The semiotics of the web

Tratto da EduEDA
Jump to: navigation, search

THE SEMIOTICS OF THE WEB http://pauillac.inria.fr/~codognet/web.html

Semiotica del fotoricettore

Philippe Codognet

Non sono sicuro che la ragnatela tessuta da Persefone in questa favola orfica, citata nell’ esergo di Michel Serres “La comunicazione�? sia quella che noi comunemente chiamiamo World Wide Web. La nostra rete telematica tuttavia è simile a quella di Persefone nei suoi scopi: rappresentando e coprendo l’intero universo. La nostra dotta ignoranza sta concependo un mondo virtuale infinito il cui centro è dappertutto e il cui limite in nessun luogo…

I.Introduzione In questo articolo cercheremo di sviluppare un’analisi della comunicazione basata su computer e in particolare della comunicazione tra esseri umani attraverso un medium elettronico. La semiotica è uno strumento molto interessante e potente per riformulare la teoria dell’informazione e l’informatica e per fare luce su questo fenomeno globale. Tuttavia, utilizzando la semiotica, baseremo il nostro studio su un ‘analisi storica più classica, qualche volta avvicinandoci allo storicismo, per precisare le profonde radici della comunicazione contemporanea basata su calcolatore. Quindi ricostruiremo la “storia del linguaggio universale del computer�?, cioè la notazione binaria e la collegheremo al “linguaggio universale delle immagini�?, cioè a una lunga tradizione nella storia delle idee, ritornando all’Arte della Memoria di Cicerone e a varie curiosità del Rinascimento. I computer sono artefatti indirizzati a immagazzinare e manipolare l’informazione, informazione che essendo fondamentalmente qualcosa che dovrebbe essere generata algoritmicamente---viene codificata in diversi modi. La teoria dell’informazione può essere pensata come una sorta di semiotica semplificata o idealizzata: un algoritmo cifrato/decifrato rappresenta il processo di interpretazione usato per decodificare alcuni significanti (codificare informazioni) in alcuni significati computabili (informazione significativa) per essere introdotto in un successivo momento del programma. Naturalmente questo processo, la semiosis, potrebbe essere illimitato.

La comunicazione tra computers segue lo stesso schema. Dal momento che i dati devono essere trasmessi attraverso qualche mezzo esterno (di solito analogico), uno schema ulteriore di crittografia (sistema semiotico) deve essere inventato e applicato : il protocollo di comunicazione. L’attuale successo del protocollo di World Wide Web di Internet (http) è dovuto principalmente alla capacità di manipolare immagini e suoni in aggiunta al semplice testo alfanumerico. Mentre gli esseri umani comunicano attraverso questo medium e scambiano segni culturali, dovrebbero essere sollevate alcune questioni problematiche. Infatti l’essere umano deve decomporsi come una collezione di segni trasferibili e immediatamente comprensibili perché possa avvenire la comunicazione e questa tendenza oggi può essere vista nelle pagine web personali o nella comunicazione per posta elettronica. L’individuo è mutilato e disintegrato in segni convenzionali, in modo molto più profondo e molto più drammatico che non nella comunicazione orale. Il successo del web deriva dalla sua povertà semantica e si sta dirigendo verso il “grado zero�?della comunicazione. Il principio di entropia ci avverte sul fatto che stiamo convergendo verso una condizione stabile in cui tutti saremo collegati e completamente informati di un contenuto omogeneo e quindi nullo.

II. Il linguaggio universale delle macchine

Il successo del computer, inteso come un processo di elaborazione universale dell’informazione, consiste essenzialmente nel fatto che esiste una lingua universale in cui possono essere messi molti generi differenti di informazioni e che questo linguaggio può essere meccanizzato. Questo potrebbe concretizzare il ben noto sogno di Leibniz di un linguaggio universale che vorrebbe essere entrambe le cose sia una lingua characteristica, che permette la “perfetta�? descrizione di conoscenza nell’esporre le reali caratteristiche di concetti e cose, sia un calculus ratiocinator , che lo rende possibile per la meccanizzazione del ragionamento. Se fosse stata impiegata una tale lingua, diceva Leibniz, gli errori nel ragionamento si sarebbero potuti evitare e le infinite discussioni filosofiche sarebbero cessate immediatamente, avendo tutti i filosofi seduti intorno a un tavolo a dire “calcoliamo�?. Ciò avrebbe effettivamente realizzato il motto di Thomas Hobbes “cogitatio est computatio�?.

