Virilio Paul

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Personaggio o gruppo: Paul Virilio


Biografia: Paul Virilio è nato a Parigi nel 1932 da padre italiano che era emigrato in Francia per dissidi politici. Si laurea in architettura a Parigi e nel 1963 diventa presidente e fondatore del gruppo "Architecture Principe", e direttore della rivista del gruppo. Nel 1968 entra come professore di Architettura presso l'Ecole Spéciale d'Architecture a Parigi. In seguito assume nel 1973 la carica di Directeur d'Etudes, nel 1975 di Direttore generale, nel 1983 di Amministratore ed infine nel 1989 diventa presidente del Consiglio d'amministrazione.


Sito web: www.mediamente.rai.it/home/ bibliote/biografi/v/virilio.htm


Poetica: Paul Virilio, architetto e filosofo delle nuove tecnologie, soprattutto legate al mondo delle nuove forme d’arte, assume un atteggiamento apertamente critico nell’uso delle tecniche digitali. Lo studioso francese, infatti, sottolinea la necessità di mantenere un atteggiamento prudente, che ponderi in maniera attenta tutte le problematiche che sorgono quando si ha a che fare con nuove forme e fenomeni ad alto impatto sociale quali la realtà virtuale, l’informatica, (sempre più invasiva nelle nostre vite), la sperimentazione scientifica ed il progresso. La nostra società deve meditare molto su tali problematiche, senza accettarle passivamente e per questo motivo deve anche studiare un approccio con le nuove tecnologie, le quali creano nuove realtà o comunque situazioni che possono indurre all’alienazione e all’estraniazione.



Secondo Virilio non ho più bisogno di andare fisicamente alla ricerca delle mie informazioni perché sono loro a raggiungere me in ogni luogo e in ogni modo, contribuendo così a creare una situazione definita di immobilità. Il mondo arriva direttamente in casa e non è più necessario esplorarlo. C’è, inoltre sempre secondo l’autore, il rischio di una perdita di contatto con la realtà; l’uomo è sempre più in contatto con la tecnologia che lo coinvolge ad un tale punto da non riuscire più a staccarsene, perdendo così il controllo e alienandosi sempre più nei confronti della natura che lo circonda. A quel punto si creano due realtà: quella reale e quella virtuale, che interagiscono tra loro, e lo spazio virtuale non diviene più riducibile semplicemente a un’immagine fantastica, o a un sogno. Virilio è quindi ossessionato dalla paura che l’uomo, contaminandosi sempre più con la tecnologia, possa perdere la sua identità. Bisogna quindi difenderlo dalla tecnologia, dalle biotecnologie, dalle ibridazioni e dalla clonazione.


La realtà, non può più prescindere dall’uso della tecnologia e quindi non può che tener conto delle sue peculiarità.

L’uomo percepisce un’immagine, attraverso i sensi dell’udito e della vista, creando quello che si definisce una stereofonia e una stereoscopia.

Secondo Virilio la percezione del tempo, risente oggi di una visione che è capace di cogliere solo il tempo globale, il tempo dell’istantaneità, mentre le società antiche vivevano nel tempo che era specifico del loro luogo. Oggi viviamo nella mondialità e nella globalità, ovvero in un tempo che favorisce l’interattività e l’interazione. C’è lo spazio concreto in cui ci troviamo, e quella globale, dove il tempo reale ci consente di comunicare con il mondo intero. A parere del filosofo francese, bisognerà nel futuro che si raggiunga un equilibrio fra le due dimensioni.

La città virtuale di cui parla però è pensata ancora come una utopia lontana che oggi esiste soltanto come entità economica e militare ma non ancora come una entità strutturata politicamente.

La città-mondo e la città locale, dovranno inoltre essere regolate, e secondo Virilio, il flusso delle informazioni da gestire, è destinato a divenire finalmente un fatto democratico, dato che ancora oggi non è così, poiché il fenomeno è ancora soltanto militare o di polizia o borsistico e non di natura democratica. Questo è anche il punto di vista di molti artisti, in particolare i net artisti, che vogliono portare la democrazia in questi ambiti, dato che secondo loro esiste il grave rischio di una tirannide della cibernetica.

La smaterializzazione dell’opera d’arte è un aspetto col quale dovranno fare i conti anche gli architetti. Secondo Virilio, tre sono le dimensioni della materia: massa, energia e informazione. Gli architetti moderni finora hanno plasmato la materia, lavorato con l’energia, ma non hanno utilizzato l’informazione.


In questi luoghi l’informazione prevale su quella dell’abitazione. Inoltre, come sottolinea Virilio, non va dimenticato, che l’informazione è molto redditizia. Una di queste costruzioni è per esempio lo stadio, dove la componente architettonica, ovvero le gradinate che ospitano gli spettatori, è importante tanto quanto la componente mediatica dei maxi schermi che veicolano le informazioni al pubblico. Il costo dell’informazione essendo alto, per esempio, permette di rendere redditizio un fabbricato molto più in fretta con l’informazione che solo con l’uso della semplice abitazione. Siamo dunque di fronte a un nuovo profilo dell’architettura, ovvero quello dell’affissione. L’architettura trasmette l’informazione, ma si tratta di un genere urbano, non riguarda soltanto il piccolo schermo o il telefono portatile, ma diviene un’informazione collettiva. Il "media-building" è quindi un edificio che diviene uno strumento d’ informazione piuttosto che abitazione, di qualunque tipo questa sia.


