Blackwell, 1989).
24Vedi J. Beniger, The Control Revolution: Technological and Economic Origins of the Information Society              (Cambridge: Harvard University Press, 1986); and “Prospettive sociologiche per la società postindustriale. Lo scenario internazionale”, Sociologia (Roma), no. 1 (1989). 
25Preferisco il termine “economia informazionale” a quello di Daniel Bell “società postindustriale” in quanto il primo fornisce un contenuto sostanziale ad  una nozione puramente descrittiva.  
26Vedi Ralph Landau e Nathan Rosenberg , The Positive Sum Strategy: Harnessing Technology for Economic Growth (Washington, DC: National Academy Press, 1986).