Abbastanza sorprendentemente o meno a Leibniz è anche comunemente attribuita l’invenzione di un linguaggio universale di computer: la notazione binaria. Sembra comunque che la notazione binaria fosse usata originariamente intorno al 1600 da Thomas Harriot, l’astronomo inglese, famoso per parlare delle “strane macchie lunari�? ed incapace di associarle con le montagne e i mari del pianeta. Alcuni mesi più tardi Galileo fu il primo a vedere realmente il rilievo della luna, con tutta probabilità per il suo addestramento nelle belle arti (geometria delle ombre e del chiaroscuro), rendendo questo evento un punto di riferimento nell’influenza reciproca tra arte e scienza. Tornando alla notazione binaria, Leibniz stesso trovò un predecessore in Abdallah Beidhawy, un erudito arabo del 13° secolo. Anche qualche altro autore propose la notazione binaria durante il 17° secolo, ma essa non fu una “scoperta�? fino alla pubblicazione da parte di Leibniz nel 1703, che dette vita ad un crescente interesse nei confronti del sistema non - decimale. L’invenzione di Leibniz può essere rintracciata nel 1697, in una lettera al duca di Brunswick che mostrava dettagliatamente il disegno di un medaglione (vedi figura), ma egli ritardò la sua pubblicazione fino a trovare una interessante applicazione. Quella che scelse era la spiegazione Fu-Hi delle figure, l’esagramma di I-Ching, o libro dei cambi, proveniente dall’antica Cina.. Due secoli e mezzo dopo, la notazione binaria trovò un’altra applicazione con un impatto molto più ampio: l’elaboratore digitale. Sebbene il primo computer, l’ENIAC creato nel 1946, facesse uso di una notazione che era una sorta di ibrido tra sistema decimale e binario, l’applicazione della piena notazione binaria fu generalizzata negli anni seguenti, dopo il rapporto Burk-Goldstine-Von Newman del 1947: “un punto che merita una particolare enfasi è questo: un’importante parte della macchina non è quella aritmetica, ma logica in natura. Ora quello logico, essendo un sistema sì/no, è fondamentalmente binario. Quindi, una organizzazione binaria degli organi aritmetici contribuisce molto significativamente nella direzione di una macchina più omogenea, la quale può essere meglio integrata ed è più efficiente.�? Questo rapporto definisce il cosiddetto disegno del calcolatore di IAS, che ha costituito la base della maggior parte dei sistemi della prima parte degli anni ’50, che erano effettivamente le prime macchine puramente binarie: IBM 701 1952, ILLIAC, università dell’Illinois 1952, MANIAC, laboratorio scientifico 1952 di Los Alamos, AVIDAC, laboratorio nazionale 1953 di Argonne, BESK, Svezia 1953, BESM, Mosca 1955, WEIZAC, Israele 1955, DASK, Danimarca 1957 ecc.

I computer possono computare, certamente, e usare la notazione binaria per rappresentare numeri e ciò è sicuramente di grande interesse, ma c’è tuttavia un’altra questione chiave per renderli capaci di processare informazioni di più alto livello. Il primo passo era codificare simboli alfabetici, quindi muovendosi dagli ambiti dei numeri agli ambiti delle parole. La prima codifica binaria dei caratteri alfanumerici effettivamente fu progettata, quasi un secolo fa , da Giuseppe Peano, il Peano stesso responsabile per la prima assiomatizzazione dell’aritmetica. Egli progettò una macchina stenografica astratta basata sulla codifica binaria di tutte le sillabe della lingua italiana. Con i fonemi, codificati con 16 bit (che permettono quindi 65536 combinazioni), c’era la codifica delle 25 lettere dell’alfabeto italiano e delle 10 cifre. Il codice di Peano, forse tecnologicamente troppo avanzato per i suoi tempi o semplicemente troppo esotico, passò inosservato ed è stato a lungo dimenticato Al giorno d’oggi, i calcolatori impiegano la codifica ASCII delle lettere e dei numeri che rappresentano ogni carattere con 7 bit (o 8 per il sistema ASCII che include lettere accentate). Potendo manipolare numeri e lettere, il calcolatore si è trasformato presto in una macchina per l’elaborazione dell’informazione perfetta, il manufatto perfetto della tecnologia dell’informazione.