Per quanto mi riguarda non sono assolutamente d’accordo con questa visione tanto pessimistica delle tecnologie, poichè credo che comunque l’evoluzione naturale dell’essere umano sia imprescindibilmente legata al progresso scientifico e tecnologico, di qualunque portata esso sia; al contrario, sono perfettamente concorde con la previsione di una possibile guerra informatica come quella teorizzata da Virilio, ovvero l’Information Warfare, uno dei programmi escogitati dal Pentagono per operare una rivoluzione negli affari militari.

Il nostro è il mondo dell’accelerazione assoluta. Mentre in passato, la velocità era pensata per il mondo specifico dei trasporti ( treni a grande velocità, aerei supersonici ), ora invece si è arrivati a concepirla anche per il trasporto delle informazioni, percependo e trasmettendo alla velocità della luce tutte le informazioni possibili. A partire dall’invenzione della macchina a vapore, si è cercato di migliorare e superare i limiti imposti dalla natura alla ricerca sempre più continua della velocità. Oggi non solo gli aerei , i treni e tutti gli altri mezzi sono a grande velocità, ma la stessa è stata accelerata. Dalla velocità locale e relativa dei mezzi di trasporto, siamo giunti ad una velocità che è globale ed assoluta, quella delle trasmissioni, ossia un impiego della velocità della luce che è nell’agire e nel percepire. A proposito di questo ritengo invece che non ci sia niente di negativo se c’è un aereo che in un ora mi permette di spostarmi in tutto il mondo o se posso avere tutte le informazioni che voglio alla velocità della luce a casa mia e nella quantità che voglio. Al contrario, penso che la scienza ed il progresso tecnologico si muovano troppo lentamente, perché purtroppo, ancora troppo legati a vincoli economici e industriali. Il progresso scientifico e tecnologico dovrebbe essere alla portata di tutti senza alcun limite. La scienza dovrebbe poter avere più libertà, senza dover subire moralistiche imposizioni derivate da una visione parziale e indottrinata della vita. Un esempio di queste restrizioni mentali, è il nostro paese, nel quale ancora oggi purtroppo si sente il peso di una cultura cattolica che costantemente interferisce in quelle che dovrebbero essere le scelte di un paese libero e laico. Oggi invece, con la velocità assoluta, non abbiamo più il bisogno di spostarci perché tutte le informazioni ci arrivano direttamente senza problemi, non essendo più circoscritte ad un mezzo di trasporto. Per quanto riguarda lo sviluppo della realtà virtuale, Virilio ci illustra ipotetici scenari futuri. Tutti i sensi verranno trasferiti a dei ricettori, spiega. Ovvero si potrà televedere con la televisione, teleascoltare con la radio, con gli audiovisivi, e telesentire con il teletatto, ossia il data-glove, il guanto elettronico, o il data-suit, l’abito elettronico, un costume che consente di telesentire, non soltanto teletoccando, ma anche teleannusando grazie a dei ricettori olfattivi che consentiranno di digitalizzare non soltanto la vista, l’udito, il tatto, ma anche l’olfatto. L’ultimo senso è quello del gusto, spiega il filosofo, e qui la cosa non funziona, perché non si può digitalizzare il Bordeaux e bere un Bordeaux digitale. Inoltre Virilio pone l’accento sul fatto che si cominci a riflettere anche sul fatto che ci sono cose gravi che succedono su Internet, che è necessaria oramai una sua regolamentazione seppur forse in maniera diversa da come la si era immaginata.


Opere: Bunker Archéologie, Centre de Création Industrielle, Paris, 1975 L'insécurité du territoire, Stock, Paris, 1976 Vitesse et politique, Galilée, Paris, 1977 Défense populaire et luttes écologiques, Galilée, Paris, 1978 Esthétique de la disparition, Balland, Paris, 1980 L'espace critique, Christian Bourgeois, Paris, 1984 Logistique de la perception, Cahiers du Cinéma, Paris, 1984 L'horizon négatif, Galilée, Paris, 1985 La machine de vision, Galilée, Paris, 1988 L'inertie polaire, Christian Bourgeois, Paris, 1990 L'écran du désert, Galilée, Paris, 1991 L'art du moteur, Galilée, Paris, 1993 La vitesse de libération, Galilée, Paris, 1995.

Tradotti in italiano: Velocità e politica: saggio di dromologia, Milthipla, Milano, 1981 Estetica della sparizione, Liguori, 1992 La deriva di un continente: conflitti e territorio nella modernità, Mimesis, Milano, 1994.


Bibliografia:




Webliografia: http://www.mediamatic.net/article-200.6065.html http://www.lemonde.fr/mde/ete2001/virilio.html http://www.monde-diplomatique.fr/2000/08/VIRILIO/14134 http://www.onoci.net/virilio http://www.ctheory.net/text_file.asp http://www.lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/virilio.htm http://www.proxy.arts.uci.edu/~nideffer/ _SPEED_/1.4/articles/derderian.html http://www.infoamerica.org/teoria/virilio1.htm