Un altro aspetto, tuttavia è cruciale: la digitalizzazione e, naturalmente, la binariazione delle immagini, che hanno contrassegnato l’apertura del mondo delle immagini al computer. Questa tecnologia fu mostrata, per quanto possa sapere, per la prima volta al pubblico generalista intorno alla metà degli anni ’60, durante l’apice delle esplorazioni spaziali. La rivista Time, relativamente alla missione Mariner 4 su Marte (riguardo all a quale la macchina fotografica inviò le prime immagini della superficie del pianeta rosso)scrisse: “Ciascuna immagine era costituita da 200 linee, rispetto alle 525 linee degli schermi delle TV commerciali. E ciascuna linea era composta da 200 punti. Le immagini sono state tenute sul tubo per 25 secondi mentre sono state esplorate da un fascio elettronico che ha risposto all’intensità della luce di ogni puntino. Questa è stata tradotta in codice numerico con ombreggiatura che oscillava da zero per il bianco a 63 per nero più profondo. I numeri del puntino sono stati registrati nel codice binario di uno e zero, il linguaggio dei calcolatori. Così il bianco (0) era 000000, il nero (63) appariva come 111111. Ogni immagine, realmente 40.000 puntini codificati in 240.000bit del codice binario, è stata immagazzinata sul nastro magnetico per la trasmissione alla terra dopo che il Mariner aveva passato Marte. Più complesso, da alcuni punti di vista, rispetto alla diretta trasmissione di dati video che rimandano le immagini dalla luna, il codice del calcolatore era necessario per ottenere accurate informazioni di ritorno da Marte alla Terra.�?

Come argomento di confronto, i moderni calcolatori potrebbero maneggiare le immagini composte da milioni di pixels (piccoli punti) con milioni di colori, richiedendo circa 100 volte più bits dei codici binari. Effettivamente, questa capacità di maneggiare le informazioni pittoriche costituisce la più importante ragione per l’attuale esplosione del cyberspazio e di Internet. Senza immagini, le interazioni essere umano-calcolatore e umano-umano (tramite calcolatore) sarebbero limitate all’insieme alfanumerico, la comunicazione elettronica sarebbe circoscritta agli informatici e ad alcune applicazioni cruciali di business/military. Non dimentichiamo che l’antenato di Internet fu Arpanet… L’allargamento della rete nella società, con la crescita esponenziale e la mediazione del www, potrebbe emergere soltanto se i segni elettronicamente scambiati potessero essere allo stesso tempo sia più complessi, per tenere più brevemente le informazioni, sia meno aridi, per essere più piacevoli esteticamente. Ripercorriamo un po’ la storia e diamo uno sguardo indietro alla tradizione d’uso della conoscenza pittorica nella scienza e nella filosofia.

III.Il potere delle immagini L’uso delle immagini per rappresentare la conoscenza e sintetizzare informazione, ha un lungo retroterra nella storia del pensiero occidentale, particolarmente nell’antica tradizione dell’Arte della Memoria, un filone di studi classici che va indietro fino a Cicerone e persiste fino al Rinascimento. Questa disciplina era basata sulla memoria e sulla capacità di memorizzare qualcosa a piacere, in un momento in cui la carta ed altri supporti scritti erano rari e la retorica era una disciplina fondamentale. Leibniz stesso, senza alcun dubbio il filo di Arianna del nostro studio, considerava che la cultura o�?la perfetta conoscenza dei principi di tutte le scienze e l’arte di applicarle�? doveva essere divisa in tre parti ugualmente importanti: l’arte dell’invenzione (combinatoria), della ragione (logica) e l’arte della memoria (mnemonica). Egli non scrisse mai un manoscritto non pubblicato sull’arte della memoria. L’idea principale dell’ars memorativa è organizzare la stessa memoria in luoghi organizzati in un’architettura immaginaria; p. es. le stanze di una casa. Questa architettura di base deve essere ben conosciuta e familiare per permettere al pensiero di spaziare più facilmente con essa.. Quindi per ricordare particolari sequenze di cose, potremmo popolare queste stanze con immagini che potrebbero riferire direttamente o indirettamente ciò che deve essere ricordato.


Il più importante assunto qui, i cui collegamenti vanno ovviamente indietro fino a Platone, è che le immagini visive sono più importanti da ricordare delle parole. Con la sua enfasi sul potere delle immagini, questa tradizione, specialmente nelle sue ultime incarnazioni come con Giordano Bruno o Leibniz potrebbero naturalmente guidare alla teoria di un perfetto linguaggio basato sulle immagini, anziché sulle parole, in quanto le immagini “parlano più direttamente all’anima.�?

E’ interessante notare che questa considerazione platonica sulla immediatezza delle immagini (come astrazione di idee) è durata fino ai nostri giorni, come mostrato dall’abitudine di Saussure di disegnare un albero per illustrare il significato della parola albero nel Corso di linguistica generale.

Tommaso Campanella, contemporaneo di Giordano Bruno, similmente , anche se in modo meno significativo, avendo problemi con l’inquisizione, immaginò nel suo famoso libro�?La città del sole�? una utopia ideale di città chiusa da sei mura concentriche dipinte con immagini che avrebbero costituito un’enciclopedia di tutte le scienze, per essere apprese molto facilmente dai bambini di 10 anni.

Alcuni decenni più tardi l’umanista ceco Comenio incentivò questo sogno nel suo Orbis sensualium pictus quadrilinguis (1658) “la pittura e la nomenclatura di tutte le più importanti cose nel mondo e le più importanti azioni nella vita�?con un dizionario illustrato. Le immagini sono�?le icone di tutte le cose che si vedono nel mondo, alle quali, secondo appropriati significati potrebbero essere ridotte le cose invisibili.�? L’alfabeto filosofico della sua enciclopedia globale è un alfabeto di immagini.

Un mezzo molto interessante introdotto nell’uso da Comenio è attaccare lettere o numeri a parti dell’immagine e riferire questi simboli nel testo. Egli dovette ricorrere a simboli indicizzati per effettuare un lavoro sull’ immagine come un diagramma globale di immagini. Allo stesso tempo il padre gesuita Athanasius Kircher stava usando la stessa indicizzazione nel suo famoso Oedipus Aegyptiacus(1652) e in molti altri dei suoi numerosi scritti.

Comunque questo utilizzo di lettere e numeri per decomporre un’immagine e il riferimento a più dettagliate spiegazioni potrebbe essere già trovato indietro un secolo prima. Effettivamente la produzione di libri stampati illustrati “che potrebbero essere chiamati libri coffee-table se fossero pubblicati oggi “si svilupparono rapidamente dopo il 1520.Un’importante parte di alcune pubblicazioni furono libri tecnologici su vari soggetti come architettura, metallurgia, idraulica, meccanica ecc. L’ultimo quarto del17° secolo vide la stampa di molti�?teatri delle macchine�?, che descrivevano vari artefatti con, in aggiunta ai nuovi classici disegni convenzionali costruiti dagli ingegneri del Rinascimento, questo ingegnoso espediente di nominare parti e di dettagliarle a parte. Si veda per citare un esempio la xilografia di G.B. Agricola de re metallica(1556).

I più recenti esempi che ho trovato provengono da una ristampa di 10 libri di Vitruvio sull’architettura, datati 1521.

Alla fine del 16° secolo, questa tecnica di frazionamento di punti di vista era usata dai Gesuiti in vari modi, per esempio nelle pitture dei martiri eseguite da Niccolò Circignani in varie chiese gesuite nel 1582-1583, come gli affreschi nella chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma (1583).

Più significativamente, questa tecnica era applicata per usarla nelle immagini della storia evangelica di Jerome Nadal, un libro di meditazione e di preghiera costituito da 123 illustrazioni con “lettere dell’alfabeto collocate durante la scena corrispondenti ai titoli indicati da lettere di spiegazione sotto.�? Questo testo fu molto usato dai missionari gesuiti in Cina e sono state fatte copie cinesi di questo libro, con illustrazioni copiate da artisti locali. Sembra che per i Gesuiti le immagini debbano essere considerate il miglior “linguaggio universale�? e il libro di Nadal sembra effettivamente fondere la tradizione medievale di libri illustrati di meditazione come Meditazioni sulla vita di Cristo dello Pseudo Bonaventura (tardo 14° secolo) con le convenzioni sul disegno delle illustrazioni del Rinascimento nei libri tecnici.

Quasi identico a quello di Comenio, il dispositivo a indice usato nel libro di Nadal effettivamente corrisponde ad una forma primitiva del sistema a indice che oggi può essere trovato nel W W W…


IV. Un fotoricettore delle icone, degli indici e dei simboli

Perciò non sorprende che quando i calcolatori entrarono nel regno delle immagini, una nuova dimensione fu aggiunta al cyberspazio (letteralmente invece da 1D a 2D ) e allora il termine “realtà virtuale�? incominciò ad essere più che un sogno. Non possiamo qui approfondire l’impatto indiscutibilmente profondo dei computer sulle creazioni di immagini attraverso la grafica e le immagini virtuali. Piuttosto noi limiteremo il nostro studio alla integrazione di immagini nella comunicazione elettronica. La posta elettronica, cioè comunicazione person-to-person alfanumerica su Internet e “newsgroups�?, cioè dazibaos elettronici organizzati per campi di interesse, sono storie piuttosto vecchie e non avrebbero mai incominciato l’attuale tendenza per Internet e cyber-tutto solo da se stessi. Il w w w anni fa ha cosituitoun legame, avviando un certo appello inconsapevole per un mondo elettronico globale di disegni e immagini. Le pagine web sono attraenti e ricche di significative informazioni, o almeno così sembrano. Navigare sul web vale l’attesa di ore spese aspettando davanti al computer mentre i dati sono trasmessi dall’altra parte del pianeta, o il vagabondaggio speso con le informazioni inutili sugli oggetti non interessanti. Il nostro scopo qui sarà soltanto di usare la semiotica per analizzare il fotoricettore come strumento di comunicazione per determinare quali concetti classici sono in esso. Ritorniamo alla classica classificazione di Pierce di segni e icone, indici e simboli, che è molto utile per capire i diversi modi in cui i segni funzionano e la semiosi è compiuta. Prendiamo la presentazione di Arthur Burk di questa tricotomia: “possiamo farlo meglio con i seguenti esempi: (1) la parola “rosso�? come viene usata nella frase inglese, “Il libro è rosso�?; (2) un atto di indicare, usato per richiamare l’attenzione su alcuni oggetti particolari per esempio un albero;(3)un’illustrazione della scala, usata per comunicare ad un macchinista la struttura di una parte di un macchinario. Tutti questi sono segni nel senso generale nel quale il termine è usato da Pierce: ciascuno soddisfa la sua definizione di un segno che rappresenta o indica un oggetto interpretato da qualcuno. Un segno rappresenta il suo oggetto al quale è riferito simbolicamente, in modo indicizzato, o iconicamente secondo come fa (1) essendo associato con il suo oggetto da una regola convenzionale usata per interpretare (come nel caso di “rosso�?); (2) essendo in rapporto esistenziale con il suo oggetto (come nel caso dell’atto di indicare); oppure (3) mettendo in mostra il relativo oggetto (come nel caso dello schema).�?

Proviamo ora ad usare queste nozioni per analizzare le principali caratteristiche della pagina web.

Le pagine web sono definite ipertesti, cioè testi con alcune loro componenti (parole o frasi), possibilmente collegati ad altri (iper)testi e così via.

Il lettore può navigare attraverso l’intero testo in modo non lineare, dai collegamenti caldi o dai punti di ancoraggio, cioè collegando alcune parti del testo con altre. Questi link sono un chiaro esempio di indici, con una parola che indica (riferita alla ) sua definizione oppure a qualche parte di informazione ad essi collegata. Il W W W semplicemente estende le nozioni di base di ipertesto permettendo che un indice si riferisca ad una certa posizione fisicamente distante su un computer remoto in qualche parte su Internet, insieme, naturalmente, alla possibilità di collegare e quindi comunicare le immagini e il suono.

Comunque, per fungere da indice, un segno deve essere riconosciuto come tale, cioè l’indice deve mostrarsi come un riferimento. Questo è fatto nell’ipertesto contrassegnando i collegamenti caldi con inchiostro blu, per rendere il lettore consapevole che può passare ad un’altra parte dell’ipertesto o immagine, quindi usando un simbolo convenzionale riguardo al “mostrare�? l’indice come tale.

Le pagine web sono di solito piene di piccole immagini per rendere amichevole e più accattivante la navigazione attraverso la rete. Questi sono segni simbolici, nel senso che il loro oggetto deve essere stabilito convenzionalmente per aiutare il lettore ad orientarsi in un omogeneo e illimitato cyberspazio. In generale, almeno tutte le pagine dei siti web (luoghi fisici/logici ospitati da una certa istituzione) sono omogeneizzate riguardo ad usare gli stessi simboli per indicare i movimenti di base nella documentazione ipertestuale (solitamente in cima o in fondo alla pagina), in modo che il lettore possa imparare velocemente il loro significato convenzionale. Ciò può essere visto nella home page della Sony Virtual Society. In questo esempio le immagini agiscono come tautologie e duplicano i collegamenti testuali qui sotto, che realmente conferiscono i loro significati alle immagini.


Potrebbe essere interessante collegare i simboli usati dai progettisti della pagina della Sony a qualche vecchia immagine dal libro della memoria dell’arte di Johannes Rombech, dove si potrebbe trovare un’immagine indirizzata a definire la misura ottimale del luogo da usare per un’ immagine di memoria: non troppo grande e non troppo piccolo, approssimativamente un quadrato a grandezza umana. Esiste anche un meta-discorso dietro ai simboli elettronici di navigazione della Sony?

Un altro esempio (ancora da Sony) mostrerà che alcuni simboli per link ipertestuali tendono a trasformarsi in icone, come se fossero soltanto mezzi per eliminare la tautologia testuale.


Una stretta relazione tra il linguaggio simbolico e il linguaggio iconico si può osservare nella posta elettronica con l’uso delle “smiley�?, come quelle raffigurate nella figura sotto. Questi segni possono essere considerati come simboli convenzionali dal cyber-gergo, usati all’interno di un testo alfanumerico per esprimere, in modo rudimentale, alcune emozioni o fatti personali. Ma effettivamente si trasformano in icone se il testo è ruotato di 90 < SUP > 0…


Un altro esempio dei segni iconici attualmente usati sul web è fornito dal software“Cyberpassage�?della Sony che rende possibile per molti usi per vagare in un comune�?spazio virtuale sociale�? rappresentato in tempo reale in 3D. Gli utenti possono comunicare in questo mondo virtuale in due modi: scrivendo in una piccola finestra che mostra persone che si incontrano virtualmente, oppure usando espressioni predefinite che possono essere accompagnate dai cosiddetti “avatars�?.

Come si può vedere dall’immagine in alto e dal precedente esempio delle “smiley�?, la gamma di sensazioni che potrebbero essere espresse è piuttosto limitato e ciò mostra in maniera cruda la povertà e la standardizzazione della comunicazione virtuale attraverso la quale concretamente stiamo andando. L’ultimo esempio della home page di E-Play, una compagnia italiana di moda, è un buon esempio di una pagina web ricca di icone. Nessun testo duplica i link iconici, i quali effettivamente “raccontano�? da soli, cioè, “espongono i loro oggetti�?. Dopo un’attenta lettura e una veloce riflessione, si potrebbero effettivamente identificare i link con una galleria maschile di moda, una galleria femminile di moda, una lista di negozi che forniscono prodotti ecc.


Comunque la pura iconografia non è possibile, poiché le icone devono mostrarsi come tali, per mostrare la loro propria icona-ness. Un segno non è iconico fino a quando l’interprete non lo riconosce come tale. A quello scopo la figura del puntatore del mouse (il dispositivo utilizzato per muoversi sullo schermo del computer attraverso il testo visualizzato) cambia quando passa su un tale collegamento e diventa…una piccola mano con un indice aguzzo. Quindi, un indice viene usato per identificare una icona come tale. Ma nota anche che un’icona (il dito aguzzo) allora è usata per identificare l’indice come tale. Come è ben noto, la pura iconicità non è possibile.

Conclusione

Come in tutti i sistemi simbolici, abbiamo visto che il web (fotoricettore) è una rete di icone, di indici e simboli, con ogni tipo della tricotomia effettivamente dipendente dagli altri, proprio per sua propria definizione. Sebbene il web per sue natura e per il suo successo dipenda molto dalle immagini, il sogno di un “perfetto linguaggio delle immagini�? non può essere trasformato in realtà neanche con questo medium. La pura iconicità è ancora di là da venire… Non possiamo resistere alla tentazione di confrontare questo problema con il contro-esempio di W.V. Quine che mostra l’impossibilità di imparare un linguaggio partendo da zero. Immaginati come un linguista avventuroso abbandonato in un luogo deserto in qualche territorio sconosciuto ospitato da una tribù primitiva (per dare un’emozione esotica). Stai cercando di imparare la loro lingua e a un certo punto il tuo ospite punta l’indice in direzione di un coniglio che sta correndo a distanza e dice “gavagai�?. Cosa potresti dedurre da questo? Che�?gavagai�? significa coniglio? O “nella distanza�?? Oppure “marrone-grigio�?? O “questo è il nostro cibo per stanotte�?? Oppure che questo coniglio si chiama “gavagai? Oppure questo significa “Vai a casa!�?? Se il segno indicante non è identificato chiaramente (e come potrebbe esserlo?) questo modo iconico di imparare un linguaggio (parola che significa per analogia una cosa esistente) non può funzionare. Osserva tuttavia che noi abbiamo ancora uno strano sistema simbolico “al contrario�? dove i segni linguistici sono i significati e le cose “reali�? sono i significanti, per quanto le cose potrebbero essere reali, sono i significanti…